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Immaginando Fantozzi prepper.

Fortemente preoccupato per l’Apocalisse del 21 dicembre 2012, Fantozzi decise di diventare un prepper.

Abbigliamento di Fantozzi per l’Apocalisse:

– scarponi finto goretex con punta rinforzata da colata di cemento;
– cintura accessoriata rubata a cinecittà durante una comparsata a “Ursus contro Maciste”;
– salvagente a ciambella arrecante la scritta, vagamente evocativa, TITANIC;
– coltellino svizzero multiuso completo di cornetto rosso e ferro di cavallo;
– botticella da san bernardo contenete cordiale d’annata (1938)
– …e, per finire, pantalone ascellare multitasche a cromatura camaleontica che indossato dal ragioniere assumeva tragicamente il colore…MARRONE.

Non abbiamo mai ringraziato Squalo Speed, alias Sciamano Apocalitticus, per la disinteressata generosità con cui (su facebook) ci sta dando una mano e, con chicche questa storiella, spesso anche un sorriso.

Mille volte grazie dallo Staff di Apocalittici.

www.facebook.com/apocalittici

 

I Preppers, coloro che si preparano all’Apocalisse… e non solo.

Accumulano riserve di cibo, acqua, candele, pastiglie di iodio, carburanti. Passano i week-end a imparare come accendere un fuoco, sparare, o come sopravvivere in un ambiente ostile. Il loro motto è “Spera per il meglio, preparati al peggio”. Sono i “preppers”, un vero e proprio movimento culturale che negli ultimi quattro anni sembra aver attirato sempre più persone: tutte con il fermo proposito di farsi trovare preparate, nel caso che una catastrofe distrugga il mondo così come lo conosciamo.

Quello dei “survivalisti”, per la verità, è un fenomeno che si presenta a ondate, e riflette diffuse paure sociali: negli anni ’60 i timori erano legati ai “nemici” degli Stati Uniti (tipicamente identificati con etichette come comunisti o hippies) e all’inflazione dovuta alla svalutazione del dollaro, negli anni ’70 quelli dell’olocausto nucleare e della guerra fredda, negli ’80 la catastrofe ecologica, nel 2000 il millenium bug. L’attuale ondata sembra sia iniziata dal 2008, frutto non solo delle attese catastrofiste per il 21 dicembre 2012, ma anche della crisi economica e dell’impatto emotivo di alcuni disastri naturali (molti prepper americani, ad esempio, affermano di esserlo diventati dopo aver visto le immagini dell’uragano Katrina).

Ma l’attuale fenomeno prepper ha caratteristiche nuove rispetto al survivalismo degli anni ’60 e ’70, che nasceva nell’ambiente dell’estrema destra americana e esaltava il super-uomo in grado di sopravvivere nei boschi, lontano dalla collettività. Non per nulla il suo leader era Kurt Saxon, direttore del periodico “The Survivor“, con un curriculum quanto meno particolare alle spalle: prima esponente del partito nazista americano, poi di Scientology, e infine della chiesa satanica di LaVey. Nella sua rivista insegnava a fabbricare armi e a prepararsi per il tracollo della società che sarebbe sicuramente avvenuto ad opera dei nemici della patria: i comunisti e gli studenti.

I prepper attuali, invece, hanno caratteristiche molto  diverse: sono casalinghe, impiegati, piccoli negozianti; persone apparentemente integrate a livello sociale, che hanno un’attenzione alle risorse del pianeta e all’ecologismo, e che probabilmente non sarebbero  felici di essere accostate a personaggi come Kurt Saxon. Non rispondono allo stereotipo dell’uomo barbuto che vive da solo nei boschi armato di fucile; anzi, spesso hanno una famiglia che vogliono proteggere, all’insegna della massima di Régis Debray:

Bisogna essere pazzi per non prepararsi.

Del vecchio survivalismo hanno conservato solo l’uso quasi “militaresco” di abbreviazioni e acronimi. E così i prepper prevedono la TEOTWAWKI (The End of the World as We Know It, la fine del mondo per come lo conosciamo), si preparano al momento WTSHTF (When the Shit Hits the Fan, che indica l’inizio di una generica catastrofe), preannunciano una WROL (Without Rule of Law, la società priva di leggi che si instaurerebbe in seguito) e si armano di un BOB (Bug-out Bag, la borsa con il necessario per sopravvivere le prime 72 dopo un’emergenza) e di un EDC (Every Day Carry, una mini-attrezzatura da portare con sè ogni giorno).

Un fenomeno, come si evince dai termini, iniziato tra Canada e Stati Uniti, ma che a poco a poco sta varcando l’oceano per arrivare anche in Europa. E che sta generando un ricco mercato, con forum, pagine web e negozi pronti a vendere tutto quello che può servire a un prepper, dalla maschera anti-gas ai corsi di primo soccorso. Sono sorti siti di incontri personali come Survivalist Singles e Prepper Dating (non vorrete certo affrontare la fine del mondo da soli, vero?), mentre diverse case editrici si sono lanciate nell’affare pubblicando manuali dedicati alla sopravvivenza (il più diffuso sembra essere How to Survive the End of the World as We Know It, di James W. Rawles). Costco, la più importante catena di supermarket degli Stati Uniti, ha iniziato a commercializzare kit di emergenza a prezzi popolari. E a Denver in ottobre è stata allestita “Self Reliance Expo“, la prima fiera dedicata totalmente al survivalismo.

In Francia la vendita di cibi liofilizzati ha avuto un boom in pochi anni. Oltre al volume di affari, sembra essere cambiato il tipo di clientela: non più solo sportivi e viaggiatori dell’estremo, ma anche l’insospettabile casalinga che vuole farsi trovare pronta, nel caso in cui un’improvvisa catastrofe impedisca al cibo di arrivare al supermercato sotto casa. Ariane Pehrson, fondatrice del sito di vendite on line Lyophilise, riferisce che i prepper sono ormai il 40% degli acquirenti; e tra loro spiccano anche casi estremi, come quello di un signore che ha acquistato cibi liofilizzati per 30.000 euro.

Un dato analogo è quello riportato da Hugh Vail, presidente dell’American Preppers Network statunitense, secondo cui gli acquisti di attrezzature di emergenza sarebbero aumentati del 1000% negli ultimi quattro anni.

In Italia il fenomeno è presente, ma per ora non sembra aver preso piede tra il grande pubblico, anche se esistono siti internet e pagine Facebook dedicate ai prepper nostrani.

Anche il National Geographic ha dato spazio al fenomeno, con un programma televisivo in cui si seguono e si intervistano i prepper statunitensi. La serie ha avuto un certo successo (attualmente è alla seconda stagione), e in Italia è stata trasmessa con il titolo “Gli apocalittici“. Certo, quelli mostrati dal National Geographic sono i casi più adatti a uno spettacolo televisivo, e per forza di cose i più estremi: persone che dedicano al prepping ingenti risorse economiche e gran parte del proprio tempo libero, arrivando a modificare radicalmente la propria esistenza e quella delle proprie famiglie in funzione della preparazione alle catastrofi; persone come Gloria Haswell, che passa più di 50 ore alla settimana a organizzarsi, per sentirsi pronta all’eventualità di un’inversione dei poli terrestri.

Un fenomeno legato al 2012? Fino a un certo punto. Sarebbe riduttivo inquadrarlo nella sottocultura del catastrofismo Maya: non tutti i prepper credono alla fine del mondo, e non tutti coloro che credono alla fine del mondo sono prepper. Nel grande calderone ci sono persone che hanno fatto del “prepararsi alla catastrofe” un hobby a cui dedicarsi nel tempo libero, “cum grano salis”, e che  vi impiegano le stesse risorse che altri utilizzano per un qualsiasi passatempo (secondo il sociologo Bertrand Vidal, che ha studiato a fondo la “cultura apocalittica”, la maggior parte dei prepper francesi spende  tra i 300 e i 4000 euro all’anno per prepararsi a sopravvivere).

E c’è da dire che alcuni dei caposaldi dei prepper non sono altro che consigli di buon senso, a volte diffusi e sponsorizzati anche da enti pubblici; è il caso dell’INCH bag (la borsa con generi di prima necessità da tenere a casa, a portata di mano, nel caso in cui fosse necessaria una rapida evacuazione dall’edificio) adottata comunemente in Giappone per far fronte al pericolo di terremoti.

Ma sarebbe altrettanto scorretto sostenere che le ipotesi catastrofiste sul 21 dicembre 2012 non abbiano avuto un peso nella diffusione di questo movimento. Tra i prepper ci sono persone che si stanno premunendo contro rischi generici e quelli che si organizzano per far fronte a catastrofi più specifiche, come il “big one” (il Grande terremoto), una pandemia, la crisi economica o la guerra nucleare. Fra questi, prepper che paventano rischi ben più irrazionali e improbabili: l’apocalisse zombie, il “bug” del 2038, o l’avvento dei “tre giorni di buio” preannunciati da alcuni profeti. E ci sono anche persone convinte di doversi preparare al grande sconvolgimento previsto dai Maya, all’arrivo del pianeta Nibiru o della cometa Elenin, o all’inversione istantanea dei poli terrestri: tutte paure figlie della propaganda catastrofista di quest’ultimo periodo.

Da questo punto di vista, i prepper possono essere visti come la “cartina al tornasole” di timori diffusi. Le profezie del 2012 hanno generato libri, film e programmi televisivi che hanno fatto leva sulle paure più profonde delle persone, facendo apparire probabili anche eventualità letteralmente impossibili. In fin dei conti, come scrive David Ropeik, creatore e direttore dell’Improving Media Coverage of Risk:

La percezione del rischio dipende dalle emozioni.

E se si percepisce un rischio, perché non farsi trovare preparati?

 

Fonte: articolo scritto da Sofia Lincos su queryonline.it – clicca QUI per accedere alla pagina del sito che lo contiene.

 

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  • Kit per sopravvivere all’Apocalisse

 

 

Nota:

Query è il periodico del CICAP nato nel maggio del 2010 da un’idea semplice quanto efficace: la scienza che indaga i misteri. A distanza di un mese, nel giugno del 2010, questa interessante e innovativa rivista ha visto nascere anche la sua versione online: queryonline.it.

 

Marco Crotta, prepper italiano, risponde ad Aldo Grasso

Segue la lettera aperta con cui Marco Crotta, prepper italiano responsabile del sito www.prepper.it, risponde al commento sulla serie televisiva “Gli Apocalittici” di National Geographic che  Aldo Grasso, noto giornalista e critico televisivo, ha pubblicato sul Corriere (e che ho riportato all’attenzione di Apocalittici.it).

 

Gentilissimo Aldo Grasso

 Le scrivo in merito al suo ultimo articolo apparso oggi sulle pagine del Corriere della Sera / Spettacoli “Gli apocalittici: pazzi che divertono“.

Mi scuso se mi presento con una lettera aperta, ma non ho trovato modo di risponderle sulle pagine del sito del Corriere, non essendo prevista una funzione di feedback o commento, cosa a cui la rete, grazie al cielo, ci ha ormai abituato…

 Sono Marco Crotta, responsabile del sito www.prepper.it, e credo di aver sdoganato la “sub-cultura” del prepping in Italia. Non più tardi di martedì 25/9 lo stesso Corriere, nella cronaca di Milano, mi aveva concesso un piccolo spazio sullo stesso tema. Spero ora vorrà concedermi un umile ma, a mio avviso, legittimo diritto di replica.

Devo dire che non sono in disaccordo con lei, anzi. Ho più volte cercato di prendere le distanze con atteggiamenti esagerati come quelli presentati nella serie americana del National Geographic. Devo dire che è stato più difficile del previsto perché i suoi colleghi, che mi hanno intervistato e filmato, hanno più volte cercato di farmi dire e farmi fare appunto cose “da pazzi”: maschere anti gas, calarsi con le funi dai palazzi e via dicendo. E’ stato mio lo sforzo di riportare gli argomenti sul piano reale eliminando frottole tanto sensazionali quanto vendibili.

Siamo italiani, abbiamo cultura e storia, e non siamo portati per quel tipo di esagerazioni. Laddove gli americani temono per il loro futuro a causa delle antiche profezie o di improbabili cataclismi di ogni genere, gli Italiani vedono il loro futuro minacciato dalla situazione economica, politica ed ecologica. Se gli americani hanno paura della fine del mondo, molti Italiani hanno paura della fine del mese. E dove i sostenitori del secondo emendamento cercano di assicurare la loro sopravvivenza con armi e munizioni, noi che nel DNA abbiamo l’arte dell’arrangiarsi pensiamo ad imparare nuovi mestieri, a studiare nuovi metodi per risparmiare e per provvedere alle necessità delle nostre famiglie.

Insomma, se le sue considerazioni si limitano a quanto rappresentato in TV per la serie d’oltre oceano, sono d’accordo con Lei, ma la prego di non voler banalizzare e generalizzare, nè di tirare in mezzo i prepper italiani.

Giustamente Lei è (anche) un critico televisivo, e deve considerare il fenomeno così come viene messo in onda. Ma se ci fermiamo un momento e cerchiamo di andare un po’ più in profondità, credo ci si spegnerà il sorriso. Perché il prepping sta prendendo piede in Italia? Perché ci sono così tantti “pazzi” in questo mondo? Provo a darle la mia risposta: perché “il futuro non è più quello di una volta“, e le prospettive sono decisamente fumose se non preoccupanti. La generazione che è stata defraudata delle sue prospettive cerca risposte nelle istituzioni e nella politica, ma queste rispose, le rare volte in cui arrivano, sono a dir poco deludenti. Trovo normale allora che si provi a trovare le risposte da sè, a cercare di provvedere a sè stessi una volta che ci si trova abbandonati e senza prospettive. Rispetto a tutto questo il prepping ovviamente non è una risposta, però non si può negare che sia il sintomo di un bisogno che non viene soddisfatto e nè trova risposte. E mi permetta di dirle che in qusto non trovo nulla di comico.

Ma torniamo alla serie TV. A questo punto, dato quello che è stato mandato in onda (e, mi creda, il bello deve ancora venire!) mi rimane una speranza: essere riuscito a marcare le differenze ed aver dimostrato che i prepper italiani sono solo persone che hanno fatto propria la saggezza dei nostri nonni, che hanno imparato a risparmiare, ad essere previdenti, a prendersi cura della famiglia pensando al domani, e che sanno farsi carico di queste responsabilità, e anche di quelle che spetterebbero alle istituzioni.

 

La ringrazio molto. Cordialmente

Marco Crotta. www.prepper.it

 

PS: no, io non sopravvierò alla fine del mondo, che cmq non ci sarà.

Gli apocalittici, i preppers, e un dubbio.

Lo so, sono Escansibus, il più grande numerologo del mondo, profeta per corrispondenza e santone in attesa di impiego…eppure sono attanagliato dali preppers che si preparano ad affrontare la Fine del Mondo hanno fatto scorte di carta igienica? dubbio. Le notti sono insonni da quando non riesco a rispondere a una domanda:

ma i preppers che hanno stipato nei bunker tonnellate e tonnelate di cibo per non farsi trovare impreparati dall’Apocalisse…

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Gli Apocalittici – Primo Episodio

Il primo episodio de “Gli Apocalittici“, la serie che segue le storie delle persone che si preparano alla Fine del Mondo. In onda su  National Geographic Channel (403 Sky) ogni lunedì alle 20.55.

CLICCA SULL’IMMAGINE PER VEDERE IL PRIMO EPISODIO DELLA SERIE

Marco Crotta, prepper milanese nel cast de “Gli Apocalittici”

C’è anche un milanese tra i protagonisti di Gli Apocalittici, il programma del National geographic channel in onda da ieri su Sky. Lo show racconta la vita dei prepper americani, persone convinte che un cataclisma stia per distruggere il mondo. Guerra nucleare, collasso economico, disastro naturale: loro si preparano a qualsiasi scenario. Costruiscono bunker, fanno scorta di cibo e armi. E da pochi mesi sono sbarcati anche in Italia: il milanese Marco Crotta, consulente informatico di 40 anni, ha creato il sito italiano del movimento (www.prepper.it). Insieme ad altri connazionali comparirà nell’ultima puntata dello show, in tivù a novembre.

Ma niente apocalisse imminente, profezia Maya o invasione degli Ufo. «I prepper italiani sono molto più concreti di quelli Usa – mette subito in chiaro Marco -. Noi non crediamo alla fine del mondo. Semplicemente, ci prepariamo ad affrontare ogni tipo di emergenza: dall’alluvione al terremoto, dal blackout alle tensioni sociali». I prepper made in Italy sono degli esperti di sopravvivenza: cercano di conoscere al meglio l’ambiente in cui vivono per sapere dove scappare, dove rifugiarsi, come scovare oggetti utili in caso di pericolo.

Per Marco il luogo di riferimento è Milano. Proprio qui ha girato le scene del programma televisivo, immaginando negozi chiusi, benzina finita ed elettricità fuori uso. Davanti alle telecamere ha assemblato un fornelletto con uno scolaposate e qualche pezzo di legno. Ha ricavato un caricabatterie da un pannello solare trovato nell’immondizia. Il suo segreto? «So dove recuperare quello che mi serve. Per esempio, frugo nei cestini attorno alle chiese per procurarmi la cera da usare come combustibile», spiega. In città Marco ha anche un paio di box in cui tiene scorte di cibo.

Che altro fa un prepper? «Si prepara: l’espressione viene dal verbo inglese to prepare. Io ho imparato lavori manuali e tecniche di sopravvivenza, alcune le ho apprese dai clochard quando facevo il volontario per i Guardian angels». Per esempio, come costruire un rifugio all’addiaccio: doppio strato di cartone sul fondo, fondamentale per isolarsi dal freddo. Coperte e sacchi a pelo sopra, per tenere caldo il corpo. Marco ha cominciato a riflettere sulle emergenze cinque anni fa: «Vedevo attorno a me un mondo del lavoro sempre più precario, risorse naturali sempre più scarse. Allora mi sono detto: visto che non posso fare molto per cambiare le cose, penso a come tutelarmi nel caso dovessero precipitare». Viene da chiedersi se una vita così non sia da paranoici. «No, direi più da consapevoli. Noi prepper non viviamo in attesa del peggio, ci prepariamo e basta. L’obiettivo è essere autosufficienti in situazioni non ordinarie».

Sarà. Di certo l’interesse per il movimento cresce: a fine mese Marco terrà una lezione per un gruppo di terremotati emiliani. «Dirò che la solita regola di nascondersi sotto il tavolo e di stare vicino alle pareti portanti non vale più. Oggi le case non hanno né mobili né muri massicci». Ah! «Che si aspettava? Io parlo di cose serie, non sono mica americano».

 

Fonte: articolo firmato da Alessandra Dal Monte e pubblicato sul Corriere.it. Clicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

 

 

Birra e Coca-Cola resistono all’Apocalisse Nucleare

Operation Teapot,  questo è il nome di una serie di test nucleari (40 esplosioni) condotte tra il febbraio e il maggio del 1955 in una cosiddetta “zona di esclusione” desertica nello stato del Nevada (USA). Da questi test, effettuati per rilevare gli effetti di una pioggia radioattiva sugli esseri umani inseriti in contesti di normale quotidianità, è venuto fuori un risultato sorprendente: «Le bibite analcoliche in commercio e la birra in bottiglia o in lattina sono scampate alla potente onda d’urto persino ad una distanza di soli 390 metri dal centro dell’esplosione». In altre parole i sopravissuti all’inferno nucleare possono tranquillamente dissetarsi con birra e bibite analcoliche.

Immaginiamo gli effetti della notizia sugli “acquisti” dei preppers, gli Apocalittici che si stanno preparando ad affrontare quella che ritengono essere l’imminente Fine del Mondo con lo scopo di sopravvivere. Sugli scaffali dei bunker, che prolificano soprattutto in vista del 21 dicembre 2012, probabilmente lo spazio riservato a birra e bibite in lattine aumenterà considerevolmente.

A questo punto io, Escansibus, il più grande numerologo del mondo e profeta part-time profetizzo: ” Stiano attenti coloro che scamperanno all’Apocalisse poichè dovranno fare i conti con nemici ben più temibili: cirrosi epatica e diabete alimentare“.

Il pensiero di Escansibus è rivolto anche  alla svolta boliviana che in nome di una nuova “Cultura della Vita” ha deciso di mettere al bando la Coca-Cola dal 21 dicembre 2012. A meno che non hanno intenzione di fare test atomici sul Willkaparu e sul  Mocochinchi, fossi in loro… Ma non posso interferire!

Gli apocalittici arrivano in televisione

Gli Apocalittici, quelli veri, costruiscono rifugi anti-atomici (alcuni particolarmente eccentrici), si esercitano alla guerriglia e alla sopravvivenza in situazioni limite, preparandosi a sopravvivere alla Fine del Mondo. Noi abbiamo imparato a chiamarli preppers, coloro che si “preparano” all’Apocalisse che sentono sempre più vicina. 

Gli Apocalittici è il  titolo dellaserie tv realizzata da National Geographic che andrà in onda alle ore 20:55 di ogni lunedì dal 24 settembre 2012  su National Geographic Channel (403 sky). La puntata speciale dedicata agli Apocalittici italiani è prevista a fine novembre.

Gli Apocalittici – la serie TV

Gli Apocalittici su national geographic

Serie TV – Gli apocalittici – National Geographic

 

Il giorno 24 Settembre alle ore 20.55 iniziera sul canale del National Geographic la serie televisiva dedicata agli apocalittici. Verranno raccolte testimonianze di persone che si preparano all’avvento dell’apocalisse cercando di sfuggire, aggirare, prepararsi ad ogni tipo di evento. Consigliamo vivamente di seguirla e di tenere come riferimento il nostro blog per le vostre testimonianze utilizzando la nostra Pagina dedicata alle comunicazioni per National Geographic.

Di seguito la trama della serie TV:

L’espressione “apocalisse” o “fine del mondo” nell’immaginario popolare è associata all’idea di un evento talmente catastrofico da comportare la conclusione definitiva della civiltà umana per come la conosciamo. Tuttavia ci sono persone fermamente intenzionate a vendere cara la pelle, e che giorno dopo giorno si stanno preparando con ogni mezzo per resistere a un’eventuale catastrofe di proporzioni escatologiche.

Benvenuti nel mondo degli Apocalittici, gente peraltro comune che ha deciso di organizzarsi per sopravvivere a ogni tipo di evento razionalmente prevedibile e potenzialmente disastroso per l’umanità: che si tratti di terremoto, incidente nucleare, collasso economico, crisi energetica o attentato terroristico.

Spinti da credenze e motivazioni di volta in volta razionali o bizzarre, i cosiddetti “preppers” non esitano davanti a nulla pur di attrezzarsi per fronteggiare qualunque incerto della vita. Ma tutti questi sforzi hanno una reale ragione di essere? E fino a che punto possono offrire una protezione efficace in caso le cose volgano al peggio?

Con l’aiuto dei suoi esperti National Geographic Channel ci accompagna in un appassionante viaggio di esplorazione tra le “roccaforti” degli Apocalittici che metterà a confronto rischi e benefici delle varie strategie adottate.

 

Queste le programmazioni:
Lunedì 24 settembre ore 15.44 – Presentazione
Lunedì 24 settembre ore 20.55 – Armati per la fine del mondo
Lunedì 24 settembre ore 21.55 – I profeti dell’apocalisse
Martedì 25 settembre ore 00.50 – Armati per la fine del mondo

Bunker con sala della fertilità per sopravvivere al 21 dicembre 2012 e superare l’Apocalisse

La Pink Visual, casa di produzione di film per adulti, ha ideato la costruzione di un Sexy Bunker, ma c’è chi preferisce la definizione di Porn Bunker, dove un manipolo di sexy-preppers potrà sperare di sopravvivere all’Apocalisse del 21 dicembre 2012 I prescelti sono costituiti dallo staff della casa produttrice e dalle loro famiglie cui si aggiungeranno “performers, business partners, e fans“. Nel bunker la P.V. continuerà a produrre i suoi video per adulti senza farsi mancare proprio niente in termini di lusso e comodità, nemmeno una confortevole “sala della fertilità” dove assicurare la riproduzione della specie. Purtroppo per la focosa comunità nel caso in cui sopravvia al fatidico 21.12.2012 resta sempre il pericolo di fare la fine di Sodoma e Gomorra.

 

 

Apocalisse rimandata al prossimo allineamento del 6 giugno 1 Miliardo d.C.

I ricercatori dello Space Telescope Science Institute di Baltimora con l’aiuto del supertelescopio spaziale Hubble, autentica star di questo inizio millennio, esaminando i movimenti di Andromeda, sono riusciti a stabilire che si sta avvicinando alla Via Lattea alla velocità di oltre 400.000 Km/h.

Telescopio spaziale Hubble

Hubble, il telescopio spaziale

Secondo i ricercatori a questa velocità Andromeda impiegherà  approssimativamente 4 miliardi di anni prima di scontrarsi con la nostra galassia, ma non è questo il problema. L’aumento delle radiazioni solari, infatti, renderà la Terra inabitabile già tra un miliardo di anni, sicchè al galattico appuntamento con Andromeda difficilmente il genere umano potrà avere un posto in prima fila.

L’unica speranza per godersi lo spettacolo restano i Preppers, ossia coloro che si stanno preparando all’Apocalisse.

In un miliardo d’anni vien facile immaginare che saranno moltissimi gli appuntamenti certi cui l’Apocalisse, puntualmente, darà buca.

Nel frattempo i Preppers, che di buca in buca non si scoraggeranno mai, potranno certamente affinare le loro conoscenze, competenze  e tecnologie, arrivando a un punto di preparazione tale che quando,  al prossimo allineamento Sole Venere Terra del 6 giugno dell’anno 1 miliardo e 2012, arriveranno le radiazioni solari  tutto il genere umano se ne starà in spiaggia a prendere beato la tintarella.

 

 

 

I “Preppers”, quelli che si preparano ad affrontare l’Apocalisse

Negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in altre parti del mondo, Italia compresa, esiste un gruppo di persone che si stanno preparando ad affrontare l’Apocalisse: the Preppers (cliccando troverete la traduzione di un interessante articolo sull’argomento  tratto dal sito  thestar.com).

Per chi volesse saperne di più risulterà molto utile una visita sul sito dei preppers statunitensi  e sul sito dei preppers italiani.

Proprio in quest’ultimo si trova una definizione decisamente più interessante e costruttiva di “prepper” che sembra mettere da parte l’Apocalisse tout-court e concentrarsi più sulla possibilità di un realistico  “cambiamento radicale” cui, indifferentemente dalle cause che lo provocano, sarebbe meglio “essere preparati”.