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Prevenire non Prevedere

L’Aquila, condannati sette componenti della commissione Grandi rischi in carica nel 2009

Condannati a sei anni per aver dato ai residenti avvertimenti insufficienti del rischio sismico. Questa la sentenza per i sette componenti della commissione Grandi rischi, in carica nel 2009, che avrebbero rassicurato gli aquilani circa l’improbabilità di una forte scossa sismica, che invece si verificò alle 3,32 del 6 aprile 2009. L’accusa aveva chiesto quattro anni ma, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi, sono stati giudicati colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Nonostante la concessione delle attenuanti generiche, sono stati condannati anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Il giudice unico Marco Billi si è ritirato in Camera di consiglio alle 12,30 dopo l’ultimo intervento dell’avvocato difensore Antonio Pallotta, legale di Giulio Selvaggi. Gli imputati hanno aspettato quattro ore prima di avere il verdetto. Precisamente si contestava loro di aver dato “informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie” sulla pericolosità delle scosse registrate nei sei mesi precedenti al 6 aprile 2009. La difesa ha puntato sulla impossibilità di prevedere i terremoti, posizione sostenuta da ricercatori internazionali. “Una sentenza sbalorditiva e incomprensibile, in diritto e nella valutazione dei fatti“, ha commentato l’avvocato Marcello Petrelli, difensore del professor Franco Barberi, “non potrà che essere oggetto di profonda valutazione in appello“.

Mi ritengo innocente di fronte a Dio e agli uomini“, ha detto il professor Bernardo De Bernardinis, ex vicecapo della Protezione civile e attuale presidente dell’Ispra. “La mia vita da domani cambierà, ma se saranno dimostrate le mie responsabilità in tutti i gradi di giudizio – ha aggiunto – le accetterò fino in fondo“.

Nella sua replica il pm, prima che il giudice Marco Billi si chiudesse in Camera di consiglio, ha ricordato Guido Fioravanti, figlio di Claudio, avvocato e giudice tributario, oltre che una delle 309 vittime del sisma del 6 aprile. Morto nella sua casa in via Campo di Fossa, dietro alla Villa Comunale, crollata insieme a molte altre. “Noi crediamo alle persone offese –  ha detto il titolare dell’accusa in aula -. Questo processo nasce perché è venuto da me Guido Fioravanti e mi ha detto: ‘mio padre è morto perché ha creduto allo Stato’. Questo è stato il punto di partenza“.

Per Guido Fioravanti qiuello di oggi “non è stato un processo alla scienza“, ma a “ciò che ha detto la scienza e che ha mutato in noi aquilani l’approccio al terremoto“. Quella notte, Guido si era sentito con la madre verso le 23, subito dopo la prima scossa. “Mi ricordo la paura che usciva dalle sue parole. In altri tempi sarebbero scappati ma quella notte, assieme a mio padre, si sono ripetuti quello che avevano sentito dalla commissione Grandi rischi. E sono rimasti lì“.

 

Fonte: Repubblica.it – Clicca QUI per usufruire degli approfondimenti messi a disposizione dal sito

Greenpeace: in Europa 13 centrali nucleari andrebbero chiuse immediatamente

Iniziano a circolare indiscrezioni sugli stress test condotti dalla Commissione Europea sulle centrali nucleari, ma l’analisi non affronta scenari di disastri multipli, come è stato il caso di Fukushima, né prende in considerazione il rischio terrorismo.

Indagini indipendenti condotte da Greenpeace indicano che 34 reattori, appartenenti a 13 centrali, andrebbero chiusi immediatamente. Ecco l’elenco.

– Spagna: centrale di Almaraz, 2 reattori. C’è un solo generatore di emergenza, i rischi di inondazioni per eventuale danno a una diga soprastante non sono stati valutati sufficientemente. Entrambi i reattori vanno chiusi immediatamente…

Belgio: centrale di Doel, 4 reattori. Dagli stress test emerge una scarsa valutazione dei rischi di incendio e di allagamento, così come dei rischi sismici. Insufficiente valutazione dei rischi per le piscine di stoccaggio. Recentemente sono state trovate 7.776 fratture nel vessel del reattore n.3. I reattori 1 e 2 andavano già chiusi con i soli risultati degli stress test, il numero 3 va chiuso definitivamente e una analisi trasparente delle insufficienze del reattore 4 va condotta al più presto.

Centrale di Thiange, 3 reattori. La protezione da eventi alluvionali non è sufficiente e non conforme alle norme internazionali; l’evento di un incidente aereo è considerato in Belgio, e ritenuto dal regolatore un problema, ma cui non si dà alcuna soluzione. Recentemente sono state riscontrate 2.450 fratture nel vessel del reattore n. 2. Il reattore 1 va chiuso definitivamente, come anche il reattore 2. Il reattore 3 va fermato fino a che non siano state prese le misure anti alluvione e risolti i diversi problemi riscontrati.

– Germania: centrale di Grundemiggen, 2 reattori. Si rileva la mancanza di sicurezza della centrale per una alluvione di lunga durata. Nessun piano di emergenza per fronteggiare eventuali perdite di idrogeno. La centrale andrebbe chiusa ben prima del 2015, data prevista.

– Slovenia: centrale di Krsko, 1 reattore. La zona è sismicamente attiva ed esposta al rischio di alluvioni. Anche se l’impianto è stato rafforzato nel corso degli anni, il nocciolo è esposto a rischi per terremoti di grande magnitudo e la fusione non può essere esclusa. Gli effetti dell’invecchiamento delle componenti (il reattore è del 1983) non sono considerati nell’analisi. Anche se il gestore sta costruendo una nuova sala controllo, i rischi rimangono comunque elevati. La centrale andrebbe avviata alla chiusura.

– Slovacchia: centrale di Mochovce, 2 reattori ( e altri 2 in costruzione). Il rischio sismico non è valutato a sufficienza e nel caso di un forte terremoto l’edificio del reattore è soggetto ad allagamento per rottura condotte. Manca il contenimento secondario, cui si vuole riparare aumentando lo spessore dei muri anche per i reattori in costruzione, e il rischio di incidente aereo non è valutato. I reattori 1 e 2 vanno fermati e va bloccata il completamento delle unità 3 e 4.

– Svizzera: centrale di Mühleberg, 1 reattore. La strumentazione per la piscina di stoccaggio del combustibile non è a prova di incidente, e manca anche un generatore per alimentare il raffreddamento della piscina. Nessuna misura per prevenire l’esplosione di idrogeno in caso di malfunzionamento. Va aggiunto che non si può escludere il rischio sismico di intensità superiore a quella prevista dal progetto. Il reattore, anche in considerazione dei 40 anni di funzionamento, andrebbe chiuso immediatamente.

– Svezia: centrale di Ringhals, 4 reattori. Nessuno dei reattori ha sufficienti protezioni antisismiche e il regolatore ha dato come scadenza il 2013 per rimediare. L’edificio del reattore 1 risulta a rischio in caso di evento sismico anche nei limiti del progetto, mettendo a rischio la piscina del combustibile esausto. Nessuna analisi del rischio sismico è disponibile per le piscine del combustibile. L’operatore non è stato in grado di dimostrare che i reattori 3 e 4 possano essere messi in sicurezza in caso di eventi esterni blocchino le condotte di presa dell’acqua di raffreddamento. E’ una centrale che andrebbe chiusa immediatamente.

– Repubblica Ceca: centrale di Temelin, 2 reattori. Diversità dei sistemi di raffreddamento, mancanza di misure per la rimozione di idrogeno per prevenirne l’esplosione. Altre insufficienze riguardano i sistemi di raffreddamento d’emergenza per la piscina di stoccaggio del combustibile nucleare. Solo alcuni dispositivi del reattore 1 sono a prova di terremoto. Il reattore 1 andrebbe chiuso immediatamente e il 2 al più presto.

– Regno Unito: centrale di Wylfa, 1 reattore. La chiusura dell’ultimo reattore ancora in funzione è prevista nel 2014. Nessun sistema automatico di arresto in caso di terremoto. Sistemi di stoccaggio a secco del combustibile sono antisismici, ma non lo è il sistema di raffreddamento. Mancanza del contenimento secondario del reattore.

– Francia: centrale di Fessenheim, 2 reattori; centrale di Gravelines, 6 reattori; centrale di Cattenom, 4 reattori. In tutti questi reattori ci sono diverse lacune in materia di protezione contro i terremoti e le inondazioni, con il rischio di terremoti non adeguatamente valutati, così come eventi meteorologici estremi (alluvioni, nubifragi etc.). Un solo generatore diesel di emergenza è disponibile per ogni centrale. Nessun reattore ha accesso a una fonte di raffreddamento alternativo, elemento questo evidenziato come preoccupante nelle conclusioni. I sistemi di rilevazione antincendio e gli impianti fissi di estinzione non hanno alcun backup con caratteristiche antisismiche. Queste centrali vanno chiuse tutte e tre. La centrale di Fessenheim è la più vulnerabile a terremoti e alluvioni; la centrale di Gravelines, che usa combustibile MOX, non ha sufficienti protezioni contro le alluvioni; quella di Cattenom andrebbe chiusa subito dopo il recente incidente di scala Ines 2.

Clicca QUI per accedere al documento di Greenpeace sugli stress test.

 

fonte: newsenergia.com

 

Dissesto idrogeologico, il nubifragio delle Eolie apre la stagione dei disastri.

Il nubifragio che ha colpito le Eolie, alla cui popolazione esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà, apre di fatto la stagione dei disastri che le piogge autunnali e invernali provocheranno sul territorio italiano,  tutto soggetto ai rischi derivanti dal dissesto idrogeologico.

(ISPRA, mappa nazionale rischio idrogeologico).

effetti apocalittici dissesto idrogeologicoC’è poco da incolpare fenomeni quali il riscaldamento globale e i relativi sconvolgimenti climatici quando un acquazzone può provocare danni e disagi per nulla proporzionati all’entità del fenomeno. Se una pioggia torrenziale si abbatte sulle Eolie e le mette in ginocchio sicuramente molto è dovuto all’eccezionalità dell’evento, ma interrogativi sull’attuale situazione idrogeologica del territorio sono necessari.

Il dissesto idrogeologico è una piaga diffusa su tutto il territorio nazionale dove la carenza d’informazioni sulla più appropriata utilizzazione dei suoli, l’abbandono delle vecchie sistemazioni idraulico-agrarie e idraulico-forestali, l’eccessiva antropizzazione del territorio, l’uso di tecniche agronomiche inadeguate, l’aggravante fenomeno degl’incendi boschivi, hanno portato ad una notevole intensificazione dei processi erosivi. Spesso, troppo spesso, le istituzioni delegate alla cura e alla protezione del territorio diventano impotenti spettatrici delle apocalittiche conseguenze di queste negligenze. E’ arrivato il momento di voltare pagina…

 

PREVENIRE NON PREVEDERE

Test nucleari, uno sguardo all’Apocalisse

La voce narrante del video è di Pat Bradley,  un cameraman che assiste e riprende i test nucleari condotti dagli Stati Uniti nei pressi delle isole Marshall. Il  video che segue è relativo alle detonazioni sottomarine nei test Wahoo e Umbrella effettuati il 16 maggio e l’8 giugno 1958. L’esplosione solleva un’onda di 300 metri di altezza generando uno spaventoso tzunami. L’ordigno atomico testato non è minimamente paragonabile a quelli che sono stati costruiti in seguito e, nonostante ciò, gli apocalittici effetti che scatena lasciano stupefatti. Negli arsenali delle attuali potenze sono stipate migliaia di ordigni nucleari. Questo è il dato oggettivo che spaventa, più di qualsiai profezia e di qualsiasi 21 dicembre.
httpv://www.youtube.com/watch?v=Y53vDnNPiA4

L’innalzamento dei mari minaccia New York

Un articolo di Science, pubblicato lo scorso maggio,  rivedeva al ribasso le stime di innalzamento dei mari entro fine secolo: nonostante lo scioglimento dei ghiacci polari il livello medio non sarebbe salito oltre gli 80 centimetri rispetto a quello attuale. Una buona notizia, non per New York. Le acque che bagnano l’isola di Manhattan, Brooklyn, Queens, il Bronx, nell’ultimo secolo si sono alzate di 3 centimetri ogni 10 anni  e  la loro velocità d’innalzamento continua ad aumentare. A questo ritmo entro il 2050 il loro livello si sarà innalzato di 60 cm e un normalissimo temporale basterà a provocare allagamenti in grado di paralizzare la città. Andranno peggio le cose nel 2080, quando il livello dell’oceano sarà salito di 120 centimetri e  oltre un terzo della metropoli sarà soggetta a inondazioni costanti.

Clicca  sull’immagine  per sapene di più

 

 

Incidente a Fessenheim, la più vecchia centrale nucleare francese fa tremare l’Europa

La centrale nucleare di Fessenheim, avviata nel 1977, è la più vecchia di Francia. Un incidente, dovuto ad una reazione chimica, ha provocato la fuoriuscita di vapore e il ferimento di due operai. L’allarme è scattato e subito rientrato, ma tanto è bastato per far tremare  l’Europa ancora memore di Chernobyl e fresca delle paure scatenate dal terribile incidente di Fukushima.

La centrale nucleare di Fessenheim in Francia. Clicca QUI per ulteriori informazioni sull’incidente

 

 

Gli Apocalittici – la serie TV

Gli Apocalittici su national geographic

Serie TV – Gli apocalittici – National Geographic

 

Il giorno 24 Settembre alle ore 20.55 iniziera sul canale del National Geographic la serie televisiva dedicata agli apocalittici. Verranno raccolte testimonianze di persone che si preparano all’avvento dell’apocalisse cercando di sfuggire, aggirare, prepararsi ad ogni tipo di evento. Consigliamo vivamente di seguirla e di tenere come riferimento il nostro blog per le vostre testimonianze utilizzando la nostra Pagina dedicata alle comunicazioni per National Geographic.

Di seguito la trama della serie TV:

L’espressione “apocalisse” o “fine del mondo” nell’immaginario popolare è associata all’idea di un evento talmente catastrofico da comportare la conclusione definitiva della civiltà umana per come la conosciamo. Tuttavia ci sono persone fermamente intenzionate a vendere cara la pelle, e che giorno dopo giorno si stanno preparando con ogni mezzo per resistere a un’eventuale catastrofe di proporzioni escatologiche.

Benvenuti nel mondo degli Apocalittici, gente peraltro comune che ha deciso di organizzarsi per sopravvivere a ogni tipo di evento razionalmente prevedibile e potenzialmente disastroso per l’umanità: che si tratti di terremoto, incidente nucleare, collasso economico, crisi energetica o attentato terroristico.

Spinti da credenze e motivazioni di volta in volta razionali o bizzarre, i cosiddetti “preppers” non esitano davanti a nulla pur di attrezzarsi per fronteggiare qualunque incerto della vita. Ma tutti questi sforzi hanno una reale ragione di essere? E fino a che punto possono offrire una protezione efficace in caso le cose volgano al peggio?

Con l’aiuto dei suoi esperti National Geographic Channel ci accompagna in un appassionante viaggio di esplorazione tra le “roccaforti” degli Apocalittici che metterà a confronto rischi e benefici delle varie strategie adottate.

 

Queste le programmazioni:
Lunedì 24 settembre ore 15.44 – Presentazione
Lunedì 24 settembre ore 20.55 – Armati per la fine del mondo
Lunedì 24 settembre ore 21.55 – I profeti dell’apocalisse
Martedì 25 settembre ore 00.50 – Armati per la fine del mondo

Minaccia asteroidi, la NASA studia sott’acqua come fermarli, ma…

Clicca QUI per vedere le altre suggestive immagini della base  Acquarius

La base Acquarius è un laboratorio sottomarino al largo della Florida Keys dove, da diversi anni,  ogni estate un gruppo di specialisti della NASA, composto da scienziati, astronauti, tecnici e subacquei, si trasferisce per condurre studi e ricerche necessarie ad affrontare asteroidi potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. Sicuramente a qualcuno la notizia  strapperà un sorriso. Deve esser successa la stessa cosa ai membri del Congresso degli Stati Uniti visto che hanno deciso di tagliare i fondi all’ente che gestisce la struttura mettendola a serio rischio di chiusura. Purtroppo non c’è niente da sorridere. La probabilità che si verifichi un impatto pericoloso con un asteroide non è affatto trascurabile.

 

Scoperto pianeta simile alla terra….

….fuga dall’apocalisse?

Recentissima scoperta quella del pianeta UCF-1.01 definito “Earth-like” ossia simile al nostro pianeta terra. Si tratta del pianeta piu’ piccolo finora scoperto all’esterno del nostro sistema solare.

UCF 1.01

Pianeta simile alla terra

Un gruppo di ricerca statunitense, della University of Central Florida (UCF) grazie alle immagini del telescopio spaziale Spitzer, nei prossimi giorni pubblicherà notizie sulla loro scoperta sulla rivista The Astrophysical Journal, descrivendo dettagliatamente lo studio compiuto.

In realtà non ci sono grossi entusiasmi perché benché venga definito molto simile alla terra pare abbia temperature in superficie di circa 600 gradi Celsius, un’atmosfera pressoché inesistente e la durata del suo anno intorno al suo sole pari a 1,4 giorni terrestri. Ovviamente con queste condizioni non non e’ pensabile la colonizzazione umana ma potrebbe essere piu’ facile di quanto sembra, soprattutto in considerazione del fatto che si trova a “soli” 33 anni luce dal nostro pianeta. Che sia possibile sfuggire all’apocalisse?

Roberto Vacca e il riscaldamento globale.

Bene ha fatto lo Staff di Apocalittici a lanciare il suo sasso del dubbio nelle calme acque della certezza. Provo a seguire l’esempio lanciando il macigno delle posizioni al riguardo di Roberto Vacca, autorevole ingegnere e professore universitario, secondo cui il mondo trema per le paure sbagliate: “la gente ha paura delle cose sbagliate che non sono rischiose e non hanno paura delle cose veramente pericolose. Oggi la paura è che bruciamo troppa benzina, bruciamo troppo carbone, si scalda l’atmosfera, si sciolgono i ghiacci e andiamo tutti sott’acqua. E’ una balla. Non è così”. Scoprite perchè guardando il video.

httpv://www.youtube.com/watch?v=rc4WG3ddrHo

 

Apocalittici, il blog aperto sull’Apocalisse

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Terremoti, PREVENIRE non PREVEDERE.

I terremoti non possono essere previsti, ma i loro effetti potrebbero essere di gran lunga meno disastrosi seguendo semplicissime regole di PREVENZIONE e con un po’ di “buon senso civico”.

Prevedere, prevenire e predire i terremoti” è un documento curato da Angelo De Santis, dirigente dell’INGV che garantisce un viaggio chiaro e dattagliatto attraverso questi tre verbi mostrando vizi e virtù di ognuno di essi.

 

Marsili, allarmismo diffuso sul vulcano sommerso del Tirreno.

E’ appena cessato l’allarme per l’apocalisse prevista in occasione dell’allineamento Sole Venere Terra e il fronte catastrofista sposta le sue attenzioni verso Marsili,  il vulcano sottomarino del Tirreno.

Marsili è una seamount alta 3000 metri e estesa per 2100 km quadrati che giace al largo dello Stromboli.

Da tempo, soprattutto in rete, imperversa un allarmismo diffuso sulle minacce di questo vulcano. Secondo molti esperti, e sedicenti esperti, Marsili attivandosi potrebbe generare un potente maremoto che devasterebbe le coste tirreniche.

httpv://www.youtube.com/watch?v=b_taZaTDOtU&feature=relmfu

Il video, postato su youtube il 25 aprile 2010,  riporta un servizio del TG1 (“autorevole” tg nazionale) di Marco Bariletti dove vengono  mostrati Studiosi del CNR che, a bordo della nave Uraina, sono intenti a piazzare sofisticati sismografi necessari a “fare una radiografia per vedere quello che c’è nel fondo del Tirreno”. Sono parole di Nevio Zitellini, docente esterno della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali all’università di Bologna, che continua: “Marsili è il più grande vulcano d’Europa. Non lo consciamo a sufficienza. Noi abbiamo, adesso, delle mappe dettagliate di come è fatto, sappiamo esattamente dove sono i sentieri eruttivi, sappiamo dove è il “campionato”, sono stati fatti dei campionamenti, però non sappiamo bene la sua attività. Quindi sarebbe bene studiarlo, visto che è proprio in mezzo al nostro territorio, sapere cosa sta facendo e cercare di capire se può essere o meno pericoloso

Parole chiare che il giornalista sembra interpretare con una certa enfasi e una nota  di allarmismo. “Quello che c’è in fondo al Tirreno può far paura” commenta nel servizio Marco Bariletti, che continua: “Se l’eruzione del vulcano irlandese è riuscito a bloccare l’Europa per giorni e giorni, si cerca di prevedere quali possano essere i rischi del Marsili, le possibilità di un suo risveglio, l’eventualità di uno tzunami provocato da un collasso delle sue pareti rocciose

Probabilmente i toni del giornalista sono giustificati dal fatto che il servizio andò in onda  all’indomani dell’ eruzione del vulcano islandese Eyjafjöll . Il 15 aprile 2010 il vulcano con  le ceneri espulse durante l’ eruzione diede luogo ad uno spettacolo apocalittico che si protasse per giorni mandando  in tilt il traffico aereo europeo. E’  lecito immaginare, inoltre,  che avesse ancora nella memoria il ricordo del 30 dicembre 2002 quando lo Stromboli, nel pieno dell’attività iniziata il 20 ottobre di quell’anno, perse un costone che scivolando in mare provocò un piccolo tsunami che investì le coste provocando danni e qualche ferito.

Il servizio, al di là dei toni la cui interpretazione resta soggettiva, riporta i fatti  nel migliore dei modi, ossia riportando tanto di firma dell’autore e  basandosi su fonti autorevole puntualmente citate.

Circolano in rete, e non solo,  molti altri video  e informazioni sull’argomento (qui in seguito ne sono riportati  due a titolo di esempio) derivati da fonti tutt’altro che autorevoli o addirittura inesistenti. Tutto materiale che va ad impinguare la folta schiera di previsioni e congetture che, spessissimo, sfociano in allarmi ingiustificati (ne sa qualcosa chi ha seguito le vicende legate all’allineamento Sole Venere Marte).

httpv://www.youtube.com/watch?v=CtjZhmL8Ucg&feature=related

httpv://www.youtube.com/watch?v=HMnI0VQPQeM

L‘allarmismo sul vulcano Marsili si è intensificato notevolmente nell’ultimo periodo, soprattutto a causa di quanto è accaduto e, purtroppo, sta ancora accadendo  nell’area padana.

Al riguardo dalla nostra lunga premessa emerge un dato che non sembra azzardato definire oggettivo e  lo riassume nel miglior modo  Giuseppe d’Anna, sismologo dell’Osservatorio nazionale di geofisica di Gibilmanna (Palermo), in un articolo apparso su repubblica.it.

Teoricamente tutti i seamount potrebbero generare problemi di origine geologica, ma non solo quelli. Basta ricordare cosa è successo a Stromboli nel 2002 per il cedimento della porzione sommersa della Sciara del Fuoco. La previsione di un terremoto implica il comunicare con esattezza località, data, ora e magnitudo della scossa attesa, cosa che per il momento non è possibile fare. Il monitoraggio dei fenomeni sismici ci ha permesso di redigere mappe di massima intensità attesa, informazioni indispensabili ai progettisti per risanare vecchi edifici e progettarne di nuovi“.

Il discorso si riassume in un concetto semplice e in uno slogan.

Il concetto:  la scienza, pur essendo ancora lontana dalla previsione esatta dei tempi e dei luoghi in cui un terremoto si scatenerà, possiede allo stato attuale tutti i mezzi per limitarne notevolmente i danni.

Lo slogan: PREVENIRE, NON PREVEDERE.

Attenersi scrupolosamente alle regole basilari di costruzione antisismica, mettere in sicurezza le vecchie costruzioni e le nuove che non rispondono ai requisiti antisismici, utilizzare materiali e tecniche all’avanguardia e innovative per rendere le costruzioni compatibili con il territorio italiano altamente sismico. Sono solo alcune delle cose da fare per rendere i terremoti e, in generale, i dissesti idrogeologici meno apocalittici nel nostro “belpaese”.

 

Vincere contro il Terremoto.

Ogni terremoto che si abbatte su un territorio mostra il deficit costruttivo di alcuni edifici. La furia con cui si presenta il sisma non è tale da giustificare le immagini che usualmente vediamo: fabbricati adiacenti di cui alcuni indenni e altri parzialmente crollati o completamente collassati su se stessi.

La progettazione di un edificio presuppone la conoscenza di una regola aurea: il calcestruzzo, composto da una matrice di cemento e acqua con l’aggiunta di materiale lapideo (sabbia, ghiaia o pietrisco), non è duttile.

La duttilità di un edificio  è proprietà essenziale nelle aree sismiche  che rende alcuni materiali in grado di “deformarsi” quando sono sottoposti ad una forza costante.

Per rendere duttile il calcestruzzo bisogna armarlo, in base a specifici calcoli, con barre e staffe d’acciaio tali da  assorbire, attraverso la loro deformazione, l’energia sprigionata dal terremoto preservando l’edificio dal collasso. E’ questo il famoso (e famigerato, per via di numerosi mostri ecologici)  cemento armato.

Il concetto può essere così semplificato: quanto più un materiale è duro, tanto più è fragile e soggetto a rotture improvvise e strutturali. Al contrario, quanto più un materiale è duttile, tanto più è in grado di deformarsi in maniera plastica.

Un edificio in cemento armato, se costruito a regola d’arte secondo le norme antisismiche, offre la possibilità ai suoi occupanti di “accorgersi” della rottura. In altre parole, un edificio in cemento armato ben costruito, anche se soggetto a magnitudo molto elevate, riesce a garantire quel margine di tempo prezioso per mettersi in sicurezza.

Mentre “alcune nazioni” sembrano non voler considerare la loro natura sismica, altre come il Giappone e la California, hanno imparato a convivere con il “nemico” avvalendosi di tecniche costruttive e tecnologie  che vanno ben oltre la semplice costruzione in cemento armato.

Cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici; uso di acciai superelastici, pilastri avvolti da fibra di carbonio che li rende estremamente  resistenti alle fratture; dissipatori, ossia una sorta di enormi molle  collocate tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio. Questi sono solo alcune delle tecnologie che, se applicate, consentono ad un edificio di resistere a scosse di magnitudo 7.

In Italia, invece, persiste un deficit  nella messa in sicurezza del territorio  che negli anni ha sedimentato negligenze e incurie che terremoti di magnitudo elevate  portano puntualmente e tragicamente alla luce.

E stiamo parlando di terremoti ben al di sotto della magnitudo 7.

 

Un “mantello” renderà invisibile gli edifici ai terremoti

Terremoto a Manisa
Le ricerche dei matematici dell‘Università di Manchester si stanno concentrando sullo studio di una  struttura in “gomma pressurizzata”  che, teoricamente, potrebbe risultare invisibile alle onde sismiche. Secondo  William Parnell, capo della squadra di matematici che hanno sviluppato il modello teorico della struttura, si potrebbe arrivare ad utilizzarla per rivestire fondamenta e strutture degli edifici in modo da renderli “invisibili” ai terremoti.
I risultai di questo interessante studio sono stati pubblicati dall’autorevole rivista scientifica Proceedings of the Royal Society A.
L’Apocalisse rischia di avere una freccia spuntata nella sua faretra.