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Non è Nibiru, ma CFBDSIR2149 gli somiglia.

Si chiama CFBDSIR2149 e forse è il corpo celeste che più fa pensare al fantomatico pianeta Nibiru. Stiamo parlando di un pianeta in libera fluttuazione, ossia di un pianeta che vaga per lo spazio senza una stella intorno alla quale orbitare, individuato da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Universita’ di Montreal.

Rappresentazione artistica di CFBDSIR2149

CFBDSIR2149 è un “pianeta vagabondo” che ha una massa approssimativamente compresa tra 4 e 7 volte quella di Giove e una temperatura di circa 400 gradi centigradi. Non avendo descrizioni così dettagliate del mitico Nibiru non è possibile affermare se esiste o meno una somiglianza tra i due pianeti. Una cosa è certa che stiamo parlando di due corpi celesti differenti visto che CFBDSIR2149 dista 100 anniluce dalla Terra, mentre Nibiru, anche se ancora non l’ha mai visto nessuno, secondo i  fuffologi…emh, volevo dire i meglio informati si starebbe aggirando proprio adesso nel nostro sitema solare (scusate, ma ho appena letto Escansibus).

 

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2012 fine del mondo? No, fine della Lancia.

Premesso che qui su Apocalittici.it consigliamo sempre l’acquisto di una bicicletta resta sempre il fatto che la realtà è un mondo dove il mezzo di locomozione preferito dagli esseri umani è l’automobile. Dalla “carozza” che si muoveva da sola “senza cavalli” di strada ne è stata fatta. L’automobile ha attraversato i decenni del secolo scorso rinnovandosi e reinventadosi di anno in anno, e deve continuare a farlo all’insegna dell’ecosostenibilità nei decenni che rappresentano l’alba di questo nuovo millennio. In questo articolo, però,  voglio mettere da parte, non senza fatica, tutte le mie velleità ambientaliste, per tornare a guardare questo “oggetto” con gli occhi di quando ero bambino…

Lancia Delta HF Integrale 16v guidata da Miki Biasion

Sono stato bambino negli anni in cui Miki Biason vinceva tutto, ma la vera protagoniste delle gare non era il pilota. Era lei. La Lancia Delta HF Integrale.

In quegli anni mia madre, cattolica praticante, ogni domenica mi portava con lei a messa e io ero forse l’unico bambino contento di andarci. La chiesa era quella di un piccolo paese con la sua piazza e i suoi due bar dove le musiche di un flipper e un vedeogame facevano da sottofondo musicale al chiacchiericcio rumoroso del tressette, della passatella, e della morra.

A messa finita tutti i miei amici scappavano dalle madri per cambiare cinquecentolire di carta in sonanti centolire da investire in tre cannoncini al gioco del momento. Io preferivo il flipper, ma non correvo nel bar. Avevo altro da fare.

Parcheggiata in piazza dava bella e fiera mostra di sé una Lancia Delta HF integrale. E io non vedevo l’ora di attaccare il muso al suo finestrino per “guardarla dentro”. I sedili, il quadro, il cambio, tutto dentro quel sogno faceva vibrare le mie fantasie da pilota di rally. Non ho mai conosciuto il proprietario e per me era come se non lo avesse. Era come se ogni domenica la “mia” Lancia indossasse il suo vestito bianco per me. Per il nostro appuntamento. Ed era sempre puntuale.

Non era difficile per un bambino immaginare che una “macchina” potesse avere un cuore quando uno degli appuntamenti più attesi della televisione erano le repliche del disneyano  Herbie, il maggiolino tutto matto. E guarda caso nell’episodio dal titolo Herbie al rally di Montecarlo di chi va ad innamorarsi il magico maggiolino, tra Porsche, Ferrari e bolidi “femminili” varie? Di una Lancia. Non poteva essere altrimenti. Una splendida Lancia Beta Montecarlo.

httpv://www.youtube.com/watch?v=Co4waygzQLg

A questo punto è facile immaginare lo schiaffo dato a quel bambino affacciato al finestrino da queste parole:

Alfa e Maserati hanno grandi potenzialita. Lancia, dobbiamo essere onesti, ha un appeal limitato… Non ci si può illudere di ricreare la storica immagine della Lancia

Parole pronunciate da Sergio Marchionne, certamente estrapolate da un contesto la cui lettura integrale non varia minimamente il loro significato.

Non ci si può illudere di ricreare la storica immagine della Lancia soprattutto quando ci si è spesi con così costante dedidozione e abnegazione per distruggerla. Nessun marchio sarebbe sopravvissuto dopo i micidiali ganci al mento assestati dalla realizzazione della “Nuova Ypsilon” e della “Nuova Thema”.

Vincenzo Lancia inorridirebbe nel vedere il suo cognome, il suo marchio impresso su vetture del genere, distanti anni luce dalla filosofia che hanno fatto grande agli occhi del mondo la sua idea.

 

Nel mondo di Sergio Marchionne l’ “Idea” è una macchina da lasciare invenduta nei concessionari, Firenze è una povera piccola città, e Lancia  è un marchio senza appeal e chi sostiene il cotrario è un anti-italiano…

Il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi sulla Lancia Flaminia

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla Lancia Flaminia

 

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La libertà di internet corre un pericolo apocalittico

Senza che troppi di noi ne siano abbastanza informati, è in corso una partita molto importante per il futuro della rete.

Oggi attraverso questo blog vogliamo esprimere una nostra profonda

Vint Cerf, Chief Evangelist di Google.

preoccupazione e, perché no, coinvolgervi nel dibattito che riguarda un tema caro a tutti noi.

Date le sconfinate possibilità che ci offre la rete, oggi potremmo infatti pensare di avere ancora davanti a noi un futuro fatto di opportunità e di accesso illimitato alla conoscenza o alle “conoscenze” possibili.

E invece uno spettro si aggira nel mondo digitale, ed è lo spettro della revisione delle regole di interconnessione tra operatori chiesta a gran voce da alcune compagnie telefoniche europee capeggiate da Telecom Italia.

Il problema è complesso da spiegare ma noi proveremo a farlo. In sostanza, c’è il rischio che in tema di gestione e differenziazione del traffico, i grandi fornitori di connettività decidano di tracciare i contenuti del web, con la motivazione “ufficiale” è  che così si potranno arginare problemi di picco del traffico e di congestione.

Ammesso che si verifichino problemi di congestione, questo significa che l’utente finale “vedrà” meglio quello che decideranno di fargli vedere meglio. Ci saranno quindi dei contenuti che verranno diffusi con una peggiore qualità. A netto svantaggio anche dei provider.

Invece di risolvere il problema – se di problema si tratta – di congestione ridimensionando correttamente la capacità del network (cosa che sarebbe anche più economica), si progetta di far subentrare nella Internet Governance attori terzi che strizzano l’occhio alle lobby.

Facendo così morire il concetto stesso di Internet. Che dovrebbe coincidere con libertà. Che non dovrebbe prevedere alcuna leadership o lobby al comando.

La nostra stessa preoccupazione è stata espressa con un comunicato dal Chief evangelist di Google, Vint Cerf: “La mia maggiore preoccupazione, e spero anche la vostra, è collegata all’introduzione di accordi governativi multilaterali, che sostengono di essere responsabili sia per gli standard che per la operatività della rete.

Mentre la leadership dell’ITU ripete continuamente che non c’è alcun interesse per il “controllo” di Internet, il testo delle proposte che vengono da diversi stati membri dell’ ITU indica una direzione diversa.”

Noi riteniamo questo scenario davvero inquietante. Su Facebook, che oggi con questo sistema forse non sarebbe mai nato, si direbbe: condividi.

Ecco, noi vi invitiamo a condividere il nostro articolo. E, se vorrete, il nostro già evidente dissenso a quanto potrebbe accadere.


 
Fonte: blog.seeweb.it – Clicca QUI per poter usufruire degli approfondimenti messi a disposizione nel sito

 

Grazie Felix

Fino ad ora non lo ha fatto nessuno lo faccio io. Sinceramente mi aspettavo quanto meno l’attenzione degli admin verso un’impresa che ha dell’apocalittico. Un uomo che in caduta libera sfonda il muro del suono equivale ad oltrepassare una delle tante colonne d’ercole della nostra era.

Ogni limite oltrepassato offre allo sguardo nuovi orizzonti da raggiungere, e da oltrepassare.

httpv://www.youtube.com/watch?v=FHtvDA0W34I&feature=g-logo-xit

 

Grazie Felix.

Petrol from air, it’s possible.

Una piccola azienda britannica ha prodotto il primo “petrol from air” con una tecnologia rivoluzionaria che promette di risolvere la crisi energetica e contribuire a frenare il riscaldamento globale, eliminando l’anidride carbonica dall’atmosfera.

L’Air Fuel Synthesis di Stockton-on-Tees ha prodotto cinque litri di benzina dal mese di agosto, da quando ha messo in funzione  una piccola raffineria che produce benzina ricavandola da anidride carbonica e vapore acqueo.

L’azienda spera che entro due anni sarà possibile costruire un impianto più grnande  in grado di produrre  su scala commerciale una tonnellata di benzina al giorno. E’ prevista, inoltre,  la produzione di carburante verde destinato all’aeronautica per diminuire l’impatto ambientale dei viaggi aerei.

Tim Fox, responsabile “energia e ambiente” presso l’ Institution of Mechanical Engineers di Londra, ha dichiarato: “Sembra troppo bello per essere vero, ma è vero“.

Il processo è ancora nelle prime fasi di sviluppo e necessita di prendere elettricità dalla rete nazionale, ma la società ritiene che alla fine sarà possibile utilizzare energia da fonti rinnovabili, come impianti eolici o sbarramenti di marea.

Abbiamo preso l’anidride carbonica dall’aria e idrogeno dall’acqua e trasformato questi elementi in benzina“, ha detto Peter Harrison, amministratore delegato della società, che ha rivelato la svolta in una conferenza presso la Institution of Mechanical Engineers di Londra.

Non c’è nessun altro che lo fa in questo paese o addirittura all’estero, per quanto ne sappiamo. Sembra e puzza di benzina, ma si tratta di  un prodotto molto più pulito e più chiaro rispetto alla benzina derivata dal petrolio fossile“, ha detto Harrison a The Independent.

Non abbiamo nessuno degli additivi che si trovano nella benzina convenzionale, ma il nostro carburante può essere utilizzato nei motori attuali“, ha detto continuato Harrison, “Significa che la gente potrebbe andare a un distributore e mettere il nostro prodotto nella loro auto, senza dover installare batterie, o adattare il veicolo per le celle a combustibile o per montarci un serbatoio per l’idrogeno. Ciò significa che può essere utilizzata  per il trasporto l’infrastruttura esistente“.

Catturare l’anidride carbonica dall’aria, e così rimuovere efficacemente il principale  gas serra  derivante dalla combustione di combustibili fossili come il petrolio e il carbone, è stato il Santo Graal dell’emergente economia verde.

Che sia stato trovato?

La Terra ha un pianeta gemello, ma è troppo caldo.

PROXIMA Centauri è la stella più vicina a noi. Alla velocità della luce, un’astronave impiegherebbe poco più di quattro anni per raggiungerla. Una volta giunti a destinazione, cosa troverebbero i passeggeri di questa ipotetica nave spaziale? Viaggiando nei pressi di Proxima, i nostri esploratori vedrebbero una debolissima nana rossa grande circa un decimo del Sole. Una piccola delusione, forse. Ma guardando più in là, ecco spuntare una coppia di stelle brillanti molto simili al nostro Sole. Sono Alfa Centauri, una delle stelle più brillanti del cielo australe, e la sua compagna Alfa Centauri B

Per raggiungere queste stelle l’astronave dovrebbe viaggiare almeno altri due mesi, ma la ricompensa per questo lungo viaggio sarebbe grandiosa. Guardando attentamente Alfa Centauri B, magari con l’aiuto di speciali filtri, gli astronauti vedrebbero un piccolo puntino luminoso vicinissimo alla stella. A soli sei milioni di chilometri dalla stella, un piccolo pianeta che compie un’orbita in soli tre giorni. Un’orbita così stretta da rendere il pianeta incandescente e probabilmente inospitale. E’ un’avventura fantascientifica che sembra pura fantasia, a parte un dettaglio. Quel pianeta esiste davvero, ed è molto simile alla Terra.

Un pianeta dietro casa. “Questo è il primo pianeta con una massa simile alla Terra mai trovato intorno ad una stella come il Sole. La sua orbita è molto vicina alla stella e deve essere troppo caldo per la vita come noi la conosciamo”. Non è il capitano Kirk di Star Trek a dire queste parole, ma Stéphane Udry, uno degli scopritori del nuovo pianeta intorno a Alfa Centauri B. Un team di ricercatori europei coordinato da Xavier Dumusque dell’Osservatorio di Ginevra, ha infatti sfruttato gli strumenti dell’Osservatorio Australe Europeo (ESO) per compiere questa straordinaria scoperta. Analizzando con una tecnica estremamente precisa oltre quattro anni di osservazioni, gli scienziati hanno svelato la presenza di un pianeta molto simile alla Terra intorno alla compagna di Alfa Centauri. Oltre ad essere il più vicino a noi, questo pianeta è il  più leggero mai scopeto intorno ad una stella di tipo solare. La ricerca, pubblicata su Nature 2, è quindi un passo molto importante verso la scoperta del primo  gemello estrasolare della Terra

Pianeti, pianeti, pianeti. La ricerca di pianeti extrasolari è uno dei settori più vivi dell’astronomia moderna. Attualmente si conoscono 843 pianeti intorno ad altre stelle, ed il numero continua a crescere. Secondo recenti studi teorici si ritiene infatti che nella Galassia vi sia un numero di pianeti paragonabile a quello delle stelle. Gran parte di questi pianeti siano giganti gassosi simili a Giove, ma esiste una buona percentuale di pianeti rocciosi con dimensioni e massa paragonabili a quelle della Terra. Il merito di queste scoperte va sicuramente allo sviluppo di strumenti e tecniche estremamente sensibili, che oggi possono rivelare pianeti anche molto piccoli.

La tecnica utilizzata per scoprire il nuovo pianeta intorno ad Alfa Centauri B sfrutta le perturbazioni gravitazionali fra la stella ed il pianeta. Pur essendo molto piccolo rispetto ad Alfa Centauri B, il pianeta esercita un’attrazione gravitazionale sulla stella, modificandone leggermente il moto nello spazio. Il risultato è un’oscillazione appena percettibile della stella. Gli astronomi hanno infatti stimato che il pianeta fa muovere la stella con una velocità di meno di 2 chilometri all’ora, pari a quella di un bambino che gattona. Un movimento estremamente piccolo, che gli scienziati sono riusciti a mettere in evidenza grazie all’High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher 3(HARPS), uno spettrografo installato al telescopio da 3,6 metri di apertura all’Osservatorio ESO di La Silla in Cile. Questa tecnica è molto precisa ed è la stessa utilizzata dal team per scoprire il primo pianeta extrasolare nel 1995.

Esiste anche un’altra tecnica per rivelare questi pianeti, basata sull’osservazione dei transiti planetari. Quando un pianeta transita di fronte alla stella principale, ne provoca infatti un temporaneo calo di brillantezza, da cui è possibile stimare le caratteristiche del pianeta e della sua orbita. Questa tecnica è utilizzata ad esempio dal telescopio spaziale “Kepler” della NASA, che finora ha individuato oltre 2300 potenziali candidati di pianeti extrasolari.

Gemelli del Sole. Per scoprire questo piccolo pianeta, i ricercatori hanno analizzato circa quattro anni di osservazioni di Alfa Centauri e della sua compagna. Queste due stelle sono infatti particolarmente interessanti perché assomigliano molto al Sole e quindi potrebbero ospitare un sistema planetario molto simile al nostro. Alfa Centauri, facilmente visibile dall’emisfero australe nella costellazione del Centauro, è di poco più grande e luminosa del Sole. La sua compagna, Alfa Centauri B, è anch’essa di tipo solare, pur essendo leggermente più fredda e con una massa pari al 93% della nostra stella. Le due stelle orbitano intorno al comune centro di massa e raggiungono una distanza minima pari a quasi dieci Unità Astronomiche, ovvero la distanza media fra Saturno ed il Sole. Il sistema di Alfa Centauri contiene anche un terzo membro, meglio noto come Proxima Centauri, che dista 0,2 anni luce dalle altre due stelle. Ad una distanza così grande, è difficile stimare con cura l’orbita di Proxima rispetto ad Alfa Centauri A e B, ma gli astronomi stimano che essa ruoti intorno alle altre due stelle con un periodo di oltre 500 mila anni e che attualmente la sua orbita l’abbia portata ad essere la stella più vicina a noi.

Un pianeta ostile. I dati di HARPS hanno permesso di fornire una prima descrizione del pianeta, la cui massa è di solo il 10% superiore a quella della Terra. Si tratta cioè del pianeta più leggero mai scoperto intorno ad una stella di tipo solare. Le analisi hanno permesso di stimare che il pianeta ruota a circa 6 milioni di chilometri di distanza da Alfa Centauri B, circa un decimo della distanza di Mercurio dal Sole. Ciò significa che questo pianeta deve essere caldissimo ed è quindi estremamente improbabile che possa ospitare la vita. Sebbene il pianeta non sia quindi nella cosiddetta fascia di abitabilità, gli scienziati sono fiduciosi. “potrebbe essere un pianeta in un sistema di molti” aggiunge Udry, “Gli altri risultati che abbiamo ottenuto con HARPS così come le nuove scoperte di Kepler mostrano chiaramente che la maggioranza dei pianeti di piccola massa si trova in questi sistemi”.
Quel sistema stellare potrebbe quindi ospitare altri pianeti simili alla Terra, e con un po’ di fortuna anche nella zona di abitabilità. Avremmo così finalmente scoperto un gemello della Terra vicinissimo a noi. Raggiungerlo potrebbe essere ancora molto difficile, visto che con la tecnologia attuale un razzo impiegherebbe circa 28 mila anni per raggiungere Alfa Centauri. Ma potremmo comunque provare a “bussare” inviando segnali radio, sperando di ricevere risposta. Un’altra avventura da fantascienza, ma che in un futuro non troppo lontano potrebbe diventare realtà.

 

Fonte: articolo firmato da Massimiliano Razzano e pubblicato su Repubblica.it – Clicca QUI per accedere alla pagina del sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

 

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Benzina e gasolio, crollo dei consumi a settembre.

Il mese di settembre ha fatto registrare un vero e proprio crollo nei consumi di benzina e gasolio per autotrazione. Secondo l’analisi del Centro studi Promotor Gl Events, la benzina ha fatto segnare una contrazione del 18,2%, mentre per il gasolio la diminuzione è stata del 15,1%. Per gli esperti di Promotor “si tratta di una caduta assolutamente eccezionale, se si considera che è con benzina e gasolio che si realizza la stragrande maggioranza dei trasporti di persone e dei trasporti di merci“.

L’analisi si sofferma poi sulle possibili cause di questa forte contrazione: “Il calo è legato essenzialmente a due fattori. Il primo è la frenata dell’economia reale dovuta alle politiche adottate per far fronte alla crisi dell’Euro. Il secondo fattore è invece costituito dai livelli estremamente elevati dei prezzi dei carburanti per autotrazione in Italia che è sempre il più alto d’Europa, con uno scarto rispetto alla media di 27,4 centesimi di cui ben  23,6 dovuti a un maggior carico fiscale, mentre per il gasolio l’Italia occupa il secondo posto in Europa con uno scarto rispetto alla media di 27,4 centesimi di cui 24,3 dovuti al maggior carico fiscale“.

Lo studio di Promotor prosegue poi nel dettaglio esaminando anche i dati disponibili dall’inizio del 2012: “I pessimi risultati di settembre influiscono anche sul consuntivo dei primi nove mesi dell’anno. I consumi complessivi di benzina e gasolio sono, infatti, calati del 10,1%. Dato tuttavia che il prezzo medio ponderato rispettoallo stesso periodo del 2011 è aumentato del 16,6% per la benzina e del 20,2% per il gasolio, la spesa complessiva cresce del 7% e si attesta a quota 50,8 miliardi. Di questa imponente cifra 27,5 miliardi vanno al Fisco e 23,4 miliardi vanno all’industria e alla distribuzione (componente industriale). Occorre però segnalare che la quota del Fisco cresce del 15,9%, mentre quella che va ai produttori e consumatori cala dell’1,8%. E’ dunque essenzialmente l’Erario a trarre vantaggio dalla drammatica situazione del mercato  dei carburanti per autotrazione“.

Oltre ai motivi esposti nell’analisi del Centro studi Promotor, seppure in minima parte, il calo dei consumi di settembre è dovuto anche alla conclusione di iniziative promozionali e sconti vari come la campagna “Riparti con Eni” che solo nell’ultimo weekend che è stata in vigore ha visto l’erogazione dai suoi distributori di oltre cento milioni di litri. Nei dodici weekend di durata dell’iniziativa sono stati effettuati oltre 50 milioni di rifornimenti per un volume totale erogato superiore a un miliardo di litri. (m. r.)

 

Fonte: Repubblica Motori (Repubblica.it)

Apocalisse Maya, una realtà per i concessionari di automobili.

Arriva la le Legge di stabilità per l’anno 2013 e l’aumento dell’Iva (che salirà di un punto dal luglio 2013: quella al 10 va all’11% e quella al 21 al 22%) fa infuriare i concessionari di auto italiani.

I 5 miliardi di minori imposte dovute al taglio Irpef vengono di fatto annullati dall’incremento dell’Iva. Siamo allibiti“, commenta a caldo Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di auto, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus di tutti i marchi commercializzati in Italia. “La nostra è un’economia basata sui consumi e la politica fiscale del Governo Monti ha colpito e colpisce i consumi, producendo la moria di centinaia di migliaia di imprese, negozi, alberghi, artigiani, e chi più ne ha più ne metta. Basta vedere come hanno demolito i beni di lusso e la nautica. Anche criminalizzando chi possiede un certo tipo di beni, a prescindere se frutto di proventi leciti e meritati. Tutto questo produce disoccupati a ciclo continuo. L’Iva su un telefonino incide pochi euro, su un autoveicolo pesa in media 220 euro per ogni punto. Con questa coltellata alle spalle un cliente pagherà quindi l’auto 440 euro in più rispetto all’era pre-Monti. E infatti il mercato auto ha perso il 40% circa dal 2007 a oggi. E le nostre aziende stanno morendo con 220.000 posti di lavoro a rischio. Quest’anno si venderanno meno di 1.000.000 di auto ai privati. Un dato che per la filiera dell’automotive italiana fa impallidire la profezia dei Maya“.

Federauto ritiene che il taglio dell’Irpef, collegato all’aumento dell’Iva, sia solo fumo negli occhi per i cittadini, che però non si fanno più abbindolare. E’ chiaro che il Paese cadrà ancora più in recessione.

Noi non siamo contro il professor Monti – Conclude Pavan Bernacchi – ma contro la sua politica. Possibile che non si renda conto di come sta distruggendo l’economia reale? Quando chiude un’azienda o delocalizza, non è che girando un interruttore riapre. Ci vogliono anni e devono essere ricreate le giuste condizioni. A questo si aggiunga la beffa del provvedimento che partirà a gennaio 2013 sull’auto elettrica, promosso dall’onorevole Ghiglia e altri, che tutta la filiera non vuole. Proponiamo ancora di bloccarlo e destinare quei milioni di euro ai terremotati o ad abbassare le accise sui carburanti. Sono soldi pubblici buttati e noi che ne beneficeremmo non li vogliamo. Quando troveremo interlocutori che sono disposti a ragionare senza preconcetti per ridisegnare la mobilità del futuro?“.

 

Fonte: Repubblica Motori (Repubblica.it)

Cerchi nel grano, a Poirino svelato il segreto.

I cerchi nel grano, o circle crops,  da tempo appassionano ed entusiasmano ufologi, apocalittici, sensitivi, e sedicenti esperti di varia natura  i quali fanno a gara nell’esibire l’interpretazione più arguta dei complicati e spettacolari pittogrammi che tanta farina tolgono ai mulini. Il 19 giugno 2011 Poirino, un ridente paesino in provincia di Torino, è salito agli onori della cronaca per un incredibile quanto misterioso cerchio nel grano che la maggioranza dei suddetti personaggi hanno immediatamente stabilito essere opera di tale EA/ENKI, abitante del pianeta Nibiru. Non sono mancati collegamenti alla Profezia dei Maya e, ovviamente, al 21 dicembre 2012, alla Fine del Mondo e all’Apocalisse. Ma il segreto che nasconde il cerchio nel grano di Poirino è davvero “apocalittico“, nel senso di incredibilmente “rivelatorio“…

 

Francesco Grassi, ingegnere elettronico e sperimentatore del CICAP, ha rivelato al XII Convegno Nazionale del Comitato che si è chiuso ieri a Volterra, di avere realizzato il famoso cerchio nel grano di Poirino 2011, conosciuto in tutto il mondo come il cerchio di Enki Ea, perché si credeva contenesse un messaggio lasciato dall’extraterrestre il cui nome è legato anche alla profezia della fine del mondo nel 2012. Nella notte fra il 18 e il 19 giugno 2011 Grassi, insieme ad altri sei ricercatori del CICAP, ha creato questa formazione con lo scopo di studiare le reazioni degli appassionati di cerchi nel grano ad una serie di indizi, in parte voluti, in parte casuali, presenti nel disegno.

L’esperimento è pienamente riuscito, infatti nessuno si è interrogato sull’origine del cerchio. In compenso in tutto il mondo sono fiorite le interpretazioni sui presunti messaggi che sarebbero contenuti nella formazione. Qualcuno ha suggerito dei collegamenti con il surriscaldamento globale, altri hanno collegato il numero dei ciuffi di vegetazione non abbattuti con le coordinate geografiche di una località somala afflitta dal problema della siccità. Qualcuno ha persino visto nel disegno una rappresentazione simbolica delle costellazioni. “Credo che questo esperimento dimostri bene il processo di costruzione della credenza circa l’origine non umana dei cerchi nel grano. Da questo punto di vista, l’esperimento continua” ha detto Grassi concludendo il suo intervento e invitando tutti a confrontare le interpretazioni passate e future del cerchio di Poirino 2011.

Tutti i dettagli sulla vicenda sono raccontati da Francesco Grassi nel libro Cerchi nel grano: Tracce d’intelligenza (STES Editore) in imminente uscita. Il sito dell’autore è www.francescograssi.com.

(fonte: CICAP)

 

Insomma, con buona pace di EA/ENKI, il cerchio nel grano di Poirino altro non è che un esperimento del CICAP, e più precisamente di Francesco Grassi. La sua realizzazione è servita a confezionare una gradita sorpresa per il  XII convegno nazionale del comitato, ed è stata ampiamente documentata nel libro “Cerchi nel grano: tracce di intelligenza“, scritto da Francesco Grassi e presto disponibile nelle librerie.

Seguendo il suggerimento dell’ing. Grassi la rivelazione risulta ancora più divertente se riletta alla luce di quanto ufologi, apocalittici, sensitivi, e sedicenti esperti di varia natura hanno affermato sul cerchio di Poirino, sulla loro origine e sui messaggi che contengono. A tal proposito ho selezionato tre video ed ho eseguito un’operazione semplicissima. Ho trascritto integralmente i messaggi contenuti nel video che, spogliati delle immagini e delle musiche vagamente suggestive, sono apparsi per quello che sono: un accozzaglia di frasi che, invece di colmare lacune di conoscenza, rivelano soltanto tragiche lacune di grammatica.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=n_SE7Tozq4o&feature=related

Questo video presenta semplicemente il cerchio.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=nrpPQOby_6E&feature=related

Questo video risulta essere ben più interessante del primo, poichè è attraverso di esso che “Ninki 777” ci spiega come sono andate le cose nel seguente modo:

Circa 5000 anni fa uomini molto simili a noi scesero sulla Terra… arrivarono da un pianeta enorme molto distante dalla Terra… NIBIRU. Uno di loro EA/ENKI decise di creare l’attuale razza umana: avevano bisogno di aiuto… grazie a lui sorsero le prime civiltà… e grazie a lui Noè e parte dell’umanità si salvò dal Diluvio Universale ma loro avevano una longevità eccezionale: potevano vivere migliaia di anni questo perchè il loro pianeta ha un orbita di 3600 anni. Quindi un loro anno equivale a 3600 dei nostri. Sono forse loro che vogliono comunicare con noi attraverso i cerchi nel grano? E’ possibile visto che appare il nome di EA/ENKI. Il cerchio di Porino (TO) del 20 luglio 2011 sembra voler indicare non solo il nome di EA/ENKIma anche alcune costellazioni. 23 cerchi intorno alle punte e 27 all’interno. Vuole forse indicare i 23° e 27′ dell’asse terrestre?

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=HXx-WaQLk14&feature=related

L’autore del terzo e ultimo video non lascia spazio a dubbi (del resto ha le sue fonti) e per rivelare la sua “sconcertante” verità  si serve di una sintassi “tendenzialmente” più attenta e di un lessico “tendenzialmente”più tecnico (in entrambi i casi “tendenzialemte” sta per “il ragazzo si è applicato ma…).

A Poirino a pochi chilometri da Torino è comparso uno spettacolare cerchio nel grano, un eptagramma di circa 40 metri. Un episodio avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 giugno, in corrispondenza con l’inizio del soslstizio d’estate. Un fenomeno simile si era registrato l’anno scorso e aveva suscitato molto clamore per la bellezza dell’opera. A prima vista il cerchio sembra ancora migliore di quello del 2010, che era riuscito a competere per bellezza con i crops inglesi più elaborati. Secondo i miei contatti, i Fratelli del Cosmo hanno voluto indicare la rosa dei ventia 7 punte indicando che tutto ciò che è legato al clima sta mutando e la bussola magnetica del pianeta si è ormai direzionata verso un altro polo. Se guardate bene in effetti il pittogramma centrale assomiglia alla famosa rosa dei ventiche di norma parte da una serie di raggi a 4 punte per indicare i principali venti direzionali. Vi sono anche rose dei venti a 8 punte, ma occorre considerare che questa rosa dei venti realizzata dai Fratelli ne ha sette. E’ forse probabile che avendo sette punte questo pittogramma che senza ombra di dubbio parla dei nostri venti sia stato realizzato dai nostri Fratelli delle Pleiadi? Probabilmente sì, ma questa è solo una mia interpretazione secondo ciò che io conosco con ciò non vorrei influenzare le altre ipotesi di altricommenti su altri siti ma per me non vi è ombra di dubbio. Il pittogramma indica una rosa dei venti di origine pleiadiana“.

Amir di Maya

 

Che dire… caro Amir di Maya, forse è il caso di cambiare contatti.

 

Quanto avete letto e visto è sufficiente ad evitarmi una noiosa coclusione  per questo lungo discorso sui cerchi nel grano lasciando spazio ai doverosi complimenti all’ing.  Francesco Grassi per la sua divertente e interessante iniziativa.

 

E-CAT, il boiler di Sergio Focardi e la Fusione Fredda. Scetticismo della Scienza e interesse del Mercato.

Quando il fisico Sergio Focardi e l’imprenditore Andrea Rossi diciotto mesi fa hanno presentato il loro “energy catalizer” (E-Cat), sapevano di far resuscitare un termine quasi dimenticato, diventato un tabù nella comunità scientifica: “Fusione Fredda”.

L’E-CAT – L’E-Cat è una sorta di “boiler”: scalda acqua producendo vapore, cioèE-CAT, energy catalizer energia termica. Ma nessuna reazione chimica potrebbe giustificare tutta l’energia prodotta da questo marchingegno. La spiegazione, secondo Rossi e Focardi, è una sola: il reattore innesca una reazione ancora sconosciuta tra atomi di Nichel e Idrogeno detta Lenr, Low Energy Nuclear Reaction. Energia nucleare dunque, ma non radioattiva, poiché non c’è uso di materiale fissile né produzione di scorie…

LO SCETTICISMO – L’E-Cat non viene preso in considerazione dagli alti livelli scientifici, molto scettici nei confronti della “Fusione Fredda”, anche perché Rossi si rifiuta di svelare come funziona il suo reattore: «Non voglio far la fine di Meucci» – spiega lui – ma c’è chi lo accusa apertamente di essere un “venditore di fumo”. Tuttavia in questi mesi ha continuato a far parlare di sé annunciando nuovi clamorosi sviluppi, come “L’Hot Cat”, una centrale termo-elettrica ad alta temperatura che una volta accesa fornirebbe energia praticamente illimitata. Il suo terreno di gioco infatti non è l’ambito accademico-scientifico, ma il mercato. Detiene un brevetto italiano ed ha presentato domanda per quello internazionale: vuole produrre energia con i suoi E-Cat e, soprattutto, vuole essere il primo a venderli.

IL MERCATO – Ma vendere a privati cittadini una tecnologia sconosciuta di tipo “nucleare” si è rivelato assai difficile: troppi dubbi sul reale funzionamento e troppi problemi con le norme di sicurezza. Allora ha cambiato strategia puntando sugli impianti industriali che per legge devono essere gestiti da personale specializzato. La centrale termica da 1 Megawatt a bassa temperatura che Rossi dice di aver già venduto in ambito militare ha recentemente ottenuto la certificazione di sicurezza volontaria (valida per il prototipo) da parte della società svizzera Sgs. D’ora in poi sarà più facile produrla anche per l’industria civile.
Ecco dunque il paradosso: un’invenzione che si basa su teorie scientifiche ancora sconosciute, utilizzando principi negati dalla scienza ufficiale è però acquistabile sul mercato. Il costo? Circa un milione di euro, che passando alla produzione industriale, secondo Rossi, dovrebbe abbassarsi attorno ai 100.000 euro.

L’utopia dei precursori Fleischmann e Pons è sul punto di realizzarsi? Impossibile affermarlo con certezza. Era considerata la più grande bufala scientifica degli ultimi vent’anni, ma è un fatto che i test su nuove forme di energia che hanno origine dagli studi dei due elettrochimici americani hanno ripreso un impetuoso vigore.
Se si stia preparando una rivoluzione però è ancora presto per dirlo.

 

Fonte: articolo firmato da Paolo Soglia pubblicato sul Corriere.itClicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

Marco Crotta, prepper italiano, risponde ad Aldo Grasso

Segue la lettera aperta con cui Marco Crotta, prepper italiano responsabile del sito www.prepper.it, risponde al commento sulla serie televisiva “Gli Apocalittici” di National Geographic che  Aldo Grasso, noto giornalista e critico televisivo, ha pubblicato sul Corriere (e che ho riportato all’attenzione di Apocalittici.it).

 

Gentilissimo Aldo Grasso

 Le scrivo in merito al suo ultimo articolo apparso oggi sulle pagine del Corriere della Sera / Spettacoli “Gli apocalittici: pazzi che divertono“.

Mi scuso se mi presento con una lettera aperta, ma non ho trovato modo di risponderle sulle pagine del sito del Corriere, non essendo prevista una funzione di feedback o commento, cosa a cui la rete, grazie al cielo, ci ha ormai abituato…

 Sono Marco Crotta, responsabile del sito www.prepper.it, e credo di aver sdoganato la “sub-cultura” del prepping in Italia. Non più tardi di martedì 25/9 lo stesso Corriere, nella cronaca di Milano, mi aveva concesso un piccolo spazio sullo stesso tema. Spero ora vorrà concedermi un umile ma, a mio avviso, legittimo diritto di replica.

Devo dire che non sono in disaccordo con lei, anzi. Ho più volte cercato di prendere le distanze con atteggiamenti esagerati come quelli presentati nella serie americana del National Geographic. Devo dire che è stato più difficile del previsto perché i suoi colleghi, che mi hanno intervistato e filmato, hanno più volte cercato di farmi dire e farmi fare appunto cose “da pazzi”: maschere anti gas, calarsi con le funi dai palazzi e via dicendo. E’ stato mio lo sforzo di riportare gli argomenti sul piano reale eliminando frottole tanto sensazionali quanto vendibili.

Siamo italiani, abbiamo cultura e storia, e non siamo portati per quel tipo di esagerazioni. Laddove gli americani temono per il loro futuro a causa delle antiche profezie o di improbabili cataclismi di ogni genere, gli Italiani vedono il loro futuro minacciato dalla situazione economica, politica ed ecologica. Se gli americani hanno paura della fine del mondo, molti Italiani hanno paura della fine del mese. E dove i sostenitori del secondo emendamento cercano di assicurare la loro sopravvivenza con armi e munizioni, noi che nel DNA abbiamo l’arte dell’arrangiarsi pensiamo ad imparare nuovi mestieri, a studiare nuovi metodi per risparmiare e per provvedere alle necessità delle nostre famiglie.

Insomma, se le sue considerazioni si limitano a quanto rappresentato in TV per la serie d’oltre oceano, sono d’accordo con Lei, ma la prego di non voler banalizzare e generalizzare, nè di tirare in mezzo i prepper italiani.

Giustamente Lei è (anche) un critico televisivo, e deve considerare il fenomeno così come viene messo in onda. Ma se ci fermiamo un momento e cerchiamo di andare un po’ più in profondità, credo ci si spegnerà il sorriso. Perché il prepping sta prendendo piede in Italia? Perché ci sono così tantti “pazzi” in questo mondo? Provo a darle la mia risposta: perché “il futuro non è più quello di una volta“, e le prospettive sono decisamente fumose se non preoccupanti. La generazione che è stata defraudata delle sue prospettive cerca risposte nelle istituzioni e nella politica, ma queste rispose, le rare volte in cui arrivano, sono a dir poco deludenti. Trovo normale allora che si provi a trovare le risposte da sè, a cercare di provvedere a sè stessi una volta che ci si trova abbandonati e senza prospettive. Rispetto a tutto questo il prepping ovviamente non è una risposta, però non si può negare che sia il sintomo di un bisogno che non viene soddisfatto e nè trova risposte. E mi permetta di dirle che in qusto non trovo nulla di comico.

Ma torniamo alla serie TV. A questo punto, dato quello che è stato mandato in onda (e, mi creda, il bello deve ancora venire!) mi rimane una speranza: essere riuscito a marcare le differenze ed aver dimostrato che i prepper italiani sono solo persone che hanno fatto propria la saggezza dei nostri nonni, che hanno imparato a risparmiare, ad essere previdenti, a prendersi cura della famiglia pensando al domani, e che sanno farsi carico di queste responsabilità, e anche di quelle che spetterebbero alle istituzioni.

 

La ringrazio molto. Cordialmente

Marco Crotta. www.prepper.it

 

PS: no, io non sopravvierò alla fine del mondo, che cmq non ci sarà.

Giornata Mondiale dell’Habitat

Come ogni anno dal 1995 il primo lunedì di ottobre è stato designato dalle Nazioni Unite Giornata mondiale dell’habitat. Quest’anno l’anniversario cade il 1° ottobre. L’Onu ha scelto il tema del 2012: Città in corso di trasformazione, opportunità di costruzione.

IL TEMA – Un tema che unisce due concetti: la costruzione di un nuovo concetto di città – basti pensare agli enormi agglomerati urbani asiatici e del Terzo mondo – e il nuovi sistemi per l’edilizia (per esempio le case a emissione zero) che stanno trasformando un settore ad alto impatto ambientale in un’industria sostenibile. L’idea delle Nazioni Unite è invitare a riflettere sullo stato delle nostre città e sui diritti basilari di tutti (per esempio quello dell’accesso all’acqua). La Giornata dell’habitat vuole ricordare all’umanità le sue responsabilità collettive per il futuro dell’ambiente, in quanto è proprio nelle città che si realizzano i sogni di un domani migliore.

HABITAT E CITTÀ – Molti sono infatti coloro che lasciano le zone rurali per inseguire i sogni di un futuro prospero in una grande città e l’esplosione delle zone urbane nei Paesi in via di sviluppo ne è una testimonianza inequivocabile. L’Onu, quindi, vuole sottolineare la necessità di un piano globale per le città, in quanto – come è stato più volte sottolineato in varie occasioni – città senza una pianificazione urbana portano a uno sviluppo caotico e senza futuro. Invece città con una seria pianificazione possono continuare a costituire buone opportunità per gli attuali e futuri residenti.

 

Fonte: Corriere.it. Clicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

Marco Crotta, prepper milanese nel cast de “Gli Apocalittici”

C’è anche un milanese tra i protagonisti di Gli Apocalittici, il programma del National geographic channel in onda da ieri su Sky. Lo show racconta la vita dei prepper americani, persone convinte che un cataclisma stia per distruggere il mondo. Guerra nucleare, collasso economico, disastro naturale: loro si preparano a qualsiasi scenario. Costruiscono bunker, fanno scorta di cibo e armi. E da pochi mesi sono sbarcati anche in Italia: il milanese Marco Crotta, consulente informatico di 40 anni, ha creato il sito italiano del movimento (www.prepper.it). Insieme ad altri connazionali comparirà nell’ultima puntata dello show, in tivù a novembre.

Ma niente apocalisse imminente, profezia Maya o invasione degli Ufo. «I prepper italiani sono molto più concreti di quelli Usa – mette subito in chiaro Marco -. Noi non crediamo alla fine del mondo. Semplicemente, ci prepariamo ad affrontare ogni tipo di emergenza: dall’alluvione al terremoto, dal blackout alle tensioni sociali». I prepper made in Italy sono degli esperti di sopravvivenza: cercano di conoscere al meglio l’ambiente in cui vivono per sapere dove scappare, dove rifugiarsi, come scovare oggetti utili in caso di pericolo.

Per Marco il luogo di riferimento è Milano. Proprio qui ha girato le scene del programma televisivo, immaginando negozi chiusi, benzina finita ed elettricità fuori uso. Davanti alle telecamere ha assemblato un fornelletto con uno scolaposate e qualche pezzo di legno. Ha ricavato un caricabatterie da un pannello solare trovato nell’immondizia. Il suo segreto? «So dove recuperare quello che mi serve. Per esempio, frugo nei cestini attorno alle chiese per procurarmi la cera da usare come combustibile», spiega. In città Marco ha anche un paio di box in cui tiene scorte di cibo.

Che altro fa un prepper? «Si prepara: l’espressione viene dal verbo inglese to prepare. Io ho imparato lavori manuali e tecniche di sopravvivenza, alcune le ho apprese dai clochard quando facevo il volontario per i Guardian angels». Per esempio, come costruire un rifugio all’addiaccio: doppio strato di cartone sul fondo, fondamentale per isolarsi dal freddo. Coperte e sacchi a pelo sopra, per tenere caldo il corpo. Marco ha cominciato a riflettere sulle emergenze cinque anni fa: «Vedevo attorno a me un mondo del lavoro sempre più precario, risorse naturali sempre più scarse. Allora mi sono detto: visto che non posso fare molto per cambiare le cose, penso a come tutelarmi nel caso dovessero precipitare». Viene da chiedersi se una vita così non sia da paranoici. «No, direi più da consapevoli. Noi prepper non viviamo in attesa del peggio, ci prepariamo e basta. L’obiettivo è essere autosufficienti in situazioni non ordinarie».

Sarà. Di certo l’interesse per il movimento cresce: a fine mese Marco terrà una lezione per un gruppo di terremotati emiliani. «Dirò che la solita regola di nascondersi sotto il tavolo e di stare vicino alle pareti portanti non vale più. Oggi le case non hanno né mobili né muri massicci». Ah! «Che si aspettava? Io parlo di cose serie, non sono mica americano».

 

Fonte: articolo firmato da Alessandra Dal Monte e pubblicato sul Corriere.it. Clicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

 

 

Gli Apocalittici, la serie secondo Aldo Grasso

Il mondo è pieno di pazzi. Prendiamone atto, con serenità e pacatezza, possibilmente con disincanto. Un buon repertorio di casi di follia quotidiana – una strana follia mascherata di buon senso, previdenza, lungimiranza – lo offre il programma «Gli apocalittici», la serie di maggior successo mai trasmessa negli Usa da National Geographic Channel. C’è gente, influenzata non solo dalle profezie Maya, che crede che la fine del mondo sia vicina. E cosa fa? Prega? Cerca di frequentare gli ultimi giorni dell’umanità senza consolazioni e senza riguardi? Si pente pubblicamente dell’insensatezza del vivere? No, principalmente accumula cibo (NatGeo, Sky, canale 403, lunedì, ore 22.55. A novembre è prevista una puntata sulla situazione italiana).

Questi apocalittici passano tutto il giorno a costruire rifugi anti-atomici, magari utilizzando dei container, si esercitano alla sopravvivenza in situazioni limite e alla guerriglia sparando nel deserto del Texas, insomma si preparano a sopravvivere alla fine del mondo. Si chiamano «preppers», coloro che si preparano. L’aspetto più impressionate dei «preppers» è che stivano quantità impressionanti di cibo: cibo liofilizzato, cibo surgelato, cibo essiccato, cibo sterilizzato, cibo pastorizzato. Una signora sovrappeso mette via quantità industriali di emmental ricoperto da cera liquida. Vivande che si accumulano come se si dovesse sfamare un esercito; vettovaglie per il day after; vitto e alloggio per il giorno in cui il mondo si capovolgerà per inversione geomagnetica.Il programma è divertente, a metà fra «The Hunger Games» e «La nube purpurea», fra le strategie di sopravvivenza e la demenza che ci accompagna. Il mondo è pieno di pazzi, siamo in buona compagnia. Intanto, negli Usa, nel suo «The Daily Show» Jon Stewart sta combattendo la sua battaglia contro la «Democalypse», l’apocalisse della democrazia. Questa sì una battaglia che merita di essere sostenuta!

 

(Fonte: ariticolo firmato da Aldo Grasso pubblicato sul Corriere.it il 28 settembre 2012. Clicca QUI per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione )

 

 

 

 

Apocalisse Fiat

Il Giorno del Giudizio sembra essere alle porte per la Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino, che le Fabbriche in Italia vorrebbe chiuderle o cederle, e le Automobili vorrebbe farle a Detroit.

Interpreta contemporaneamente i  ruoli di profeta, salvatore e angelo sterminatore, l’amministratore delegato Sergio Marchionne.

 

L’articolo che segue, firmato da Massimo Mucchetti e pubblicato dal Corriere.it  offre un’accurata analisi della crisi che attanaglia il lingotto che si conclude con la soluzione più razionale.

 

Il Lingotto e la carta tedesca

Tanto tuonò che piovve. Incalzato da Diego Della Valle e da Cesare Romiti, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha rilasciato un’intervista a la Repubblica che ha titolato su 5 delle 6 colonne della prima pagina: «La Fiat resterà in Italia». Lo strillo promette, ma possiamo dirci tranquillizzati? La risposta è: no. Ecco perché.

L’esternazione del top manager era stata preparata, il giorno prima, da un lungo elogio dell’economista Alessandro Penati. Perché, si era chiesto Penati riecheggiando l’ex direttore dell’ Economist , Bill Emmott, negli Usa si osanna Marchionne e in Italia lo si critica in modo così aspro? Perché questo Paese è conservatore e consociativo, refrattario all’economia di mercato, è stata la risposta: identica a quella del giornalista britannico. Musica per la Torino del Lingotto. Una beffa per la Torino operaia, anzi per l’Italia operaia. Un rebus per la classe imprenditoriale divisa tra chi crede ancora nelle virtù taumaturgiche di Marchionne e chi ormai manifesta scetticismo, anche senza ricorrere ai toni sgarbiani del signor Tod’s, che possono sì fissare un concetto nell’immaginario collettivo ma di sicuro non aiutano a risolvere i problemi. Certo, né a Penati né a Emmott viene il dubbio che gli osanna americani dipendano dal fatto che a Detroit si lavora a pieno regime, mentre a Mirafiori si riesce a farlo solo 3 giorni al mese; che negli Usa l’industria automobilistica è stata salvata dai miliardi della Casa Bianca, mentre in Italia il governo – Berlusconi o Monti, in questo caso cambia poco – non può o forse anche non vuole fare alcunché. E tuttavia, nonostante l’assist, il leader della Fiat non ha dissipato nessuno dei timori sul ridimensionamento degli investimenti Fiat in Italia.

Marchionne ha speso due argomenti, peraltro non nuovi: a) la Fiat non ha progettato altri modelli per l’Europa e i mercati evoluti perché, se l’avesse fatto, avrebbe perso miliardi data la crisi epocale della domanda di automobili; b) il buon momento della Chrysler serve a salvare la Fiat in Italia.

Sul primo argomento è inutile ripeterci troppo. Gli altri produttori di automobili non hanno interrotto i cicli di rinnovo dei modelli, la Fiat ha saltato gli ultimi due. Tutti ciechi, gli altri? Marchionne, con la benedizione del suo azionariato, ha scelto di concentrare le munizioni sul fronte più promettente in questo momento: gli Usa. Ma ci andrei piano con i miti globali. Globali sono la Toyota, la Volkswagen, la Ford, la Gm, la Mercedes, la Bmw e la Renault-Nissan. Vista in prospettiva, la Fiat non appare molto più globale di com’è stata altre volte in passato. Ci fu un’epoca in cui la Fiat possedeva la Seat in Spagna (ceduta a Volkswagen), la Simca in Francia (finita alla Chrysler), la Zastava in Jugoslavia. La Fiat aveva già la grande unità produttiva polacca. A Belo Horizonte ha aperto negli anni Settanta: il Brasile l’hanno scoperto gli arzilli vecchietti. In Unione Sovietica, Agnelli e Valletta erano andati ancor prima. Non aveva gli Usa, la Fiat. È vero. Ma di questo passo si sta giocando l’Europa. E l’Europa non è solo un mercato ancora grande, ma anche e soprattutto è il cuore e la testa dell’automobile. Molto più degli Usa, dove si fabbricano principalmente dei baracconi. Alla fine, quale sarà il saldo?

Sul secondo argomento, servono ancor meno parole. Marchionne avverte: «Se la Fiat vuole essere partner di Chrysler, deve essere affidabile». Ma non ci era stato detto che era stata la Fiat a comprare la Chrysler? E Steven Rattner, l’obamiano zar dell’auto, non aveva bocciato l’autosalvataggio della casa di Auburn Hills perché era indietro di 10 anni? Adesso scopriamo che la legge la dettano dall’altra parte dell’Atlantico. Non perché siano capaci di fare macchine migliori, ma perché di là si guadagna, dopo aver perso a rotta di collo. E si guadagna perché il governo ha pagato con i denari dei contribuenti la chiusura di decine di stabilimenti e ha dunque tagliato i costi fissi di Detroit. Esauriti i due argomenti, eccoci ai silenzi.

Nel pur lungo colloquio, il capo del gruppo Chrysler-Fiat non ha affrontato i tre nodi reali sui quali la Fiat Spa è chiamata a fare i conti. Il primo è la sovraccapacità produttiva in Europa. La recessione l’ha accentuata, ma c’era anche prima e rendeva fin da subito poco credibile il raddoppio della produzione previsto da Fabbrica Italia. In sede Acea, l’associazione europea dei produttori di auto, Marchionne ha sostenuto l’idea di coordinare le chiusure delle fabbriche di troppo e di assegnare alle società incentivi pubblici alla bisogna. Com’era avvenuto per l’acciaio. Ma per i tedeschi solo le case non abbastanza brave hanno fabbriche in eccesso. Dunque, chiudano loro, e senza aiuti di Stato. Marchionne ha attaccato i tedeschi. È stato respinto. Che cosa conta di fare, adesso? Torino ha già lasciato Termini Imerese. La francese Psa dice che, forse, taglierà 8 mila posti. La Opel, probabilmente, smantellerà qualcosa. Ma non basta. Anche perché la Fiat va peggio della concorrenza ed è dipendente da un mercato, quello italiano, che soffre più di tutti. Promettere che la Fiat resterà in Italia significa poco se non si spiega con quanti stabilimenti, con quante persone, con quali risorse e per fare che cosa. Sostiene Marchionne: «Mi impegno, ma non posso farlo da solo. Ci vuole un impegno dell’Italia». La storia dei suoi investimenti – tutti sussidiati dai Paesi dove li ha fatti: Usa, Brasile, Serbia – fa sospettare che Marchionne stia per bussare a quattrini con il governo. Se così non è, restiamo in attesa di capire in che cosa consista il «contributo dell’Italia».

Il secondo nodo su cui continua il silenzio è la disponibilità della Volkswagen ad acquistare il marchio Alfa Romeo, assieme a uno stabilimento italiano che, altrimenti, verrebbe chiuso. Il Corriere sta dando informazioni in materia. Abbiamo anche indicato il nome della banca – la Lazard – che ha presentato l’idea sia a Marchionne sia ad Elkann. Oggi aggiungiamo che esperti tedeschi hanno visitato tutti e quattro gli stabilimenti in teoria papabili: Mirafiori, Cassino, Melfi e Pomigliano. Hanno pure stilato un rating . Queste visite fanno pensare che qualcosa possa accadere. Che magari entri nel pacchetto anche un po’ di tecnologia. Stupisce il disinteresse di Cisl e Uil e dei sindacati minori davanti alla possibilità che un investimento estero, fatto dalla casa automobilistica più forte d’Europa, venga a risolvere una parte dei problemi aperti dal declino della Fiat in Italia e a portare un po’ di concorrenza. E stupisce anche il silenzio dei tanti aedi della concorrenza. Temono di disturbare i manovratori? In ogni caso, questa è anche materia del governo che parla tanto di attrarre i capitali esteri e forse farebbe bene a intervenire prima che le situazioni degenerino come a Termini Imerese o, per altre produzioni, a Portovesme.

Il terzo punto sul quale Marchionne tace è quello finanziario: del debito e della moneta. Il debito Fiat è ancora considerato spazzatura, le sue obbligazioni junk bond . Pesa certamente il rischio Italia, ma ancor più pesa il rischio Fiat-Chrysler (nonostante i primi profitti americani). Basta confrontare i differenziali tra i Btp e i Bund e quelli tra le obbligazioni Fiat e le obbligazioni Volkswagen per accertare come da anni i primi siano inferiori ai secondi. Che cosa ha in animo di fare la Fiat per risalire la china che la svantaggia nella competizione con case che già investono di più e in aggiunta si finanziano a tassi inferiori? Che senso ha benedire Monti e non porgli il problema dei tedeschi che finanziano le vendite ai clienti a tasso zero o quasi grazie al fatto che entrambi, noi e loro, stiamo nell’euro, ma loro sopra e noi sotto?

Prima che sia troppo tardi, e cioè prima che la politica del carciofo adottata da Marchionne abbia consumato anche l’ultima foglia, è forse il caso di affrontare la questione Fiat come una grande questione industriale del Paese, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, ma andando tutti – azionisti, management, sindacati, banche e governo – oltre le chiacchiere vaghe e il duello infantile tra paure e desideri per cominciare ciascuno, da adulto, a prendersi le proprie responsabilità.

Fonte: articolo firmato da  Massimo Mucchetti e pubblicato sul Corriere.it. Clicca QUI per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione)

Il Medio Evo non è finito.

Si chiamava Volante, aveva circa cinque anni ed era un mansueto bovino di 622 chili. Chiunque abbia visto i tori da vicino si è potuto accorgere della loro vera natura. Sono animali pesanti, statici, che amano ruminare, un processo lento che richiede tempo. Sono ovviamente anche molto forti e possono diventare aggressivi, come qualsiasi essere umano o animale, quando vengono minacciati e feriti. È su questo che si basa la tauromachia più celebre al mondo: la corrida. Ma VolantIl toro Afligdo morto l'anno scorso durante la corridae non è stato scelto per entrare in un’arena decorata a festa bensì per un torneo di origini medievali forse ancora più barbaro e crudele, dove l’essere umano può sfogare su un essere innocente la sua violenza più repressa. E lo fa non da solo, come il torero nella corrida, ma insieme a una massa di centinaia di altre persone, un “branco” dove le remore individuali vengono dimenticate.

BIMBI SPETTATORI – Stiamo parlando del Torneo del Toro della Vega che si tiene ogni anno il secondo martedì del primo mese d’autunno (che quest’anno ha coinciso con l’11 settembre) in occasione dei festeggiamenti della cittadina di Toresillas per la Virgen de la Pena, nella regione della Castiglia e Leon. Non hanno sortito alcun effetto le proteste dei mesi scorsi della statunitense Human Society International che, assieme ad animalisti spagnoli privati o riuniti in associazioni quali Igualidad Animal, aveva lanciato la campagna e la raccolta firme “Spezza una lancia” per evitare che il torneo si celebrasse. La municipalità di Tordesillas ha dato il nulla osta, giudicando la manifestazione parte del patrimonio culturale e folkloristico della città, capace anche di attirare il turismo. E, su questo proprio non gli si può dare torto: ogni anno, infatti, partono dalle maggiori città iberiche pullman di spettatori in vena di divertimento sadico. Famiglie con bambini comprese.

LA MATTANZA – Insomma, per Volante non c’è stato niente da fare anche se gruppi di animalisti hanno passato la notte tra il 10 e l’11 settembre davanti alla sua stalla per proteggerlo e impedirgli di andare incontro a una morte barbara. Inutile il loro sit-in: gli “amici di Volante” sono stati dispersi dalla polizia la mattina dell’11 settembre. E così l’animale è uscito dalla sua stalla ignaro di cosa stava per accadergli, esattamente come il suo predecessore Afligdo un anno prima. Appena fuori ha trovato centinaia di uomini esagitati a cavallo o a piedi (tra questi c’era anche una donna) che lo seguivano terrorizzandolo e pungolandolo con lance acuminate lunghe anche tre metri, cercando di ferirlo nel modo più brutale e accidentale possibile. I partecipanti del torneo hanno spinto Volante lungo il percorso cittadino predefinito fino a che non l’hanno accerchiato, debole e dissanguato, e si sono accaniti dandogli il colpo di grazia, non prima di un’agonia durata venti interminabili minuti, per fortuna, la metà del tempo che l’anno scorso dovette sopportare Afglido prima di morire.

UN BUON AUSPICIO? – Eppure quest’anno qualcosa è venuto a turbare la “festa”. Il Comitato organizzativo ha rilevato delle scorrettezze nel comportamento dei lancieri e ha affermato che il toro è stato ucciso fuori dall’area predestinata. Il torneo insomma è stato annullato e non c’è stato alcun vincitore. Anche se Volante è morto lo stesso. I partecipanti hanno subito chiesto di organizzare un’altra manifestazione con un altro toro ma l’autorizzazione non è ancora arrivata. Che sia un segno del destino? Che sia di buon auspicio per i tori spagnoli? Per ora si sa solo che il Partito animalista spagnolo Pacma ha asserito che farà tutto quanto in suo potere per far sì che Volante sia l’ultimo toro ucciso e che il Torneo della Vega sia accantonato tra i barbari ricordi delle torture medievali.

 

(Fonte: articolo di Giorgia Rozza pubblicato su  Repubblica.it)

Benzina, crolla il prezzo internazionale, ma il prezzo alla pompa continua a salire.

Le quotazioni del petrolio crollano, ma il prezzo dei carburanti alla pompa è sempre fermo, se non addirittura in aumento. Si riapre lo scontro tra compagnie e consumatori, eppure i motivi del fenomeno sonosemplicissimi, quanto la soluzione ai problemi che esso genere.

La questione è semplice. I prezzi sono determinati dalla domanda e dall’offerta. Se la domanda di un bene resta alta e tende costantemente ad aumentare  e la sua offerta è soggetta a percezioni di scarsità, il prezzo del bene aumenta. E’ proprio quello che succede ai carburanti:  la domanda è in continua crescita e l’offerta è fortemente soggetta a percezioni di scarsità, spesso fraudolentemente studiate a tavolino e indotte.

Gli effetti al rialzo sul prezzo finale del prodotto di voci quali costi di produzione, di trasporto e di trasformazione,  sono la giustificazione che le compagnie mettono sul tavolo quando si abbassano vistosamente i prezzi della materia prima, rispondendo alla necessità di garantire a loro stessi margini di ricavo sempre più alti.

Queste sono, in poche e semplici parole, le cause che spiegano il motivo per cui il prezzo alla pompa dei carburanti non scende  in sintonia con il calo dei prezzi della materia prima. Detto ancora con parole più semplici: fino a che la domanda continuerà ad essere così alta e non vi saranno segnali netti di un’inversione di tendenza, i prezzi del carburante saranno destinati a salire.

E’ in quest’ultima affermazione che si nasconde la soluzione del problema che ha tutta l’aria di essere un vero e proprio uovo di Colombo. Affinchè diminuisca il prezzo dei carburanti alla pompa è necessario fermare la corsa al rialzo della domanda e puntare ad una netta inversione di tendenza.

Clicca sull’immagine per saperne di più sul modello della domanda e dell’offerta

Abbassando la domanda di carburanti equivale a costringere le compagnie ad abbassare il loro prezzo. Il modello della domanda e dell’offerta è semplice e impietoso. Certo, le compagnie dal canto loro potrebbero sempre abbassare il lato dell’offerta per mantenere i prezzi alti, ma sarebbe un gioco sconveniente considerando tutta una serie di fattori che vanno dagli accordi con i paesi produttori di petrolio alle scorte in magazzino.

Come si fa ad abbassare la domanda? Noi, governati, dovremmo impegnarci ad assumere comportamenti più virtuosi che vanno dall’abbassare di qualche grado il riscaldamento in inverno, all’uso dell’auto condivisa, dei mezzi pubblici e della bicicletta. Ovvio che questi sono solo alcuni degli esempi di comportamento virtuoso  che si possono fare tralasciando cose più dispendiose e impegnative quali l’impianto di pannelli fotovoltaici, o comunque di qualsiasi altra fonte di energia alternativa. Loro, i governanti, dovrebbero mettere i governati nelle condizioni di compiere questi comportamenti virtuosi in modi semplici ed accessibili.

 

L’inganno del realismo

L’articolo che segue, pubblicato su La Stampa, è di Walter Siti che ringrazio per aver colto e scritto quello che anche io ho colto, ma non ho saputo scrivere.

Tra le molte cose che simbolicamente sono crollate con le Torri Gemelle l’11 settembre 2001, c’è senza dubbio il post-moderno. Il clima in cui il post-moderno era nato presupponeva una Storia immobile o ricorsiva (lo «sciopero degli eventi» di cui tanto si parlava), una cultura omologata e fusion a dominante occidentale, uno snobismo ironico ed estenuato per eccesso di vittoria, la sensazione che la realtà si fosse definitivamente suicidata a favore del virtuale.

A questi elementi il crollo delle Torri contrapponeva l’Evento assoluto: «l’avvenimento puro» (come scrisse Baudrillard) «che concentra in sé tutti gli avvenimenti mai accaduti». Il complicato e ludico equilibrio degli immaginari si era rotto perché qualcuno aveva fatto qualcosa (il gesto di Bin Laden che con la mano mimava il planare di un aereo, negli occhi ancora la meraviglia che l’azione avesse superato il progetto).

Per come veniva presentato, e per come noi stessi lo si percepiva, quell’evento che superava il post-moderno era però l’estrema propaggine del post-moderno stesso: per la sua immediata plasticità nel trasformarsi in icona, diventando la proiezione dei nostri sensi di colpa; con tutta la fascinazione di una scena originaria e apocalittica, la castrazione della nostra onnipotenza.

L’America implodeva dentro Hollywood; la caduta dell’impero stava davvero cominciando da lì ma non per la forza dei terroristi, bensì per la paura che l’America aveva dei terroristi (di quei pazzi che in un mondo a zero-morte ributtavano sul piatto la possibilità di morire per un’idea), con conseguenti oniriche guerre che le avrebbero svuotato il portafoglio. L’immaginario mostrava tutta la sua forza proprio mentre il reale avanzava alla riscossa, perché anche il reale è un patto fittizio che nasconde altra realtà sempre sottostante.

Dall’11 settembre, e dalla prodigiosa accelerazione che ne è seguita, hanno ripreso vigore le estetiche letterarie del realismo: basta coi giochetti formali e le infinite riscritture citazioniste, se la Storia batte un colpo bisogna ascoltarla: compito dello scrittore è farsi cronista puntiglioso della verità dei fatti (che sono sempre più interessanti dei nostri piccoli orti privati), mettendosi al servizio del cambiamento. La primavera araba ha fatto invecchiare di colpo il terrorismo, le Torri hanno finalmente smesso di crollare in piazza Tahrir.

All’immobilismo post-moderno sembra essersi sostituita la prospettiva di un Nuovo Orizzonte, che però rischia di essere altrettanto ingannevole. Proprio l’11 settembre dovrebbe insegnarci l’umiltà, essendosi dimostrato così ostico e impenetrabile alla rappresentazione; tra gli undici episodi del film di Alain Brigand, nessuno racconta che cosa è accaduto quel giorno dentro le Torri Gemelle, e gli episodi più belli sono quelli più laterali; perfino un maestro di tecnica come De Lillo ha scritto le pagine più deboli del suo «L’uomo che cade» proprio cercando di raccontare il fatto e l’immagine del libro che più si ricorda è quella di un performer che stilizza la caduta.

Realtà e letteratura non possono avere lo stesso perimetro: dove la realtà è abbagliante la letteratura non vede niente, la letteratura ritrova voce dove la realtà è oscura e ambigua. Il realismo è un inganno per far credere vero ciò che non esiste; se può trovare spazio nel Nuovo Orizzonte è solo giocando a rimpiattino con gli specchietti dell’informazione, svelando a sorpresa risvolti della realtà che la realtà non sa nemmeno di avere.

Minaccia asteroidi, la NASA studia sott’acqua come fermarli, ma…

Clicca QUI per vedere le altre suggestive immagini della base  Acquarius

La base Acquarius è un laboratorio sottomarino al largo della Florida Keys dove, da diversi anni,  ogni estate un gruppo di specialisti della NASA, composto da scienziati, astronauti, tecnici e subacquei, si trasferisce per condurre studi e ricerche necessarie ad affrontare asteroidi potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. Sicuramente a qualcuno la notizia  strapperà un sorriso. Deve esser successa la stessa cosa ai membri del Congresso degli Stati Uniti visto che hanno deciso di tagliare i fondi all’ente che gestisce la struttura mettendola a serio rischio di chiusura. Purtroppo non c’è niente da sorridere. La probabilità che si verifichi un impatto pericoloso con un asteroide non è affatto trascurabile.

 

Se i nazisti fossero (stati) evasori?

Si inserisce necessariamente come appendice del nostro particolare per-corso di economia, Crisi Economica e Profezie,  l’articolo di Ermanno Cavazzoni apparso nel prestigioso inserto culturale dell’edizione domenicale del Sole 24 ore. Quando si parla di “evasione fiscale” sono lampanti gli effetti apocalittici sulle economie ed è quasi impossibile trovare economisti pronti a riconoscerne qualche effetto positivo. L’evasione fiscale è il male assoluto perpetrato da un  più o meno folto, a seconda delle culture nazionali,  drappello di furbi e manigoldi che sottraggono soldi destinati al benessere generale sotto forma di beni e servizi pubblici per insaccarli nelle loro tasche. Nulla da obiettare. Ma dove non arriva la scienza esatta dei numeri, dove non arriva la scienza sociale dell’economia, arriva la “letteratura”, qui assunta nel suo senso più ampio che riesce a fare  dell’immaginazione il necessario strumento di analisi e riflessione altrimenti mancante. Ermanno Cavazzoni, se i nazisti fossero evasori

 

Roberto Vacca e il riscaldamento globale.

Bene ha fatto lo Staff di Apocalittici a lanciare il suo sasso del dubbio nelle calme acque della certezza. Provo a seguire l’esempio lanciando il macigno delle posizioni al riguardo di Roberto Vacca, autorevole ingegnere e professore universitario, secondo cui il mondo trema per le paure sbagliate: “la gente ha paura delle cose sbagliate che non sono rischiose e non hanno paura delle cose veramente pericolose. Oggi la paura è che bruciamo troppa benzina, bruciamo troppo carbone, si scalda l’atmosfera, si sciolgono i ghiacci e andiamo tutti sott’acqua. E’ una balla. Non è così”. Scoprite perchè guardando il video.

httpv://www.youtube.com/watch?v=rc4WG3ddrHo

 

The Walking Dead

Lo ammetto. Sono un’appassionata della serie tv che ho scoperto prima del fumetto. Adesso sono un’appassionata soprattutto del fumetto. La presentazione che segue proviene da un sito  dedicato a questa avvincente saga dove è possibile trovare molto materiale al riguardo che, per chi volesse iniziarsi alla lettura,  fornisce ottimi riassunti dei 15 albi pubblicati in Italia.

The Walking Dead è una serie horror a fumetti pubblicata dalla Image Comics a partire dall’ottobre 2003, creata da Robert Kirkman ed illustrata da Tony Moore per i primi 6 numeri e da Charlie Adlard per i successivi. Tratta delle vicissitudini di un gruppo di persone che cercano di salvarsi da un’invasione di zombie.
In Italia non sono stati pubblicati i singoli albi mensili. SaldaPress ha iniziato a tradurre e proporre dal 2005 i volumi antologici americani, ciascuno dei quali raccoglie sei albi singoli.
La pubblicazione dell’opera di Kirkman continua tuttora: ad oggi sono stati editi 90 albi, mentre l’edizione in volume è arrivata al quindicesimo numero (al decimo in Italia).

Natale apocalittico in Spagna…, senza la tredicesima.

I dipendenti pubblici spagnoli si preparano al Natale apocalittico del 2012 con le tasche tristemente vuote. Che il “verde” insieme al “blu” vada progressivamente sostituendo il tradizionale “rosso” come colore natalizio è un fatto di moda noto a tutti. Purtroppo una cosa è un Natale verde, un’altra è un Natale al verde. La notizia fresca di stampa in questa calda mattinata dell’11 luglio 2012 è l’annuncio del premier spagnolo Mariano Rajoy della soppressione della tredicesima per i dipendenti pubblici cui verranno anche ridotte ferie e permessi sindacali. Alla tranciante riduzione salariale sarà aggiunto l’aumento dell’IVA dal 18 al 21%. Non posso fare a meno di chiedermi e di chiedere: se si riducono gli stipendi, ossia il potere d’acquisto, della popolazione e si aumentano i prezzi dei beni e dei servizi prodotti  il mercato come cavolo fa a funzionare?

 

 

Crisi economica e profezie (parte 2)

Nella prima tappa del nostro percorso abbiamo messo da parte la parola profezia per concentrarci sulla parola econonomia, approdando all’analisi della cosiddetta economia delle cose, che si può riassumere in un semplice concetto: il capitalismo è stato scientemente fatto degenerare nel consumismo che divora risorse per produrre superfluo destinato a sempre nuovi bisogni indotti e, quindi, in brevissimo alla pattumiera sinonimo di distruzione ambientale.

Esiste una distinzione netta tra economia reale ed economia finanziaria.

L’economia reale, che per lunghi tratti coincide con l’economia delle cose, si può definire come la produzione e la distribuzione di beni e servizi. L’economia finanziaria si può definire come la gestione di capitali attraverso mezzi finanziari quali possono essere azioni, titoli di stato…

Approfondiremo più avanti entrambi i concetti. Quello che ci serve sapere adesso è che se l’economia reale coincide con l’economia delle cose, l’economia finanziaria coincide con quella che possiamo definire l’economia della carta.

Economia della carta vuol dire che i soldi acquisiscono quasi esclusivamente un valore nominale, scritto su un foglio di carta appunto o, se preferite, sul monitor di un pc.

Quando si sente dire che lo “spred tra titoli di stato e bund tedeschi è salito” vuol dire che l’interesse pagato dall’Italia a chi compra una quota del suo debito, si è alzato rispetto a quanto paga la Germania a chi compra una quota del debito tedesco, ovvero il rischio che l’Italia non riesca a restituire il denaro è molto più alto rispetto alla Germania.

Un’operazione di economia finanziaria può essere così descritta: una banca invece di concedere un mutuo ad un tasso di interesse relativamente basso (ad esempio del 4% annuo) ad un’azienda per l’acquisto di un macchinario all’avanguardia o ad una “giovane coppia” che vuole acquistare la sua prima casa, preferisce acquistare quote del debito italiano che frutteranno un interesse annuo maggiore (ad  esempio il 7%).

Ecco che un investimento in denaro invece di tramutarsi in beni, e quindi in economia reale, rimane “sulla carta” nel limbo dell’economia finanziaria.

Qualcuno potrebbe obiettare che la banca alla fine dell’operazione disporrà di più denaro da indirizzare all’economia reale. Ecco, il punto è proprio questo. La banca (e qui con “banca” vogliamo intendere anche e soprattutto una serie di entità, dagli Stati alle agenzie di investimento) non lo sta facendo più da un bel pezzo.

E da quando la finanza mondiale si è concentrata sui profitti provenienti dall’economia della carta qualche economista ha iniziato a profetizzare la crisi economica.

E’ questo il caso di Lyndon LaRouche, controverso uomo politico ed economista statunitense (anche se pare non abbia mai conseguito una laurea)  che nel curriculum vanta diversi scritti di economia contenenti una serie di profezie economiche che si sarebbero tutte avverate.

A lui Giovanni Minoli, autorevole giornalista, dedica il seguente  interessante passaggio nel suo seguitissimo “La Storia siamo Noi”:

httpv://www.youtube.com/watch?v=CkhvKO1pLNc

Ecco che la parola profezia e il concetto di “profezia economica” torna preponderante nel nostro percorso completamente depurato da ogni sfumatura esoterica.

 

 

Crisi economica e profezie (parte 1).

In molti si chiedono se la crisi economica che dal 2008 sta interessando l’economia mondiale sia stata “profetizzata” e se, in qualche modo, entri in un percorso fatto di eventi che conducono all’Apocalisse. La domanda di informazioni su questo argomento è, dunque, molto alta. Dall’altro lato troviamo molte persone che ritengono di possedere il genere di nozioni adatte a soddisfare i quesiti di cui sopra. Ne viene che l’offerta di risposte è altrettanto alta, quindi ogni domanda avrà la risposta che vuole. O meglio, ogni domanda potrà scegliere tra una serie di risposte quella che riterrà la migliore.

Abbiamo appena utilizzato il più semplice e il più importante dei modelli economici: il modello della domanda e dell’offerta.

Una breve e, se volete, un po’ surreale introduzione per arrivare ad una altrettanto breve, ma più concreta afermazione: prima di interrogarsi  sulle profezie  relative alla crisi economica, forse sarebbe meglio  definire i concetti di economia, di crisi, e di crisi economica.

Proviamo ad iniziare un percorso mettendo  da parte la parola “profezia”. Come punto di partenza sembra ottimo, vediamo dove ci porta. Non ho idea del sentiero che prenderemo, intanto iniziamo a camminare…

L’Economia è una scienza sociale. Economia  vuol dire “amministrazione delle cose domestiche”. L uomo economico (homo oeconomicus) è colui che “razionalmente” amministra  “cose”, ossia risorse, in un regime di scarsità, cercando di trarne il massimo vantaggio possibile in termini di “benessere”.

I concetti in quest’ultimo passaggio sono tanti e semplici solo all’apparenza.

Iniziamo con il definire le “cose” e la loro storia, o almeno con il provarci senza essere noiosi e pedanti. Ci serviremo per questo di un interessante video.

Buona visione.

httpv://www.youtube.com/watch?v=fZdGPRThjrA

Che ne pensate?

Analizzeremo meglio i concetti del video nella parte 2 del nostro percorso.