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APOCALITTICI.IT siamo tornati, e stavolta sul serio!

Per qualche tempo chi digitava www.apocalittici.it si ritrovava in una vetrina di scarpe. Sì, venditori di scarpe di un noto marchio mondiale si erano impossessati di uno spazio che per mesi era stato dedicato alla divulgazione spesso ironica, sovente scientifica, a tratti fantasiosa, qualche volta addirittura giornalistica, ma soprattutto libera e incondizionata di “notizie”.

Erano i mesi che precedevano la data di tutte le date apocalittiche , quel 21 dicembre 2012 cui in tanti, da blasonati programmi  e personaggi delle televisioni generaliste ai bufalari del web passando per una variegata flora e fauna del cosiddetto mondo della cultura, hanno attinto a piene mani per quel punto di odiens, quel “click” o quella “copia” in più.

Quell’onda della “Profezia Maya” che anche noi abbiamo cavalcato con l’intento di deriderne la potenza prima ancora che si frantumasse sugli scogli della realtà.

Apocalittici.it era la tavola da surf con cui autori come Valerio Foresi, Settimo Sigillo, Escansibus, Andronico e tanti altri che potevano iscriversi e scrivere liberamente, hanno domato le tempestose onde di cazzate che in quei giorni agitavano molte coscienze.

Spesso, con i più assidui ed entusiasti, ci si trovava in chat la sera (ai tempi furoreggiava ancora messenger) a ragionare stupiti su come tante persone davano credito a un certo tipo di divulgazione restando indifferenti, ad esempio,  alla situazione che andava delineandosi in Medio Oriente: era l’alba della crisi siriana.

Presi da una sorta di euforia quasi isterica, visti i risultati del blog, immaginammo e pubblicammo anche “Apocalypse News” che definimmo chiaramente “Real Fantasy”, convinti che l’evidente ossimoro non avrebbe lasciato spazi a dubbi salvo poi restare stupiti da come quei fatti immaginari vennero seriamente presi per cronaca reale o contestati ferocemente come bufale.

La fine del mondo arrivò davvero, ma a finire fu solo il nostro blog. Ad un tratto le energie divennero insufficienti a contrastare il drammatico calo di visite che iniziò il 22 dicembre 2012. Il nostro lavoro non fu premiato, ma non da chi ci seguiva, bensì da noi stessi. Quando giunse il momento di dare il meglio, venimmo meno.

Lo Staff di Apocalittici, due amici che scrissero la bozza del blog davanti a una carbonara e un bicchiere di montepulciano d’Abruzzo nel febbraio 2012, non riuscì a mantenere vivo il fuoco che animava gli autori che quella bozza avevano fatto diventare una bella e interessante realtà. Per onestà va detto: anche per mancanza di mezzi e risorse, prima fra tutte il tempo.

Qualche tentativo di ripresa in questi anni, ma niente di “strutturato”, gocce d’acqua nel deserto e nulla più.

Poi il giorno in cui l’Apocalisse arrivò davvero: Apocalittici.it, il nostro dominio, acquistato da uno strano venditore di scarpe. La profezia maya per noi si è realizzata quando al digitare www.apocalittici.it invece del nostro blog si è aperta una pagina che vendeva scarpe da ginnastica!

Adesso, già da qualche giorno non è più così. Ci siamo ripresi ciò  che è nostro.

Giugno 2018. Apocalittici.it rinasce dalle ceneri di quelle maledette calzature e torna a volare con le ali delle “news per sopravvivere alla realtà“.

Affezionati e Affezionate,  tornate a seguirci. Abbiamo soprattutto bisogno di voi.

21 dicembre 2012, il preludio all’apocalisse è il 13 dicembre

Tutti aspettano l’Apocalisse del il 21 dicembre 2012, ma i ben informati sanno bene che sarà il 13 dicembre dell’Anno del Signore 2012 ad aprire le danze della Fine del Mondo.

Per il 13 dicembre 2012,  data in cui l’allineamento Sole  Terra  Centro della Galassia sarà perfetto, sono previsti fenomeni a dir poco inimmaginabili come “la comparsa della nuova luna generata dai raggi di elettroni cosmici provenienti dal centro della galassia.

I miei poteri a volte sorprendono anche me stesso e sento nitidamente quello che stai pensando. Si,  mi sto proprio rivolgendo  a te che appena un istante fa hai pensato:

“Ma queste cazz…, emh profezie saranno vere?”

E chi se non io, Escansibus, il più grande numerologo di tutti i tempi, profeta a tasso zero, e santone del mutuo variabile può rispondere a questa domanda?

In ognuno e ognuna di voi brilla la scintilla del sapere. Se rileggete la domanda vedrete che essa brilla di vivida luce in una parola appena accennata, appena sussurrata. Una parola che fa capolino, quasi timidamente.

Se rileggendo la vostra domanda, da me così splendidamente captata (nonostante il potere telepatico acquistato di seconda mano), avete individuato la scintilla del vostro sapere io, Escansibus, il più grande numerologo etc…etc… non posso far altro che aggiungere, e mi scuserà il collega Quelo se in parte lo cito:

LA RISPOSTA E’ DENTRO DI TE

E POTREBBE ESSERE

ANCHE QUELLA

GIUSTA!

 

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Esplosione solare

Domenica, 18 Novembre 2012

Un’esplosione veramente gigantesca è avvenuta venerdì 16 novembre sul Sole. Due campi magnetici che si snodano nell’emisfero meridionale del Sole sono esplosi in coppia, producendo una prominenza così grande da non riuscire ad entrare nell’inquadratura del video del Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA.

“La materia rosso-incandescente che esplode è plasma, un gas caldo fatto di idrogeno ed elio elettricamente carico”, hanno spiegato i funzionari del Goddard Space Flight Center della NASA, il centro che si occupa della missione SDO. “La prominenza solare si snoda in un groviglio di campi magnetici generati all’interno del Sole. Una prominenza eruttiva si verifica quando la struttura interna del Sole diventa instabile ed esplode verso l’esterno, rilasciando il plasma”. L’esplosione ha lanciato nello spazio particelle cariche, ma sembra che queste non influiranno sul magnetismo del pianeta Terra.


VIDEO DELL’ESPLOSIONE SOLARE


FONTE: NASA

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Sequenza immagini dell’eclissi solare del 13/11/2012

APPROFONDIMENTI:

Goddard Space Flight Center

NASA

Solar Dynamics Observatory (SDO)

9 Terremoti “forti” negli ultimi 9 giorni

Domenica, 18 Novembre 2012

Secondo i dati riportati quotidianamente dall’US Geological Survey nella propria pagina web, dove vengono elencati tutti i terremoti registrati, si può notare l’intensificarsi dei movimenti tellurici di grandi dimensioni nell’ultimo mese.

 

In seguito all’analisi dei dati mensili si evince che negli ultimi trenta giorni, tra terremoti e repliche, si sono verificati 17 eventi sismici di grandi dimensioni, ovvero di magnitudo uguale o superiore a 6. Di questi, ben 9 si sono verificati negli ultimi 9 giorni, praticamente,   lasciando da parte quelli di minor entità, negli ultimi nove giorni si è verificato in media un terremoto al giorno.

Di seguito la lista degli eventi sismici degli ultimi 9 giorni:

17 Novembre 2012, ore 05:12:56 UTC

TONGA M6.1

174km, ENE di Neiafu

16 Novembre 2012, ore 18:12:39 UTC

RUSSIA M6,4

163km, SSO di Severo-Kuril’sk

15 Novembre 2012, ore 09:20:23 UTC

MESSICO M6,0

9km, E di Tlalchapa

14 Novembre 2012, ore 19:02:05 UTC

CILE M6,1

82km, SO di Vallenar

13 Novembre 2012, ore 04:31:27 UTC

CILE M6,0

a largo di Aisen

12 Novembre 2012, ore 20:42:17 UTC

ALASKA M6,4

248km, S di Cape Yakataga

11 Novembre 2012, ore 22:15:00 UTC

GUATEMALA M6,5

30km, OSO di Champerico

11 Novembre 2012, ore 01:12:38 UTC

BIRMANIA, M6,8

52km, NNE di Shwebo

10 Novembre 2012, ore 14:57:50 UTC

PERÙ M6,0

51km, SSO di Campoverde


Come si vede, dal 10 al 18 novembre ci sono stati eventi sismici praticamente ogni giorno, domenica 11 addirittura due. Il più forte BIRMANIA M6,8.

La lista degli ultimi 30 giorni di registrazioni, utile per vedere l’incremento dell’attività sismica, si completa con gli antecedenti 8 terremoti in 21 giorni riportati di seguito:

8 Novembre 2012, ore 02:01:51 UTC

CANADA M6,1

186km, SSO di Port Hardy

7 Novembre 2012, ore 16:35:46 UTC

GUATEMALA M7,4

36km, S di Champerico

2 Novembre 2012, ore 18:17:32 UTC

FILIPPINE M6,1

6km, ESE di Burgos

30 Ottobre 2012, ore 02:48:58 UTC

CANADA M6,2

210km, S di Masset

28 Ottobre 2012, ore 18:54:21 UTC

CANADA M6,3

152km, SSO di Masset

28 Ottobre 2012, ore 03:04:08 UTC

CANADA M7,8

136km, S di Masset

24 Ottobre 2012, ore 00:45:32 UTC

COSTA RICA M6,5

12km, ONO di Nandayure

20 Ottobre 2012, ore 23:00:32 UTC

VANUATU M6,2

112km, ONO di Sola


L’osservazione dei venti giorni precedenti, anch’essi molto movimentati, evidenzia l’aumento di intensità degli ultimi nove giorni. Il sisma più potente è stato CANADA M7,8 del 28 ottobre, al quale sono seguite numerose repliche superiori a magnitudo 6 e quindi presenti in lista.

FONTE: USGS

Esplosione su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico

Continua la ricerca dei due operai scomparsi in seguito all’esplosione avvenuta, venerdì mattina, a bordo di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico vicino a Grand Isle. Il pennacchio di fumo che sale dalla piattaforma ricorda a tutti quello che accadde alla Deepwater Horizon nel 2010, quando un esplosione produsse la fuoriuscita di petrolio che diede il via ad un enorme disastro ambientale cui gli effetti perdurano ancora oggi.

Deepwater Horizon 2010

Oltre ai dispersi, quattro altri lavoratori sono rimasti gravemente ustionati e sono stati aerotrasportati al vicino West Jefferson Medical Center, per poi essere trasferiti al reparto ustionati del Baton Rouge General Hospital. I quattro risultano essere in condizioni critiche con ustioni di secondo e terzo grado su gran parte del corpo.

Altri feriti sono stati trattati a Grand Isle al Our Lady Star of the Sea Hospital. Le loro condizioni non sembrano essere gravi.

Il Guardia Costiera Ed Cubaski ha detto che 22 persone erano a bordo della piattaforma venerdì mattina. Di questi: 11 sono stati sbarcati dopo l’esplosione per essere curati, 2 sono scomparsi e 9 sono stati evacuati in sicurezza senza infortuni.

Cubanski ha dichiarato che nonostante i primi rapporti affermassero della possibilità di 15 persone decedute, attualmente è possibile affermare che non ci sono morti confermati in seguito all’incidente, mentre le ricerche sono in atto per trovare i due uomini scomparsi.

Cubanski ha riferito che l’esplosione e l’incendio sono avvenuti in seguito ad una fuoriuscita di petrolio, che a preso fuoco al contatto con una torcia che gli operai stavano utilizzando nei pressi di una tuberia. Secondo il Guardia Costa, la piattaforma è intatta e senza danni strutturali. Una macchia di petrolio di 800 metri lunga, per 180 metri larga si è riversata nell’acqua.

Ha aggiunto che in questo periodo la piattaforma era spenta, e che restavano all’interno dell’impianto solo 28 galloni di prodotto, informazione che in parte rassicura sulle proporzioni di un’eventuale fuoriuscita del liquido.

Un funzionario federale ha detto che una squadra di ispettori preposti al controllo ambientale si è già recata sul posto.

David Smith, un portavoce dell’Interior Department’s Bureau of Safety and Environmental Enforcement, ha detto che la squadra è stata inviata sul posto subito dopo l’avviso di emergenza da parte della Guardia Costiera. Smith ha detto che la squadra controllerà eventuali fuoriuscite di petrolio, nonché le cause dell’esplosione.

La piattaforma appartiene alla Black Elk Energy di Houston, Texas. Produce sia petrolio che gas naturale. “È un giorno terribile”, ha detto John Hoffman, il CEO di Black Elk Energy. “ Quando capita qualcosa così, piange il cuore a tutti”.

La compagnia ha scritto nel suo sito web: “i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con coloro che sono stati colpiti”.

Il reparto investigativo della CBS News riferisce che questo è il quarto incidente associato con la Black Elk negli ultimi due anni.

Ci sono alcune differenze tra questo caso e quello del 2010 capitato alla piattaforma Deepwater Horizon della BP, dove morirono 11 persone e si scatenò uno dei più grandi disastri ambientali degli Stati Uniti: l’incendio di venerdì è stato spento in poche ore mentre quello del 2010 durò più di un giorno causando il collasso delle operazioni; inoltre questa è una piattaforma di produzione in acque poco profonde mentre la Deepwater Horizon era una piattaforma di esplorazione ed escavazione.

L’incidente è avvenuto esattamente il giorno dopo a quello in cui BP ha patteggiato una multa di 4,5 miliardi di dollari per l’incidente del 2010.

FONTE: FOX8Live



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Anonymous attacca Israele

Mentre il bilancio delle vittime a Gaza continua ad incrementarsi, fazioni all’interno di Anonymous, il famoso collettivo di hackers, si sono scagliate contro i siti web israeliani come forma di sostegno nei confronti dei palestinesi.

 

A partire dalle ore 10:00 di giovedì mattina (9:00, ora italiana), hackers associati al collettivo Anonymous hanno iniziato un attacco DdoS su larga-scala contro i siti web appartenenti alla Israeli Defence Forces, al Primo Ministro Netanyahu, e a società di sicurezza e finanziarie.

Su Twitter, l’account @AnonymousPress, un account legato molto strettamente al collettivo, ha postato un messaggio che riferiva dell’avvenuto offuscamento di più di 40 siti web appartenenti al governo e all’esercito.

Secondo l’account Twitter @AnonymousPress, il collettivo sta lavorando per assicurare che l’accesso ad internet di Gaza non sia sospeso.

“Ai residenti di Gaza e dei “Territori Occupati”, sappiate che Anonymous sta al vostro lato in questa battaglia. Noi faremo tutto ciò che in nostro potere per ostacolare le forze del male dell’IDF schierate contro di voi. Noi useremo tutte le nostre risorse per far sì che possiate rimanere connessi ad Internet per continuare a trasmettere al mondo quello che accade”, ha dichiarato il collettivo in un comunicato stampa tradotto in numerose lingue tra cui l’arabo.

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Anonymous ha quindi rilasciato quello che è stato denominato un “care package for Gaza”, un pacchetto con istruzioni che dovrebbero aiutare a mantenere attiva la connessione Internet di Gaza. Contiene anche informazioni su come evadere la sorveglianza dell’IDF, così come una guida alle basi del primo soccorso.

Anonymous è preoccupato infatti, che Israele possa tagliare la connessione ad Internet di Gaza al fine di impedire la copertura mediatica di un eventuale grande attacco.

“I raid sono in corso e più forti di prima. Una teoria dice che stanno organizzando un raid (veramente) grande, e per questo vogliono silenziare Internet per impedire la copertura verso il mondo esterno”, si legge in un documento rilasciato da Telecomix.

Telecomix, un’organizzazione di attivisti web che ha lavorato per restaurare la connessione Internet in Egitto durante la rivolta, sta lavorando con Anonymous per garantire la connessione di Gaza.

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Ad ogni modo secondo il New York Times, Radware, una società israeliana per la sicurezza del web, ha dichiarato che la maggior parte degli attacchi contro i siti web israeliani non hanno avuto successo. Affermazione confermata da Forbes che in una nota di Andy Greenberg afferma che la maggior parte dei siti web sotto attacco, in realtà, continuano a funzionare.


 FONTE: globalpost

Israele – Gaza, escalation “molto probabile”

L’escalation è “molto probabile”, concordano gli esperti. Mentre il botta-e-risposta tra Israele e Gaza è arrivato a quota 3 morti israeliani, 11 morti palestinesi e decine di feriti in meno di un giorno, si comincia a pensare a cosa accadrà nelle prossime ore. La memoria corre al 2008/2009 e all’operazione Cast Lead, l’ultimo massiccio intervento militare israeliano a Gaza costato la vita a 1400 palestinesi. Solo che allora la situazione regionale era parecchio diversa e i due storici nemici si confrontavano muro contro muro uno con l’altro (con Hamas, al potere a Gaza, privo del sostegno della metà palestinese facente capo a Fatah).

Oggi i palestinesi sono ancora divisi ma il presidente Abu Mazen, il partener negoziale d’Israele, è deluso dallo stallo dei negoziati e si prepara ad andare all’Onu il 29 novembre a chiedere il riconoscimento della Palestina. C’è poi la frontiera tra Gaza e Egitto che nel 2008/2009 era controllata da Mubarak e oggi dipende invece da quei Fratelli Musulmani dialoganti sì con Israele per quanto riguarda la sicurezza del Sinai ma anche legatissimi ad Hamas al punto da aver già richiamato l’ambasciatore egiziano da Tel Aviv (Israele ha fatto lo stesso). Infine c’è la crisi siriana con le alture del Golan già teatro di scambi di colpi (per la prima volta dal 1973) e il rischio di contagio nella tesissima Giordania (dove ci sono stati scontri per il costo della benzina) e in Turchia (con Erdogan pronto a premere il grilletto contro Damasco e i turchi pronti a premerlo contro di lui se dovesse trascinarli in una guerra che non vogliono).

Hamas risponderà come può alla raffica di raid israeliani (l’operazione è stata chiamata Colonna di fumo) utilizzando probabilmente tutto l’arsenale che ha giacché capisce che il momento è favorevole (fare fronte comune contro Israele ha sempre appianato sia pur temporaneamente le divergenze tra i vari popoli e i vari governi arabi). Dall’altro lato c’è il premier israeliano Natanyahu che guarda alle elezioni di gennaio e da un lato vuole evitare di arrivarci in guerra ma dall’altro non può mostrarsi più debole di quel che fu nel 2008/9 il suo predecessore e oggi possibile sfidante Olmert (Netanyahu ha poca voglia di intervenire con una operazione di terra a Gaza ma, dicono i vertici militari, dipenderà dalla reazione di Hamas).

Il punto non è tanto chi sia il comandante di Hamas ucciso, Ahmed Jabari, un uomo importante certamente, il sequestratore di Gilad Shalid nonché un super-ricercato da Israele (che ha tentato di ucciderlo più volte), ma pur sempre una figura che verrà rapidissimamente sostituita con un altro graduato delle Brigate Qassam. Il punto, spiega l’analista dell’International Crisis Group Nathan Trall, è piuttosto il momento storico in cui questa escalation avviene, un momento in cui qualcuno da Gaza fa filtrare la notizia che Hamas potrebbe anche colpire la centrale nucleare di Dimona (una sparata ovviamente, che però suggerisce il clima).

Fonte: articolo di Francesca Paci pubblicato su lastampa.it

Israele attacca Gaza

Mercoledì 14 Novembre 2012

Israele ha ucciso il comandante militare del gruppo islamico Hamas in un attacco aereo nella striscia di Gaza, e ha lanciato raid aerei nell’enclave, spingendo le due fazioni sull’orlo di una nuova guerra.

Gli attacchi marcano la più grande escalation tra i militanti di Israele e Gaza dopo il conflitto del 2008-2009, e arriva nonostante i segnali di tregua che il vicino Egitto sembrava esser riuscito a ottenere dopo l’insorgere della violenza degli ultimi cinque giorni.

Hamas ha comunicato che Ahmed Al-Jaabari, che comandava l’ala armata dell’organizzazione Izz el-Deen Al-Qassam, è morto insieme ad un’altra persona quando la loro macchina è stata spazzata via da un missile israeliano. I palestinesi hanno detto che nove persone sono rimaste uccise, incluso una bambina di sette anni.

I video da Gaza hanno mostrato il relitto carbonizzato e straziato di un auto in fiamme, mentre le squadre di emergenza raccoglievano quelle che sembravano essere parti di un corpo.

Israele ha confermato di essere il responsabile dell’attacco a Jaabari e avverte che seguiranno altri attacchi. Un testimone di Reuters ha riferito di numerose esplosioni intorno a Gaza, con gli avamposti di Hamas e le stazioni di polizia tra gli obiettivi.

 

Video del raid aereo che ha colpito l’auto di Ahmed Al-Jaabari

httpv://www.youtube.com/watch?v=XCyBaYhpwf8&feature=plcp

 

“Questa è un’operazione contro obiettivi terroristici di diverse organizzazioni presenti a Gaza”, ha commentato ai giornalisti il portavoce dell’esercito Avital Leibovitch, aggiungendo che Jaabari aveva “parecchio sangue tra le mani”.

Immediate esclamazioni di vendetta sono state trasmesse sulla radio di Hamas.

“L’occupazione ha aperto le porte dell’inferno”, ha detto l’ala armata di Hamas. Anche i gruppi più piccoli hanno promesso di contrattaccare.

“Israele ha dichiarato guerra a Gaza, e si dovranno assumere la responsabilità delle conseguenze”, ha detto Islamic Jihad.

L’escalation a Gaza arriva in una settimana in cui il conflitto siriano ha riacceso gli animi degli instabili vicini.

Hamas è supportato da Siria e Iran, che Israele considera come una crescente minaccia alla propria esistenza a causa del suo programma nucleare.

L’agenzia di intelligence israeliana Shin Bet riferisce che Jaabari era stato il responsabile dell’occupazione della striscia di Gaza nel 2007 da parte di Hamas, quando il gruppo militante islamico aveva spodestato i combattenti del movimento Fatah del suo grande rivale, il presidente palestinese sostenuto dall’occidente Mahmoud Abbas.

Afferma inoltre che Jaabari aveva istigato l’attacco che aveva condotto alla cattura del caporale israeliano Gilad Shalit in un rapimento avvenuto a Gaza nel 2006. Jaabari era stato anche la persona che aveva riconsegnato Shalit agli israeliani in uno scambio di prigionieri cinque anni dopo la sua cattura.

Il 22 gennaio, in Israele, ci saranno le elezioni generali, e il Primo Ministro Benjamin Netanyahu è stato messo sotto pressione affinché risponda fermamente contro Hamas, mentre i residenti del sud di Israele si lamentano amaramente per i continui attacchi missilistici.

Hamas è stato incoraggiato dall’ascesa al potere, nel vicino Egitto, di alcuni suoi mentori spirituali nella Muslim Brotherhood, quella che è vista come una “rete di sicurezza”.

Circa 1400 palestinesi e 13 israeliani sono morti nel conflitto del 2008-2009. Successivamente ci fu una pausa delle ostilità, ma la violenza si è accesa ancora una volta nei mesi recenti, e Israele ha ripetutamente avvertito delle conseguenze disastrose nel caso in cui Hamas e i suoi militanti non avessero fermato gli attacchi missilistici.

Nell’ultimo scontro, che sembrava essersi concluso martedì, più di 115 missili sono stati sparati nel sud di Israele da Gaza, e gli aerei israeliani hanno lanciato numerosi attacchi. Sette palestinesi, tre dei quali armati, sono stati uccisi, mentre otto civili e quattro soldati israeliani sono stati feriti dai missili anticarro.

Con l’aiuto dell’Iran e il commercio di contrabbando attraverso i tunnel dall’Egitto, la milizia di Gaza ha acquistato armi migliori rispetto alla guerra del 2008-2009, inclusi anche missili Grad a lungo raggio e missili anticarro del tipo sparato la scorsa settimana in direzione di una pattuglia dell’IDF.

Ma Gaza stima che 35.000 combattenti non siano ancora abbastanza contro i caccia-bombardieri F16 di Israele, gli elicotteri da combattimento Apache, i carri-armati Merkava e altri moderni sistemi armati nelle mani di una forza di 175.000 militari di leva e 450.000 riserve.

Il Shekel israeliano è sceso quasi dell’1%, al minimo degli ultimi due mesi contro il dollaro, dopo la notizia dell’attacco israeliano.

FONTE: Reuters



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Sequenza immagini dell’eclissi solare del 13/11/2012

Martedì 13 Novembre 2012

Vi presentiamo una sequenza di istantanee tratte dalla diretta streaming che ha ripreso l’eclissi solare totale del 14 novembre 2012.

 

La prima immagine ritrae il fenomeno alle ore 21:06 italiane, mentre l’ultima è delle 21:50. Tutta la diretta streaming è stata caratterizzata da lievi nubi, che hanno parzialmente coperto la visione agli australiani e ai turisti stranieri che sono accorsi numerosi sulle spiagge del Queensland per assitere all’evento.

Nel momento in cui scrivo, il fenomeno continua ad essere in atto spostandosi lungo il Pacifico del sud.

Questa eclissi è, e rimarrà, l’unica eclissi totale del 2012, anche se in maggio si era verificata un’eclissi solare anulare, con la sua caratteristica corona di luce intorno al disco lunare.

La prossima eclissi totale sarà visibile nel 2015 nell’Atlantico del nord.

 

SEQUENZA DI IMMAGINI

Eclissi alle ore 21:06

 Eclissi alle ore 21:20

Eclissi alle ore 21:27

Eclissi alle ore 21:29

Eclissi alle ore 21:33

Eclissi alle ore 21:39

Eclissi alle ore 21:42

Eclissi alle ore 21:50

 

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L’Iran si prepara ad eventuale conflitto nucleare

Martedì, 13 Novembre 2012

L’Iran Air Defence Forces ha iniziato una serie di esercitazioni militari che durerà tutta la settimana, coinvolgerà 8000 soldati e numerosi sistemi elettronici di sorveglianza volti a difendere la nazione contro possibili attacchi militari da parte di Israele e Stati Uniti.

 

L’operazione è focalizzata sui test delle apparecchiature e sulla preparazione per la difesa di “ipotetici siti sensibili”, che sono suscettibili di essere attaccati in seguito ad un qualsiasi intervento proveniente dalle due nazioni. Gli ufficiali dicono che questo serve a provare la propria preparazione in vista di un possibile conflitto.

Con minacce ripetute per decadi, da parte delle due nazioni, divenute sempre più insistenti negli ultimi anni, l’Iran ha avuto molto preavviso e ha investito gran parte del proprio budget militare in armi difensive per respingere possibili attacchi dal mare o dall’aria.

FONTE: USNews

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Quattro ragazze costruiscono un generatore elettrico a urina

Quattro intraprendenti ragazze africane hanno costruito un generatore elettrico che funziona con una risorsa naturale indubbiamente abbondante: l’urina.

 

Possibilmente uno dei più inaspettati prodotti al Maker Faire Africa di quest’anno a Lagos, Nigeria, è un generatore elettrico a urina, creato da quattro ragazze: Duro-Aina Adebola, Akindele Abiola e Faleke Oluwatoyin di quattordici anni, e Bello Eniola di quindici anni.

Un litro di urina fornisce 6 ore di elettricità.

Il sistema funziona così:

l’urina viene messa in una cella elettrolitica che separa l’idrogeno;

l’idrogeno passa in un filtro per la purificazione e successivamente viene spinto in una bombola di gas;

la bombola di gas spinge l’idrogeno in un contenitore di borace liquido che è usato per rimuovere l’umidità dall’idrogeno;

l’idrogeno viene poi spinto nel generatore dove si produce energia elettrica;

lungo tutto il percorso ci sono valvole di sicurezza unidirezionali, che dovrebbero, secondo le ragazze, prevenire da rischi di esplosione.

 

Prima di iniziare a mettere da parte l’urina è bene però avvertire che il sistema non è ancora del tutto collaudato, infatti, per ora non è stata fatta menzione di quanto consumi la cella per separare l’idrogeno e soprattutto se effettivamente sia maggiore l’energia prodotta rispetto a quella consumata.

Sul blog del Maker Faire Africa si sta scatenando la discussione sull’effettività di questo prodotto, mentre su un blog di appassionati della scienza si sta provvedendo alla decostruzione analitica, commentata e fortemente dibattuta sul progetto delle ragazze.

Ad ogni modo, scetticismo a parte, siamo tutti d’accordo che il quartetto deve essere lodato per lo sforzo nel trovare fonti di energia alternativa in un continente che ne ha sicuramente bisogno.

FONTE: CNET

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Terremoto di magnitudo 4,4 in Calabria

 Martedì 13 Novembre 2012

Un terremoto di magnitudo 4,4 sveglia la Calabria. Secondo le autorità non sono stati rilevati danni a cose o persone.

Stamattina alle 8:06, un terremoto di magnitudo 4,4 è stato avvertito dalla popolazione della provincia di Reggio Calabria.

I comuni più vicini all’epicentro sono quelli di: Bagnara Calabra, Cosoleto, Delianuova, Melicuccà, Palmi, San Procopio, Sant’Eufemia D’Aspromonte, Scido, Seminara, Sinopoli.

Al momento non risultano danni a cose e persone.

Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il terremoto è stato localizzato ad una profondità di 75,7 km.

FONTE: INGV

Terremoto di 6,4 di magnitudo in Alaska

Un terremoto di magnitudo 6,4 ha colpito il sud dell’Alaska. Secondo l’US Geological Survey la scossa è avvenuta alle 11:42 a.m. (21:42 ora italiana).

 

L’US Geological Survey riferisce che la scossa è avvenuta ad una profondità di 55,2 km e ad una distanza di 248 km da Cape Yakataga.

La USGS aveva inizialmente attribuito al terremoto una magnitudo di 6,2 per poi rivederla a 6,4.

Al momento non è stato comunicato nessun danno o ferito, e non ci sono allarmi Tsunami da parte del Pacific Tsunami Warning Center.

FONTE: USGS

Eclissi solare totale

Un’eclissi solare totale sarà visibile mercoledì mattina in Australia. Da noi sarà ancora martedì e potremo vederla su internet nelle varie dirette streaming a disposizione.

 

Mercoledì mattina un’eclissi totale di sole traccerà un sentiero oscuro nell’Australia del nord. Ad avere la migliore visione dell’evento saranno i cittadini di Cairns, nel Queensland, e tutti i visitatori che in queste ore stanno accorrendo nella zona per assistere allo spettacolo.

In totale il fenomeno durerà 1 minuto e 41 secondi a partire dalle 6:35 di mercoledì ora locale (21:35 di martedì in Italia). Durante le circa tre ore di durata del suo passaggio, l’eclissi attraverserà l’Australia ed il Pacifico del sud, e sarà visibile in forma parziale anche dalla Nuova Zelanda, dal Sud America e dall’ Antartide.

L’evento potrà essere seguito online su:

www.ustream.tv

L’ultima eclissi di sole totale che si è verificata risale al 11 luglio del 2010 nel Pacifico del sud, mentre nel 2012, a maggio, abbiamo potuto assistere ad un’eclissi solare anulare, quella in cui un anello di luce solare rimane visibile intorno alla luna. La prossima eclissi solare totale sarà visibile nel marzo del 2015 nell’Atlantico del nord.

 FONTE: Space.com

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20 maggio 2012, eclissi anulare di Sole. Rara e Spettacolare.

PER APPROFONDIRE:

Eclissi Solare

Quattro tibetani si danno fuoco per protestare contro la Cina

Un gruppo attivo nei diritti umani riferisce che, nell’arco di 24 ore, altri quattro tibetani si sono dati fuoco per protestare contro il dominio cinese nella regione dell’Himalaya.

 

La londinese Free Tibet dice che questo è il primo caso documentato di tripla immolazione.

Il gruppo riferisce che tre monaci tibetani tra i 15 e i 16 anni si sono dati fuoco il 7 novembre pomeriggio fuori da un ufficio di polizia nel sud-est della provincia di Sichuan.

Poi nella serata una nomade tibetana di 23 anni si è immolata a ovest nella provincia di Qinghai.

Il direttore di Free Tibet, Stephanie Brigden, dice che è il più grande numero confermato di auto immolazioni in un solo giorno.

Avverte che il gruppo si attende un incremento delle proteste visto l’inizio del Congresso del Partito Comunista Cinese in questi giorni.

Dozzine di tibetani si sono auto immolati a partire da marzo di quest’anno.

FONTE: The Australian

I Preppers, coloro che si preparano all’Apocalisse… e non solo.

Accumulano riserve di cibo, acqua, candele, pastiglie di iodio, carburanti. Passano i week-end a imparare come accendere un fuoco, sparare, o come sopravvivere in un ambiente ostile. Il loro motto è “Spera per il meglio, preparati al peggio”. Sono i “preppers”, un vero e proprio movimento culturale che negli ultimi quattro anni sembra aver attirato sempre più persone: tutte con il fermo proposito di farsi trovare preparate, nel caso che una catastrofe distrugga il mondo così come lo conosciamo.

Quello dei “survivalisti”, per la verità, è un fenomeno che si presenta a ondate, e riflette diffuse paure sociali: negli anni ’60 i timori erano legati ai “nemici” degli Stati Uniti (tipicamente identificati con etichette come comunisti o hippies) e all’inflazione dovuta alla svalutazione del dollaro, negli anni ’70 quelli dell’olocausto nucleare e della guerra fredda, negli ’80 la catastrofe ecologica, nel 2000 il millenium bug. L’attuale ondata sembra sia iniziata dal 2008, frutto non solo delle attese catastrofiste per il 21 dicembre 2012, ma anche della crisi economica e dell’impatto emotivo di alcuni disastri naturali (molti prepper americani, ad esempio, affermano di esserlo diventati dopo aver visto le immagini dell’uragano Katrina).

Ma l’attuale fenomeno prepper ha caratteristiche nuove rispetto al survivalismo degli anni ’60 e ’70, che nasceva nell’ambiente dell’estrema destra americana e esaltava il super-uomo in grado di sopravvivere nei boschi, lontano dalla collettività. Non per nulla il suo leader era Kurt Saxon, direttore del periodico “The Survivor“, con un curriculum quanto meno particolare alle spalle: prima esponente del partito nazista americano, poi di Scientology, e infine della chiesa satanica di LaVey. Nella sua rivista insegnava a fabbricare armi e a prepararsi per il tracollo della società che sarebbe sicuramente avvenuto ad opera dei nemici della patria: i comunisti e gli studenti.

I prepper attuali, invece, hanno caratteristiche molto  diverse: sono casalinghe, impiegati, piccoli negozianti; persone apparentemente integrate a livello sociale, che hanno un’attenzione alle risorse del pianeta e all’ecologismo, e che probabilmente non sarebbero  felici di essere accostate a personaggi come Kurt Saxon. Non rispondono allo stereotipo dell’uomo barbuto che vive da solo nei boschi armato di fucile; anzi, spesso hanno una famiglia che vogliono proteggere, all’insegna della massima di Régis Debray:

Bisogna essere pazzi per non prepararsi.

Del vecchio survivalismo hanno conservato solo l’uso quasi “militaresco” di abbreviazioni e acronimi. E così i prepper prevedono la TEOTWAWKI (The End of the World as We Know It, la fine del mondo per come lo conosciamo), si preparano al momento WTSHTF (When the Shit Hits the Fan, che indica l’inizio di una generica catastrofe), preannunciano una WROL (Without Rule of Law, la società priva di leggi che si instaurerebbe in seguito) e si armano di un BOB (Bug-out Bag, la borsa con il necessario per sopravvivere le prime 72 dopo un’emergenza) e di un EDC (Every Day Carry, una mini-attrezzatura da portare con sè ogni giorno).

Un fenomeno, come si evince dai termini, iniziato tra Canada e Stati Uniti, ma che a poco a poco sta varcando l’oceano per arrivare anche in Europa. E che sta generando un ricco mercato, con forum, pagine web e negozi pronti a vendere tutto quello che può servire a un prepper, dalla maschera anti-gas ai corsi di primo soccorso. Sono sorti siti di incontri personali come Survivalist Singles e Prepper Dating (non vorrete certo affrontare la fine del mondo da soli, vero?), mentre diverse case editrici si sono lanciate nell’affare pubblicando manuali dedicati alla sopravvivenza (il più diffuso sembra essere How to Survive the End of the World as We Know It, di James W. Rawles). Costco, la più importante catena di supermarket degli Stati Uniti, ha iniziato a commercializzare kit di emergenza a prezzi popolari. E a Denver in ottobre è stata allestita “Self Reliance Expo“, la prima fiera dedicata totalmente al survivalismo.

In Francia la vendita di cibi liofilizzati ha avuto un boom in pochi anni. Oltre al volume di affari, sembra essere cambiato il tipo di clientela: non più solo sportivi e viaggiatori dell’estremo, ma anche l’insospettabile casalinga che vuole farsi trovare pronta, nel caso in cui un’improvvisa catastrofe impedisca al cibo di arrivare al supermercato sotto casa. Ariane Pehrson, fondatrice del sito di vendite on line Lyophilise, riferisce che i prepper sono ormai il 40% degli acquirenti; e tra loro spiccano anche casi estremi, come quello di un signore che ha acquistato cibi liofilizzati per 30.000 euro.

Un dato analogo è quello riportato da Hugh Vail, presidente dell’American Preppers Network statunitense, secondo cui gli acquisti di attrezzature di emergenza sarebbero aumentati del 1000% negli ultimi quattro anni.

In Italia il fenomeno è presente, ma per ora non sembra aver preso piede tra il grande pubblico, anche se esistono siti internet e pagine Facebook dedicate ai prepper nostrani.

Anche il National Geographic ha dato spazio al fenomeno, con un programma televisivo in cui si seguono e si intervistano i prepper statunitensi. La serie ha avuto un certo successo (attualmente è alla seconda stagione), e in Italia è stata trasmessa con il titolo “Gli apocalittici“. Certo, quelli mostrati dal National Geographic sono i casi più adatti a uno spettacolo televisivo, e per forza di cose i più estremi: persone che dedicano al prepping ingenti risorse economiche e gran parte del proprio tempo libero, arrivando a modificare radicalmente la propria esistenza e quella delle proprie famiglie in funzione della preparazione alle catastrofi; persone come Gloria Haswell, che passa più di 50 ore alla settimana a organizzarsi, per sentirsi pronta all’eventualità di un’inversione dei poli terrestri.

Un fenomeno legato al 2012? Fino a un certo punto. Sarebbe riduttivo inquadrarlo nella sottocultura del catastrofismo Maya: non tutti i prepper credono alla fine del mondo, e non tutti coloro che credono alla fine del mondo sono prepper. Nel grande calderone ci sono persone che hanno fatto del “prepararsi alla catastrofe” un hobby a cui dedicarsi nel tempo libero, “cum grano salis”, e che  vi impiegano le stesse risorse che altri utilizzano per un qualsiasi passatempo (secondo il sociologo Bertrand Vidal, che ha studiato a fondo la “cultura apocalittica”, la maggior parte dei prepper francesi spende  tra i 300 e i 4000 euro all’anno per prepararsi a sopravvivere).

E c’è da dire che alcuni dei caposaldi dei prepper non sono altro che consigli di buon senso, a volte diffusi e sponsorizzati anche da enti pubblici; è il caso dell’INCH bag (la borsa con generi di prima necessità da tenere a casa, a portata di mano, nel caso in cui fosse necessaria una rapida evacuazione dall’edificio) adottata comunemente in Giappone per far fronte al pericolo di terremoti.

Ma sarebbe altrettanto scorretto sostenere che le ipotesi catastrofiste sul 21 dicembre 2012 non abbiano avuto un peso nella diffusione di questo movimento. Tra i prepper ci sono persone che si stanno premunendo contro rischi generici e quelli che si organizzano per far fronte a catastrofi più specifiche, come il “big one” (il Grande terremoto), una pandemia, la crisi economica o la guerra nucleare. Fra questi, prepper che paventano rischi ben più irrazionali e improbabili: l’apocalisse zombie, il “bug” del 2038, o l’avvento dei “tre giorni di buio” preannunciati da alcuni profeti. E ci sono anche persone convinte di doversi preparare al grande sconvolgimento previsto dai Maya, all’arrivo del pianeta Nibiru o della cometa Elenin, o all’inversione istantanea dei poli terrestri: tutte paure figlie della propaganda catastrofista di quest’ultimo periodo.

Da questo punto di vista, i prepper possono essere visti come la “cartina al tornasole” di timori diffusi. Le profezie del 2012 hanno generato libri, film e programmi televisivi che hanno fatto leva sulle paure più profonde delle persone, facendo apparire probabili anche eventualità letteralmente impossibili. In fin dei conti, come scrive David Ropeik, creatore e direttore dell’Improving Media Coverage of Risk:

La percezione del rischio dipende dalle emozioni.

E se si percepisce un rischio, perché non farsi trovare preparati?

 

Fonte: articolo scritto da Sofia Lincos su queryonline.it – clicca QUI per accedere alla pagina del sito che lo contiene.

 

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  • Kit per sopravvivere all’Apocalisse

 

 

Nota:

Query è il periodico del CICAP nato nel maggio del 2010 da un’idea semplice quanto efficace: la scienza che indaga i misteri. A distanza di un mese, nel giugno del 2010, questa interessante e innovativa rivista ha visto nascere anche la sua versione online: queryonline.it.

 

Epidemia di Febbre Gialla in Darfur

Un’epidemia di febbre gialla nella regione del Darfur in Sudan ha infettato 194 persone e ne ha uccise 67, con il numero di casi più che raddoppiati dall’inizio dell’epidemia in ottobre.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito che l’epidemia è localizzata in 17 località delle zone nord, sud, ovest e centrale del Darfur. Il numero dei casi è salito drammaticamente dagli 84 iniziali riportati all’inizio dell’emergenza.

Al 5 novembre, il monitoraggio della regione mostra che l’83,3 percento dei casi proviene dal centro del Darfur, il 7,2 percento viene dal sud, il 7,2 percento viene dall’ovest e il 2,3 percento viene dalla zona nord della regione.

L’OMS sta monitorando l’epidemia per tutta l’area, preparando più di 225 operatori sanitari della zona nella gestione dei casi, nella prevenzione delle infezioni, nel controllo e nella sorveglianza della malattia, e sta lavorando con il Ministero della Sanità sudanese per inviare squadre di tecnici al fine di fermare l’epidemia.

L’organizzazione raccomanda che la sorveglianza della malattia sia stretta nella parte orientale del Darfur, che vengano portati avanti i test di laboratorio sui pazienti delle più recenti zone affette, e che venga organizzato un piano di vaccinazioni con le risorse disponibili e con l’aiuto di collaboratori per metterlo in pratica.

A febbraio l’ONU mise in atto un piano di vaccinazione di massa nel nord del Cameroon con l’intento di vaccinare più di 1,2 milioni di persone, e successivamente una campagna in Ghana per vaccinare più di 235.000 persone.

La febbre gialla è causata da un virus trasmesso dalle zanzare che uccide circa 30.000 persone delle 200.000 che ogni anno vengono infettate.

Non ci sono trattamenti specifici per la febbre gialla e la vaccinazione è la più importante tra le misure preventive.

FONTE: Vaccine News Daily


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La malaria torna in una Grecia lacerata dalla crisi

La Cina sta costruendo “Great City”

Poco fuori Chengdu, nella Cina centrale, un sito di 23,8 milioni di metri quadrati è stato selezionato per un progetto di edificazione poco convenzionale. Sarà una città costruita partendo da zero, per 80.000 persone, nessuna delle quali avrà bisogno di un’automobile per muoversi.

 

Il “Great City” è un progetto per un ambizioso centro urbano disegnato per limitare l’impatto ambientale dei suoi residenti producendo energia pulita, riducendo la spazzatura, e promuovendo il trasporto pubblico piuttosto che l’uso delle automobili.

Il progetto è opera della Adrian Smith + Gordon Gill Architecture, che fa notare: “I funzionari cinesi della pianificazione urbana stanno iniziando a vedere gli effetti di una progettazione basata sulla dipendenza dall’automobile, e sono finalmente aperti ad alternative migliori sul piano dello sviluppo urbano”.

È stata chiamata la “Car-Free City”, un soprannome che non è pienamente azzeccato. Gli architetti fanno notare che l’idea è di una città dove “le macchine saranno essenzialmente inutili”, ma permesse.

Il piano generale include molte buone idee: metà della superficie stradale sarà riservata al traffico non motorizzato, mentre shuttle elettrici trasporteranno le persone nei luoghi dove non possono, o non vogliono camminare. Tutte le case saranno ad un massimo di due minuti a piedi da un parco pubblico.

Un “eco-park” tratterà le acque reflue ed i rifiuti solidi generando energia. I terreni fuori città saranno riservati alle colture. L’habitat della fauna selvatica sarà salvaguardato. Gli edifici sono stati disegnati per massimizzare l’uso dell’energia eolica, infatti i progettisti hanno pensato che il clima nuvoloso di Chengdu non sia favorevole all’energia solare.

Comparato con un progetto convenzionale di simili proporzioni, Smith e Gill prevedono di tagliare l’utilizzo di energia elettrica del 48 percento, dell’acqua del 58 percento, e di produrre l’89 percento in meno di spazzatura.

Al di là dell’impatto ambientale, Smith e Gill hanno disegnato “Great City” per fornire ai residenti case confortevoli, educazione e cure mediche, tutto raggruppato all’interno del centro cittadino al fine di favorire la vita in comune.

È un’idea accattivante per tutti quelli che sono impegnati in temi come il cambio climatico e le ingiustizie sociali, e l’efficienza energetica, dei trasporti e dei sistemi di riciclaggio saranno evidenti una volta messi in funzione. Ma il progetto nel suo complesso solleva alcune domande.

Può una città costruita così velocemente resistere alla prova del tempo? Cosa accadrebbe al progetto degli architetti se i residenti non si comportassero come previsto? E anche se questa città ecologica funzionasse come pianificato, come potrebbe la Cina trasferire questo programma alle centinaia di milioni di persone che vivono nelle città classiche?

Tuttavia, considerando il tasso al quale la Cina si sta urbanizzando, la messa a punto di un piano per minimizzare l’impatto ambientale delle nuove città sarebbe sicuramente di estremo valore.

FONTE: Business Insider

 

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Verso il futuro con un nuovo Robo-calciatore

Gli scienziati dalla University of Bonn hanno sviluppato un nuovo robot del quale i codici sorgente e i progetti sono accessibili pubblicamente. L’intenzione è di rendere più facile l’ingresso nel campo della ricerca sugli umanoidi, in particolare, su quelli della classe Teen-Size della RoboCup, la coppa del mondo per robo-calciatori. Gli scienziati hanno presentato recentemente il nuovo robot alla IROS Conference (International Conference of Intelligent Robots and Systems) in Portogallo.

 

Con la sua testa bianca e il corpo nero NimbRo-OP sembra quasi umano. Dopo tutto, con un’altezza di 95 centimetri, ha quasi la taglia di un bambino, anche se, tra i calciatori robot, rientra nella categoria dei “grandi”. Grazie ai materiali leggeri il suo peso di 6,6 kg è però molto minore rispetto a quello di un bambino.

Possiede un totale di 20 elementi guida che convertono i comandi del computer in movimenti meccanici. Questo è anche il motivo grazie al quale “NimbRo-OP” risulta realmente agile, non ha problemi nel calciare un pallone e può anche alzarsi dalla posizione prona come farebbe un umano, perché, dopo tutto, i veri giocatori di calcio a volte cadono.

 

Il codice sorgente e i progetti del robot sono open-source

“Abbiamo fatto grandi sforzi per mantenere semplice il disegno in modo di poter permettere agli altri gruppi di lavoro di usare questo robot come base per le loro ricerche, modifiche e migliorie”, dice il Prof. Sven Behnke, capo del gruppo di lavoro Autonomous Intelligent Systems della University of Bonn.

I ricercatori di Bonn hanno usato diversi robot umanoidi come ispirazione per i loro progetti. “Ci sono anche altri robot molto interessanti, ma sono evidentemente più piccoli dei nostri”, dice il Prof. Behnke. “La sua taglia però dipende essenzialmente dalla necessità di dover fare determinati generi di attività, in questo caso una partita a calcio tra robot”, in aggiunta NimbRo-OP è dotato di una speciale telecamera grandangolare per avere una vista completa del campo di calcio, ed elevate capacità di elaborazione che ne determinano una risposta rapida.

 httpv://www.youtube.com/watch?v=5STgtutME28&feature=player_embedded

 

NimbRo-OP” partecipa alla RoboCup

Questo robot, che, come detto in precedenza, è stato recentemente presentato alla IROS Conference in Portogallo, è un prototipo. “NimRo-OP non è costruito pensando ai consumatori”, dice il Prof. Behnke. “Il tipo di fruitori a cui puntiamo è composto da scienziati che vogliono programmare robot basati su questo hardware e su questo software”. Gli scienziati della University of Bonn hanno anche il secondo fine di far esordire il loro robot nella RoboCup.

Questo è un primo passo nello sviluppo del progetto: “Con questa esperienza ci piacerebbe verificare la compatibilità con altri robot”, dice lo scienziato. Nel corso dei prossimi tre anni, lo sviluppo del progetto continuerà di pari passo con GmbH Koln della igus, partner per le applicazioni, nell’ambito di un progetto di scambio di conoscenze intitolato “A humanoid Teen-Size open-platform soccer robot” (“Un robot calciatore della categoria Teen-Size con accesso libero”, Ndt).

Il Prof. Behnke spiega, “L’obbiettivo del progetto è di accelerare il progresso nel campo dei robot umanoidi intensificando la condivisione con altri gruppi di ricerca”.

 

 

Le abilità calcistiche dei robot sono ancora inferiori a quelle umane

I computer che giocano a scacchi hanno già provato che possono superare le capacità umane. “Ma gli umani sono ancora chiaramente migliori nel gioco del calcio di quanto lo siano i robot”, afferma lo scienziato della University of Bonn. Le caratteristiche necessarie ad un robo-calciatore sono complesse: devono percepire le condizioni ambientali attraverso telecamere e sensori di equilibrio; rilevare la posizione dei pali della porta, degli avversari e degli ostacoli; assumere decisioni e metterle in pratica in modo che includano i membri della squadra.

“C’è ancora molto da fare per risolvere tutti i problemi sul campo”, aggiunge il Prof. Behnke.

 

Il Robo-soccer come banco di prova per le future applicazioni di uso quotidiano

Gli scienziati stanno usando la RoboCup per poter sperimentare, attraverso sfide complesse per i robot bipedi, soluzioni che possano risultare applicabili a vari ambienti oltre a quello del campo di calcio.

“Per esempio sono capaci di: usare strumenti, salire le scale, e passare attraverso strettoie troppo anguste per i robot a ruote o a cingoli”, spiega il Prof. Behnke. Inoltre, per comunicare, possono usare anche espressioni facciali ed i linguaggi, tipicamente umani, dei gesti e del corpo.

Aggiunge: “Il nostro obbiettivo è di smettere di reinventare le ruote più e più volte, ed usando questa piattaforma aperta a tutti, insieme agli altri ricercatori, vogliamo trovare nuove soluzioni risparmiando sforzi e spese”.

Il gruppo di lavoro del Prof. Behnke è la squadra umanoide che ha totalizzato più successi durante la RoboCup, e con le vittorie in undici competizioni individuali probabilmente anche la squadra della RoboCup con più successi di sempre.

Video della Finale della Robocup: Germania vs. Giappone

FONTE ARTICOLO: Space Daily

Immagini della rivolta in Grecia

Scontri nel secondo giorno di sciopero generale in Grecia. Durante la manifestazione indetta dai sindacati, e alla quale hanno partecipato pressoché tutti i settori lavorativi, la rabbia cittadina ha preso il sopravvento e si è scagliata contro la polizia e l’edificio simbolo del potere.

Adesso, a poche ore dall’esaurirsi della manifestazione, con la manovra finanziaria ormai approvata e tagli per altri 13,5 miliardi di euro che andranno a pesare sui cittadini ormai stremati, le immagini della rivolta stanno facendo il giro del mondo. Ecco una raccolta di alcune foto della manifestazione tra le quali si segnalano, oltre a quelle dei cruenti incendi, anche quella che ritrae numerosi manifestanti mentre sostengono le bandiere di: Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Un momento particolarmente emotivo nel quale i manifestanti hanno voluto lanciare un grido di appello affinché anche gli altri paesi del sud Europa si uniscano alla protesta.

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Scontri in Grecia

Terremoto di magnitudo 7,4 in Guatemala

Un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito la costa del Guatemala sul lato del Pacifico, uccidendo almeno 48 persone e lasciando dozzine di dispersi.

 

Il presidente del Guatemala Otto Perez Molina ha dichiarato l’allerta nazionale, e ha avvisato la popolazione nelle zone affette di evacuare per precauzione gli edifici alti.

I funzionari hanno comunicato che le strade sono state sepolte da frane, e che ci vorranno 24 ore per ripristinare gli allacciamenti alla regione.

La gente spaventata è scappata dagli uffici e dalle case dell’area, mentre i palazzi tremavano da Mexico City a San Salvador.

I funzionari hanno dichiarato che la scossa ha colpito alle 10:35 ora locale (17:35 ora italiana), a circa 23 km dalla città costiera di Champerico.

I Vigili del Fuoco hanno comunicato che una scuola è crollata nella regione di San Marcos vicino al confine con il Messico.

I volontari stanno portando scatole di riforniture mediche mano a mano che cominciano a raggiungere l’area situata nella parte ovest del Guatemala.

Il Presidento Otto Pérez Molina ha detto che 40 persone sono morte nello stato di San Marcos e altre otto sono rimaste uccise nel vicino stato di Quetzaltenango.

I funzionari hanno detto che più di 100 dispersi sono di San Marcos, mentre fonti dell’ospedale comunicano di aver accolto 150 feriti.

Pérez ha inoltre comunicato che più di 2000 soldati sono stati dispiegati per aiutare con i soccorsi, e un aereo ha fatto almeno due viaggi per portare le squadre di soccorso nella zona

Il terremoto ha fatto tremare una superficie inusualmente grande, con danni riportati in ognuno dei 22 stati che compongono il Guatemala, e ha fatto sentire la sua scossa fino a Mexico City, 965 km a nord-est.

L’US Pacific Tsunami Warning Center ha detto in un comunicato che non c’è minaccia di tsunami di grandi dimensioni, ma ha aggiunto: “Terremoti di queste dimensioni, alcune volte, possono generare tsunami locali che possono essere distruttive fino a cento km dall’epicentro del terremoto”.

La regione è spesso colpita da terremoti, che in passato hanno procurato enormi danni e numerosi morti.

Secondo lo USGS il terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito alle ore 10:35 locali, a 24 km a sud di Champerico ad una profondità di 41,6 km.

 

La regione, in un area di 250 km intorno al terremoto di oggi, ha subito negli ultimi 40 anni non meno di 50 terremoti di cui due superiori a M7. Il primo di M7,1 nel dicembre del 1983, il secondo di M7,2 nel settembre 1993.

FONTI: BBCNews, The Guardian

Scontri in Grecia

La polizia greca ha sparato gas lacrimogeni e getti d’acqua per disperdere migliaia di manifestanti che hanno invaso la piazza principale davanti al parlamento, in un massivo spettacolo di rabbia contro i legislatori dovuta al passaggio in parlamento del nuovo pacchetto di austerità.

La violenza è esplosa quando una manciata di manifestanti ha cercato di sfondare una barricata per entrare in parlamento, dove il Primo Ministro, Antoins Samaras, sta tentando di far passare una nuova legge di austerità nonostante l’opposizione di una parte della coalizione di governo.

Ma la sessione parlamentare è stata brevemente interrotta quando i parlamentari si sono messi in sciopero e sono usciti dalla camera in segno di protesta.

Fuori dal parlamento riecheggiavano forti esplosioni mentre i protestanti lanciavano bombe molotov e la polizia rispondeva con gas lacrimogeni e granate stordenti. Fumo e piccoli incendi si sono visti nella strada vicino al parlamento.

Questo è accaduto dopo che un mare di greci aveva sfidato una pioggia costante sventolando bandiere e striscioni che dicevano: “O loro o noi!” e “Fermate questo disastro!”.

In tutto, circa 100.000 protestanti, alcuni cantando “Combattete! Stanno bevendo il nostro sangue!”, hanno invaso la piazza e le strade laterali in una delle più grandi manifestazioni viste in mesi, ha detto la polizia.

I manifestanti tenevano in alto bandiere italiane, portoghesi e spagnole in solidarietà con le altre nazioni del sud Europa che stanno sopportando piani di austerità.

“Queste misure ci stanno uccidendo poco a poco e ai legislatori non importa niente”, ha detto Maria Aliferopoulou, una 52enne, madre di due figli, che vive con 1000 euro al mese.

“Sono ricchi e hanno tutto, mentre noi non abbiamo niente e stiamo combattendo per le briciole, per sopravvivere”.

Il trasporto pubblico è stato interrotto; scuole, banche e uffici governativi sono stati chiusi e la spazzatura è stata ammucchiata per le strade per il secondo giorno della due giorni di sciopero nazionale, indetto per protestare contro il voto.

Sostenuti dall’opposizione di sinistra, i sindacati dicono che le misure colpiranno i poveri e salveranno i ricchi, mentre aggraveranno la recessione quinquennale che ha spazzato via un quinto della produzione del paese e portato la disoccupazione al 25 percento.

FONTE: Reuters

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=bVVzr5SxWkY

Le Donne di Fukushima

Sei donne giapponesi offrono un punto di vista onesto e brutale sullo stato del ripristino della situazione, sugli insabbiamenti e sulle menzogne seguite all’incidente di Fukushima, e come questo abbia influenzato le loro vite

 

Un film del freelance australiano Paul Johannessen e i suoi collaboratori, Jeffrey Jousan e Ivan Kovac, raccoglie le testimonianze di sei donne che dopo aver subito le conseguenze dell’incidente di Fukushima hanno trovato la forza di raccontare le loro storie e denunciare le mancanze del governo giapponese.

Dal sito di presentazione del film:

Le piene ramificazioni che seguono il disastro che è avvenuto al Daiichi Nuclear Plant di Fukushima nel marzo del 2011 avranno bisogno di decadi per venire alla luce e rivelarsi. Ci siamo spostati dal viscerale dramma iniziale verso uno a più lungo termine, una minaccia quasi invisibile. C’è un rischio reale che la situazione semplicemente svanisca dall’attenzione dei media del mondo (o, nel caso dei media giapponesi, che rimanga inesistente). Al giorno d’oggi, come risultato dell’incidente, i bambini non possono giocare fuori dalle proprie case, le famiglie sono distrutte e le donne abortiscono per paura delle malformazioni genetiche dei loro figli non nati. La speranza è difficile che torni a Fukushima.

Tuttavia dopo aver incontrato un gruppo di donne disposte a parlare, siamo stati costretti a catturare lo spirito delle loro storie. Queste donne giapponesi, tradizionalmente timide e discrete, hanno preso la loro rabbia, l’ansietà, la frustrazione e la disperazione, e le hanno trasformate in un grido di richiamo per andare avanti e trasformare il Giappone ed il mondo in un posto più sicuro per i nostri figli. La loro resistenza, e onestà contrapposta alle menzogne e alla compiacenza del governo giapponese, ci ha spinti a creare una piattaforma per dar voce ai loro pensieri. Il risultato sorprende, sciocca e ispira.

La nostra motivazione per produrre questo film era quella di garantire che il mondo potesse essere testimone dell’onesta e del coraggio di queste donne che hanno avuto la forza di parlare, mentre altri sono rimasti in silenzio.

Le Donne di Fukushima (da sinistra a destra) sono:

Setsuko Kuroda

Setsuko Kida

Kazue Morizono

Aki Hashimoto

Yukiko Takahashi

Tatsuko Okawara

“Women of Fukushima” è stato accettato al London Lift-off Film Festival, sarà trasmesso il 29 novembre.

Trailer del film