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Esaurimento Risorse

L’apocalisse è cominciata

Eccoci qui, alla fine delle feste e senza che nessuna catastrofistica predizione Maya ci abbia coinvolti… almeno per ora!

Per tutti quelli convinti che sarebbe successo qualcosa e per tutti coloro che invece non ci hanno mai creduto, sappiate che la fine continua ad essere vicina e quella del calendario Maya era solo l’inizio della storia.

Molti studiosi hanno infatti ipotizzato che tra le varie culture presenti sul nostro amato pianeta prima, dell’avvento della cività, ci fosse gia un diffuso utilizzo delle scienze astronomiche che, come ormai sappiamo, hanno portato a credere che il calendario dei Maya indicasse una probabile fine di qualcosa.

In realtà, abbiamo tutti passato l’ultimo anno ad informarci a destra e a manca sul web, riguardo quelle che potevano essere le motivazioni che hanno portato questo popolo a terminare il loro calendario in una data così sfortunatamente prossima a noi umani del mondo di oggi, scoprendo che la fine del loro calendario indicava unicamente il terminarsi di un’Era, che questa conclusione sarebbe culminata con il ritorno in terra degli dèi e da li si presume l’avvento di un periodo apocalittico che avrebbe decimato la popolazione mondiale, al fine primo di riordinare il caos da noi stessi generato nei secoli, con la sovrapopolazione, lo spreco delle risorse e l’indebolimento del sistema naturale che governa Gaia, la nostra terra.

Non pensate di essere scampati al fato, in realtà la nuova Era è cominciata, anche se non abbiamo più un calendario Maya a disposizione per vederne il procedere del tempo, dobbiamo solo aprire gli occhi e la mente a tutto quello che ci circonda per cercare di captare più informazioni possibili, che ci aiutino non solo a migliorare noi stessi ma anche a vivere al meglio il tempo che ci resta perché ricordo a tutti che l’apocalisse non solo è vicina, il suo inizio è stato il 22 dicembre del 2012.

Viviate bene.

Esplosione su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico

Continua la ricerca dei due operai scomparsi in seguito all’esplosione avvenuta, venerdì mattina, a bordo di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico vicino a Grand Isle. Il pennacchio di fumo che sale dalla piattaforma ricorda a tutti quello che accadde alla Deepwater Horizon nel 2010, quando un esplosione produsse la fuoriuscita di petrolio che diede il via ad un enorme disastro ambientale cui gli effetti perdurano ancora oggi.

Deepwater Horizon 2010

Oltre ai dispersi, quattro altri lavoratori sono rimasti gravemente ustionati e sono stati aerotrasportati al vicino West Jefferson Medical Center, per poi essere trasferiti al reparto ustionati del Baton Rouge General Hospital. I quattro risultano essere in condizioni critiche con ustioni di secondo e terzo grado su gran parte del corpo.

Altri feriti sono stati trattati a Grand Isle al Our Lady Star of the Sea Hospital. Le loro condizioni non sembrano essere gravi.

Il Guardia Costiera Ed Cubaski ha detto che 22 persone erano a bordo della piattaforma venerdì mattina. Di questi: 11 sono stati sbarcati dopo l’esplosione per essere curati, 2 sono scomparsi e 9 sono stati evacuati in sicurezza senza infortuni.

Cubanski ha dichiarato che nonostante i primi rapporti affermassero della possibilità di 15 persone decedute, attualmente è possibile affermare che non ci sono morti confermati in seguito all’incidente, mentre le ricerche sono in atto per trovare i due uomini scomparsi.

Cubanski ha riferito che l’esplosione e l’incendio sono avvenuti in seguito ad una fuoriuscita di petrolio, che a preso fuoco al contatto con una torcia che gli operai stavano utilizzando nei pressi di una tuberia. Secondo il Guardia Costa, la piattaforma è intatta e senza danni strutturali. Una macchia di petrolio di 800 metri lunga, per 180 metri larga si è riversata nell’acqua.

Ha aggiunto che in questo periodo la piattaforma era spenta, e che restavano all’interno dell’impianto solo 28 galloni di prodotto, informazione che in parte rassicura sulle proporzioni di un’eventuale fuoriuscita del liquido.

Un funzionario federale ha detto che una squadra di ispettori preposti al controllo ambientale si è già recata sul posto.

David Smith, un portavoce dell’Interior Department’s Bureau of Safety and Environmental Enforcement, ha detto che la squadra è stata inviata sul posto subito dopo l’avviso di emergenza da parte della Guardia Costiera. Smith ha detto che la squadra controllerà eventuali fuoriuscite di petrolio, nonché le cause dell’esplosione.

La piattaforma appartiene alla Black Elk Energy di Houston, Texas. Produce sia petrolio che gas naturale. “È un giorno terribile”, ha detto John Hoffman, il CEO di Black Elk Energy. “ Quando capita qualcosa così, piange il cuore a tutti”.

La compagnia ha scritto nel suo sito web: “i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con coloro che sono stati colpiti”.

Il reparto investigativo della CBS News riferisce che questo è il quarto incidente associato con la Black Elk negli ultimi due anni.

Ci sono alcune differenze tra questo caso e quello del 2010 capitato alla piattaforma Deepwater Horizon della BP, dove morirono 11 persone e si scatenò uno dei più grandi disastri ambientali degli Stati Uniti: l’incendio di venerdì è stato spento in poche ore mentre quello del 2010 durò più di un giorno causando il collasso delle operazioni; inoltre questa è una piattaforma di produzione in acque poco profonde mentre la Deepwater Horizon era una piattaforma di esplorazione ed escavazione.

L’incidente è avvenuto esattamente il giorno dopo a quello in cui BP ha patteggiato una multa di 4,5 miliardi di dollari per l’incidente del 2010.

FONTE: FOX8Live



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Quattro ragazze costruiscono un generatore elettrico a urina

Quattro intraprendenti ragazze africane hanno costruito un generatore elettrico che funziona con una risorsa naturale indubbiamente abbondante: l’urina.

 

Possibilmente uno dei più inaspettati prodotti al Maker Faire Africa di quest’anno a Lagos, Nigeria, è un generatore elettrico a urina, creato da quattro ragazze: Duro-Aina Adebola, Akindele Abiola e Faleke Oluwatoyin di quattordici anni, e Bello Eniola di quindici anni.

Un litro di urina fornisce 6 ore di elettricità.

Il sistema funziona così:

l’urina viene messa in una cella elettrolitica che separa l’idrogeno;

l’idrogeno passa in un filtro per la purificazione e successivamente viene spinto in una bombola di gas;

la bombola di gas spinge l’idrogeno in un contenitore di borace liquido che è usato per rimuovere l’umidità dall’idrogeno;

l’idrogeno viene poi spinto nel generatore dove si produce energia elettrica;

lungo tutto il percorso ci sono valvole di sicurezza unidirezionali, che dovrebbero, secondo le ragazze, prevenire da rischi di esplosione.

 

Prima di iniziare a mettere da parte l’urina è bene però avvertire che il sistema non è ancora del tutto collaudato, infatti, per ora non è stata fatta menzione di quanto consumi la cella per separare l’idrogeno e soprattutto se effettivamente sia maggiore l’energia prodotta rispetto a quella consumata.

Sul blog del Maker Faire Africa si sta scatenando la discussione sull’effettività di questo prodotto, mentre su un blog di appassionati della scienza si sta provvedendo alla decostruzione analitica, commentata e fortemente dibattuta sul progetto delle ragazze.

Ad ogni modo, scetticismo a parte, siamo tutti d’accordo che il quartetto deve essere lodato per lo sforzo nel trovare fonti di energia alternativa in un continente che ne ha sicuramente bisogno.

FONTE: CNET

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La prima nazione al mondo completamente ad energia rinnovabile, Tokelau

La Cina sta costruendo “Great City”

La Cina sta costruendo “Great City”

Poco fuori Chengdu, nella Cina centrale, un sito di 23,8 milioni di metri quadrati è stato selezionato per un progetto di edificazione poco convenzionale. Sarà una città costruita partendo da zero, per 80.000 persone, nessuna delle quali avrà bisogno di un’automobile per muoversi.

 

Il “Great City” è un progetto per un ambizioso centro urbano disegnato per limitare l’impatto ambientale dei suoi residenti producendo energia pulita, riducendo la spazzatura, e promuovendo il trasporto pubblico piuttosto che l’uso delle automobili.

Il progetto è opera della Adrian Smith + Gordon Gill Architecture, che fa notare: “I funzionari cinesi della pianificazione urbana stanno iniziando a vedere gli effetti di una progettazione basata sulla dipendenza dall’automobile, e sono finalmente aperti ad alternative migliori sul piano dello sviluppo urbano”.

È stata chiamata la “Car-Free City”, un soprannome che non è pienamente azzeccato. Gli architetti fanno notare che l’idea è di una città dove “le macchine saranno essenzialmente inutili”, ma permesse.

Il piano generale include molte buone idee: metà della superficie stradale sarà riservata al traffico non motorizzato, mentre shuttle elettrici trasporteranno le persone nei luoghi dove non possono, o non vogliono camminare. Tutte le case saranno ad un massimo di due minuti a piedi da un parco pubblico.

Un “eco-park” tratterà le acque reflue ed i rifiuti solidi generando energia. I terreni fuori città saranno riservati alle colture. L’habitat della fauna selvatica sarà salvaguardato. Gli edifici sono stati disegnati per massimizzare l’uso dell’energia eolica, infatti i progettisti hanno pensato che il clima nuvoloso di Chengdu non sia favorevole all’energia solare.

Comparato con un progetto convenzionale di simili proporzioni, Smith e Gill prevedono di tagliare l’utilizzo di energia elettrica del 48 percento, dell’acqua del 58 percento, e di produrre l’89 percento in meno di spazzatura.

Al di là dell’impatto ambientale, Smith e Gill hanno disegnato “Great City” per fornire ai residenti case confortevoli, educazione e cure mediche, tutto raggruppato all’interno del centro cittadino al fine di favorire la vita in comune.

È un’idea accattivante per tutti quelli che sono impegnati in temi come il cambio climatico e le ingiustizie sociali, e l’efficienza energetica, dei trasporti e dei sistemi di riciclaggio saranno evidenti una volta messi in funzione. Ma il progetto nel suo complesso solleva alcune domande.

Può una città costruita così velocemente resistere alla prova del tempo? Cosa accadrebbe al progetto degli architetti se i residenti non si comportassero come previsto? E anche se questa città ecologica funzionasse come pianificato, come potrebbe la Cina trasferire questo programma alle centinaia di milioni di persone che vivono nelle città classiche?

Tuttavia, considerando il tasso al quale la Cina si sta urbanizzando, la messa a punto di un piano per minimizzare l’impatto ambientale delle nuove città sarebbe sicuramente di estremo valore.

FONTE: Business Insider

 

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La prima nazione al mondo completamente ad energia rinnovabile, Tokelau

Il fabbisogno di energia mondiale potrebbe essere coperto dall’energia eolica

Ecomondo, green economy per uscire dalla crisi

Settanta proposte per affrontare la crisi dell’Italia con un nuovo sviluppo in chiave verde da discutere in due giorni. Con questo obiettivo prendono il via a Ecomondo di Rimini gli Stati generali della green economy promossi dal ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese verdi. L’appello del presidente Napolitano, letto in apertura del summit è stato esortativo: “L’Italia può e deve, senza ulteriori esitazioni, colmare i ritardi rispetto agli standard europei e darsi più validi presidi nella difesa dell’ambiente e delle biodiversità, nella gestione sostenibile delle risorse naturali, nella valorizzazione del paesaggio e del territorio, nella generale adesione a comportamenti più sobri e rispettosi dell’ecosistema“.

 



Raggiungere standard europei è lo percorso che il governo sta portando avanti “concretamente“, ha spiegato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che si è detto “soddifatto” della rielezione di Obama. Che resti alla Casa Bianca per l’Italia “è un bene. Col suo staff abbiamo costruito un’ottima relazione“, ha aggiunto il ministro, “se non fosse stato eletto si sarebbe interrotto il percorso sulle energie rinnovabili. Abbiamo rapporti, per me anche personali, di lunghissima data con il gruppo che lavora con il presidente Obama – ha detto Clini -. Il percorso che hanno avviato sulla green economy è molto importante anche per l’Europa“.

Economia verde contro la crisi.Le imprese che hanno preparato gli Stati generali hanno risultati che dimostrano che la green economy in Italia è la chiave per uscire dalla crisi, ha spiegato Clini. “Oggi ci sono più di 1000 partecipanti ed è importante“, ha continuato il ministro sottolineando che “oggi e domani io e il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, faremo una riunione con le parti sociali più dinamiche dell’economia italiana ossia le imprese della green economy“. Perché il governo è “impegnato in questo settore” ha aggiunto il ministro. “Abbiamo messo in moto dei meccanismi concreti che rendano più semplici le procedure per fare non soltanto energie rinnovabili ma anche per risanare i siti contaminati industriali e promuovere investimenti in questo settore“. Inoltre, “abbiamo rafforzato le misure di incentivazione per l’efficienza energetica, abbiamo creato un fondo per l’occupazione giovanile nei settori della green economy e il credito di imposta per chi investe in ricerca e innovazione in campo ambientale“.

Fotovoltaico. Sotto le volte della Fiera di Rimini, l’edizione numero 16 di Ecomondo, si è alzato il sipario sull’impianto fotovoltaico realizzato da Green Utility e sviluppato sui 100mila metri quadri di copertura dei padiglioni. Una potenza di 4.332 kWp per rendere il quartiere autonomo sotto il profilo del fabbisogno energetico. “L’impianto si regge da solo – ha osservato Clini – senza incentivi che lo tengano in piedi. E’ la dimostrazione che si può fare“. Quello di oggi, ha sottolineato il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, è il “momento costitutivo della green economy italiana. Un mondo che finora si è mosso in misura frammentata e che qui creerà una piattaforma coordinata, una risposta corale alle aspettative del momento“.

Il programma.
Il percorso per arrivare agli stati generali  della green economy ha preso il via a marzo scorso con la formazione di 8 gruppi di lavoro ed è proseguito con otto assemblee nazionali programmatiche che hanno coinvolto più di 1000 esperti. Il programma per lo sviluppo di una green economy comprende 70 proposte relative a 8 settori: strumenti economici, eco innovazione, efficienza e risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili, materiali e riciclo dei rifiuti, servizi  degli ecosistemi, filiere agricole di qualità ecologica e mobilità sostenibile.

In Italia.
Nel 2011 l’ecoinnovazione made in Italy è in flessione rispetto al 2010. Secondo le rilevazioni di Eco-Is (Eco-Innovation Scoreboard, 2011) nell’Europa allargata l’Italia figura al sedicesimo posto contro il 12esimo del 2010. Il dato è contenuto nel “Rapporto sulla green economy” presentato oggi a  Rimini. L’Italia mostra comunque prestazioni positive, anche sopra la media europea: le certificazioni di sistemi di gestione ambientale, la produttività energetica, l’intensità delle emissioni di gas serra, lo sviluppo del lavoro nelle eco-industrie e il turn-over..Possibilità di significativi miglioramenti sono evidenti invece riguardo al valore totale degli investimenti “verdi”.

Esuberi Ilva.
I duemila esuberi non riguardano gli impianti oggetto della autorizzazione. Sono legati prevalentemente alla situazione attuale di mercato. E’ chiaro che nel momento in cui partono gli investimenti per la riqualificazione degli impianti dell’Ilva, questi esuberi potrebbero anche essere assorbiti. Se su questo sono ottimista? Sì, sono molto ottimista“, ha detto il ministro dell’Ambiente Clini. Il ministro ha già convocato i vertici dell’Ilva per venerdì a Roma: “Vogliamo verificare con loro il percorso che intendono seguire per rispettare quello che abbiamo prescritto con l’autorizzazione integrata ambientale. Gli investimenti nell’Ilva saranno un passo importante per la green economy italiana“. “Ilva ha avuto una autorizzazione che prevede un impegno dell’azienda per adeguare le tecnologie di produzione agli standard europei che entreranno in vigore nel 2016. Noi – ha detto il ministro- li facciamo partire subito“. Poi un monito: “Se l’Ilva s’illude di poter continuare a produrre senza aggiornare le tecnologie si sbaglia. Se altri si illudono di poter vietare all’Ilva di investire nelle tecnologie innovative si sbagliano pure“.

Rifiuti di Napoli.
Corrado Clini ha ribadito che ritiene “inaccettabile” che i rifiuti di Napoli o Roma siano smaltiti in Olanda e Germania e ha spiegato che il governo “sta lavorando a una norma che consenta, nel caso fosse necessario, di usare gli impianti che sono presenti in Italia“. “Stiamo creando una pressione molto forte nei confronti delle amministrazioni locali per aumentare la differenziata“, ha spiegato il ministro dell’Ambiente. “Non vogliamo che i rifiuti tornino nelle discariche mal gestite“, ha aggiunto. E, ha continuato, “se gli impianti del centro-nord lavorano a una capacità ridotta, questi impianti devono essere disponibili a contribuire a una soluzione dei problemi italiani“.

 

Fonte: Repubblica.it – Clicca QUI per accedere al sito ed usufruire di tutti gli approfondimenti disponibili

Sea Shepherd contro le baleniere giapponesi

La nona campagna annuale di difesa delle balene è stata appena inaugurata, con l’obbiettivo quest’anno di bloccare le baleniere ancora prima del loro arrivo nelle acque antartiche.

 

L’ONG di difesa degli oceani Sea Shepherd, bestia nera delle baleniere giapponesi che cerca di ostacolare ogni inverno nell’Oceano Antartico, ha aperto ufficialmente lunedì la sua campagna 2012, battezzata “Tolleranza Zero”, lanciando la sua nave ammiraglia all’inseguimento della flotta nipponica.

La Steve Irwin ha lasciato Melbourne per prendere la testa della nona campagna dell’associazione, la più ambiziosa della sua storia, con quattro navi, di cui il trimarano Brigitte Bardot, un elicottero, tre droni e un centinaio di persone coinvolte. La campagna è in anticipo rispetto agli anni precedenti perché i militanti intendono disturbare le baleniere nel Pacifico del nord, al largo del Giappone, piuttosto che attendere nelle acque antartiche. “La missione, quest’anno, è di intercettarle il prima possibile (…) per impedir loro di uccidere anche solo una balena”, ha spiegato a l’AFP il direttore della filiale australiana di Sea Shepherd, Jeff Hansen.

Ufficialmente le attività della flotta giapponese nell’Antartide sono destinate alla “ricerca scientifica”, una pratica tollerata dalla International Whaling Commission che vieta la caccia commerciale al cetaceo dal 1986. Le autorità giapponesi affermano che quel tipo di pesca fa parte integrante della cultura nipponica, senza nascondere però che la carne di balena finisce sugli scaffali.

 

Nel 2011 il Giappone era stato costretto a interrompere prematuramente la sua campagna di pesca a causa della pressione degli attivisti, dopo aver catturato solamente 172 balene, ossia un quinto del loro obbiettivo. Nel marzo 2012, erano rientrati dopo aver catturato 266 balenottere di Minke (balenottera minore) ed una balenottera, ovvero meno di un terzo dei 900 cetacei che avevano intenzione di uccidere.

La Sea Shpepherd (Pescatore del Mare) si è mostrata poco disponibile a parlare circa il possibile coinvolgimento di Paul Watson, il suo fondatore, in fuga dopo una richiesta di estradizione da parte del Costa Rica seguita ad un incidente legato alla campagna di pesca allo squalo. Arrestato all’aeroporto di Francoforte il 13 maggio, era stato posto agli arresti domiciliari. Era poi fuggito il 22 luglio sapendo che sarebbe stato estradato. L’Interpol, confermando il mandato d’arresto del Costa Rica, ha richiesto la sua incarcerazione.

Watson è generalmente incaricato di comandare una delle navi di Sea Shepherd. “Mi piacerebbe essere più preciso in merito all’imbarcazione (sopra la quale seguirà la campagna) ma questa informazione deve rimanere segreta”, scriveva nel mese di giugno sul sito dell’organizzazione. Oltre alla Steve Irwin e alla Brigitte Bardot, la flotta di Sea Shepherd è composta quest’anno dalla Bob Barker e dalla Sam Simon, dal nome del produttore dei “Simpson” che ha finanziato l’acquisto di questa nave, vecchia proprietà del governo tedesco.

 

Sea Shepherd è stata fondata nel 1977 da Watson dopo aver lasciato Greenpeace. La sua organizzazione non ha esitato a speronare nel 1979 la baleniera Sierra, che è affondata nel porto di Lisbona, anche se lui si assume tutta la responsabilità per “non mettere nessuno nei guai”. Il Giappone si è allenato per evitare i suoi metodi “terroristici”.

FONTE: Libération

La prima nazione al mondo completamente ad energia rinnovabile, Tokelau

La piccola nazione di Tokelau, nel sud del Pacifico, è passata a fonti di energia rinnovabili, in particolare all’energia solare.

 Tokelau

Composto da 4.032 pannelli fotovoltaici e 1.344 batterie con generatori alimentati da biocarburanti derivati dalle noci di cocco, il Tokelau Renewable Energy Project, 7,5 milioni di dollari, è considerato uno dei più grandi sistemi solari off-grid del mondo.

Tokelau, che ha un totale di massa terrestre di sole 4,7 miglia quadrate (7,5 km quadrati, ndt) e una popolazione di circa 1.500 individui, in precedenza si basava su combustibili fossili importati per il suo fabbisogno energetico.

La compagni neozelandese PowerSmart, appaltatrice del progetto, ha detto in un comunicato che gli accordi iniziali prevedevano di coprire il 90% del fabbisogno di Tokelau, invece questo è capace di provvedere al 150% dell’attuale domanda di elettricità, consentendo a Tokelau di aumentare la produzione senza aumentare l’uso di carburante.

Il progetto da 1 megawatt ha avuto bisogno di tre mesi per essere installato, ha detto PowerSmart, con il primo sistema, sull’atollo di Fakaofo, messo in funzione ai primi di Agosto dopo un periodo di nove settimane per costruirlo; seguito dalla connessione a metà settembre sull’atollo di Nukunonu e finalmente sull’atollo di Atafu, connesso durante questo fine settimana.

“Il nostro impegno, come cittadini del mondo, è apportare un contributo positivo verso la mitigazione dell’impatto sul cambio climatico”, ha detto, alla Inter Press Service, Jovilisi Suveinakama, general manager del National Public Service of the Government of Tokelau.

Tokelau, composto da tre atolli, tende a subire tempeste estreme, siccità, sbiancamento del corallo, allagamento dei terreni e salinizzazione delle acque interne.

“Siamo orgogliosi di questo risultato”, ha detto Suveinakama, aggiungendo che lui stesso incoraggia altri paesi del Pacifico a prendere la stessa iniziativa.

Anirudh Singh, professore di fisica associato alla University of the South Pacific nelle Fiji, facendo notare che le piccole popolazioni delle nazioni del Pacifico sono normalmente isolate e disperse, ha detto che il Pacifico ha “un problema diffuso” per importare i combustibili di cui avrebbe bisogno.

“E rimpiazzare questi combustibili è la necessità primaria, visto che i prezzi di importazione sono esorbitanti”, ha detto Singh alla IPS.

I conti dell’importazione di petrolio per il 32% del importo totale delle Fiji e per il 23% dell’importo delle Tonga, per esempio. Mentre Samoa, Fiji, Vanuatu e le Salomon Islands sono salite nella classifica dei paesi del mondo più vulnerabili ai prezzi del petrolio.

“In tutto il Pacifico ci sono chiari problemi con l’attuale, e l’atteso, costo dell’energia elettrica generata tramite diesel”, ha detto il PowerSmart Managing Director, Mike Bassett-Smith, aggiungendo che l’energia solare eliminerà il rischio ambientale degli scarichi di diesel tra gli atolli tropicali.

“I costi dell’energia sostengono l’economia e lo sviluppo sociale di queste nazioni, e producono un impatto positivo su questi problemi. È la sola e più importante ragione per la quale abbiamo iniziato questo lavoro”, ha detto Bassett-Smith parlando della compagnia che ormai ha cinque anni.

FONTE: SolarDaily

Petrol from air, it’s possible.

Una piccola azienda britannica ha prodotto il primo “petrol from air” con una tecnologia rivoluzionaria che promette di risolvere la crisi energetica e contribuire a frenare il riscaldamento globale, eliminando l’anidride carbonica dall’atmosfera.

L’Air Fuel Synthesis di Stockton-on-Tees ha prodotto cinque litri di benzina dal mese di agosto, da quando ha messo in funzione  una piccola raffineria che produce benzina ricavandola da anidride carbonica e vapore acqueo.

L’azienda spera che entro due anni sarà possibile costruire un impianto più grnande  in grado di produrre  su scala commerciale una tonnellata di benzina al giorno. E’ prevista, inoltre,  la produzione di carburante verde destinato all’aeronautica per diminuire l’impatto ambientale dei viaggi aerei.

Tim Fox, responsabile “energia e ambiente” presso l’ Institution of Mechanical Engineers di Londra, ha dichiarato: “Sembra troppo bello per essere vero, ma è vero“.

Il processo è ancora nelle prime fasi di sviluppo e necessita di prendere elettricità dalla rete nazionale, ma la società ritiene che alla fine sarà possibile utilizzare energia da fonti rinnovabili, come impianti eolici o sbarramenti di marea.

Abbiamo preso l’anidride carbonica dall’aria e idrogeno dall’acqua e trasformato questi elementi in benzina“, ha detto Peter Harrison, amministratore delegato della società, che ha rivelato la svolta in una conferenza presso la Institution of Mechanical Engineers di Londra.

Non c’è nessun altro che lo fa in questo paese o addirittura all’estero, per quanto ne sappiamo. Sembra e puzza di benzina, ma si tratta di  un prodotto molto più pulito e più chiaro rispetto alla benzina derivata dal petrolio fossile“, ha detto Harrison a The Independent.

Non abbiamo nessuno degli additivi che si trovano nella benzina convenzionale, ma il nostro carburante può essere utilizzato nei motori attuali“, ha detto continuato Harrison, “Significa che la gente potrebbe andare a un distributore e mettere il nostro prodotto nella loro auto, senza dover installare batterie, o adattare il veicolo per le celle a combustibile o per montarci un serbatoio per l’idrogeno. Ciò significa che può essere utilizzata  per il trasporto l’infrastruttura esistente“.

Catturare l’anidride carbonica dall’aria, e così rimuovere efficacemente il principale  gas serra  derivante dalla combustione di combustibili fossili come il petrolio e il carbone, è stato il Santo Graal dell’emergente economia verde.

Che sia stato trovato?

Apocalisse Maya, una realtà per i concessionari di automobili.

Arriva la le Legge di stabilità per l’anno 2013 e l’aumento dell’Iva (che salirà di un punto dal luglio 2013: quella al 10 va all’11% e quella al 21 al 22%) fa infuriare i concessionari di auto italiani.

I 5 miliardi di minori imposte dovute al taglio Irpef vengono di fatto annullati dall’incremento dell’Iva. Siamo allibiti“, commenta a caldo Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di auto, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus di tutti i marchi commercializzati in Italia. “La nostra è un’economia basata sui consumi e la politica fiscale del Governo Monti ha colpito e colpisce i consumi, producendo la moria di centinaia di migliaia di imprese, negozi, alberghi, artigiani, e chi più ne ha più ne metta. Basta vedere come hanno demolito i beni di lusso e la nautica. Anche criminalizzando chi possiede un certo tipo di beni, a prescindere se frutto di proventi leciti e meritati. Tutto questo produce disoccupati a ciclo continuo. L’Iva su un telefonino incide pochi euro, su un autoveicolo pesa in media 220 euro per ogni punto. Con questa coltellata alle spalle un cliente pagherà quindi l’auto 440 euro in più rispetto all’era pre-Monti. E infatti il mercato auto ha perso il 40% circa dal 2007 a oggi. E le nostre aziende stanno morendo con 220.000 posti di lavoro a rischio. Quest’anno si venderanno meno di 1.000.000 di auto ai privati. Un dato che per la filiera dell’automotive italiana fa impallidire la profezia dei Maya“.

Federauto ritiene che il taglio dell’Irpef, collegato all’aumento dell’Iva, sia solo fumo negli occhi per i cittadini, che però non si fanno più abbindolare. E’ chiaro che il Paese cadrà ancora più in recessione.

Noi non siamo contro il professor Monti – Conclude Pavan Bernacchi – ma contro la sua politica. Possibile che non si renda conto di come sta distruggendo l’economia reale? Quando chiude un’azienda o delocalizza, non è che girando un interruttore riapre. Ci vogliono anni e devono essere ricreate le giuste condizioni. A questo si aggiunga la beffa del provvedimento che partirà a gennaio 2013 sull’auto elettrica, promosso dall’onorevole Ghiglia e altri, che tutta la filiera non vuole. Proponiamo ancora di bloccarlo e destinare quei milioni di euro ai terremotati o ad abbassare le accise sui carburanti. Sono soldi pubblici buttati e noi che ne beneficeremmo non li vogliamo. Quando troveremo interlocutori che sono disposti a ragionare senza preconcetti per ridisegnare la mobilità del futuro?“.

 

Fonte: Repubblica Motori (Repubblica.it)

Provvedimento Cieli Bui, i benefici.

Intesa come campanello di allarme che ha segnalato l’insostenibilità degli attuali sistemi economici la crisi economica fa mostra, tra tante negatività, di un importantissimo aspetto positivo. Attribuire le cause della sua origine alla grande speculazione economica è un concetto miope e funzionale a giustificare comportamenti e negligenze che riguardano tutti. Siamo infatti noi gli attori principali della società del consumo e dello spreco. Il consumismo,  risposta acritica e insensata della “società usa e getta”  all’usura programmata dei prodotti e al bisogno indotto e confezionato a tavolino delle multinazionali, è la degenerazione del capitalismo. Lo spreco, il depauperamento di risorse destinate addirittura al “non-usa e getta lo stesso”, è la degenerazione del consumismo. La crisi economica impone un ripensamento, una marcia indietro, una presa di coscienza della scarsità delle risorse e della necessità di una loro allocazione e distribuzione efficiente. La crisi economica induce governi e governati a rivalutare il risparmio riposizionandolo tra i valori necessari. In quest’ottica è sicuramente da apprezzare il provvedimento “Cieli bui” che il Governo Italiano sta discutendo. La riqualificazione degli ipianti di illuminazione pubblica secondo criteri di ammodernamento degli impianti e razionalità nella diffusione centra il doppio obiettivo di un notevole risparmio energetico e della riduzione dell’inquinamento luminoso. E’ questo il classico provvedimento a costo zero che, se attuato, otterrà un indotto di benefici superiori alle aspettative: risparmio energetico e riduzione delle emissioni, casse un po’ più piene (ma di questi tempi è meglio dire meno vuote) e riduzione dell’inquinamento luminso che ci regalerà cieli stellati mozzafiato. Vi sembra poco? – segue l’estratto del provvedimento «Cieli bui» contenuto nella bozza in discussione da parte del governo…

1. Per finalità di contenimento della spesa pubblica, di risparmio di risorse energetiche, nonché di razionalizzazione ed ammodernamento delle fonti di illuminazione in ambienti pubblici, con decreto del Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture, nonché con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro . giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti standard tecnici di tali fonti di illuminazione e misure di moderazione del loro utilizzo fra i quali, in particolare:

a) spegnimento dell’illuminazione ovvero suo affievolimento, anche automatico, attraverso appositi dispositivi, durante tutte o parte delle ore notturne;

b) individuazione della rete viaria ovvero delle aree, urbane o extraurbane, o anche solo di loro porzioni, nelle quali sono adottate le misure dello spegnimento o dell’affievolimento dell’illuminazione, anche combinate fra loro;

c) individuazione dei tratti di rete viaria o di ambiente, urbano ed extraurbano, ovvero di specifici luoghi ed archi temporali, nei quali, invece, non trovano applicazione le misure sub b);

d) individuazione delle modalità di ammodernamento degli impianti o dispositivi di illuminazione, in modo da convergere, progressivamente e con sostituzioni tecnologiche, verso obiettivi di maggiore efficienza energetica dei diversi dispositivi di illuminazione.

2. Gli enti locali adeguano i loro ordinamenti sulla base delle disposizioni contenute nel decreto di cui al comma 1. Le medesime disposizioni valgono in ogni caso come principi di coordinamento della finanza pubblica nei riguardi delle regioni, che provvedono ad adeguarvisi secondo i rispettivi ordinamenti.

E-CAT, il boiler di Sergio Focardi e la Fusione Fredda. Scetticismo della Scienza e interesse del Mercato.

Quando il fisico Sergio Focardi e l’imprenditore Andrea Rossi diciotto mesi fa hanno presentato il loro “energy catalizer” (E-Cat), sapevano di far resuscitare un termine quasi dimenticato, diventato un tabù nella comunità scientifica: “Fusione Fredda”.

L’E-CAT – L’E-Cat è una sorta di “boiler”: scalda acqua producendo vapore, cioèE-CAT, energy catalizer energia termica. Ma nessuna reazione chimica potrebbe giustificare tutta l’energia prodotta da questo marchingegno. La spiegazione, secondo Rossi e Focardi, è una sola: il reattore innesca una reazione ancora sconosciuta tra atomi di Nichel e Idrogeno detta Lenr, Low Energy Nuclear Reaction. Energia nucleare dunque, ma non radioattiva, poiché non c’è uso di materiale fissile né produzione di scorie…

LO SCETTICISMO – L’E-Cat non viene preso in considerazione dagli alti livelli scientifici, molto scettici nei confronti della “Fusione Fredda”, anche perché Rossi si rifiuta di svelare come funziona il suo reattore: «Non voglio far la fine di Meucci» – spiega lui – ma c’è chi lo accusa apertamente di essere un “venditore di fumo”. Tuttavia in questi mesi ha continuato a far parlare di sé annunciando nuovi clamorosi sviluppi, come “L’Hot Cat”, una centrale termo-elettrica ad alta temperatura che una volta accesa fornirebbe energia praticamente illimitata. Il suo terreno di gioco infatti non è l’ambito accademico-scientifico, ma il mercato. Detiene un brevetto italiano ed ha presentato domanda per quello internazionale: vuole produrre energia con i suoi E-Cat e, soprattutto, vuole essere il primo a venderli.

IL MERCATO – Ma vendere a privati cittadini una tecnologia sconosciuta di tipo “nucleare” si è rivelato assai difficile: troppi dubbi sul reale funzionamento e troppi problemi con le norme di sicurezza. Allora ha cambiato strategia puntando sugli impianti industriali che per legge devono essere gestiti da personale specializzato. La centrale termica da 1 Megawatt a bassa temperatura che Rossi dice di aver già venduto in ambito militare ha recentemente ottenuto la certificazione di sicurezza volontaria (valida per il prototipo) da parte della società svizzera Sgs. D’ora in poi sarà più facile produrla anche per l’industria civile.
Ecco dunque il paradosso: un’invenzione che si basa su teorie scientifiche ancora sconosciute, utilizzando principi negati dalla scienza ufficiale è però acquistabile sul mercato. Il costo? Circa un milione di euro, che passando alla produzione industriale, secondo Rossi, dovrebbe abbassarsi attorno ai 100.000 euro.

L’utopia dei precursori Fleischmann e Pons è sul punto di realizzarsi? Impossibile affermarlo con certezza. Era considerata la più grande bufala scientifica degli ultimi vent’anni, ma è un fatto che i test su nuove forme di energia che hanno origine dagli studi dei due elettrochimici americani hanno ripreso un impetuoso vigore.
Se si stia preparando una rivoluzione però è ancora presto per dirlo.

 

Fonte: articolo firmato da Paolo Soglia pubblicato sul Corriere.itClicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

In Spagna disoccupazione al 24,6%

Il tasso di disoccupazione in Spagna sale ulteriormente in settembre a causa dell’accelerazione dei licenziamenti nel settore dei servizi al termine della stagione estiva.

I dati del Ministero del Lavoro hanno mostrato che il tasso di disoccupazione è salito dell’1,7% con 4,7 milioni di cittadini senza impiego.

La cifra era salita anche ad agosto sempre a causa della flessione di fine stagione.

“C’è un certo rallentamento del tasso di crescita della disoccupazione, ma il dato negativo è che il lavoro continua a scomparire” ha detto Estefania Ponte, responsabile dell’economia al Trading Housa Cortal Consors.

Ha detto che questi dati suggeriscono che il tasso di disoccupazione in Spagna, già il più alto dell’Unione Europea, potrebbe toccare il 25% nel terzo quarto.

I dati mensili sulla disoccupazione indicano il numero di spagnoli registrati come senza lavoro, mentre il tasso di disoccupazione, che ha toccato il livello record di 24,6% nel secondo quarto, è una misurazione ufficiale ed è considerato un indicatore più affidabile del mercato del lavoro.

I dati mostrano che la maggior parte dei posti di lavoro persi sono nel settore dei servizi, che comprende hotel e ristoranti che sono i più colpiti dal commercio turistico.

FONTE: Reuters

La miseria della Zona Euro non è mai stata così alta

Mentre il Misery Index dell’Iran raggiunge livelli eccezionali e quello degli USA ha toccato il massimo lo scorso ottobre, la miseria in Europa continua a salire a causa dei problemi politici ed economici. Come nota SocGen la miseria nel Regno Unito è tornata a livelli alti ed il Misery Index della Zona Euro non è mai stato così alto. Questi indici chiaramente riflettono il deterioramento economico dei maggiori dieci paesi con particolari e poco sorprendenti deboli performance da parte di Grecia e Spagna che guidano la salita dell’indice europeo. Viste le previsioni di recessione attese per il prossimo anno per alcuni paesi, le prospettive di questo indicatore sono tuttavia peggiori.

Euro-Zona: Misery Index record. La situazione nell’Euro-Zona è peggiorata durante l’estate: il tasso di disoccupazione ha raggiunto il record di 11,4% in agosto, mentre l’inflazione annua sale dal 2,4% al 2,6% portando il Misery Index al suo record (14%). Con una prospettiva di disoccupazione particolarmente nera l’indicatore non pare poter cambiare direzione facilmente.

L’US Misery Index: sotto osservazione. La discesa da 8,3% a 8,1% del tasso di disoccupazione di agosto non è stata sufficiente per compensare l’aumento dell’inflazione (dal 1,4% al 1,7%). Come risultato l’US Misery Index è cresciuto lievemente. Sebbene la disoccupazione americana sia molto meno preoccupante di quella europea, rimane comunque un fattore di rischio per quanto concerne le prospettive del Misery Index.

Il Misery Index del Regno Unito punta al nord. Pur essendo in possesso dei soli dati di luglio, si può prevedere, in attesa dei prossimi, che la disoccupazione e l’inflazione deterioreranno l’indice come previsto nel grafico.

 

Spagna e Grecia: Misery Indices convergenti. L’indice di miseria della Spagna ha superato quello della Grecia nel secondo quadrimestre e ora è circa il doppio di quello della zona Euro (25,93% contro 13,7%). Con tassi di disoccupazione del 24% in entrambi i paesi è chiaro da dove derivino le loro performance. L’inflazione annua dei due paesi è più soddisfacente con un 1,3% contro un 2,4% della zona Euro (dati di giugno), ma sfortunatamente i continui piani di austerità influiranno negativamente sulla domanda interna e quindi sulla disoccupazione portando il Misery Index a livelli più elevati.

Terremoto di magnitudo 6,2 vicino a Fukushima


L’US Geological Survey riporta che martedì mattina, ora locale, un terremoto di magnitudo 6,2 ha colpito la costa est del Giappone. Originatosi ad una profondità di 9,7 km ha avuto come epicentro un punto a 96 km dalla costa di Miyako, prefettura di Iwate, nella regione a nord-est del paese che l’11 Marzo del 2011 fu colpita dal devastante terremoto e tsunami. Non sono stati registrati danni o approssimarsi di onde anomale. Rispetto a Tokyo, capitale del paese, il terremoto è avvenuto a 550 km di distanza.

Né la Japan Meteorological Agency né il Tsunami Warning Center hanno ritenuto necessario emettere avvisi o allarmi tsunami. Il Geofisico Gerard Fryer, del Pacific Tsunami Warning Center, ha detto che il terremoto era troppo piccolo per generare qualsiasi tipo di tsunami, ma che i residenti del nord-est del Giappone lo avrebbero sicuramente sentito.

Il terremoto probabilmente ha dato alcune reminiscenze spaventose agli abitanti della regione di Tohoku che sono sopravvissuti al disastro dello scorso anno: lo tsunami, che si portò via decine di migliaia di vite umane e rase al suolo intere città costiere, fu causato da un terremoto di magnitudo 9,0 nella prefettura di Fukushima giusto un anno e mezzo fa, portando alla peggiore crisi nucleare del mondo degli ultimi 25 anni.

Giornata Mondiale dell’Habitat

Come ogni anno dal 1995 il primo lunedì di ottobre è stato designato dalle Nazioni Unite Giornata mondiale dell’habitat. Quest’anno l’anniversario cade il 1° ottobre. L’Onu ha scelto il tema del 2012: Città in corso di trasformazione, opportunità di costruzione.

IL TEMA – Un tema che unisce due concetti: la costruzione di un nuovo concetto di città – basti pensare agli enormi agglomerati urbani asiatici e del Terzo mondo – e il nuovi sistemi per l’edilizia (per esempio le case a emissione zero) che stanno trasformando un settore ad alto impatto ambientale in un’industria sostenibile. L’idea delle Nazioni Unite è invitare a riflettere sullo stato delle nostre città e sui diritti basilari di tutti (per esempio quello dell’accesso all’acqua). La Giornata dell’habitat vuole ricordare all’umanità le sue responsabilità collettive per il futuro dell’ambiente, in quanto è proprio nelle città che si realizzano i sogni di un domani migliore.

HABITAT E CITTÀ – Molti sono infatti coloro che lasciano le zone rurali per inseguire i sogni di un futuro prospero in una grande città e l’esplosione delle zone urbane nei Paesi in via di sviluppo ne è una testimonianza inequivocabile. L’Onu, quindi, vuole sottolineare la necessità di un piano globale per le città, in quanto – come è stato più volte sottolineato in varie occasioni – città senza una pianificazione urbana portano a uno sviluppo caotico e senza futuro. Invece città con una seria pianificazione possono continuare a costituire buone opportunità per gli attuali e futuri residenti.

 

Fonte: Corriere.it. Clicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

Terremoto di magnitudo 7,1 in Colombia

Un terremoto di magnitudo 7,1 si è verificato domenica nel sud della Colombia.

Il terremoto ha colpito alle 11:31 di domenica a 62 km a sud dalla città di Popayán ed è stato percepito a Bogotá, la capitale, così come in 10 delle 32 regioni della Colombia.

 

La USGS afferma che l’epicentro è stato registrato ad una profondità di 162,1 Km.

Il terremoto è il più potente dopo quello di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia nel 2004 secondo il Colombia’s Geological Service.

Il capo della sicurezza Edith Cabeza del dipartimento di Cauca di cui Popayán è il capoluogo, ha dichiarato che la “Città Bianca” e i suoi 270.000 abitanti non hanno subito danni.

Popayán è reduce da un terremoto che nel marzo 1983 aveva fortemente danneggiato la città uccidendo 250 abitanti.

Foto e fonte articolo a questo link

Tsunami di bolle di sapone in Cina

Un muro di bolle di sapone lungo un fiume scatena il panico nella provincia di Guangdong in Cina.

Le bolle sembra siano state create da una qualche sostanza chimica finita nelle acque a causa delle forti piogge e in seguito trascinata in una cascata che ne ha esasperato e agevolato la formazione.

 

In seguito all’alluvione di bolle di sapone, i funzionari hanno dichiarato che la massa di schiuma è innocua se non forse per “uno o due pesci morti”, ma allo stesso modo ha scatenato il panico tra gli abitanti del luogo ed è saltata agli onori della cronaca per le bizzarre foto che mostrano un vero tsunami di schiuma bianca.

 

L’OMS avverte che il nuovo virus non si trasmette facilmente

Apocalisse da virus su apocalittici

Sembra che il nuovo virus della famiglia della SARS, trovato in un paziente di un ospedale di Londra, non si trasmetta facilmente tra persone, secondo quanto afferma l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’agenzia per la salute ha dichiarato di stare lavorando con i partner internazionali per comprendere meglio il rischio che il nuovo virus presenta per la salute pubblica.

Domenica scorsa l’OMS aveva emesso un allerta globale dove affermava che un nuovo virus aveva infettato un cittadino del Qatar che recentemente si era recato in Arabia Saudita dove un altro uomo per lo stesso virus era da poco deceduto.

Entrambi i contagiati attualmente confermati hanno subito insufficienza renale, e mentre l’unico ancora in vita viene definito in uno stato critico, nessun altro caso è stato riportato prima o dopo l’allarme.

Il virus presenta alcuni sintomi della SARS, Severe Acute Respiratory Syndrome, sviluppatasi in Cina nel 2002 e che ha ucciso circa un decimo degli 8000 contagiati.

Gli scienziati del Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC) affermano che il virus potrebbe essere di derivazione animale.

L’OMS ha avvisato i paesi membri di fare attenzione a chiunque si presenti con una sindrome respiratoria e abbia viaggiato in Medio Oriente.

L’agenzia delle Nazioni Unite non ha raccomandato particolari restrizioni per i viaggiatori, ma sta lavorando in stretto contatto con le autorità saudite relativamente alle misure sanitarie per i musulmani in pellegrinaggio alla Mecca.

 
FONTE: REUTERS

Il solare termodinamico dal 2015 in Sicilia sarà una realtà

Il Solare Termodinamico, fortemente voluto, e sognato, dal Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, il quale nel 2005  lasciò la presidenza dell’ENEA in contrasto con quanti non erano disposti a finanziare il progetto in cui credeva fortemente, sta per diventare realtà. Il Progetto progetto archimedeArchimede  vedrà la sua realizzazione e inizierà a funzionare nel 2015. Una realtà tutta italiana, e ciò va  rimarcato in un periodo di grandi difficoltà  in cui le dimostrazioni di eccellenza e i grandi risultati fanno da necessari volani alla ripresa del Paese.

Segue il comunicato stampa ENEA – Agezia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile –  del 19.09.2012…

L’ing. Giovanni Lelli, Commissario dell’ENEA, intervenendo al convegno “Sicilia, l’isola del Solare Termodinamico– Carta del Sole, un patto per l’energia tra territorio e industria”, ha sottolineato: “La tecnologia del solare a concentrazione, sviluppata dall’ENEA negli ultimi dieci anni, costituisce un caso di eccellenza tutto italiano che ha portato alla realizzazione della prima centrale termodinamica al mondo che utilizza sali fusi con funzione sia di trasporto del calore che di accumulo termico, con significativi vantaggi in termini di efficienza, funzionalità e compatibilità ambientale dell’impianto”.

Il progetto ha visto il coinvolgimento dell’industria nazionale sin dalla fase iniziale e l’impianto realizzato a Priolo Gargallo in Sicilia, che integra una centrale alimentata a gas, è un esempio di come il sistema della ricerca pubblica, l’ENEA e quello industriale, in questo caso l’ENEL, possano incontrarsi e collaborare per sviluppare innovazione tecnologica.
La tecnologia del solare termico ad alta temperatura si basa su brevetti di diversi componenti sviluppati dall’ENEA, che sono stati trasferiti ad aziende italiane che li hanno ingegnerizzati e che hanno fatto sistema tra loro, costituendo una filiera industriale hi-tech, di cui fanno parte una trentina di aziende, che è diventata leader a livello mondiale”.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=H4z1HYX0fY8

 

Rassegna stampa dell’ENEA 20 settembre 2012 ( le ultime notizie della stampa nazionale sul Progetto Archimede)

 

 

 

 

Vienna, capitale regina della mobilità sostenibile

Chi di voi non avrebbe voglia di passare un bel week-end a Vienna?

Con le biciclette in metropolitana?
A Vienna si può

Ebbene, non ci dilunghiamo sulle attrattive storico-artistiche, culinarie etc della capitale austriaca, che probabilmente sono note ai più. C’è invece un aspetto in particolare, quello della mobilità sostenibile, per il quale Vienna riveste particolare interesse per noi. Vienna è infatti la città con il trasporto pubblico più capillare di Europa.

Che gli austriaci siano i più diligenti utilizzatori di mezzi di trasporto pubblico in Europa è risaputo, ma uno non si rende conto davvero di cosa sia il sistema di trasporti pubblici in Austria se non visita la capitale. Qualche dato giusto per mettere a fuoco l’argomento…

A Vienna ci sono 120 linee – tra autobus, tram e metropolitana – che formano una rete di trasporto pubblico di quasi 1000 km, con quasi 4.500 fermate. Nella capitale austriaca non esiste alcun punto che disti più di 15 minuti a piedi da una fermata di autobus, tram o metro: si può pertanto dire che il trasporto pubblico è un diritto universale a Vienna. Nel 2006 sono stati 772 milioni i passeggeri del sistema di trasporti pubblico.

Altro dato all’insegna della mobilità sostenibile sono i 1000 km e passa di piste ciclabili, raddoppiate rispetto a 15 anni fa, con in particolare una bellissima pista ciclabile che percorre tutto il Ring. L’attenzione all’ambiente si vede non solo dal fatto che i percorsi siano continuamente ottimizzati, ma anche dall’efficienza dei veicoli in generale, aspetto in cui l’Austria è parecchio avanti per diversi aspetti. Pensate che già da metà anni novanta, le nuove carrozze del metro dispongono di un sistema di recupero di energia da frenata con una resa del 30%.

Insomma, un case study interessante, che comunque ribadisce che la mobilità sostenibile non la si fa con la buona volontà, ma con massicci investimenti e misure organiche sul versante dei trasporti pubblici.

 

Dati dal congresso 2009 ISOCARP (International Society of City and Regional Planners)

 

(Fonte dell’articolo www.tuttogreen.it)

I ciclisti pedalano per un mondo migliore

Mountan bike, citybike, unisex o biciclette da da corsa, in Italia è bicimania. Complice la crisi e il prezzo alle stelle dei carburanti le vendite di biciclette nel Belpaese sono decollate (2 milioni le biciclette vendute nel 2012). Non basta, centinaia di migliaia sono le biciclette “rispolverate”, strappate dalle ragnatele delle cantine e restituite a gambe ansiose di pedalare.   La buone notizie sono arrivate  dall’Esposizione Internazionale del Ciclo in corso a Verona.

I ciclisti pedalano per un mondo migliore, miglioriamo il mondo per farli pedalare

La IPcalypse

E’ finita, siamo arrivati alla fine! Sono terminati tutti gli IPv4, ovvero gli indirizzi che ci permettono ogni giorno di connetterci ad Internet dal nostro PC, dal nostro smartphone, dalla nostra console e anche dalla nostra TV. Un saturazione indirizzi ipindirizzo IPv4 utilizza 32 bit e può quindi identificare un massimo di 2^32 indirizzi distinti. da quando internet viene usata sono stati venduti da enti specifici gli indirizzi per permettere ai maintainers di indirizzare i nomi di dominio verso determinati server. Proviamo a spiegare meglio il concetto:

Quando digito nella barra degli indirizzi del mio browser (es. Internet explorer, Firefox o Chrome) la Url www.apocalittici.net mi aspetto che venga visualizzato il mio blog preferito. Quello che non so è che quando digito il tasto invio il mio browser chiede al mio DNS (Domain Name Service) il corrispondente indirizzo IP associato al dominio. A questo punto il mio browser sa che deve indirizzare la richiesta del mio sito ad un server ben specifico al cui interno si trova configurato il mio IP. Successivamente a questo punto può intervenire il server web che gestirà la mia richiesta. Il problema che contribuisce all’apocalisse degli IP è i
L fatto che gli IP sono terminati! Sono stati tutti assegnati e non sarà possibile da oggi in poi acquistare altri indirizzi ip! Si dice che solo l’1% degli utilizzatori avrà seri problemi, staremo a vedere…

Questa la fonte ufficiale

Benzina, crolla il prezzo internazionale, ma il prezzo alla pompa continua a salire.

Le quotazioni del petrolio crollano, ma il prezzo dei carburanti alla pompa è sempre fermo, se non addirittura in aumento. Si riapre lo scontro tra compagnie e consumatori, eppure i motivi del fenomeno sonosemplicissimi, quanto la soluzione ai problemi che esso genere.

La questione è semplice. I prezzi sono determinati dalla domanda e dall’offerta. Se la domanda di un bene resta alta e tende costantemente ad aumentare  e la sua offerta è soggetta a percezioni di scarsità, il prezzo del bene aumenta. E’ proprio quello che succede ai carburanti:  la domanda è in continua crescita e l’offerta è fortemente soggetta a percezioni di scarsità, spesso fraudolentemente studiate a tavolino e indotte.

Gli effetti al rialzo sul prezzo finale del prodotto di voci quali costi di produzione, di trasporto e di trasformazione,  sono la giustificazione che le compagnie mettono sul tavolo quando si abbassano vistosamente i prezzi della materia prima, rispondendo alla necessità di garantire a loro stessi margini di ricavo sempre più alti.

Queste sono, in poche e semplici parole, le cause che spiegano il motivo per cui il prezzo alla pompa dei carburanti non scende  in sintonia con il calo dei prezzi della materia prima. Detto ancora con parole più semplici: fino a che la domanda continuerà ad essere così alta e non vi saranno segnali netti di un’inversione di tendenza, i prezzi del carburante saranno destinati a salire.

E’ in quest’ultima affermazione che si nasconde la soluzione del problema che ha tutta l’aria di essere un vero e proprio uovo di Colombo. Affinchè diminuisca il prezzo dei carburanti alla pompa è necessario fermare la corsa al rialzo della domanda e puntare ad una netta inversione di tendenza.

Clicca sull’immagine per saperne di più sul modello della domanda e dell’offerta

Abbassando la domanda di carburanti equivale a costringere le compagnie ad abbassare il loro prezzo. Il modello della domanda e dell’offerta è semplice e impietoso. Certo, le compagnie dal canto loro potrebbero sempre abbassare il lato dell’offerta per mantenere i prezzi alti, ma sarebbe un gioco sconveniente considerando tutta una serie di fattori che vanno dagli accordi con i paesi produttori di petrolio alle scorte in magazzino.

Come si fa ad abbassare la domanda? Noi, governati, dovremmo impegnarci ad assumere comportamenti più virtuosi che vanno dall’abbassare di qualche grado il riscaldamento in inverno, all’uso dell’auto condivisa, dei mezzi pubblici e della bicicletta. Ovvio che questi sono solo alcuni degli esempi di comportamento virtuoso  che si possono fare tralasciando cose più dispendiose e impegnative quali l’impianto di pannelli fotovoltaici, o comunque di qualsiasi altra fonte di energia alternativa. Loro, i governanti, dovrebbero mettere i governati nelle condizioni di compiere questi comportamenti virtuosi in modi semplici ed accessibili.

 

Effetto Fukushima, il Giappone fermerà tutte le centrali nucleari entro il 2040

Non si torna più indietro. L’effetto Fukushima, nonostante le paure per gli ingenti costi da affrontare è irreversibile. Il Giappone fermerà tutte le centrali nucleari, che attualmente coprono 1/3 del fabbisogno energetico del paese, entro e non oltre il 2040. Dopo le  vivaci  mobilitazioni estive della popolazione giapponese, divenuta fortemente ostile al nucleare, il governo giapponese non ha avutoeffetto Fukushima giappone chiude centrali nucleari altra scelta che incamminarsi verso il duro, ma virtuoso,  percorso della denuclearizzazione. Se è vero, infatti, che sarà dato un grande stimolo alle politiche di sostegno alle rinnovabili e all’efficienza energetica, è altrettanto vero che la prima fase di transizione dovrà prevedere la sostituzione della fonte nucleare con fonti tradizionali quali gas e carbone, nonchè con un’ingente importazione di energia dai paesi esteri. Operazioni che, come abbiamo accennato all’inizio, prevedono costi altissimi. Il popolo nipponico però non ha dubbi, di rischiare un’altra Fukushima non ne vuole proprio sapere.

 

Energia eolica per fermare il Doomsday Clock

Ciminiere e torri di raffreddamento sono il simbolo della produzione energetica inefficiente e dannosa. Inquinamento e riscaldamento globale spingono pericolosamente avanti le lancette del Doomsday Clock. Problemi cui è, ancora, possibile far fronte. E’ dimostrato  che con l’uso di impianti eolici uniformemente distribuiti sul territorio globale, utilizzando le attuali tecnologie,  si riuscirebbe tranquillamente a soddisfare, superandola abbondantemente, la domanda mondiale di energia. Risultato eccezionale cui andrebbero aggiunte le interessanti conseguenze estetiche dimostrate dal divertente video.

httpv://www.youtube.com/watch?v=QJxpKHH48Lw