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Cose da fare prima dell’Apocalisse

Immaginando Fantozzi prepper.

Fortemente preoccupato per l’Apocalisse del 21 dicembre 2012, Fantozzi decise di diventare un prepper.

Abbigliamento di Fantozzi per l’Apocalisse:

– scarponi finto goretex con punta rinforzata da colata di cemento;
– cintura accessoriata rubata a cinecittà durante una comparsata a “Ursus contro Maciste”;
– salvagente a ciambella arrecante la scritta, vagamente evocativa, TITANIC;
– coltellino svizzero multiuso completo di cornetto rosso e ferro di cavallo;
– botticella da san bernardo contenete cordiale d’annata (1938)
– …e, per finire, pantalone ascellare multitasche a cromatura camaleontica che indossato dal ragioniere assumeva tragicamente il colore…MARRONE.

Non abbiamo mai ringraziato Squalo Speed, alias Sciamano Apocalitticus, per la disinteressata generosità con cui (su facebook) ci sta dando una mano e, con chicche questa storiella, spesso anche un sorriso.

Mille volte grazie dallo Staff di Apocalittici.

www.facebook.com/apocalittici

 

I Preppers, coloro che si preparano all’Apocalisse… e non solo.

Accumulano riserve di cibo, acqua, candele, pastiglie di iodio, carburanti. Passano i week-end a imparare come accendere un fuoco, sparare, o come sopravvivere in un ambiente ostile. Il loro motto è “Spera per il meglio, preparati al peggio”. Sono i “preppers”, un vero e proprio movimento culturale che negli ultimi quattro anni sembra aver attirato sempre più persone: tutte con il fermo proposito di farsi trovare preparate, nel caso che una catastrofe distrugga il mondo così come lo conosciamo.

Quello dei “survivalisti”, per la verità, è un fenomeno che si presenta a ondate, e riflette diffuse paure sociali: negli anni ’60 i timori erano legati ai “nemici” degli Stati Uniti (tipicamente identificati con etichette come comunisti o hippies) e all’inflazione dovuta alla svalutazione del dollaro, negli anni ’70 quelli dell’olocausto nucleare e della guerra fredda, negli ’80 la catastrofe ecologica, nel 2000 il millenium bug. L’attuale ondata sembra sia iniziata dal 2008, frutto non solo delle attese catastrofiste per il 21 dicembre 2012, ma anche della crisi economica e dell’impatto emotivo di alcuni disastri naturali (molti prepper americani, ad esempio, affermano di esserlo diventati dopo aver visto le immagini dell’uragano Katrina).

Ma l’attuale fenomeno prepper ha caratteristiche nuove rispetto al survivalismo degli anni ’60 e ’70, che nasceva nell’ambiente dell’estrema destra americana e esaltava il super-uomo in grado di sopravvivere nei boschi, lontano dalla collettività. Non per nulla il suo leader era Kurt Saxon, direttore del periodico “The Survivor“, con un curriculum quanto meno particolare alle spalle: prima esponente del partito nazista americano, poi di Scientology, e infine della chiesa satanica di LaVey. Nella sua rivista insegnava a fabbricare armi e a prepararsi per il tracollo della società che sarebbe sicuramente avvenuto ad opera dei nemici della patria: i comunisti e gli studenti.

I prepper attuali, invece, hanno caratteristiche molto  diverse: sono casalinghe, impiegati, piccoli negozianti; persone apparentemente integrate a livello sociale, che hanno un’attenzione alle risorse del pianeta e all’ecologismo, e che probabilmente non sarebbero  felici di essere accostate a personaggi come Kurt Saxon. Non rispondono allo stereotipo dell’uomo barbuto che vive da solo nei boschi armato di fucile; anzi, spesso hanno una famiglia che vogliono proteggere, all’insegna della massima di Régis Debray:

Bisogna essere pazzi per non prepararsi.

Del vecchio survivalismo hanno conservato solo l’uso quasi “militaresco” di abbreviazioni e acronimi. E così i prepper prevedono la TEOTWAWKI (The End of the World as We Know It, la fine del mondo per come lo conosciamo), si preparano al momento WTSHTF (When the Shit Hits the Fan, che indica l’inizio di una generica catastrofe), preannunciano una WROL (Without Rule of Law, la società priva di leggi che si instaurerebbe in seguito) e si armano di un BOB (Bug-out Bag, la borsa con il necessario per sopravvivere le prime 72 dopo un’emergenza) e di un EDC (Every Day Carry, una mini-attrezzatura da portare con sè ogni giorno).

Un fenomeno, come si evince dai termini, iniziato tra Canada e Stati Uniti, ma che a poco a poco sta varcando l’oceano per arrivare anche in Europa. E che sta generando un ricco mercato, con forum, pagine web e negozi pronti a vendere tutto quello che può servire a un prepper, dalla maschera anti-gas ai corsi di primo soccorso. Sono sorti siti di incontri personali come Survivalist Singles e Prepper Dating (non vorrete certo affrontare la fine del mondo da soli, vero?), mentre diverse case editrici si sono lanciate nell’affare pubblicando manuali dedicati alla sopravvivenza (il più diffuso sembra essere How to Survive the End of the World as We Know It, di James W. Rawles). Costco, la più importante catena di supermarket degli Stati Uniti, ha iniziato a commercializzare kit di emergenza a prezzi popolari. E a Denver in ottobre è stata allestita “Self Reliance Expo“, la prima fiera dedicata totalmente al survivalismo.

In Francia la vendita di cibi liofilizzati ha avuto un boom in pochi anni. Oltre al volume di affari, sembra essere cambiato il tipo di clientela: non più solo sportivi e viaggiatori dell’estremo, ma anche l’insospettabile casalinga che vuole farsi trovare pronta, nel caso in cui un’improvvisa catastrofe impedisca al cibo di arrivare al supermercato sotto casa. Ariane Pehrson, fondatrice del sito di vendite on line Lyophilise, riferisce che i prepper sono ormai il 40% degli acquirenti; e tra loro spiccano anche casi estremi, come quello di un signore che ha acquistato cibi liofilizzati per 30.000 euro.

Un dato analogo è quello riportato da Hugh Vail, presidente dell’American Preppers Network statunitense, secondo cui gli acquisti di attrezzature di emergenza sarebbero aumentati del 1000% negli ultimi quattro anni.

In Italia il fenomeno è presente, ma per ora non sembra aver preso piede tra il grande pubblico, anche se esistono siti internet e pagine Facebook dedicate ai prepper nostrani.

Anche il National Geographic ha dato spazio al fenomeno, con un programma televisivo in cui si seguono e si intervistano i prepper statunitensi. La serie ha avuto un certo successo (attualmente è alla seconda stagione), e in Italia è stata trasmessa con il titolo “Gli apocalittici“. Certo, quelli mostrati dal National Geographic sono i casi più adatti a uno spettacolo televisivo, e per forza di cose i più estremi: persone che dedicano al prepping ingenti risorse economiche e gran parte del proprio tempo libero, arrivando a modificare radicalmente la propria esistenza e quella delle proprie famiglie in funzione della preparazione alle catastrofi; persone come Gloria Haswell, che passa più di 50 ore alla settimana a organizzarsi, per sentirsi pronta all’eventualità di un’inversione dei poli terrestri.

Un fenomeno legato al 2012? Fino a un certo punto. Sarebbe riduttivo inquadrarlo nella sottocultura del catastrofismo Maya: non tutti i prepper credono alla fine del mondo, e non tutti coloro che credono alla fine del mondo sono prepper. Nel grande calderone ci sono persone che hanno fatto del “prepararsi alla catastrofe” un hobby a cui dedicarsi nel tempo libero, “cum grano salis”, e che  vi impiegano le stesse risorse che altri utilizzano per un qualsiasi passatempo (secondo il sociologo Bertrand Vidal, che ha studiato a fondo la “cultura apocalittica”, la maggior parte dei prepper francesi spende  tra i 300 e i 4000 euro all’anno per prepararsi a sopravvivere).

E c’è da dire che alcuni dei caposaldi dei prepper non sono altro che consigli di buon senso, a volte diffusi e sponsorizzati anche da enti pubblici; è il caso dell’INCH bag (la borsa con generi di prima necessità da tenere a casa, a portata di mano, nel caso in cui fosse necessaria una rapida evacuazione dall’edificio) adottata comunemente in Giappone per far fronte al pericolo di terremoti.

Ma sarebbe altrettanto scorretto sostenere che le ipotesi catastrofiste sul 21 dicembre 2012 non abbiano avuto un peso nella diffusione di questo movimento. Tra i prepper ci sono persone che si stanno premunendo contro rischi generici e quelli che si organizzano per far fronte a catastrofi più specifiche, come il “big one” (il Grande terremoto), una pandemia, la crisi economica o la guerra nucleare. Fra questi, prepper che paventano rischi ben più irrazionali e improbabili: l’apocalisse zombie, il “bug” del 2038, o l’avvento dei “tre giorni di buio” preannunciati da alcuni profeti. E ci sono anche persone convinte di doversi preparare al grande sconvolgimento previsto dai Maya, all’arrivo del pianeta Nibiru o della cometa Elenin, o all’inversione istantanea dei poli terrestri: tutte paure figlie della propaganda catastrofista di quest’ultimo periodo.

Da questo punto di vista, i prepper possono essere visti come la “cartina al tornasole” di timori diffusi. Le profezie del 2012 hanno generato libri, film e programmi televisivi che hanno fatto leva sulle paure più profonde delle persone, facendo apparire probabili anche eventualità letteralmente impossibili. In fin dei conti, come scrive David Ropeik, creatore e direttore dell’Improving Media Coverage of Risk:

La percezione del rischio dipende dalle emozioni.

E se si percepisce un rischio, perché non farsi trovare preparati?

 

Fonte: articolo scritto da Sofia Lincos su queryonline.it – clicca QUI per accedere alla pagina del sito che lo contiene.

 

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  • Kit per sopravvivere all’Apocalisse

 

 

Nota:

Query è il periodico del CICAP nato nel maggio del 2010 da un’idea semplice quanto efficace: la scienza che indaga i misteri. A distanza di un mese, nel giugno del 2010, questa interessante e innovativa rivista ha visto nascere anche la sua versione online: queryonline.it.

 

Gli apocalittici, i preppers, e un dubbio.

Lo so, sono Escansibus, il più grande numerologo del mondo, profeta per corrispondenza e santone in attesa di impiego…eppure sono attanagliato dali preppers che si preparano ad affrontare la Fine del Mondo hanno fatto scorte di carta igienica? dubbio. Le notti sono insonni da quando non riesco a rispondere a una domanda:

ma i preppers che hanno stipato nei bunker tonnellate e tonnelate di cibo per non farsi trovare impreparati dall’Apocalisse…

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VI PREGO, VOTATE PER AIUTARMI A TROVARE UNA RISPOSTA

Marco Crotta, prepper milanese nel cast de “Gli Apocalittici”

C’è anche un milanese tra i protagonisti di Gli Apocalittici, il programma del National geographic channel in onda da ieri su Sky. Lo show racconta la vita dei prepper americani, persone convinte che un cataclisma stia per distruggere il mondo. Guerra nucleare, collasso economico, disastro naturale: loro si preparano a qualsiasi scenario. Costruiscono bunker, fanno scorta di cibo e armi. E da pochi mesi sono sbarcati anche in Italia: il milanese Marco Crotta, consulente informatico di 40 anni, ha creato il sito italiano del movimento (www.prepper.it). Insieme ad altri connazionali comparirà nell’ultima puntata dello show, in tivù a novembre.

Ma niente apocalisse imminente, profezia Maya o invasione degli Ufo. «I prepper italiani sono molto più concreti di quelli Usa – mette subito in chiaro Marco -. Noi non crediamo alla fine del mondo. Semplicemente, ci prepariamo ad affrontare ogni tipo di emergenza: dall’alluvione al terremoto, dal blackout alle tensioni sociali». I prepper made in Italy sono degli esperti di sopravvivenza: cercano di conoscere al meglio l’ambiente in cui vivono per sapere dove scappare, dove rifugiarsi, come scovare oggetti utili in caso di pericolo.

Per Marco il luogo di riferimento è Milano. Proprio qui ha girato le scene del programma televisivo, immaginando negozi chiusi, benzina finita ed elettricità fuori uso. Davanti alle telecamere ha assemblato un fornelletto con uno scolaposate e qualche pezzo di legno. Ha ricavato un caricabatterie da un pannello solare trovato nell’immondizia. Il suo segreto? «So dove recuperare quello che mi serve. Per esempio, frugo nei cestini attorno alle chiese per procurarmi la cera da usare come combustibile», spiega. In città Marco ha anche un paio di box in cui tiene scorte di cibo.

Che altro fa un prepper? «Si prepara: l’espressione viene dal verbo inglese to prepare. Io ho imparato lavori manuali e tecniche di sopravvivenza, alcune le ho apprese dai clochard quando facevo il volontario per i Guardian angels». Per esempio, come costruire un rifugio all’addiaccio: doppio strato di cartone sul fondo, fondamentale per isolarsi dal freddo. Coperte e sacchi a pelo sopra, per tenere caldo il corpo. Marco ha cominciato a riflettere sulle emergenze cinque anni fa: «Vedevo attorno a me un mondo del lavoro sempre più precario, risorse naturali sempre più scarse. Allora mi sono detto: visto che non posso fare molto per cambiare le cose, penso a come tutelarmi nel caso dovessero precipitare». Viene da chiedersi se una vita così non sia da paranoici. «No, direi più da consapevoli. Noi prepper non viviamo in attesa del peggio, ci prepariamo e basta. L’obiettivo è essere autosufficienti in situazioni non ordinarie».

Sarà. Di certo l’interesse per il movimento cresce: a fine mese Marco terrà una lezione per un gruppo di terremotati emiliani. «Dirò che la solita regola di nascondersi sotto il tavolo e di stare vicino alle pareti portanti non vale più. Oggi le case non hanno né mobili né muri massicci». Ah! «Che si aspettava? Io parlo di cose serie, non sono mica americano».

 

Fonte: articolo firmato da Alessandra Dal Monte e pubblicato sul Corriere.it. Clicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

 

 

Gli Apocalittici, la serie secondo Aldo Grasso

Il mondo è pieno di pazzi. Prendiamone atto, con serenità e pacatezza, possibilmente con disincanto. Un buon repertorio di casi di follia quotidiana – una strana follia mascherata di buon senso, previdenza, lungimiranza – lo offre il programma «Gli apocalittici», la serie di maggior successo mai trasmessa negli Usa da National Geographic Channel. C’è gente, influenzata non solo dalle profezie Maya, che crede che la fine del mondo sia vicina. E cosa fa? Prega? Cerca di frequentare gli ultimi giorni dell’umanità senza consolazioni e senza riguardi? Si pente pubblicamente dell’insensatezza del vivere? No, principalmente accumula cibo (NatGeo, Sky, canale 403, lunedì, ore 22.55. A novembre è prevista una puntata sulla situazione italiana).

Questi apocalittici passano tutto il giorno a costruire rifugi anti-atomici, magari utilizzando dei container, si esercitano alla sopravvivenza in situazioni limite e alla guerriglia sparando nel deserto del Texas, insomma si preparano a sopravvivere alla fine del mondo. Si chiamano «preppers», coloro che si preparano. L’aspetto più impressionate dei «preppers» è che stivano quantità impressionanti di cibo: cibo liofilizzato, cibo surgelato, cibo essiccato, cibo sterilizzato, cibo pastorizzato. Una signora sovrappeso mette via quantità industriali di emmental ricoperto da cera liquida. Vivande che si accumulano come se si dovesse sfamare un esercito; vettovaglie per il day after; vitto e alloggio per il giorno in cui il mondo si capovolgerà per inversione geomagnetica.Il programma è divertente, a metà fra «The Hunger Games» e «La nube purpurea», fra le strategie di sopravvivenza e la demenza che ci accompagna. Il mondo è pieno di pazzi, siamo in buona compagnia. Intanto, negli Usa, nel suo «The Daily Show» Jon Stewart sta combattendo la sua battaglia contro la «Democalypse», l’apocalisse della democrazia. Questa sì una battaglia che merita di essere sostenuta!

 

(Fonte: ariticolo firmato da Aldo Grasso pubblicato sul Corriere.it il 28 settembre 2012. Clicca QUI per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione )

 

 

 

 

Prima dell’Apocalisse in Italia si farà sesso a tavola

GFK-Emer ha condotto  un sondaggio  in 16 Paesi europei, su un campione di 4903 intervistati,  per National Geographic Channel, realizzato in occasione del lancio della serie “Gli apocalittici“, in onda sul canale 403 di Sky dal 24 settembre. Fra gli altri risultati. è venuto fuori, che se mancasse un anno all’Apocalisse in Italia il 44.2% degli uomini si dedicherebbe al sesso mentre il 17.7 % delle donne penserebbe a mangiare. Fatti due rapidi conti,  approssimando a dritta e a manca, vien fuori  che saranno davvero in molti gli italiani che nell’imminenza dell’ultimo giorno saranno costretti a fare sesso a tavola. Coloro che si abbandoneranno ad orge dionisiache nelle cucine dovranno, però, ben sperare che non abbiano ragione i cattolici poichè, considerando che gola e lussuria sono due peccati capitali, rischiano di non  presentarsi nel migliore dei modi al banco degli imputati del Giudizio Universale.

Gli Apocalittici – la serie TV

Gli Apocalittici su national geographic

Serie TV – Gli apocalittici – National Geographic

 

Il giorno 24 Settembre alle ore 20.55 iniziera sul canale del National Geographic la serie televisiva dedicata agli apocalittici. Verranno raccolte testimonianze di persone che si preparano all’avvento dell’apocalisse cercando di sfuggire, aggirare, prepararsi ad ogni tipo di evento. Consigliamo vivamente di seguirla e di tenere come riferimento il nostro blog per le vostre testimonianze utilizzando la nostra Pagina dedicata alle comunicazioni per National Geographic.

Di seguito la trama della serie TV:

L’espressione “apocalisse” o “fine del mondo” nell’immaginario popolare è associata all’idea di un evento talmente catastrofico da comportare la conclusione definitiva della civiltà umana per come la conosciamo. Tuttavia ci sono persone fermamente intenzionate a vendere cara la pelle, e che giorno dopo giorno si stanno preparando con ogni mezzo per resistere a un’eventuale catastrofe di proporzioni escatologiche.

Benvenuti nel mondo degli Apocalittici, gente peraltro comune che ha deciso di organizzarsi per sopravvivere a ogni tipo di evento razionalmente prevedibile e potenzialmente disastroso per l’umanità: che si tratti di terremoto, incidente nucleare, collasso economico, crisi energetica o attentato terroristico.

Spinti da credenze e motivazioni di volta in volta razionali o bizzarre, i cosiddetti “preppers” non esitano davanti a nulla pur di attrezzarsi per fronteggiare qualunque incerto della vita. Ma tutti questi sforzi hanno una reale ragione di essere? E fino a che punto possono offrire una protezione efficace in caso le cose volgano al peggio?

Con l’aiuto dei suoi esperti National Geographic Channel ci accompagna in un appassionante viaggio di esplorazione tra le “roccaforti” degli Apocalittici che metterà a confronto rischi e benefici delle varie strategie adottate.

 

Queste le programmazioni:
Lunedì 24 settembre ore 15.44 – Presentazione
Lunedì 24 settembre ore 20.55 – Armati per la fine del mondo
Lunedì 24 settembre ore 21.55 – I profeti dell’apocalisse
Martedì 25 settembre ore 00.50 – Armati per la fine del mondo

Una casa in montagna per salvarsi dalla Fine del Mondo

Non sono pochi quelli che credono che Bugarach, un paesino nel meridione francese, sarà l’unico posto a salvarsi dalla prossima fine del mondo. Il paese sorge ai piedi del monte Pech, e acquistare una casa in montagna sta diventando l’ossessione di molti. Ma che senso avrebbe sopravvivere? Poniamo il caso che sia tutto vero e che la mattina del 22 dicembre 2012 tutti coloro che si sveglieranno a Bugarach saranno gli unici superstiti della razza umana. Ebbene, che farà questo nutrito manipolo di survivors?

Diciamola tutta, già il fatto che ti sei affannato per comprare la tua casetta in montagna, alla faccia della nutrita concorrenza, per gustarti dal salottino rustico la fine del mondo in diretta mentre mangi fonduta non ti rende propriamente simpatico. E lo stesso vale per i tuoi nuovi vicini, ad eccezione della popolazione indigena. Poi, non si può certo dire che formate una comunità di “cuordileone”.

E ancora, cosa farete? come sopravviverete? Di allevamento e pastorizia? Alzino la mano quanti di voi sanno che i polli non nascono confezionati per il forno a microoonde, ma che sono volatili e per metterli in forno bisogna tirargli il collo e spennarli.

Senza contare le altre questioni che si aprono. Vi accoppierete e vi moltiplicherete per ripopolare nuovamente il pianeta? Riuscirete a riparare il primo frigorifero rotto? Quando finisce lo shampoo con cosa laverete le vostre sopravvissute teste? Cosa ne farete del maxischermo a led 3d pagato a rate? Come curerete il primo attacco di appendicite acuta?

Potrei andare avanti per ore con domande e domande, ma concludo con un nuovissimo tipo di profezia, quella “condizionata”:

SE IL 22 DICEMBRE 2012 VI SVEGLIERETE SANI E SALVI NELLA VOSTRA CASA IN MONTAGNA AI PIEDI DEL MASSICCIO DEL PECH DOPO CHE IL MONDO E’ FINITO… TRANQUILLI, LA  VOSTRA FINE E’ SOLO RIMANDATA. DI POCO.

SE IL 22 DICEMBRE 2012 VI SVEGLIERETE SANI E SALVI OVUNQUE VOI SIATE, SAPPIATE CHE A BUGARACH IN FRANCIA, FATTA ECCEZIONE PER GLI INDIGENI, C’E’ UNA NUTRITA COMUNITA’ DI IMBECILLI.

 

20 posti da visitare prima della Fine del Mondo

Ammettiamo per un attimo che i Maya hanno ragione e che il mondo davvero finirà il 21.12.2012. Sono pochi i giorni prima della fine.

Come spenderli?

Chiunque risponderà  “viaggiando” troverà sicuramente utile questa lista dei  20 posti da visitare prima che il mondo finisca.

 

 

Manca qualcuno?

Liberissimi di aggiungerlo.

Buon viaggio.