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Sviluppo Sostenibile

Quattro ragazze costruiscono un generatore elettrico a urina

Quattro intraprendenti ragazze africane hanno costruito un generatore elettrico che funziona con una risorsa naturale indubbiamente abbondante: l’urina.

 

Possibilmente uno dei più inaspettati prodotti al Maker Faire Africa di quest’anno a Lagos, Nigeria, è un generatore elettrico a urina, creato da quattro ragazze: Duro-Aina Adebola, Akindele Abiola e Faleke Oluwatoyin di quattordici anni, e Bello Eniola di quindici anni.

Un litro di urina fornisce 6 ore di elettricità.

Il sistema funziona così:

l’urina viene messa in una cella elettrolitica che separa l’idrogeno;

l’idrogeno passa in un filtro per la purificazione e successivamente viene spinto in una bombola di gas;

la bombola di gas spinge l’idrogeno in un contenitore di borace liquido che è usato per rimuovere l’umidità dall’idrogeno;

l’idrogeno viene poi spinto nel generatore dove si produce energia elettrica;

lungo tutto il percorso ci sono valvole di sicurezza unidirezionali, che dovrebbero, secondo le ragazze, prevenire da rischi di esplosione.

 

Prima di iniziare a mettere da parte l’urina è bene però avvertire che il sistema non è ancora del tutto collaudato, infatti, per ora non è stata fatta menzione di quanto consumi la cella per separare l’idrogeno e soprattutto se effettivamente sia maggiore l’energia prodotta rispetto a quella consumata.

Sul blog del Maker Faire Africa si sta scatenando la discussione sull’effettività di questo prodotto, mentre su un blog di appassionati della scienza si sta provvedendo alla decostruzione analitica, commentata e fortemente dibattuta sul progetto delle ragazze.

Ad ogni modo, scetticismo a parte, siamo tutti d’accordo che il quartetto deve essere lodato per lo sforzo nel trovare fonti di energia alternativa in un continente che ne ha sicuramente bisogno.

FONTE: CNET

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La Cina sta costruendo “Great City”

La Cina sta costruendo “Great City”

Poco fuori Chengdu, nella Cina centrale, un sito di 23,8 milioni di metri quadrati è stato selezionato per un progetto di edificazione poco convenzionale. Sarà una città costruita partendo da zero, per 80.000 persone, nessuna delle quali avrà bisogno di un’automobile per muoversi.

 

Il “Great City” è un progetto per un ambizioso centro urbano disegnato per limitare l’impatto ambientale dei suoi residenti producendo energia pulita, riducendo la spazzatura, e promuovendo il trasporto pubblico piuttosto che l’uso delle automobili.

Il progetto è opera della Adrian Smith + Gordon Gill Architecture, che fa notare: “I funzionari cinesi della pianificazione urbana stanno iniziando a vedere gli effetti di una progettazione basata sulla dipendenza dall’automobile, e sono finalmente aperti ad alternative migliori sul piano dello sviluppo urbano”.

È stata chiamata la “Car-Free City”, un soprannome che non è pienamente azzeccato. Gli architetti fanno notare che l’idea è di una città dove “le macchine saranno essenzialmente inutili”, ma permesse.

Il piano generale include molte buone idee: metà della superficie stradale sarà riservata al traffico non motorizzato, mentre shuttle elettrici trasporteranno le persone nei luoghi dove non possono, o non vogliono camminare. Tutte le case saranno ad un massimo di due minuti a piedi da un parco pubblico.

Un “eco-park” tratterà le acque reflue ed i rifiuti solidi generando energia. I terreni fuori città saranno riservati alle colture. L’habitat della fauna selvatica sarà salvaguardato. Gli edifici sono stati disegnati per massimizzare l’uso dell’energia eolica, infatti i progettisti hanno pensato che il clima nuvoloso di Chengdu non sia favorevole all’energia solare.

Comparato con un progetto convenzionale di simili proporzioni, Smith e Gill prevedono di tagliare l’utilizzo di energia elettrica del 48 percento, dell’acqua del 58 percento, e di produrre l’89 percento in meno di spazzatura.

Al di là dell’impatto ambientale, Smith e Gill hanno disegnato “Great City” per fornire ai residenti case confortevoli, educazione e cure mediche, tutto raggruppato all’interno del centro cittadino al fine di favorire la vita in comune.

È un’idea accattivante per tutti quelli che sono impegnati in temi come il cambio climatico e le ingiustizie sociali, e l’efficienza energetica, dei trasporti e dei sistemi di riciclaggio saranno evidenti una volta messi in funzione. Ma il progetto nel suo complesso solleva alcune domande.

Può una città costruita così velocemente resistere alla prova del tempo? Cosa accadrebbe al progetto degli architetti se i residenti non si comportassero come previsto? E anche se questa città ecologica funzionasse come pianificato, come potrebbe la Cina trasferire questo programma alle centinaia di milioni di persone che vivono nelle città classiche?

Tuttavia, considerando il tasso al quale la Cina si sta urbanizzando, la messa a punto di un piano per minimizzare l’impatto ambientale delle nuove città sarebbe sicuramente di estremo valore.

FONTE: Business Insider

 

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Ecomondo, green economy per uscire dalla crisi

Settanta proposte per affrontare la crisi dell’Italia con un nuovo sviluppo in chiave verde da discutere in due giorni. Con questo obiettivo prendono il via a Ecomondo di Rimini gli Stati generali della green economy promossi dal ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese verdi. L’appello del presidente Napolitano, letto in apertura del summit è stato esortativo: “L’Italia può e deve, senza ulteriori esitazioni, colmare i ritardi rispetto agli standard europei e darsi più validi presidi nella difesa dell’ambiente e delle biodiversità, nella gestione sostenibile delle risorse naturali, nella valorizzazione del paesaggio e del territorio, nella generale adesione a comportamenti più sobri e rispettosi dell’ecosistema“.

 



Raggiungere standard europei è lo percorso che il governo sta portando avanti “concretamente“, ha spiegato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che si è detto “soddifatto” della rielezione di Obama. Che resti alla Casa Bianca per l’Italia “è un bene. Col suo staff abbiamo costruito un’ottima relazione“, ha aggiunto il ministro, “se non fosse stato eletto si sarebbe interrotto il percorso sulle energie rinnovabili. Abbiamo rapporti, per me anche personali, di lunghissima data con il gruppo che lavora con il presidente Obama – ha detto Clini -. Il percorso che hanno avviato sulla green economy è molto importante anche per l’Europa“.

Economia verde contro la crisi.Le imprese che hanno preparato gli Stati generali hanno risultati che dimostrano che la green economy in Italia è la chiave per uscire dalla crisi, ha spiegato Clini. “Oggi ci sono più di 1000 partecipanti ed è importante“, ha continuato il ministro sottolineando che “oggi e domani io e il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, faremo una riunione con le parti sociali più dinamiche dell’economia italiana ossia le imprese della green economy“. Perché il governo è “impegnato in questo settore” ha aggiunto il ministro. “Abbiamo messo in moto dei meccanismi concreti che rendano più semplici le procedure per fare non soltanto energie rinnovabili ma anche per risanare i siti contaminati industriali e promuovere investimenti in questo settore“. Inoltre, “abbiamo rafforzato le misure di incentivazione per l’efficienza energetica, abbiamo creato un fondo per l’occupazione giovanile nei settori della green economy e il credito di imposta per chi investe in ricerca e innovazione in campo ambientale“.

Fotovoltaico. Sotto le volte della Fiera di Rimini, l’edizione numero 16 di Ecomondo, si è alzato il sipario sull’impianto fotovoltaico realizzato da Green Utility e sviluppato sui 100mila metri quadri di copertura dei padiglioni. Una potenza di 4.332 kWp per rendere il quartiere autonomo sotto il profilo del fabbisogno energetico. “L’impianto si regge da solo – ha osservato Clini – senza incentivi che lo tengano in piedi. E’ la dimostrazione che si può fare“. Quello di oggi, ha sottolineato il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, è il “momento costitutivo della green economy italiana. Un mondo che finora si è mosso in misura frammentata e che qui creerà una piattaforma coordinata, una risposta corale alle aspettative del momento“.

Il programma.
Il percorso per arrivare agli stati generali  della green economy ha preso il via a marzo scorso con la formazione di 8 gruppi di lavoro ed è proseguito con otto assemblee nazionali programmatiche che hanno coinvolto più di 1000 esperti. Il programma per lo sviluppo di una green economy comprende 70 proposte relative a 8 settori: strumenti economici, eco innovazione, efficienza e risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili, materiali e riciclo dei rifiuti, servizi  degli ecosistemi, filiere agricole di qualità ecologica e mobilità sostenibile.

In Italia.
Nel 2011 l’ecoinnovazione made in Italy è in flessione rispetto al 2010. Secondo le rilevazioni di Eco-Is (Eco-Innovation Scoreboard, 2011) nell’Europa allargata l’Italia figura al sedicesimo posto contro il 12esimo del 2010. Il dato è contenuto nel “Rapporto sulla green economy” presentato oggi a  Rimini. L’Italia mostra comunque prestazioni positive, anche sopra la media europea: le certificazioni di sistemi di gestione ambientale, la produttività energetica, l’intensità delle emissioni di gas serra, lo sviluppo del lavoro nelle eco-industrie e il turn-over..Possibilità di significativi miglioramenti sono evidenti invece riguardo al valore totale degli investimenti “verdi”.

Esuberi Ilva.
I duemila esuberi non riguardano gli impianti oggetto della autorizzazione. Sono legati prevalentemente alla situazione attuale di mercato. E’ chiaro che nel momento in cui partono gli investimenti per la riqualificazione degli impianti dell’Ilva, questi esuberi potrebbero anche essere assorbiti. Se su questo sono ottimista? Sì, sono molto ottimista“, ha detto il ministro dell’Ambiente Clini. Il ministro ha già convocato i vertici dell’Ilva per venerdì a Roma: “Vogliamo verificare con loro il percorso che intendono seguire per rispettare quello che abbiamo prescritto con l’autorizzazione integrata ambientale. Gli investimenti nell’Ilva saranno un passo importante per la green economy italiana“. “Ilva ha avuto una autorizzazione che prevede un impegno dell’azienda per adeguare le tecnologie di produzione agli standard europei che entreranno in vigore nel 2016. Noi – ha detto il ministro- li facciamo partire subito“. Poi un monito: “Se l’Ilva s’illude di poter continuare a produrre senza aggiornare le tecnologie si sbaglia. Se altri si illudono di poter vietare all’Ilva di investire nelle tecnologie innovative si sbagliano pure“.

Rifiuti di Napoli.
Corrado Clini ha ribadito che ritiene “inaccettabile” che i rifiuti di Napoli o Roma siano smaltiti in Olanda e Germania e ha spiegato che il governo “sta lavorando a una norma che consenta, nel caso fosse necessario, di usare gli impianti che sono presenti in Italia“. “Stiamo creando una pressione molto forte nei confronti delle amministrazioni locali per aumentare la differenziata“, ha spiegato il ministro dell’Ambiente. “Non vogliamo che i rifiuti tornino nelle discariche mal gestite“, ha aggiunto. E, ha continuato, “se gli impianti del centro-nord lavorano a una capacità ridotta, questi impianti devono essere disponibili a contribuire a una soluzione dei problemi italiani“.

 

Fonte: Repubblica.it – Clicca QUI per accedere al sito ed usufruire di tutti gli approfondimenti disponibili

Sea Shepherd contro le baleniere giapponesi

La nona campagna annuale di difesa delle balene è stata appena inaugurata, con l’obbiettivo quest’anno di bloccare le baleniere ancora prima del loro arrivo nelle acque antartiche.

 

L’ONG di difesa degli oceani Sea Shepherd, bestia nera delle baleniere giapponesi che cerca di ostacolare ogni inverno nell’Oceano Antartico, ha aperto ufficialmente lunedì la sua campagna 2012, battezzata “Tolleranza Zero”, lanciando la sua nave ammiraglia all’inseguimento della flotta nipponica.

La Steve Irwin ha lasciato Melbourne per prendere la testa della nona campagna dell’associazione, la più ambiziosa della sua storia, con quattro navi, di cui il trimarano Brigitte Bardot, un elicottero, tre droni e un centinaio di persone coinvolte. La campagna è in anticipo rispetto agli anni precedenti perché i militanti intendono disturbare le baleniere nel Pacifico del nord, al largo del Giappone, piuttosto che attendere nelle acque antartiche. “La missione, quest’anno, è di intercettarle il prima possibile (…) per impedir loro di uccidere anche solo una balena”, ha spiegato a l’AFP il direttore della filiale australiana di Sea Shepherd, Jeff Hansen.

Ufficialmente le attività della flotta giapponese nell’Antartide sono destinate alla “ricerca scientifica”, una pratica tollerata dalla International Whaling Commission che vieta la caccia commerciale al cetaceo dal 1986. Le autorità giapponesi affermano che quel tipo di pesca fa parte integrante della cultura nipponica, senza nascondere però che la carne di balena finisce sugli scaffali.

 

Nel 2011 il Giappone era stato costretto a interrompere prematuramente la sua campagna di pesca a causa della pressione degli attivisti, dopo aver catturato solamente 172 balene, ossia un quinto del loro obbiettivo. Nel marzo 2012, erano rientrati dopo aver catturato 266 balenottere di Minke (balenottera minore) ed una balenottera, ovvero meno di un terzo dei 900 cetacei che avevano intenzione di uccidere.

La Sea Shpepherd (Pescatore del Mare) si è mostrata poco disponibile a parlare circa il possibile coinvolgimento di Paul Watson, il suo fondatore, in fuga dopo una richiesta di estradizione da parte del Costa Rica seguita ad un incidente legato alla campagna di pesca allo squalo. Arrestato all’aeroporto di Francoforte il 13 maggio, era stato posto agli arresti domiciliari. Era poi fuggito il 22 luglio sapendo che sarebbe stato estradato. L’Interpol, confermando il mandato d’arresto del Costa Rica, ha richiesto la sua incarcerazione.

Watson è generalmente incaricato di comandare una delle navi di Sea Shepherd. “Mi piacerebbe essere più preciso in merito all’imbarcazione (sopra la quale seguirà la campagna) ma questa informazione deve rimanere segreta”, scriveva nel mese di giugno sul sito dell’organizzazione. Oltre alla Steve Irwin e alla Brigitte Bardot, la flotta di Sea Shepherd è composta quest’anno dalla Bob Barker e dalla Sam Simon, dal nome del produttore dei “Simpson” che ha finanziato l’acquisto di questa nave, vecchia proprietà del governo tedesco.

 

Sea Shepherd è stata fondata nel 1977 da Watson dopo aver lasciato Greenpeace. La sua organizzazione non ha esitato a speronare nel 1979 la baleniera Sierra, che è affondata nel porto di Lisbona, anche se lui si assume tutta la responsabilità per “non mettere nessuno nei guai”. Il Giappone si è allenato per evitare i suoi metodi “terroristici”.

FONTE: Libération

Petrol from air, it’s possible.

Una piccola azienda britannica ha prodotto il primo “petrol from air” con una tecnologia rivoluzionaria che promette di risolvere la crisi energetica e contribuire a frenare il riscaldamento globale, eliminando l’anidride carbonica dall’atmosfera.

L’Air Fuel Synthesis di Stockton-on-Tees ha prodotto cinque litri di benzina dal mese di agosto, da quando ha messo in funzione  una piccola raffineria che produce benzina ricavandola da anidride carbonica e vapore acqueo.

L’azienda spera che entro due anni sarà possibile costruire un impianto più grnande  in grado di produrre  su scala commerciale una tonnellata di benzina al giorno. E’ prevista, inoltre,  la produzione di carburante verde destinato all’aeronautica per diminuire l’impatto ambientale dei viaggi aerei.

Tim Fox, responsabile “energia e ambiente” presso l’ Institution of Mechanical Engineers di Londra, ha dichiarato: “Sembra troppo bello per essere vero, ma è vero“.

Il processo è ancora nelle prime fasi di sviluppo e necessita di prendere elettricità dalla rete nazionale, ma la società ritiene che alla fine sarà possibile utilizzare energia da fonti rinnovabili, come impianti eolici o sbarramenti di marea.

Abbiamo preso l’anidride carbonica dall’aria e idrogeno dall’acqua e trasformato questi elementi in benzina“, ha detto Peter Harrison, amministratore delegato della società, che ha rivelato la svolta in una conferenza presso la Institution of Mechanical Engineers di Londra.

Non c’è nessun altro che lo fa in questo paese o addirittura all’estero, per quanto ne sappiamo. Sembra e puzza di benzina, ma si tratta di  un prodotto molto più pulito e più chiaro rispetto alla benzina derivata dal petrolio fossile“, ha detto Harrison a The Independent.

Non abbiamo nessuno degli additivi che si trovano nella benzina convenzionale, ma il nostro carburante può essere utilizzato nei motori attuali“, ha detto continuato Harrison, “Significa che la gente potrebbe andare a un distributore e mettere il nostro prodotto nella loro auto, senza dover installare batterie, o adattare il veicolo per le celle a combustibile o per montarci un serbatoio per l’idrogeno. Ciò significa che può essere utilizzata  per il trasporto l’infrastruttura esistente“.

Catturare l’anidride carbonica dall’aria, e così rimuovere efficacemente il principale  gas serra  derivante dalla combustione di combustibili fossili come il petrolio e il carbone, è stato il Santo Graal dell’emergente economia verde.

Che sia stato trovato?

Provvedimento Cieli Bui, i benefici.

Intesa come campanello di allarme che ha segnalato l’insostenibilità degli attuali sistemi economici la crisi economica fa mostra, tra tante negatività, di un importantissimo aspetto positivo. Attribuire le cause della sua origine alla grande speculazione economica è un concetto miope e funzionale a giustificare comportamenti e negligenze che riguardano tutti. Siamo infatti noi gli attori principali della società del consumo e dello spreco. Il consumismo,  risposta acritica e insensata della “società usa e getta”  all’usura programmata dei prodotti e al bisogno indotto e confezionato a tavolino delle multinazionali, è la degenerazione del capitalismo. Lo spreco, il depauperamento di risorse destinate addirittura al “non-usa e getta lo stesso”, è la degenerazione del consumismo. La crisi economica impone un ripensamento, una marcia indietro, una presa di coscienza della scarsità delle risorse e della necessità di una loro allocazione e distribuzione efficiente. La crisi economica induce governi e governati a rivalutare il risparmio riposizionandolo tra i valori necessari. In quest’ottica è sicuramente da apprezzare il provvedimento “Cieli bui” che il Governo Italiano sta discutendo. La riqualificazione degli ipianti di illuminazione pubblica secondo criteri di ammodernamento degli impianti e razionalità nella diffusione centra il doppio obiettivo di un notevole risparmio energetico e della riduzione dell’inquinamento luminoso. E’ questo il classico provvedimento a costo zero che, se attuato, otterrà un indotto di benefici superiori alle aspettative: risparmio energetico e riduzione delle emissioni, casse un po’ più piene (ma di questi tempi è meglio dire meno vuote) e riduzione dell’inquinamento luminso che ci regalerà cieli stellati mozzafiato. Vi sembra poco? – segue l’estratto del provvedimento «Cieli bui» contenuto nella bozza in discussione da parte del governo…

1. Per finalità di contenimento della spesa pubblica, di risparmio di risorse energetiche, nonché di razionalizzazione ed ammodernamento delle fonti di illuminazione in ambienti pubblici, con decreto del Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture, nonché con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro . giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti standard tecnici di tali fonti di illuminazione e misure di moderazione del loro utilizzo fra i quali, in particolare:

a) spegnimento dell’illuminazione ovvero suo affievolimento, anche automatico, attraverso appositi dispositivi, durante tutte o parte delle ore notturne;

b) individuazione della rete viaria ovvero delle aree, urbane o extraurbane, o anche solo di loro porzioni, nelle quali sono adottate le misure dello spegnimento o dell’affievolimento dell’illuminazione, anche combinate fra loro;

c) individuazione dei tratti di rete viaria o di ambiente, urbano ed extraurbano, ovvero di specifici luoghi ed archi temporali, nei quali, invece, non trovano applicazione le misure sub b);

d) individuazione delle modalità di ammodernamento degli impianti o dispositivi di illuminazione, in modo da convergere, progressivamente e con sostituzioni tecnologiche, verso obiettivi di maggiore efficienza energetica dei diversi dispositivi di illuminazione.

2. Gli enti locali adeguano i loro ordinamenti sulla base delle disposizioni contenute nel decreto di cui al comma 1. Le medesime disposizioni valgono in ogni caso come principi di coordinamento della finanza pubblica nei riguardi delle regioni, che provvedono ad adeguarvisi secondo i rispettivi ordinamenti.

In Spagna disoccupazione al 24,6%

Il tasso di disoccupazione in Spagna sale ulteriormente in settembre a causa dell’accelerazione dei licenziamenti nel settore dei servizi al termine della stagione estiva.

I dati del Ministero del Lavoro hanno mostrato che il tasso di disoccupazione è salito dell’1,7% con 4,7 milioni di cittadini senza impiego.

La cifra era salita anche ad agosto sempre a causa della flessione di fine stagione.

“C’è un certo rallentamento del tasso di crescita della disoccupazione, ma il dato negativo è che il lavoro continua a scomparire” ha detto Estefania Ponte, responsabile dell’economia al Trading Housa Cortal Consors.

Ha detto che questi dati suggeriscono che il tasso di disoccupazione in Spagna, già il più alto dell’Unione Europea, potrebbe toccare il 25% nel terzo quarto.

I dati mensili sulla disoccupazione indicano il numero di spagnoli registrati come senza lavoro, mentre il tasso di disoccupazione, che ha toccato il livello record di 24,6% nel secondo quarto, è una misurazione ufficiale ed è considerato un indicatore più affidabile del mercato del lavoro.

I dati mostrano che la maggior parte dei posti di lavoro persi sono nel settore dei servizi, che comprende hotel e ristoranti che sono i più colpiti dal commercio turistico.

FONTE: Reuters

La miseria della Zona Euro non è mai stata così alta

Mentre il Misery Index dell’Iran raggiunge livelli eccezionali e quello degli USA ha toccato il massimo lo scorso ottobre, la miseria in Europa continua a salire a causa dei problemi politici ed economici. Come nota SocGen la miseria nel Regno Unito è tornata a livelli alti ed il Misery Index della Zona Euro non è mai stato così alto. Questi indici chiaramente riflettono il deterioramento economico dei maggiori dieci paesi con particolari e poco sorprendenti deboli performance da parte di Grecia e Spagna che guidano la salita dell’indice europeo. Viste le previsioni di recessione attese per il prossimo anno per alcuni paesi, le prospettive di questo indicatore sono tuttavia peggiori.

Euro-Zona: Misery Index record. La situazione nell’Euro-Zona è peggiorata durante l’estate: il tasso di disoccupazione ha raggiunto il record di 11,4% in agosto, mentre l’inflazione annua sale dal 2,4% al 2,6% portando il Misery Index al suo record (14%). Con una prospettiva di disoccupazione particolarmente nera l’indicatore non pare poter cambiare direzione facilmente.

L’US Misery Index: sotto osservazione. La discesa da 8,3% a 8,1% del tasso di disoccupazione di agosto non è stata sufficiente per compensare l’aumento dell’inflazione (dal 1,4% al 1,7%). Come risultato l’US Misery Index è cresciuto lievemente. Sebbene la disoccupazione americana sia molto meno preoccupante di quella europea, rimane comunque un fattore di rischio per quanto concerne le prospettive del Misery Index.

Il Misery Index del Regno Unito punta al nord. Pur essendo in possesso dei soli dati di luglio, si può prevedere, in attesa dei prossimi, che la disoccupazione e l’inflazione deterioreranno l’indice come previsto nel grafico.

 

Spagna e Grecia: Misery Indices convergenti. L’indice di miseria della Spagna ha superato quello della Grecia nel secondo quadrimestre e ora è circa il doppio di quello della zona Euro (25,93% contro 13,7%). Con tassi di disoccupazione del 24% in entrambi i paesi è chiaro da dove derivino le loro performance. L’inflazione annua dei due paesi è più soddisfacente con un 1,3% contro un 2,4% della zona Euro (dati di giugno), ma sfortunatamente i continui piani di austerità influiranno negativamente sulla domanda interna e quindi sulla disoccupazione portando il Misery Index a livelli più elevati.

Inizio della Cultura della Vita in Bolivia

Il Ministro degli Esteri boliviano David Choquehuanca ha reiterato che il prossimo 21 di dicembre, data nella quale si prevedono fenomeni astrologici, sarà la fine degli alimenti e bibite artificiali per dare il passo agli alimenti e bibite naturali: “Sarà la nascita di una vita migliore”.

Il Presidente boliviano Evo Morales e il Ministro degli Esteri David Choquehuanca

L’autorità ha spiegato che in questa data, secondo informazioni scientifiche, si avrà un allineamento dei pianeti che porterà cambiamenti per l’umanità. Il Ministro ha parlato ampiamente del tema durante l’incontro “Rotta al 21 dicembre per il risveglio della coscienza” che si è tenuto nella sede della Cancelleria: “…cosicché quando io ho detto che deve essere la fine della Coca Cola e l’inizio del Willkaparu e del Mocochinchi, sto dicendo proprio questo: che deve essere la fine dell’alimentazione e delle bevande sofisticate e l’inizio delle bevande naturali e dell’alimentazione più naturale”, ha ripetuto Choquehuanca.

Le giustificazioni arrivano a circa due mesi dalle precedenti affermazioni del Ministro degli Esteri che, nella località di Copacabana, aveva annunciato l’espulsione della Coca Cola dalla Bolivia in concomitanza con il solstizio d’estate dell’emisfero australe, il 21 dicembre, e con l’inizio delle festività per l’occasione proclamate presso la Isla del Sol, luogo sacro alla cultura pre-ispanica sul lago Titicaca, dove si raduneranno i rappresentanti dei popoli indigeni.

Il Ministro aveva dichiarato: “Il 21 dicembre 2012, in tutto il territorio della Bolivia, daremo inizio, in concomitanza con il Calendario Maya, alle celebrazioni nazionali per la fine dell’era del capitalismo e l’inizio della Cultura della Vita. Il 21 dicembre 2012 sarà l’inizio della fine dell’egoismo e l’inizio della fine della divisione. In tale occasione verrà applicata la nuova legge in materia sanitaria che segna anche la fine della presenza della Coca Cola, di cui verrà vietata la produzione, la distribuzione e la vendita. E’ anche la data dell’inizio del Mocochinchi (Bevanda tradizionale locale al gusto di pesca e frutti tropicali). Tutto ciò avverrà per amore di Pachamama, la nostra Madre Terra che tutti noi rispettiamo”, aveva poi aggiunto: “I pianeti si allineano dopo 26.000 anni. È la fine del capitalismo e l’inizio del comunitarismo¨.

Evo Morales, presidente della Bolivia, aveva aggiunto: “in data 21 dicembre, rispetteremo la formalità del Calendario Maya dichiarando conclusa per sempre la società capitalista del profitto e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e chiamo quindi a raduno tutte le popolazioni indigene in Sudamerica, i loro discendenti e simpatizzanti, per celebrare in spiaggia nella Isla del Sol la prima “Riunione Mondiale degli Indigeni” per cominciare ad organizzare i progetti relativi a una nuova interpretazione della società e delle relazioni tra persone”.

Foglie di coca

Le esternazioni del Ministro degli Esteri si aggiungono agli attacchi precedentemente sferrati dal congiunto del governo di Evo Morales contro i simboli del capitalismo globale ed in particolare contro la Coca Cola. L’azienda di Atlanta ed il suo prodotto sono vittime di uno speciale accanimento da parte del governo che però pare essere giustificato dai comportamenti tenuti in tema di: diritti sindacali, condizioni di lavoro, processi e ritmi di lavoro insostenibili per i lavoratori e l’ambiente, condizionamenti politici e, non ultima, diffusione di abitudini di alimentazione ormai globalmente ritenute sbagliate. Proprio in Sudamerica il sindacato Sinaltrainal denuncia casi di sequestro, torture, minacce e soprattutto la morte di undici tra lavoratori e leader sindacali per le quali è ritenuta responsabile la Coca Cola Company spalleggiata dagli squadroni della morte paramilitari. Nelle parole di Choquehuanca è velata inoltre l’intenzione di preservare la coltivazione di foglie di coca dallo sfruttamento delle aziende straniere che secondo il governo, smentito però dalle aziende interessate, farebbero sempre più largo consumo di derivati della foglia di coca per i loro prodotti, uno tra tutti appunto la Coca Cola. Nel gennaio del 2008, in occasione del referendum per approvare la nuova costituzione voluta da Morales (passato con larghissima maggioranza e dove la foglia di coca viene definita “patrimonio culturale della Bolivia e fattore di coesione sociale”), il presidente aveva dichiarato che era arrivato il momento di porre fine all’immonda piaga della presenza della criminalità organizzata per contrabbandare la cocaina nel mondo, e che i coltivatori boliviani hanno il diritto di essere legittimi proprietari: delle proprie terre, delle proprie piante e derivati e del proprio lavoro giustamente pagato. Va ricordato che la produzione di foglie di coca, secondo Forbes, rappresenta il 2% del PIL del paese, approssimativamente 270 milioni di dollari, ovvero, il 14% delle vendite agricole.

In seguito al referendum sono state denunciate ed espulse dal paese, circa 1500 società finanziarie (al 55% statunitensi, al 30% italiane e al 15% misto olandesi-belgi) che in realtà si occupavano di gestire gli ingenti profitti derivanti dalla produzione, distribuzione e vendita delle foglie di coca. La gestione delle piantagioni è passata sotto controllo statale che le affida ai contadini locali, ed è stata vietata agli stranieri la coltivazione della foglia di coca.

Durante gli ultimi quattro anni, Evo Morales, avvalendosi di consulenti ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha protestato contro “lo strabordante investimento di multinazionali delle bibite che vengono in Bolivia e si prendono le foglie di coca per fare le loro bibite da vendere soprattutto in Usa e in Europa occidentale, senza però dire al consumatore che stanno bevendo succo di coca”. La Coca Cola, va da sé, ha protestato con vigore, sostenendo che Evo Morales dichiara il falso.

Coca Cola contro Mocochinchi

In passato, il Presidente arrivò a chiedere formalmente alla Coca Cola che dimostrasse “scientificamente” e “oggettivamente” che non c’erano foglie di coca nella bibita e chiese che l’azienda presentasse la ricetta ad un comitato scientifico dell’Onu, i cui nomi dovevano essere selezionati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Coca Cola si rifiutò sostenendo che la ricetta fosse ancora segreta e che la libertà di commercio garantiva loro il diritto di produrre le bibite.

Il contenuto della Coca Cola ha sostanze che pregiudicano la salute e che potrebbero provocare attacchi cardiaci e tumori. Si tratta di una decisione di salute ma anche di cultura”. Da lì il ritorno a bevande e alimenti naturali quali: dal febbraio 2012 la Coca Colla, bevanda annunciata come il soft-drink che diventerà il più venduto in Bolivia, ottenuta dalle foglie di coca e volutamente scura e con etichetta rossa come il prodotto quasi omonimo; la Inka Cola prodotta in Perù con le stesse caratteristiche e già venduta in Sudamerica e in California nonostante le proteste della Coca Cola; e le bevande naturali e indigene come il Mocochinchi a base di pesca e il Willkaparu a base di mais.

Le poco decise smentite da parte dell’azienda arrivate all’indomani delle dichiarazioni di Choquehuanca hanno sottolineato la decontestualizzazione delle parole del ministro da parte dei media e l’amplificazione del messaggio che in definitiva intendeva solo annunciare la direzione che la Bolivia intende prendere verso la sensibilizzazione della popolazione in tema di salute. A tutt’oggi, infatti, non esistono atti ufficiali che avvalorino le affermazioni di due mesi fa che a questo punto appaiono essere state più un atto simbolico e propagandistico piuttosto che una dichiarazione di intenti.

Nonostante questo bisogna sottolineare che se anche fosse stata una decontestualizzazione non si può fare a meno di notare il substrato di repulsione che il paese prova: per lo stile di vita occidentale e globalizzato, e per i modi a dir poco arroganti di insinuarsi nei territori da parte delle multinazionali. Questo e la determinazione di un popolo nel restare attaccato alle proprie origini spiegano i fatti sopra descritti nonché quello di cui è protagonista un’altra multinazionale americana, la McDonald’s, che dopo 14 anni di tentativi per ingraziarsi il gusto degli abitanti delle più grandi città boliviane ha volontariamente deciso di abbandonare il paese a causa dei propri pessimi risultati economici.

McDonald’s chiude i suoi ristoranti in Bolivia

Di fronte a questa disfatta commerciale senza precedenti i creativi e gli addetti al Marketing nonché i vertici dell’azienda hanno affermato “Non siamo riusciti ad imporre il nostro marchio tra le abitudini alimentari del popolo boliviano”, affermazioni che, insieme al documentario fatto per l’occasione “Why did McDonald’s Bolivia go Bankrupt”, hanno come obiettivo primario, secondo alcuni, quello di mascherare il boicottaggio di cui sembra esser stata vittima l’azienda e capace il popolo boliviano, per loro l’Apocalisse annunciata per il 21 dicembre non sarà altro che il passaggio ad una civiltà migliore e ad una nuova epoca dell’oro, per dirla con le parole di David Choquehuanca “ la fine dell’era del capitalismo e l’inizio della Cultura della Vita”.

*Questa pubblicazione fa riferimento e cita alcuni passaggi dell’articolo di Sergio Di Cori Modigliani pubblicato nel suo blog a questo link.

Gli Apocalittici – la serie TV

Gli Apocalittici su national geographic

Serie TV – Gli apocalittici – National Geographic

 

Il giorno 24 Settembre alle ore 20.55 iniziera sul canale del National Geographic la serie televisiva dedicata agli apocalittici. Verranno raccolte testimonianze di persone che si preparano all’avvento dell’apocalisse cercando di sfuggire, aggirare, prepararsi ad ogni tipo di evento. Consigliamo vivamente di seguirla e di tenere come riferimento il nostro blog per le vostre testimonianze utilizzando la nostra Pagina dedicata alle comunicazioni per National Geographic.

Di seguito la trama della serie TV:

L’espressione “apocalisse” o “fine del mondo” nell’immaginario popolare è associata all’idea di un evento talmente catastrofico da comportare la conclusione definitiva della civiltà umana per come la conosciamo. Tuttavia ci sono persone fermamente intenzionate a vendere cara la pelle, e che giorno dopo giorno si stanno preparando con ogni mezzo per resistere a un’eventuale catastrofe di proporzioni escatologiche.

Benvenuti nel mondo degli Apocalittici, gente peraltro comune che ha deciso di organizzarsi per sopravvivere a ogni tipo di evento razionalmente prevedibile e potenzialmente disastroso per l’umanità: che si tratti di terremoto, incidente nucleare, collasso economico, crisi energetica o attentato terroristico.

Spinti da credenze e motivazioni di volta in volta razionali o bizzarre, i cosiddetti “preppers” non esitano davanti a nulla pur di attrezzarsi per fronteggiare qualunque incerto della vita. Ma tutti questi sforzi hanno una reale ragione di essere? E fino a che punto possono offrire una protezione efficace in caso le cose volgano al peggio?

Con l’aiuto dei suoi esperti National Geographic Channel ci accompagna in un appassionante viaggio di esplorazione tra le “roccaforti” degli Apocalittici che metterà a confronto rischi e benefici delle varie strategie adottate.

 

Queste le programmazioni:
Lunedì 24 settembre ore 15.44 – Presentazione
Lunedì 24 settembre ore 20.55 – Armati per la fine del mondo
Lunedì 24 settembre ore 21.55 – I profeti dell’apocalisse
Martedì 25 settembre ore 00.50 – Armati per la fine del mondo

Marco Astorri, è italiano l’inventore della plastica senza petrolio

Plastica senza petrolio. Plastica biodegradabile al 100% che lascia zero residui. Plastica che non inquina.

Sembrano solo slogan di un traguardo da sogno, eppure Marco Astorri ce l’ha fatta. La plastica senza petrolio, biodegradabile al 100% che non inquina esiste e l’ha inventata lui, per puro caso:

httpv://www.youtube.com/watch?v=91vFNsZTtGk

La materia prima per questo biopolimero miracoloso che sostituirà molte delle plastiche tradizionali più diffuse è il melasso, ossia lo scarto della produzione dello zucchero. Poi entra in scena il PHA, una molecola descritta dal biologo francese Maurice Lemoigne nel 1926, che si ricavaverebbe  facendo ingrassare alcuni batteri. E’ da qui che verrà fuori la plastica.

Un’invenzione che ha del rivoluzionario e che, usando un’immagine che torna spesso su Apocalittici.it, può spuntare un’altra freccia nella faretra dell’Apocalisse.