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Inquinamento

Esplosione su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico

Continua la ricerca dei due operai scomparsi in seguito all’esplosione avvenuta, venerdì mattina, a bordo di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico vicino a Grand Isle. Il pennacchio di fumo che sale dalla piattaforma ricorda a tutti quello che accadde alla Deepwater Horizon nel 2010, quando un esplosione produsse la fuoriuscita di petrolio che diede il via ad un enorme disastro ambientale cui gli effetti perdurano ancora oggi.

Deepwater Horizon 2010

Oltre ai dispersi, quattro altri lavoratori sono rimasti gravemente ustionati e sono stati aerotrasportati al vicino West Jefferson Medical Center, per poi essere trasferiti al reparto ustionati del Baton Rouge General Hospital. I quattro risultano essere in condizioni critiche con ustioni di secondo e terzo grado su gran parte del corpo.

Altri feriti sono stati trattati a Grand Isle al Our Lady Star of the Sea Hospital. Le loro condizioni non sembrano essere gravi.

Il Guardia Costiera Ed Cubaski ha detto che 22 persone erano a bordo della piattaforma venerdì mattina. Di questi: 11 sono stati sbarcati dopo l’esplosione per essere curati, 2 sono scomparsi e 9 sono stati evacuati in sicurezza senza infortuni.

Cubanski ha dichiarato che nonostante i primi rapporti affermassero della possibilità di 15 persone decedute, attualmente è possibile affermare che non ci sono morti confermati in seguito all’incidente, mentre le ricerche sono in atto per trovare i due uomini scomparsi.

Cubanski ha riferito che l’esplosione e l’incendio sono avvenuti in seguito ad una fuoriuscita di petrolio, che a preso fuoco al contatto con una torcia che gli operai stavano utilizzando nei pressi di una tuberia. Secondo il Guardia Costa, la piattaforma è intatta e senza danni strutturali. Una macchia di petrolio di 800 metri lunga, per 180 metri larga si è riversata nell’acqua.

Ha aggiunto che in questo periodo la piattaforma era spenta, e che restavano all’interno dell’impianto solo 28 galloni di prodotto, informazione che in parte rassicura sulle proporzioni di un’eventuale fuoriuscita del liquido.

Un funzionario federale ha detto che una squadra di ispettori preposti al controllo ambientale si è già recata sul posto.

David Smith, un portavoce dell’Interior Department’s Bureau of Safety and Environmental Enforcement, ha detto che la squadra è stata inviata sul posto subito dopo l’avviso di emergenza da parte della Guardia Costiera. Smith ha detto che la squadra controllerà eventuali fuoriuscite di petrolio, nonché le cause dell’esplosione.

La piattaforma appartiene alla Black Elk Energy di Houston, Texas. Produce sia petrolio che gas naturale. “È un giorno terribile”, ha detto John Hoffman, il CEO di Black Elk Energy. “ Quando capita qualcosa così, piange il cuore a tutti”.

La compagnia ha scritto nel suo sito web: “i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con coloro che sono stati colpiti”.

Il reparto investigativo della CBS News riferisce che questo è il quarto incidente associato con la Black Elk negli ultimi due anni.

Ci sono alcune differenze tra questo caso e quello del 2010 capitato alla piattaforma Deepwater Horizon della BP, dove morirono 11 persone e si scatenò uno dei più grandi disastri ambientali degli Stati Uniti: l’incendio di venerdì è stato spento in poche ore mentre quello del 2010 durò più di un giorno causando il collasso delle operazioni; inoltre questa è una piattaforma di produzione in acque poco profonde mentre la Deepwater Horizon era una piattaforma di esplorazione ed escavazione.

L’incidente è avvenuto esattamente il giorno dopo a quello in cui BP ha patteggiato una multa di 4,5 miliardi di dollari per l’incidente del 2010.

FONTE: FOX8Live



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La Cina sta costruendo “Great City”

Poco fuori Chengdu, nella Cina centrale, un sito di 23,8 milioni di metri quadrati è stato selezionato per un progetto di edificazione poco convenzionale. Sarà una città costruita partendo da zero, per 80.000 persone, nessuna delle quali avrà bisogno di un’automobile per muoversi.

 

Il “Great City” è un progetto per un ambizioso centro urbano disegnato per limitare l’impatto ambientale dei suoi residenti producendo energia pulita, riducendo la spazzatura, e promuovendo il trasporto pubblico piuttosto che l’uso delle automobili.

Il progetto è opera della Adrian Smith + Gordon Gill Architecture, che fa notare: “I funzionari cinesi della pianificazione urbana stanno iniziando a vedere gli effetti di una progettazione basata sulla dipendenza dall’automobile, e sono finalmente aperti ad alternative migliori sul piano dello sviluppo urbano”.

È stata chiamata la “Car-Free City”, un soprannome che non è pienamente azzeccato. Gli architetti fanno notare che l’idea è di una città dove “le macchine saranno essenzialmente inutili”, ma permesse.

Il piano generale include molte buone idee: metà della superficie stradale sarà riservata al traffico non motorizzato, mentre shuttle elettrici trasporteranno le persone nei luoghi dove non possono, o non vogliono camminare. Tutte le case saranno ad un massimo di due minuti a piedi da un parco pubblico.

Un “eco-park” tratterà le acque reflue ed i rifiuti solidi generando energia. I terreni fuori città saranno riservati alle colture. L’habitat della fauna selvatica sarà salvaguardato. Gli edifici sono stati disegnati per massimizzare l’uso dell’energia eolica, infatti i progettisti hanno pensato che il clima nuvoloso di Chengdu non sia favorevole all’energia solare.

Comparato con un progetto convenzionale di simili proporzioni, Smith e Gill prevedono di tagliare l’utilizzo di energia elettrica del 48 percento, dell’acqua del 58 percento, e di produrre l’89 percento in meno di spazzatura.

Al di là dell’impatto ambientale, Smith e Gill hanno disegnato “Great City” per fornire ai residenti case confortevoli, educazione e cure mediche, tutto raggruppato all’interno del centro cittadino al fine di favorire la vita in comune.

È un’idea accattivante per tutti quelli che sono impegnati in temi come il cambio climatico e le ingiustizie sociali, e l’efficienza energetica, dei trasporti e dei sistemi di riciclaggio saranno evidenti una volta messi in funzione. Ma il progetto nel suo complesso solleva alcune domande.

Può una città costruita così velocemente resistere alla prova del tempo? Cosa accadrebbe al progetto degli architetti se i residenti non si comportassero come previsto? E anche se questa città ecologica funzionasse come pianificato, come potrebbe la Cina trasferire questo programma alle centinaia di milioni di persone che vivono nelle città classiche?

Tuttavia, considerando il tasso al quale la Cina si sta urbanizzando, la messa a punto di un piano per minimizzare l’impatto ambientale delle nuove città sarebbe sicuramente di estremo valore.

FONTE: Business Insider

 

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Terremoto di magnitudo 6,2 vicino a Fukushima


L’US Geological Survey riporta che martedì mattina, ora locale, un terremoto di magnitudo 6,2 ha colpito la costa est del Giappone. Originatosi ad una profondità di 9,7 km ha avuto come epicentro un punto a 96 km dalla costa di Miyako, prefettura di Iwate, nella regione a nord-est del paese che l’11 Marzo del 2011 fu colpita dal devastante terremoto e tsunami. Non sono stati registrati danni o approssimarsi di onde anomale. Rispetto a Tokyo, capitale del paese, il terremoto è avvenuto a 550 km di distanza.

Né la Japan Meteorological Agency né il Tsunami Warning Center hanno ritenuto necessario emettere avvisi o allarmi tsunami. Il Geofisico Gerard Fryer, del Pacific Tsunami Warning Center, ha detto che il terremoto era troppo piccolo per generare qualsiasi tipo di tsunami, ma che i residenti del nord-est del Giappone lo avrebbero sicuramente sentito.

Il terremoto probabilmente ha dato alcune reminiscenze spaventose agli abitanti della regione di Tohoku che sono sopravvissuti al disastro dello scorso anno: lo tsunami, che si portò via decine di migliaia di vite umane e rase al suolo intere città costiere, fu causato da un terremoto di magnitudo 9,0 nella prefettura di Fukushima giusto un anno e mezzo fa, portando alla peggiore crisi nucleare del mondo degli ultimi 25 anni.

Terremoto di magnitudo 7,1 in Colombia

Un terremoto di magnitudo 7,1 si è verificato domenica nel sud della Colombia.

Il terremoto ha colpito alle 11:31 di domenica a 62 km a sud dalla città di Popayán ed è stato percepito a Bogotá, la capitale, così come in 10 delle 32 regioni della Colombia.

 

La USGS afferma che l’epicentro è stato registrato ad una profondità di 162,1 Km.

Il terremoto è il più potente dopo quello di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia nel 2004 secondo il Colombia’s Geological Service.

Il capo della sicurezza Edith Cabeza del dipartimento di Cauca di cui Popayán è il capoluogo, ha dichiarato che la “Città Bianca” e i suoi 270.000 abitanti non hanno subito danni.

Popayán è reduce da un terremoto che nel marzo 1983 aveva fortemente danneggiato la città uccidendo 250 abitanti.

Foto e fonte articolo a questo link

Tsunami di bolle di sapone in Cina

Un muro di bolle di sapone lungo un fiume scatena il panico nella provincia di Guangdong in Cina.

Le bolle sembra siano state create da una qualche sostanza chimica finita nelle acque a causa delle forti piogge e in seguito trascinata in una cascata che ne ha esasperato e agevolato la formazione.

 

In seguito all’alluvione di bolle di sapone, i funzionari hanno dichiarato che la massa di schiuma è innocua se non forse per “uno o due pesci morti”, ma allo stesso modo ha scatenato il panico tra gli abitanti del luogo ed è saltata agli onori della cronaca per le bizzarre foto che mostrano un vero tsunami di schiuma bianca.

 

L’OMS avverte che il nuovo virus non si trasmette facilmente

Apocalisse da virus su apocalittici

Sembra che il nuovo virus della famiglia della SARS, trovato in un paziente di un ospedale di Londra, non si trasmetta facilmente tra persone, secondo quanto afferma l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’agenzia per la salute ha dichiarato di stare lavorando con i partner internazionali per comprendere meglio il rischio che il nuovo virus presenta per la salute pubblica.

Domenica scorsa l’OMS aveva emesso un allerta globale dove affermava che un nuovo virus aveva infettato un cittadino del Qatar che recentemente si era recato in Arabia Saudita dove un altro uomo per lo stesso virus era da poco deceduto.

Entrambi i contagiati attualmente confermati hanno subito insufficienza renale, e mentre l’unico ancora in vita viene definito in uno stato critico, nessun altro caso è stato riportato prima o dopo l’allarme.

Il virus presenta alcuni sintomi della SARS, Severe Acute Respiratory Syndrome, sviluppatasi in Cina nel 2002 e che ha ucciso circa un decimo degli 8000 contagiati.

Gli scienziati del Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC) affermano che il virus potrebbe essere di derivazione animale.

L’OMS ha avvisato i paesi membri di fare attenzione a chiunque si presenti con una sindrome respiratoria e abbia viaggiato in Medio Oriente.

L’agenzia delle Nazioni Unite non ha raccomandato particolari restrizioni per i viaggiatori, ma sta lavorando in stretto contatto con le autorità saudite relativamente alle misure sanitarie per i musulmani in pellegrinaggio alla Mecca.

 
FONTE: REUTERS

Inizio della Cultura della Vita in Bolivia

Il Ministro degli Esteri boliviano David Choquehuanca ha reiterato che il prossimo 21 di dicembre, data nella quale si prevedono fenomeni astrologici, sarà la fine degli alimenti e bibite artificiali per dare il passo agli alimenti e bibite naturali: “Sarà la nascita di una vita migliore”.

Il Presidente boliviano Evo Morales e il Ministro degli Esteri David Choquehuanca

L’autorità ha spiegato che in questa data, secondo informazioni scientifiche, si avrà un allineamento dei pianeti che porterà cambiamenti per l’umanità. Il Ministro ha parlato ampiamente del tema durante l’incontro “Rotta al 21 dicembre per il risveglio della coscienza” che si è tenuto nella sede della Cancelleria: “…cosicché quando io ho detto che deve essere la fine della Coca Cola e l’inizio del Willkaparu e del Mocochinchi, sto dicendo proprio questo: che deve essere la fine dell’alimentazione e delle bevande sofisticate e l’inizio delle bevande naturali e dell’alimentazione più naturale”, ha ripetuto Choquehuanca.

Le giustificazioni arrivano a circa due mesi dalle precedenti affermazioni del Ministro degli Esteri che, nella località di Copacabana, aveva annunciato l’espulsione della Coca Cola dalla Bolivia in concomitanza con il solstizio d’estate dell’emisfero australe, il 21 dicembre, e con l’inizio delle festività per l’occasione proclamate presso la Isla del Sol, luogo sacro alla cultura pre-ispanica sul lago Titicaca, dove si raduneranno i rappresentanti dei popoli indigeni.

Il Ministro aveva dichiarato: “Il 21 dicembre 2012, in tutto il territorio della Bolivia, daremo inizio, in concomitanza con il Calendario Maya, alle celebrazioni nazionali per la fine dell’era del capitalismo e l’inizio della Cultura della Vita. Il 21 dicembre 2012 sarà l’inizio della fine dell’egoismo e l’inizio della fine della divisione. In tale occasione verrà applicata la nuova legge in materia sanitaria che segna anche la fine della presenza della Coca Cola, di cui verrà vietata la produzione, la distribuzione e la vendita. E’ anche la data dell’inizio del Mocochinchi (Bevanda tradizionale locale al gusto di pesca e frutti tropicali). Tutto ciò avverrà per amore di Pachamama, la nostra Madre Terra che tutti noi rispettiamo”, aveva poi aggiunto: “I pianeti si allineano dopo 26.000 anni. È la fine del capitalismo e l’inizio del comunitarismo¨.

Evo Morales, presidente della Bolivia, aveva aggiunto: “in data 21 dicembre, rispetteremo la formalità del Calendario Maya dichiarando conclusa per sempre la società capitalista del profitto e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e chiamo quindi a raduno tutte le popolazioni indigene in Sudamerica, i loro discendenti e simpatizzanti, per celebrare in spiaggia nella Isla del Sol la prima “Riunione Mondiale degli Indigeni” per cominciare ad organizzare i progetti relativi a una nuova interpretazione della società e delle relazioni tra persone”.

Foglie di coca

Le esternazioni del Ministro degli Esteri si aggiungono agli attacchi precedentemente sferrati dal congiunto del governo di Evo Morales contro i simboli del capitalismo globale ed in particolare contro la Coca Cola. L’azienda di Atlanta ed il suo prodotto sono vittime di uno speciale accanimento da parte del governo che però pare essere giustificato dai comportamenti tenuti in tema di: diritti sindacali, condizioni di lavoro, processi e ritmi di lavoro insostenibili per i lavoratori e l’ambiente, condizionamenti politici e, non ultima, diffusione di abitudini di alimentazione ormai globalmente ritenute sbagliate. Proprio in Sudamerica il sindacato Sinaltrainal denuncia casi di sequestro, torture, minacce e soprattutto la morte di undici tra lavoratori e leader sindacali per le quali è ritenuta responsabile la Coca Cola Company spalleggiata dagli squadroni della morte paramilitari. Nelle parole di Choquehuanca è velata inoltre l’intenzione di preservare la coltivazione di foglie di coca dallo sfruttamento delle aziende straniere che secondo il governo, smentito però dalle aziende interessate, farebbero sempre più largo consumo di derivati della foglia di coca per i loro prodotti, uno tra tutti appunto la Coca Cola. Nel gennaio del 2008, in occasione del referendum per approvare la nuova costituzione voluta da Morales (passato con larghissima maggioranza e dove la foglia di coca viene definita “patrimonio culturale della Bolivia e fattore di coesione sociale”), il presidente aveva dichiarato che era arrivato il momento di porre fine all’immonda piaga della presenza della criminalità organizzata per contrabbandare la cocaina nel mondo, e che i coltivatori boliviani hanno il diritto di essere legittimi proprietari: delle proprie terre, delle proprie piante e derivati e del proprio lavoro giustamente pagato. Va ricordato che la produzione di foglie di coca, secondo Forbes, rappresenta il 2% del PIL del paese, approssimativamente 270 milioni di dollari, ovvero, il 14% delle vendite agricole.

In seguito al referendum sono state denunciate ed espulse dal paese, circa 1500 società finanziarie (al 55% statunitensi, al 30% italiane e al 15% misto olandesi-belgi) che in realtà si occupavano di gestire gli ingenti profitti derivanti dalla produzione, distribuzione e vendita delle foglie di coca. La gestione delle piantagioni è passata sotto controllo statale che le affida ai contadini locali, ed è stata vietata agli stranieri la coltivazione della foglia di coca.

Durante gli ultimi quattro anni, Evo Morales, avvalendosi di consulenti ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha protestato contro “lo strabordante investimento di multinazionali delle bibite che vengono in Bolivia e si prendono le foglie di coca per fare le loro bibite da vendere soprattutto in Usa e in Europa occidentale, senza però dire al consumatore che stanno bevendo succo di coca”. La Coca Cola, va da sé, ha protestato con vigore, sostenendo che Evo Morales dichiara il falso.

Coca Cola contro Mocochinchi

In passato, il Presidente arrivò a chiedere formalmente alla Coca Cola che dimostrasse “scientificamente” e “oggettivamente” che non c’erano foglie di coca nella bibita e chiese che l’azienda presentasse la ricetta ad un comitato scientifico dell’Onu, i cui nomi dovevano essere selezionati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Coca Cola si rifiutò sostenendo che la ricetta fosse ancora segreta e che la libertà di commercio garantiva loro il diritto di produrre le bibite.

Il contenuto della Coca Cola ha sostanze che pregiudicano la salute e che potrebbero provocare attacchi cardiaci e tumori. Si tratta di una decisione di salute ma anche di cultura”. Da lì il ritorno a bevande e alimenti naturali quali: dal febbraio 2012 la Coca Colla, bevanda annunciata come il soft-drink che diventerà il più venduto in Bolivia, ottenuta dalle foglie di coca e volutamente scura e con etichetta rossa come il prodotto quasi omonimo; la Inka Cola prodotta in Perù con le stesse caratteristiche e già venduta in Sudamerica e in California nonostante le proteste della Coca Cola; e le bevande naturali e indigene come il Mocochinchi a base di pesca e il Willkaparu a base di mais.

Le poco decise smentite da parte dell’azienda arrivate all’indomani delle dichiarazioni di Choquehuanca hanno sottolineato la decontestualizzazione delle parole del ministro da parte dei media e l’amplificazione del messaggio che in definitiva intendeva solo annunciare la direzione che la Bolivia intende prendere verso la sensibilizzazione della popolazione in tema di salute. A tutt’oggi, infatti, non esistono atti ufficiali che avvalorino le affermazioni di due mesi fa che a questo punto appaiono essere state più un atto simbolico e propagandistico piuttosto che una dichiarazione di intenti.

Nonostante questo bisogna sottolineare che se anche fosse stata una decontestualizzazione non si può fare a meno di notare il substrato di repulsione che il paese prova: per lo stile di vita occidentale e globalizzato, e per i modi a dir poco arroganti di insinuarsi nei territori da parte delle multinazionali. Questo e la determinazione di un popolo nel restare attaccato alle proprie origini spiegano i fatti sopra descritti nonché quello di cui è protagonista un’altra multinazionale americana, la McDonald’s, che dopo 14 anni di tentativi per ingraziarsi il gusto degli abitanti delle più grandi città boliviane ha volontariamente deciso di abbandonare il paese a causa dei propri pessimi risultati economici.

McDonald’s chiude i suoi ristoranti in Bolivia

Di fronte a questa disfatta commerciale senza precedenti i creativi e gli addetti al Marketing nonché i vertici dell’azienda hanno affermato “Non siamo riusciti ad imporre il nostro marchio tra le abitudini alimentari del popolo boliviano”, affermazioni che, insieme al documentario fatto per l’occasione “Why did McDonald’s Bolivia go Bankrupt”, hanno come obiettivo primario, secondo alcuni, quello di mascherare il boicottaggio di cui sembra esser stata vittima l’azienda e capace il popolo boliviano, per loro l’Apocalisse annunciata per il 21 dicembre non sarà altro che il passaggio ad una civiltà migliore e ad una nuova epoca dell’oro, per dirla con le parole di David Choquehuanca “ la fine dell’era del capitalismo e l’inizio della Cultura della Vita”.

*Questa pubblicazione fa riferimento e cita alcuni passaggi dell’articolo di Sergio Di Cori Modigliani pubblicato nel suo blog a questo link.

Gli Apocalittici – la serie TV

Gli Apocalittici su national geographic

Serie TV – Gli apocalittici – National Geographic

 

Il giorno 24 Settembre alle ore 20.55 iniziera sul canale del National Geographic la serie televisiva dedicata agli apocalittici. Verranno raccolte testimonianze di persone che si preparano all’avvento dell’apocalisse cercando di sfuggire, aggirare, prepararsi ad ogni tipo di evento. Consigliamo vivamente di seguirla e di tenere come riferimento il nostro blog per le vostre testimonianze utilizzando la nostra Pagina dedicata alle comunicazioni per National Geographic.

Di seguito la trama della serie TV:

L’espressione “apocalisse” o “fine del mondo” nell’immaginario popolare è associata all’idea di un evento talmente catastrofico da comportare la conclusione definitiva della civiltà umana per come la conosciamo. Tuttavia ci sono persone fermamente intenzionate a vendere cara la pelle, e che giorno dopo giorno si stanno preparando con ogni mezzo per resistere a un’eventuale catastrofe di proporzioni escatologiche.

Benvenuti nel mondo degli Apocalittici, gente peraltro comune che ha deciso di organizzarsi per sopravvivere a ogni tipo di evento razionalmente prevedibile e potenzialmente disastroso per l’umanità: che si tratti di terremoto, incidente nucleare, collasso economico, crisi energetica o attentato terroristico.

Spinti da credenze e motivazioni di volta in volta razionali o bizzarre, i cosiddetti “preppers” non esitano davanti a nulla pur di attrezzarsi per fronteggiare qualunque incerto della vita. Ma tutti questi sforzi hanno una reale ragione di essere? E fino a che punto possono offrire una protezione efficace in caso le cose volgano al peggio?

Con l’aiuto dei suoi esperti National Geographic Channel ci accompagna in un appassionante viaggio di esplorazione tra le “roccaforti” degli Apocalittici che metterà a confronto rischi e benefici delle varie strategie adottate.

 

Queste le programmazioni:
Lunedì 24 settembre ore 15.44 – Presentazione
Lunedì 24 settembre ore 20.55 – Armati per la fine del mondo
Lunedì 24 settembre ore 21.55 – I profeti dell’apocalisse
Martedì 25 settembre ore 00.50 – Armati per la fine del mondo

Fine del Mondo? Per adesso rischiamo la Fine delle Stelle

Cresce l’attesa per il 21 dicembre 2012. C’è chi avrà già acquistato casa a Bugarach per godersi lo spettacolo dell’Apocalisse in prima fila e al sicuro. Nel frattempo, se lo spettacolo dell’Apocalisse nella fatidica data resta nell’incerto (come ogni altra fatalità), stiamo certamente perdendo uno degli spettacoli più semplici, belli, affascinanti, misteriosi ed entusiasmanti che questo mondo, almeno fino a quando esisterà, riesce ad offrirci: il cielo stellato.

Il cielo stellato. E’ un po’ come l’aria e l’acqua. E’ una di quelle cose che sembrano scontate e se ne percepisce l’estrema necessità solo quando vengono a mancare.

Vivo, quindi respiro. Ho sete, quindi bevo. Alzo gli occhi al cielo di notte, quindi vedo le stelle.

Non sembri azzardato il paragone, perchè senza il sogno, l’irrazionalità, il mistero e l’infinito, l’essere umano non avrebbe una piena percezione di se. Da sempre l’essere umano ha avuto bisogno delle stelle e ha alzato gli occhi al cielo per farsi delle domande e per cercare delle risposte senza le quali non sarebbe lo stesso.

Da sempre l’essere umano ha guardato il firmamento per appagare un ancestrale bisogno di stupore. Da sempre le stelle sono state  linfa preziosa di sogni, fantasie e desideri.

Un nemico minaccia tutto questo.  E’ silenzioso e subdolo perchè apparentemente  necessario: l’inquinamento luminoso.

Ormai, specialmente per chi vive nelle grandi città, il cielo stellato è un ricordo. Sono milioni le persone che vivono nell’inconsapevolezza che da anni non hanno visto una stella. Rendersene conto è disorientante, spiazzante come una doccia fredda. Anche per chi vive lontano dalle città le cose non vanno meglio. Per costoro la situazione è senza dubbio migliore. Nelle notti senza luna riescono anche ad intravedere la Via Lattea. Purtroppo il firmamento visibile è una piccola percentuale rispetto a quella che sarebbe visibile  in ‘assenza di inquinamento luminoso che sta raggiungendo dimensioni planetarie.

Fortunatamente ancora esistono quelle che vengono definite Dark Sky Reserves, riserve di cielo buio dove l’inquinamento luminoso è ridotto al minimo o, addirittura, assente. Sono veri e propri paradisi per astrologi, astrofili o semplici “amanti della natura”, dove è possibile ammirare il cielo stellato così come effettivamente è.

E il cielo stellato quando lo si vede in tutto il suo splendore toglie il fiato, nutre i sogni, innalza lo spirito.

National  Geographic ha dedicato un servizio alle Dark Sky Reserves, e la sconvolgente bellezza di quello che quotidianamente ci stiamo perdendo dovrebbe invitare a far riflettere sulla necessità di contrastare l’inquinamento luminoso che, soprattutto in piena crisi economica, sa anche tantissimo di spreco.

Ecco cosa ci stiamo perdendo (foto: National Geographic)

 

 

 

 

 

Rio +20, summit sullo sviluppo sostenibile

Sette  sono i temi prioritari per  l’Onu nel summit sullo sviluppo sotenibile  che culminerà a Rio dal 20 al 22 giugno:

  1. posti di lavoro derivanti dalla svolta “sostenibile”;
  2. energia rinnovabile e riduzione degli sprechi;
  3. città sostenibili;
  4. sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile;
  5. acqua;
  6. oceani;
  7. capacità di fare fronte a disastri.

L’avvertimento di Achim Steiner, direttore dell’Unep, ha toni apocalittici:

Se le tendenze attuali continuano e gli attuali modelli di produzione e consumo delle risorse naturali prevalgono, i governi dovranno affrontare un livello di danni e di degrado senza precedenti“.

 

Le api stanno scomparendo

Albert Einstein ha affermato: “se l’ape scomparisse dalla terra all’umanità resterebbero quattro anni di vita; niente più api, niente più impollinazione, niente piante, niente alberi, niente esseri umani”.

Science, la nota e autorevole rivista scientifica, ha pubblicato due articoli in cui viene ampiamente dimostrato che l’esposizione agli antiparassitari causa ad api e a bombi una sorta di “disorientamento”.

moria delle api

La scomparsa delle api

Gli insetti “disorientati”  non riescono più a ritrovare la strada di casa il che scatena una reazione micidiale: le api non tornano all’alveare, la colonia subisce un impoverimento numerico da cui deriva una diminuzione del cibo e, quindi, una “brusca diminuzione” delle nascite di api regine. Meno api regine significa dire meno alveari, e meno alveari significa dire meno api. Sempre meno api.

Se non si corre subito ai ripari l’affermazione di Einstein sulla scomparsa delle api  prenderà i toni cupi e apocalittici di una terribile profezia.

Fuga di gas dal “pozzo dell’inferno”

Una  fuga di gas sottomarina da un pozzo della Total, situato a circa 250 chilometri a est di Aberdeen, sta interessando il Mare del Nord. Oltre alla piattaforma della Total è sato disposto il piano di evacuazione anche dalla piattaforma della Shell sita nelle adiacenze.

I tempi lunghi per chiudere la fuga di gas e la perdita di prodotto hanno già causato il crollo del 6% del titolo Total alla Borsa di Parigi.