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Come sopravvivere all’Apocalisse

La paura dell’Apocalisse si vince in libreria

Probabilmente i buoni libri di corretta divulgazione scientifica che “rassicurano” dalla paura dell’Apocalisse non sono proprio adatti  come regalo di Natale, anche perchè a quella data la psicosi “21 dicembre 2012” sarà abbondantemente passata… di moda.  Ma andranno benissimo se regalati prima della fatidica data.  Anna Rita Longo, collaboratrice di diverse riviste a carattere culturale tra cui queryonline.it, consiglia agli apocalittici più timorosi di cercare rifugio in libreria anzichè a Bugarach, Angrogna, Cisternino o qualsiasi altro posto indicato dai soliti cialtr…, emh bene informati (per dirla alla Escansibus).

Cliccando sull’immagine troverete alcune interessanti proposte

 

Bugarach si prepara all’Apocalisse Maya

Il 21 dicembre 2012 è sempre più vicino, l’ansia cresce, e molti cercano rifugio in un luogo speciale.

Bugarach, montagna di pech, salvarsi dall'apocalisse

Bugarach è un ridente paesino di duecento abitanti ai piedi del monte Pech nella Francia pre-pirenaica. Da tempo il piccolo abitato è considerato un luogo esoterico e molte sono le leggende che lo riguardano, in particolare quelle legate al Santo Graal. Ma è la profezia dell’apocalisse maya del 21 dicembre 2012 che ha portato Bugarach e i suoi pastori agli onori delle cronache mondiali.

Tra molti di coloro che sono convinti che il 21 dicembre 2012 il mondo cesserà di esistere si è radicata la convinzione che solo Bugarach sarà risparmiata dalla distruzione.

Detta così sembrerebbe una bufala come tante senonchè da due anni a questa parte questa convinzione ha fatto come la palla di neve che diventa valanga e quello che era un tranquillo paesino di pastori ed agricoltori si è trasformato in un covo di ciarlatani ed affaristi pronti a sfruttare credulità e dabbenaggine di chi pensa davvero che procurarsi un posto a Bugarach equivale a salvarsi dall’apocalisse maya.

In altre parole Bugarach si è trasformata in un far west di speculatori e imbroglioni pronti ad  affittare 4 camere a 1.500 euro al giorno o ad “offrire” un terreno per piazzare una tenda a 450 euro al giorno o una ben più confortevole “casa fine del mondo” a prezzi che variano da 1.500 a 2.000 euro a settimana. Non basta, c’è addirittura chi vende pietre di Bugarach in rete come amuleti portafortuna o, e qui ci sarebbe quasi da togliersi il cappello per la “sottile” ironia,  acqua di Bugarach come rimedio miracoloso contro le emorroidi. E in questo Far West i pollastri da spennare aumentano di giorno in giorno.

Le autorità locali sono preoccupate dall’afflusso di gente che aumenta con l’approssimarsi del 21 dicembre e sono già iniziati i preparativi per la gestione di quella che rischia di diventare una vera e propria emergenza. Ad oggi, 8 dicembre,  risulta che:

  • sono stati mobilitati un centinaio di gendarmi e pompieri, che  probabilmente aumenteranno all’aumentare del flusso di gente;
  • l’accesso al pizzo di Bugarach e a i suoi sotterranei sarà vietato dal 19 al 23 dicembre

 

 

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Immaginando Fantozzi prepper.

Fortemente preoccupato per l’Apocalisse del 21 dicembre 2012, Fantozzi decise di diventare un prepper.

Abbigliamento di Fantozzi per l’Apocalisse:

– scarponi finto goretex con punta rinforzata da colata di cemento;
– cintura accessoriata rubata a cinecittà durante una comparsata a “Ursus contro Maciste”;
– salvagente a ciambella arrecante la scritta, vagamente evocativa, TITANIC;
– coltellino svizzero multiuso completo di cornetto rosso e ferro di cavallo;
– botticella da san bernardo contenete cordiale d’annata (1938)
– …e, per finire, pantalone ascellare multitasche a cromatura camaleontica che indossato dal ragioniere assumeva tragicamente il colore…MARRONE.

Non abbiamo mai ringraziato Squalo Speed, alias Sciamano Apocalitticus, per la disinteressata generosità con cui (su facebook) ci sta dando una mano e, con chicche questa storiella, spesso anche un sorriso.

Mille volte grazie dallo Staff di Apocalittici.

www.facebook.com/apocalittici

 

I Preppers, coloro che si preparano all’Apocalisse… e non solo.

Accumulano riserve di cibo, acqua, candele, pastiglie di iodio, carburanti. Passano i week-end a imparare come accendere un fuoco, sparare, o come sopravvivere in un ambiente ostile. Il loro motto è “Spera per il meglio, preparati al peggio”. Sono i “preppers”, un vero e proprio movimento culturale che negli ultimi quattro anni sembra aver attirato sempre più persone: tutte con il fermo proposito di farsi trovare preparate, nel caso che una catastrofe distrugga il mondo così come lo conosciamo.

Quello dei “survivalisti”, per la verità, è un fenomeno che si presenta a ondate, e riflette diffuse paure sociali: negli anni ’60 i timori erano legati ai “nemici” degli Stati Uniti (tipicamente identificati con etichette come comunisti o hippies) e all’inflazione dovuta alla svalutazione del dollaro, negli anni ’70 quelli dell’olocausto nucleare e della guerra fredda, negli ’80 la catastrofe ecologica, nel 2000 il millenium bug. L’attuale ondata sembra sia iniziata dal 2008, frutto non solo delle attese catastrofiste per il 21 dicembre 2012, ma anche della crisi economica e dell’impatto emotivo di alcuni disastri naturali (molti prepper americani, ad esempio, affermano di esserlo diventati dopo aver visto le immagini dell’uragano Katrina).

Ma l’attuale fenomeno prepper ha caratteristiche nuove rispetto al survivalismo degli anni ’60 e ’70, che nasceva nell’ambiente dell’estrema destra americana e esaltava il super-uomo in grado di sopravvivere nei boschi, lontano dalla collettività. Non per nulla il suo leader era Kurt Saxon, direttore del periodico “The Survivor“, con un curriculum quanto meno particolare alle spalle: prima esponente del partito nazista americano, poi di Scientology, e infine della chiesa satanica di LaVey. Nella sua rivista insegnava a fabbricare armi e a prepararsi per il tracollo della società che sarebbe sicuramente avvenuto ad opera dei nemici della patria: i comunisti e gli studenti.

I prepper attuali, invece, hanno caratteristiche molto  diverse: sono casalinghe, impiegati, piccoli negozianti; persone apparentemente integrate a livello sociale, che hanno un’attenzione alle risorse del pianeta e all’ecologismo, e che probabilmente non sarebbero  felici di essere accostate a personaggi come Kurt Saxon. Non rispondono allo stereotipo dell’uomo barbuto che vive da solo nei boschi armato di fucile; anzi, spesso hanno una famiglia che vogliono proteggere, all’insegna della massima di Régis Debray:

Bisogna essere pazzi per non prepararsi.

Del vecchio survivalismo hanno conservato solo l’uso quasi “militaresco” di abbreviazioni e acronimi. E così i prepper prevedono la TEOTWAWKI (The End of the World as We Know It, la fine del mondo per come lo conosciamo), si preparano al momento WTSHTF (When the Shit Hits the Fan, che indica l’inizio di una generica catastrofe), preannunciano una WROL (Without Rule of Law, la società priva di leggi che si instaurerebbe in seguito) e si armano di un BOB (Bug-out Bag, la borsa con il necessario per sopravvivere le prime 72 dopo un’emergenza) e di un EDC (Every Day Carry, una mini-attrezzatura da portare con sè ogni giorno).

Un fenomeno, come si evince dai termini, iniziato tra Canada e Stati Uniti, ma che a poco a poco sta varcando l’oceano per arrivare anche in Europa. E che sta generando un ricco mercato, con forum, pagine web e negozi pronti a vendere tutto quello che può servire a un prepper, dalla maschera anti-gas ai corsi di primo soccorso. Sono sorti siti di incontri personali come Survivalist Singles e Prepper Dating (non vorrete certo affrontare la fine del mondo da soli, vero?), mentre diverse case editrici si sono lanciate nell’affare pubblicando manuali dedicati alla sopravvivenza (il più diffuso sembra essere How to Survive the End of the World as We Know It, di James W. Rawles). Costco, la più importante catena di supermarket degli Stati Uniti, ha iniziato a commercializzare kit di emergenza a prezzi popolari. E a Denver in ottobre è stata allestita “Self Reliance Expo“, la prima fiera dedicata totalmente al survivalismo.

In Francia la vendita di cibi liofilizzati ha avuto un boom in pochi anni. Oltre al volume di affari, sembra essere cambiato il tipo di clientela: non più solo sportivi e viaggiatori dell’estremo, ma anche l’insospettabile casalinga che vuole farsi trovare pronta, nel caso in cui un’improvvisa catastrofe impedisca al cibo di arrivare al supermercato sotto casa. Ariane Pehrson, fondatrice del sito di vendite on line Lyophilise, riferisce che i prepper sono ormai il 40% degli acquirenti; e tra loro spiccano anche casi estremi, come quello di un signore che ha acquistato cibi liofilizzati per 30.000 euro.

Un dato analogo è quello riportato da Hugh Vail, presidente dell’American Preppers Network statunitense, secondo cui gli acquisti di attrezzature di emergenza sarebbero aumentati del 1000% negli ultimi quattro anni.

In Italia il fenomeno è presente, ma per ora non sembra aver preso piede tra il grande pubblico, anche se esistono siti internet e pagine Facebook dedicate ai prepper nostrani.

Anche il National Geographic ha dato spazio al fenomeno, con un programma televisivo in cui si seguono e si intervistano i prepper statunitensi. La serie ha avuto un certo successo (attualmente è alla seconda stagione), e in Italia è stata trasmessa con il titolo “Gli apocalittici“. Certo, quelli mostrati dal National Geographic sono i casi più adatti a uno spettacolo televisivo, e per forza di cose i più estremi: persone che dedicano al prepping ingenti risorse economiche e gran parte del proprio tempo libero, arrivando a modificare radicalmente la propria esistenza e quella delle proprie famiglie in funzione della preparazione alle catastrofi; persone come Gloria Haswell, che passa più di 50 ore alla settimana a organizzarsi, per sentirsi pronta all’eventualità di un’inversione dei poli terrestri.

Un fenomeno legato al 2012? Fino a un certo punto. Sarebbe riduttivo inquadrarlo nella sottocultura del catastrofismo Maya: non tutti i prepper credono alla fine del mondo, e non tutti coloro che credono alla fine del mondo sono prepper. Nel grande calderone ci sono persone che hanno fatto del “prepararsi alla catastrofe” un hobby a cui dedicarsi nel tempo libero, “cum grano salis”, e che  vi impiegano le stesse risorse che altri utilizzano per un qualsiasi passatempo (secondo il sociologo Bertrand Vidal, che ha studiato a fondo la “cultura apocalittica”, la maggior parte dei prepper francesi spende  tra i 300 e i 4000 euro all’anno per prepararsi a sopravvivere).

E c’è da dire che alcuni dei caposaldi dei prepper non sono altro che consigli di buon senso, a volte diffusi e sponsorizzati anche da enti pubblici; è il caso dell’INCH bag (la borsa con generi di prima necessità da tenere a casa, a portata di mano, nel caso in cui fosse necessaria una rapida evacuazione dall’edificio) adottata comunemente in Giappone per far fronte al pericolo di terremoti.

Ma sarebbe altrettanto scorretto sostenere che le ipotesi catastrofiste sul 21 dicembre 2012 non abbiano avuto un peso nella diffusione di questo movimento. Tra i prepper ci sono persone che si stanno premunendo contro rischi generici e quelli che si organizzano per far fronte a catastrofi più specifiche, come il “big one” (il Grande terremoto), una pandemia, la crisi economica o la guerra nucleare. Fra questi, prepper che paventano rischi ben più irrazionali e improbabili: l’apocalisse zombie, il “bug” del 2038, o l’avvento dei “tre giorni di buio” preannunciati da alcuni profeti. E ci sono anche persone convinte di doversi preparare al grande sconvolgimento previsto dai Maya, all’arrivo del pianeta Nibiru o della cometa Elenin, o all’inversione istantanea dei poli terrestri: tutte paure figlie della propaganda catastrofista di quest’ultimo periodo.

Da questo punto di vista, i prepper possono essere visti come la “cartina al tornasole” di timori diffusi. Le profezie del 2012 hanno generato libri, film e programmi televisivi che hanno fatto leva sulle paure più profonde delle persone, facendo apparire probabili anche eventualità letteralmente impossibili. In fin dei conti, come scrive David Ropeik, creatore e direttore dell’Improving Media Coverage of Risk:

La percezione del rischio dipende dalle emozioni.

E se si percepisce un rischio, perché non farsi trovare preparati?

 

Fonte: articolo scritto da Sofia Lincos su queryonline.it – clicca QUI per accedere alla pagina del sito che lo contiene.

 

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  • Kit per sopravvivere all’Apocalisse

 

 

Nota:

Query è il periodico del CICAP nato nel maggio del 2010 da un’idea semplice quanto efficace: la scienza che indaga i misteri. A distanza di un mese, nel giugno del 2010, questa interessante e innovativa rivista ha visto nascere anche la sua versione online: queryonline.it.

 

Inferno a New York: caos, saccheggi e morti

Nonostante il governo federale cerchi di far finta che tutto sia sotto controllo, intere aree di New York sono sprofondate nel caos assoluto e nell’anarchia. L’emergenza Uragano Sandy non è ancora finita.

Dalle chilometriche linee del gas saccheggiate per tutta la loro lunghezza, ai furti diffusi e alle violenze; i quartieri di Rockways,  Queens e Coney Island sembrano più una zona di guerra che parte di New York.

Il consigliere comunale James Sanders avverte che il suo distretto cadrà presto nell’anarchia generale. Ha detto al New York Daily News: “Qui abbiamo un mix esplosivo, la gente sta iniziando a pensarci da sola”, intendendo con questo che la gente si sta armando per difendersi.

Senza il servizio di raccolta rifiuti la spazzatura si sta ammucchiando lungo le strade del quartiere di Rockways.

Con l’attenzione dei media rivolta alle elezioni, molti cittadini sono destinati a morire non appena le temperature scenderanno sotto zero, infatti circa 1,9 milioni di case sono ancora senza energia elettrica. È veramente molto triste, e si mette in evidenza quanto totalmente impreparato e inutile sia il governo durante un disastro.

I generatori e gli accessori sono parcheggiati al lato della strada non utilizzati, mentre milioni di persone lottano per riscaldarsi.

Scatoloni di cibo e acqua al lato della strada per giorni mentre migliaia soffrono la fame e la sete.

Ecco come vengono gestiti i miliardi di dollari della FEMA dopo un disastro.

Gravi falle e malfunzionamenti nell’organizzazione dei rifornimenti del FEMA si sono avute nell’approvvigionamento di: bottiglie d’acqua, cibo, carburante, ospitalità, energia e vestiario su tutta la East Coast. Infatti il FEMA era così impreparata ad avere a che fare con una tempesta che l’agenzia solo ora, a circa 5 giorni dall’accaduto, si occupa dei rifornimenti di acqua.

Nel frattempo i residenti del Queens si armano contro i saccheggiatori con quello che trovano: pistole, mazze da baseball e addirittura con arco e frecce.

FONTI ARTICOLO:
New York Daily News
PakalertPress

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Angrogna come Bugarach, ma è una beffa.

Se vi dicessero che 20 mila tedeschi stanno per trasferirsi, tutti in una volta, in un piccolo borgo

Veduta di Angrogna

della Val Pellice e se voi lì abitaste, come reagireste? Se lo è chiesto ed è andato a verificare con mano Jacopo Morini, Iena già componente dei Bugs e dal 23 ottobre in onda su La3 (canale 143 di Sky) con il suo nuovo programma «2012 prima di morire», accanto a Frank Matano: «Offriremo un supporto ironico nel cammino verso la fine del mondo».

Parrucca in testa e improbabile accento tedesco, il nostro si è presentato ad Angrogna, una manciata di case arrampicate sui monti e abitate da 885 anime (secondo Wikipedia), perché questo paesino, o meglio una sua frazione, Pradeltorno, è stato indicato come uno dei due luoghi destinati a essere risparmiati dalla distruzione del mondo, che arriverà il 21 dicembre prossimo, almeno secondo la profezia Maya. E figuriamoci se un mattacchione come Morini poteva farsi sfuggire l’opportunità di tirare uno scherzo non a una sola vittima, ma a un’intera comunità. «Navigando su Internet sono incappato in questa storia – racconta -, Pradeltorno e Bugarach, sui Pirenei francesi, verranno risparmiati dall’Apocalisse. Ho letto che in quel piccolo villaggio hanno inziato a trasferirsi pseudosantoni provenienti da tutto il mondo e che diversi stranieri hanno cominciato a comprare terreni per trasferircisi. Risultato: i prezzi sono aumentati e i locali, prevalentemente allevatori e pastori, hanno iniziato a protestare. In Val Pellice però nulla di questo è successo».

Lo Jacopo in versione tedesca ha iniziato, a luglio, ad andare più volte ad Angrogna per intervistare sindaco a abitanti sulla loro disponibilità a ospitare i «cercatori di salvezza». Quindi ha confezionato un falso telegiornale e domenica è tornato in paese per farlo vedere alle povere vittime: vi veniva annunciato l’imminente arrivo di 20 mila tedeschi, con file chilometriche di automezzi al Gottardo. «A quel punto il sindaco ha iniziato seriamente a preoccuparsi – ci anticipa Morini -. Mi diceva: «Ma qui possiamo ospitare forse un centinaio di persone, non di più. Dovrò chiedere soccorso all’intera Val Pellice». Io, intanto andavo in giro per il paese a chiedere un tetto e un letto per i tedeschi. Pur essendo molto ospitali, sono una bella comunità valdese, non è che fossero proprio entusiasti – ridacchia -. Dopo alcune ore ho svelato che era uno scherzo. Hanno tirato un bel sospiro di sollievo». Insomma, i pradeltornesi possono tornare ad essere risparmiati dalla fine del mondo in santa pace.

 

Fonte: articolo firmato da Roberto Pavanello pubblicato su La Sampa – clicca QUI per accedere al sito e usufruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

Per gli indios Awa-Guajà l’apocalisse è un fatto quotidiano

SURVIVAL INTERNATIONAL , l’associazione che aiuta i popoli indigeni a proteggere le loro vite, l’ha dichiarata la tribù più minacciata del mondo. Gli indios Awa-Guajà vivono nella foresta dell’Amazzonia brasiliana, ma la loro esistenza è in pericolo, osteggiata dall’avanzare della modernità in quei luoghi ancora incontaminati in cui vivono. Sembra una storia di altri tempi. E come tale pare abbia già una fine scritta. Ma sono in tanti, da anni, a battersi affinché la vita degli Awa possa continuare senza che sia snaturata o occidentalizzata.

Popolo nomade di cacciatori e raccoglitori. Il nostro modo di vivere gli è estraneo. “Piccola Stella Awa, quando vide una città per la prima volta, pensò che le persone vivessero in cima agli edifici, come le scimmie che dormono sulle cime degli alberi. Non riusciva a capire come mai qualcuno vivesse in strada, senza nessuno che si preoccupasse di offrirgli cibo e riparo” si legge sul sito di Survival International. Un’esistenza altra. Non peggiore. Gli Awa niente sanno di metropoli e traffico cittadino. Sono cacciatori e raccoglitori nomadi, sempre in movimento. Ma non vagano senza scopo; il loro nomadismo è un preciso stile di vita, che alimenta un legame fondamentale con le loro terre. Non possono concepire di spostarsi, di lasciare il luogo dei loro antenati. “Stanno arrivando degli stranieri, ed è come se la nostra foresta venisse divorata”, commenta Takia Awá. E gli stranieri per questo popolo siamo noi. “Le comunità Awa-Guajà sono circa 300, 50 delle quali ancora non hanno avuto contatti con la civiltà moderna. Vivono nudi e hanno culti incredibili come quello del Viaggio al Cielo (oho iwa-beh) in cui uomini adornati con penne d’uccelli si chiudono in una astronave, una piccola costruzione, e battendo rumorosamente i piedi decollano verso entità spirituali e antenati morti”. Modi diversi di concepire il cerchio della vita.

L’invasione della ferrovia.
Ma la loro vita somiglia da sempre a una lunga battaglia per la sopravvivenza: dalla ong raccontano che negli anni ’80 fu costruita una ferrovia lunga 900 km. Attraversava parte delle terre degli Awa, che le autorità decisero di contattare e sedentarizzare. Presto si scatenò l’inferno sotto forma di malaria e influenza: quattro anni dopo, delle 91 persone di una delle comunità contattate, ne erano rimaste vive solo 25. “Oggi, la ferrovia porta nella terra della tribù stranieri avidi di terra, di lavoro e di animali selvatici, facile preda dei cacciatori di frodo. L’anno prima era morto a 62 anni in un incidente stradale padre Carlo Ubbiali, nato a Brignano (Bergamo), che dal 1975 ha lottato duramente per ottenere una riserva per le tribù del nord-est del Maranhao, difendendole prima dai soprusi della dittatura militare e poi dalla ferrovia dell’impresa mineraria brasiliana del ferro Vale. Ora la Vale ha ottenuto di duplicare la lunga linea ferrata che conduce dal porto di Sao Luis do Maranhao alle miniere di Carajas, il giacimento di ferro più ricco al mondo, che attraversa le terre Awa. L’ampliamento aumenterà il rumore e il numero dei treni, spaventando e mettendo in fuga la selvaggina di cui la tribù si alimenta”.

I taglialegna e gli allevatori: una nuova minaccia. A minacciare il villaggio anche i taglialegna che fanno affari d’oro nella foresta nonostante il territorio sia protetto legalmente: gli Awa infatti hanno ricevuto dal governo di Brasilia nel 2002 una area di riserva demarcata tutta per loro, nella terra indigena dell’Alto Turiacu e del Caru. Questo però non basta a fermare l’avanzata degli spregiudicati taglialegna e degli allevatori che bruciano le loro aree. “Della volte degli alberi si levano pennacchi di fumo nero che oscurano il sole. La foresta scoppietta e arde senza fiamma: sembra arrivare la fine del mondo” dicono dall’associazione.

Accerchiati e cacciati indietro dai disboscatori illegali e dagli allevatori, minacciati di morte, in un habitat sempre più ristretto e a rischio distruzione dove non possono più andare a caccia, gli indios Awa-Guajà sono ridotti alla fame. Così hanno indirizzato un messaggio disperato al ministro della giustizia brasiliano: “I bambini piangono e hanno fame”, dice uno degli Awa, Piarimaa, che significa “Piccolo Pesce” nella lingua locale. “Dove potremmo andare a cacciare? Qui ci sono i taglialegna. Non possiamo girare per la foresta da soli: potrebbero ucciderci. Ci sono camion, motoseghe e auto fuoristrada ovunque. Non possiamo più andare a caccia. Restiamo tutti a casa. Siamo tristi perché non possiamo più stare nella nostra foresta”. “Io non vado nelle loro città a rubare”, conclude Piarimaa, “ma perché i taglialegna stanno distruggendo la nostra terra? Speriamo che il governo brasiliano mandi d’urgenza delle persone a sfrattare questi invasori”. Una richiesta d’aiuto che per ora è rimasta inascoltata: “La caccia ha un ruolo centrale in ogni comunità Awa”, ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. “E’ quello che fanno, è il loro modo di sopravvivere. Il Brasile sa di dover mettere gli Awa in cima alle proprie priorità prima che sia troppo tardi. E’ il momento di azioni concrete. Ma è sconfortante constatare che, al momento, le uniche azioni concrete visibili sono quelle degli invasori illegali”, ha aggiunto Corry.

 

Fonte: Repubblica.it – Clicca QUI per accedere alla paggina del sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione.

Marco Crotta, prepper italiano, risponde ad Aldo Grasso

Segue la lettera aperta con cui Marco Crotta, prepper italiano responsabile del sito www.prepper.it, risponde al commento sulla serie televisiva “Gli Apocalittici” di National Geographic che  Aldo Grasso, noto giornalista e critico televisivo, ha pubblicato sul Corriere (e che ho riportato all’attenzione di Apocalittici.it).

 

Gentilissimo Aldo Grasso

 Le scrivo in merito al suo ultimo articolo apparso oggi sulle pagine del Corriere della Sera / Spettacoli “Gli apocalittici: pazzi che divertono“.

Mi scuso se mi presento con una lettera aperta, ma non ho trovato modo di risponderle sulle pagine del sito del Corriere, non essendo prevista una funzione di feedback o commento, cosa a cui la rete, grazie al cielo, ci ha ormai abituato…

 Sono Marco Crotta, responsabile del sito www.prepper.it, e credo di aver sdoganato la “sub-cultura” del prepping in Italia. Non più tardi di martedì 25/9 lo stesso Corriere, nella cronaca di Milano, mi aveva concesso un piccolo spazio sullo stesso tema. Spero ora vorrà concedermi un umile ma, a mio avviso, legittimo diritto di replica.

Devo dire che non sono in disaccordo con lei, anzi. Ho più volte cercato di prendere le distanze con atteggiamenti esagerati come quelli presentati nella serie americana del National Geographic. Devo dire che è stato più difficile del previsto perché i suoi colleghi, che mi hanno intervistato e filmato, hanno più volte cercato di farmi dire e farmi fare appunto cose “da pazzi”: maschere anti gas, calarsi con le funi dai palazzi e via dicendo. E’ stato mio lo sforzo di riportare gli argomenti sul piano reale eliminando frottole tanto sensazionali quanto vendibili.

Siamo italiani, abbiamo cultura e storia, e non siamo portati per quel tipo di esagerazioni. Laddove gli americani temono per il loro futuro a causa delle antiche profezie o di improbabili cataclismi di ogni genere, gli Italiani vedono il loro futuro minacciato dalla situazione economica, politica ed ecologica. Se gli americani hanno paura della fine del mondo, molti Italiani hanno paura della fine del mese. E dove i sostenitori del secondo emendamento cercano di assicurare la loro sopravvivenza con armi e munizioni, noi che nel DNA abbiamo l’arte dell’arrangiarsi pensiamo ad imparare nuovi mestieri, a studiare nuovi metodi per risparmiare e per provvedere alle necessità delle nostre famiglie.

Insomma, se le sue considerazioni si limitano a quanto rappresentato in TV per la serie d’oltre oceano, sono d’accordo con Lei, ma la prego di non voler banalizzare e generalizzare, nè di tirare in mezzo i prepper italiani.

Giustamente Lei è (anche) un critico televisivo, e deve considerare il fenomeno così come viene messo in onda. Ma se ci fermiamo un momento e cerchiamo di andare un po’ più in profondità, credo ci si spegnerà il sorriso. Perché il prepping sta prendendo piede in Italia? Perché ci sono così tantti “pazzi” in questo mondo? Provo a darle la mia risposta: perché “il futuro non è più quello di una volta“, e le prospettive sono decisamente fumose se non preoccupanti. La generazione che è stata defraudata delle sue prospettive cerca risposte nelle istituzioni e nella politica, ma queste rispose, le rare volte in cui arrivano, sono a dir poco deludenti. Trovo normale allora che si provi a trovare le risposte da sè, a cercare di provvedere a sè stessi una volta che ci si trova abbandonati e senza prospettive. Rispetto a tutto questo il prepping ovviamente non è una risposta, però non si può negare che sia il sintomo di un bisogno che non viene soddisfatto e nè trova risposte. E mi permetta di dirle che in qusto non trovo nulla di comico.

Ma torniamo alla serie TV. A questo punto, dato quello che è stato mandato in onda (e, mi creda, il bello deve ancora venire!) mi rimane una speranza: essere riuscito a marcare le differenze ed aver dimostrato che i prepper italiani sono solo persone che hanno fatto propria la saggezza dei nostri nonni, che hanno imparato a risparmiare, ad essere previdenti, a prendersi cura della famiglia pensando al domani, e che sanno farsi carico di queste responsabilità, e anche di quelle che spetterebbero alle istituzioni.

 

La ringrazio molto. Cordialmente

Marco Crotta. www.prepper.it

 

PS: no, io non sopravvierò alla fine del mondo, che cmq non ci sarà.

Gli Apocalittici – Primo Episodio

Il primo episodio de “Gli Apocalittici“, la serie che segue le storie delle persone che si preparano alla Fine del Mondo. In onda su  National Geographic Channel (403 Sky) ogni lunedì alle 20.55.

CLICCA SULL’IMMAGINE PER VEDERE IL PRIMO EPISODIO DELLA SERIE

Gli Apocalittici, la serie secondo Aldo Grasso

Il mondo è pieno di pazzi. Prendiamone atto, con serenità e pacatezza, possibilmente con disincanto. Un buon repertorio di casi di follia quotidiana – una strana follia mascherata di buon senso, previdenza, lungimiranza – lo offre il programma «Gli apocalittici», la serie di maggior successo mai trasmessa negli Usa da National Geographic Channel. C’è gente, influenzata non solo dalle profezie Maya, che crede che la fine del mondo sia vicina. E cosa fa? Prega? Cerca di frequentare gli ultimi giorni dell’umanità senza consolazioni e senza riguardi? Si pente pubblicamente dell’insensatezza del vivere? No, principalmente accumula cibo (NatGeo, Sky, canale 403, lunedì, ore 22.55. A novembre è prevista una puntata sulla situazione italiana).

Questi apocalittici passano tutto il giorno a costruire rifugi anti-atomici, magari utilizzando dei container, si esercitano alla sopravvivenza in situazioni limite e alla guerriglia sparando nel deserto del Texas, insomma si preparano a sopravvivere alla fine del mondo. Si chiamano «preppers», coloro che si preparano. L’aspetto più impressionate dei «preppers» è che stivano quantità impressionanti di cibo: cibo liofilizzato, cibo surgelato, cibo essiccato, cibo sterilizzato, cibo pastorizzato. Una signora sovrappeso mette via quantità industriali di emmental ricoperto da cera liquida. Vivande che si accumulano come se si dovesse sfamare un esercito; vettovaglie per il day after; vitto e alloggio per il giorno in cui il mondo si capovolgerà per inversione geomagnetica.Il programma è divertente, a metà fra «The Hunger Games» e «La nube purpurea», fra le strategie di sopravvivenza e la demenza che ci accompagna. Il mondo è pieno di pazzi, siamo in buona compagnia. Intanto, negli Usa, nel suo «The Daily Show» Jon Stewart sta combattendo la sua battaglia contro la «Democalypse», l’apocalisse della democrazia. Questa sì una battaglia che merita di essere sostenuta!

 

(Fonte: ariticolo firmato da Aldo Grasso pubblicato sul Corriere.it il 28 settembre 2012. Clicca QUI per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione )

 

 

 

 

Birra e Coca-Cola resistono all’Apocalisse Nucleare

Operation Teapot,  questo è il nome di una serie di test nucleari (40 esplosioni) condotte tra il febbraio e il maggio del 1955 in una cosiddetta “zona di esclusione” desertica nello stato del Nevada (USA). Da questi test, effettuati per rilevare gli effetti di una pioggia radioattiva sugli esseri umani inseriti in contesti di normale quotidianità, è venuto fuori un risultato sorprendente: «Le bibite analcoliche in commercio e la birra in bottiglia o in lattina sono scampate alla potente onda d’urto persino ad una distanza di soli 390 metri dal centro dell’esplosione». In altre parole i sopravissuti all’inferno nucleare possono tranquillamente dissetarsi con birra e bibite analcoliche.

Immaginiamo gli effetti della notizia sugli “acquisti” dei preppers, gli Apocalittici che si stanno preparando ad affrontare quella che ritengono essere l’imminente Fine del Mondo con lo scopo di sopravvivere. Sugli scaffali dei bunker, che prolificano soprattutto in vista del 21 dicembre 2012, probabilmente lo spazio riservato a birra e bibite in lattine aumenterà considerevolmente.

A questo punto io, Escansibus, il più grande numerologo del mondo e profeta part-time profetizzo: ” Stiano attenti coloro che scamperanno all’Apocalisse poichè dovranno fare i conti con nemici ben più temibili: cirrosi epatica e diabete alimentare“.

Il pensiero di Escansibus è rivolto anche  alla svolta boliviana che in nome di una nuova “Cultura della Vita” ha deciso di mettere al bando la Coca-Cola dal 21 dicembre 2012. A meno che non hanno intenzione di fare test atomici sul Willkaparu e sul  Mocochinchi, fossi in loro… Ma non posso interferire!

Gli apocalittici arrivano in televisione

Gli Apocalittici, quelli veri, costruiscono rifugi anti-atomici (alcuni particolarmente eccentrici), si esercitano alla guerriglia e alla sopravvivenza in situazioni limite, preparandosi a sopravvivere alla Fine del Mondo. Noi abbiamo imparato a chiamarli preppers, coloro che si “preparano” all’Apocalisse che sentono sempre più vicina. 

Gli Apocalittici è il  titolo dellaserie tv realizzata da National Geographic che andrà in onda alle ore 20:55 di ogni lunedì dal 24 settembre 2012  su National Geographic Channel (403 sky). La puntata speciale dedicata agli Apocalittici italiani è prevista a fine novembre.

Aniene, il Deo che ci salverà dall’Apocalisse

Aniene è il Deo forgiato dalla Spada Marrone che proviene da un universo più grosso. E’ stato  mandato dal Padre, il Grande Deo,  sulla Terra per vegliare sull’umanità che soffre quello che è in definitiva un momento di crisi. Gli apocalittici eventi che l’umanità dovrà affrontare non sembrano più così terribili poichè il Deo Aniene, con in mano il martello che non serve certo per scaccià i chiodi, la  instraderà sulla strada. Anche se nel cuore dei mortali albergano i sentimenti più bassi come la paura, la viltà e la bugiardia, Aniene userà i poteri del Tuono che il Padre gli ha dato, per far risplendere in loro la scintilla divina. Quando la quinta luna si sarà messa per così Aniene agirà! E se arriva Niburu je da ‘na martellata!  httpv://www.youtube.com/watch?v=dr_BfnjMMhI

 

La IPcalypse

E’ finita, siamo arrivati alla fine! Sono terminati tutti gli IPv4, ovvero gli indirizzi che ci permettono ogni giorno di connetterci ad Internet dal nostro PC, dal nostro smartphone, dalla nostra console e anche dalla nostra TV. Un saturazione indirizzi ipindirizzo IPv4 utilizza 32 bit e può quindi identificare un massimo di 2^32 indirizzi distinti. da quando internet viene usata sono stati venduti da enti specifici gli indirizzi per permettere ai maintainers di indirizzare i nomi di dominio verso determinati server. Proviamo a spiegare meglio il concetto:

Quando digito nella barra degli indirizzi del mio browser (es. Internet explorer, Firefox o Chrome) la Url www.apocalittici.net mi aspetto che venga visualizzato il mio blog preferito. Quello che non so è che quando digito il tasto invio il mio browser chiede al mio DNS (Domain Name Service) il corrispondente indirizzo IP associato al dominio. A questo punto il mio browser sa che deve indirizzare la richiesta del mio sito ad un server ben specifico al cui interno si trova configurato il mio IP. Successivamente a questo punto può intervenire il server web che gestirà la mia richiesta. Il problema che contribuisce all’apocalisse degli IP è i
L fatto che gli IP sono terminati! Sono stati tutti assegnati e non sarà possibile da oggi in poi acquistare altri indirizzi ip! Si dice che solo l’1% degli utilizzatori avrà seri problemi, staremo a vedere…

Questa la fonte ufficiale

Gli Apocalittici – la serie TV

Gli Apocalittici su national geographic

Serie TV – Gli apocalittici – National Geographic

 

Il giorno 24 Settembre alle ore 20.55 iniziera sul canale del National Geographic la serie televisiva dedicata agli apocalittici. Verranno raccolte testimonianze di persone che si preparano all’avvento dell’apocalisse cercando di sfuggire, aggirare, prepararsi ad ogni tipo di evento. Consigliamo vivamente di seguirla e di tenere come riferimento il nostro blog per le vostre testimonianze utilizzando la nostra Pagina dedicata alle comunicazioni per National Geographic.

Di seguito la trama della serie TV:

L’espressione “apocalisse” o “fine del mondo” nell’immaginario popolare è associata all’idea di un evento talmente catastrofico da comportare la conclusione definitiva della civiltà umana per come la conosciamo. Tuttavia ci sono persone fermamente intenzionate a vendere cara la pelle, e che giorno dopo giorno si stanno preparando con ogni mezzo per resistere a un’eventuale catastrofe di proporzioni escatologiche.

Benvenuti nel mondo degli Apocalittici, gente peraltro comune che ha deciso di organizzarsi per sopravvivere a ogni tipo di evento razionalmente prevedibile e potenzialmente disastroso per l’umanità: che si tratti di terremoto, incidente nucleare, collasso economico, crisi energetica o attentato terroristico.

Spinti da credenze e motivazioni di volta in volta razionali o bizzarre, i cosiddetti “preppers” non esitano davanti a nulla pur di attrezzarsi per fronteggiare qualunque incerto della vita. Ma tutti questi sforzi hanno una reale ragione di essere? E fino a che punto possono offrire una protezione efficace in caso le cose volgano al peggio?

Con l’aiuto dei suoi esperti National Geographic Channel ci accompagna in un appassionante viaggio di esplorazione tra le “roccaforti” degli Apocalittici che metterà a confronto rischi e benefici delle varie strategie adottate.

 

Queste le programmazioni:
Lunedì 24 settembre ore 15.44 – Presentazione
Lunedì 24 settembre ore 20.55 – Armati per la fine del mondo
Lunedì 24 settembre ore 21.55 – I profeti dell’apocalisse
Martedì 25 settembre ore 00.50 – Armati per la fine del mondo

Apocalisse 2012, dalla paura qualche buona idea in termini di gestione delle risorse.

L’irrazionalità della paura dell’Apocalisse  genera “razionalità” in termini di gestione delle risorse domestiche.

Nella prima parte del video  una “normale” e “pacifica” famiglia americana è certa di dover affrontare terribili conseguenze a seguito delle emissione di massa coronale del 2012-2013, il risultato è un’economia domestica che presenta alcuni aspetti davvero interessanti. Nella  seconda parte una piccola, ma un po’ troppo  “agguerrita”, comunità  di “preppers”  si prepara ad affrontare  quello che ritiene essere l’imminente collasso economico mondiale.

httpv://www.youtube.com/watch?v=2oMF4V5T1Zc

Scoperto pianeta simile alla terra….

….fuga dall’apocalisse?

Recentissima scoperta quella del pianeta UCF-1.01 definito “Earth-like” ossia simile al nostro pianeta terra. Si tratta del pianeta piu’ piccolo finora scoperto all’esterno del nostro sistema solare.

UCF 1.01

Pianeta simile alla terra

Un gruppo di ricerca statunitense, della University of Central Florida (UCF) grazie alle immagini del telescopio spaziale Spitzer, nei prossimi giorni pubblicherà notizie sulla loro scoperta sulla rivista The Astrophysical Journal, descrivendo dettagliatamente lo studio compiuto.

In realtà non ci sono grossi entusiasmi perché benché venga definito molto simile alla terra pare abbia temperature in superficie di circa 600 gradi Celsius, un’atmosfera pressoché inesistente e la durata del suo anno intorno al suo sole pari a 1,4 giorni terrestri. Ovviamente con queste condizioni non non e’ pensabile la colonizzazione umana ma potrebbe essere piu’ facile di quanto sembra, soprattutto in considerazione del fatto che si trova a “soli” 33 anni luce dal nostro pianeta. Che sia possibile sfuggire all’apocalisse?

Bunker con sala della fertilità per sopravvivere al 21 dicembre 2012 e superare l’Apocalisse

La Pink Visual, casa di produzione di film per adulti, ha ideato la costruzione di un Sexy Bunker, ma c’è chi preferisce la definizione di Porn Bunker, dove un manipolo di sexy-preppers potrà sperare di sopravvivere all’Apocalisse del 21 dicembre 2012 I prescelti sono costituiti dallo staff della casa produttrice e dalle loro famiglie cui si aggiungeranno “performers, business partners, e fans“. Nel bunker la P.V. continuerà a produrre i suoi video per adulti senza farsi mancare proprio niente in termini di lusso e comodità, nemmeno una confortevole “sala della fertilità” dove assicurare la riproduzione della specie. Purtroppo per la focosa comunità nel caso in cui sopravvia al fatidico 21.12.2012 resta sempre il pericolo di fare la fine di Sodoma e Gomorra.