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Piccolo Spazio Pubblicità: acqua pubblica, e bevi da protagonista.

ACQUA PUBBLCA, E BEVI DA PROTAGONISTA

Sull’acqua il massimo della trasparenza, questo è il nome della campagna informativa ideata da Coop e Federutility, la  federazione delle imprese energetiche e idriche, per rilanciare “l’acqua di casa“.

In 500 punti vendita Coop saranno esposte le tabelle contenenti i 9 parametri sulla qualità dell’acqua pubblica, quella che esce dai rubinetti delle nostre case,  e saranno distribuiti un milione di opuscoli descrittivi per leggere meglio le “etichette”.

 

 

Scaramanzia e Portafortuna.

Un oggetto, un gesto o anche la semplice ritualità. Secondo un sondaggio realizzato da NetBetCasino.it in collaborazione con LivePartners (su un campione di 4 mila giocatori di entrambi i sessi) l’86% dei giocatori italiani si rivela scaramantico.

A livello nazionale i portafortuna preferiti dai giocatori sono il cornetto rosso (22%), i riti scaramantici come ad esempio “incrociare le dita” o rispettare una determinata routine durante il gioco (19%), il ferro di cavallo (18%), il quadrifoglio verde (11%) o gli indumenti rossi (10%).

Ma ogni regione ha le sue preferenze in quanto a portafortuna da utilizzare al gioco. Ad esempio nel Lazio il cornetto rosso (52%) e il ferro di cavallo (30%) sono in assoluto i portafortuna più utilizzati, mentre in Lombardia i giocatori preferiscono il quadrifoglio verde (48%) e in Umbria i riti scaramantici (50%). Quello di munirsi di un portafortuna è un rituale molto diffuso in tutte le regioni d’Italia: solo il 14% degli italiani dichiara di non avere alcun talismano, di non fare uso di alcun amuleto, di non eseguire alcun rito scaramantico né di avere alcuna persona che porti fortuna.

«Non è vero, non ci credo, ma comunque non si sa mai» è la risposta data dalla maggior parte degli italiani. Da sempre l’uomo crede nei talismani che propiziano e attirano particolari benefici, negli amuleti che proteggono dalla sfortuna, nei gesti scaramantici quali ad esempio “toccare ferro,” uno dei gesti più diffusi fin dall’antichità perché a questo metallo venivano attribuite proprietà magiche e difensive molto potenti.

Così quando si tenta la fortuna si ricorre a qualsiasi oggetto e anche a persone speciali. Quanto di tutto ciò è veramente efficace? Secondo i dati raccolti chi ha un talismano o un amuleto quando gioca ha più fortuna, così come anche -tra i maschi- vince di più chi è in compagnia di una donna. I portafortuna funzionano soprattutto perché aumentano la fiducia in se stessi e la perseveranza. Insomma influenzano psicologicamente in positivo e quindi portano davvero fortuna ottimizzando le aspirazioni dei giocatori, i livelli di sforzo e più in generale la qualità del gioco.

 

Ed ecco, regione per regione, i portafortuna preferiti:

 

ABRUZZO

Riti scaramantici: 52%

Cornetto rosso: 35%

Quadrifoglio verde: 9%

 

BASILICATA

Cornetto rosso: 49%

Ferro di cavallo: 27%

Riti scaramantici: 15%

 

CALABRIA

Ferro di cavallo: 54%

Cornetto rosso: 22%

Riti scaramantici: 17%

 

CAMPANIA

Cornetto rosso: 57%

Ferro di cavallo: 28%

Riti scaramantici: 11%

 

EMILIA ROMAGNA

Indumenti rossi: 49%

Riti scaramantici: 32%

Ferro di cavallo: 16%

 

FRIULI VENEZIA GIULIA

Quadrifoglio verde: 47%

Cornetto rosso: 25%

Riti scaramantici: 19%

 

LAZIO

Cornetto rosso: 52%

Ferro di cavallo: 30%

Riti scaramantici: 13%

 

LIGURIA

Coccinella: 45%

Quadrifoglio verde: 28%

Indumenti rossi: 16%

 

LOMBARDIA

Quadrifoglio verde: 48%

Cornetto rosso: 26%

Riti scaramantici: 20%

 

MARCHE

Riti scaramantici: 46%

Cornetto rosso: 33%

Quadrifoglio verde: 12%

 

MOLISE

Ferro di cavallo: 47%

Cornetto rosso: 28%

Riti scaramantici: 18%

 

PIEMONTE

Indumenti rossi: 47%

Oggetti in oro: 26%

Coccinella: 18%

 

PUGLIA

Cornetto rosso: 50%

Ferro di cavallo: 32%

Riti scaramantici: 15%

 

SARDEGNA

Ferro di cavallo: 55%

Cornetto rosso: 30%

Riti scaramantici: 12%

 

SICILIA

Ferro di cavallo: 53%

Cornetto rosso: 29%

Riti scaramantici: 11%

 

TOSCANA

Oggetti in oro: 46%

Riti scaramantici: 28%

Ferro di cavallo: 17%

 

TRENTINO ALTO ADIGE

Quadrifoglio verde: 39%

Coccinella: 27%

Indumenti rossi: 16%

 

UMBRIA

Riti scaramantici: 50%

Oggetti in oro: 19%

Coccinella: 15%

 

VALLE D’AOSTA

Quadrifoglio verde: 34%

Coccinella: 33%

Indumenti rossi: 25%

 

VENETO

Oggetti in oro: 43%

Indumenti rossi: 40%

Riti scaramantici: 12%

 

Fonte: lastampa.it

2012 fine del mondo? No, fine della Lancia.

Premesso che qui su Apocalittici.it consigliamo sempre l’acquisto di una bicicletta resta sempre il fatto che la realtà è un mondo dove il mezzo di locomozione preferito dagli esseri umani è l’automobile. Dalla “carozza” che si muoveva da sola “senza cavalli” di strada ne è stata fatta. L’automobile ha attraversato i decenni del secolo scorso rinnovandosi e reinventadosi di anno in anno, e deve continuare a farlo all’insegna dell’ecosostenibilità nei decenni che rappresentano l’alba di questo nuovo millennio. In questo articolo, però,  voglio mettere da parte, non senza fatica, tutte le mie velleità ambientaliste, per tornare a guardare questo “oggetto” con gli occhi di quando ero bambino…

Lancia Delta HF Integrale 16v guidata da Miki Biasion

Sono stato bambino negli anni in cui Miki Biason vinceva tutto, ma la vera protagoniste delle gare non era il pilota. Era lei. La Lancia Delta HF Integrale.

In quegli anni mia madre, cattolica praticante, ogni domenica mi portava con lei a messa e io ero forse l’unico bambino contento di andarci. La chiesa era quella di un piccolo paese con la sua piazza e i suoi due bar dove le musiche di un flipper e un vedeogame facevano da sottofondo musicale al chiacchiericcio rumoroso del tressette, della passatella, e della morra.

A messa finita tutti i miei amici scappavano dalle madri per cambiare cinquecentolire di carta in sonanti centolire da investire in tre cannoncini al gioco del momento. Io preferivo il flipper, ma non correvo nel bar. Avevo altro da fare.

Parcheggiata in piazza dava bella e fiera mostra di sé una Lancia Delta HF integrale. E io non vedevo l’ora di attaccare il muso al suo finestrino per “guardarla dentro”. I sedili, il quadro, il cambio, tutto dentro quel sogno faceva vibrare le mie fantasie da pilota di rally. Non ho mai conosciuto il proprietario e per me era come se non lo avesse. Era come se ogni domenica la “mia” Lancia indossasse il suo vestito bianco per me. Per il nostro appuntamento. Ed era sempre puntuale.

Non era difficile per un bambino immaginare che una “macchina” potesse avere un cuore quando uno degli appuntamenti più attesi della televisione erano le repliche del disneyano  Herbie, il maggiolino tutto matto. E guarda caso nell’episodio dal titolo Herbie al rally di Montecarlo di chi va ad innamorarsi il magico maggiolino, tra Porsche, Ferrari e bolidi “femminili” varie? Di una Lancia. Non poteva essere altrimenti. Una splendida Lancia Beta Montecarlo.

httpv://www.youtube.com/watch?v=Co4waygzQLg

A questo punto è facile immaginare lo schiaffo dato a quel bambino affacciato al finestrino da queste parole:

Alfa e Maserati hanno grandi potenzialita. Lancia, dobbiamo essere onesti, ha un appeal limitato… Non ci si può illudere di ricreare la storica immagine della Lancia

Parole pronunciate da Sergio Marchionne, certamente estrapolate da un contesto la cui lettura integrale non varia minimamente il loro significato.

Non ci si può illudere di ricreare la storica immagine della Lancia soprattutto quando ci si è spesi con così costante dedidozione e abnegazione per distruggerla. Nessun marchio sarebbe sopravvissuto dopo i micidiali ganci al mento assestati dalla realizzazione della “Nuova Ypsilon” e della “Nuova Thema”.

Vincenzo Lancia inorridirebbe nel vedere il suo cognome, il suo marchio impresso su vetture del genere, distanti anni luce dalla filosofia che hanno fatto grande agli occhi del mondo la sua idea.

 

Nel mondo di Sergio Marchionne l’ “Idea” è una macchina da lasciare invenduta nei concessionari, Firenze è una povera piccola città, e Lancia  è un marchio senza appeal e chi sostiene il cotrario è un anti-italiano…

Il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi sulla Lancia Flaminia

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla Lancia Flaminia

 

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21 dicembre 2012, i Maya del Guatemala contro la celebrazione del Giorno del Giudizio

Per anni i Maya hanno combattuto contro il mito del “Giorno del Giudizio” che circonda la lettura errata del loro antico calendario. La data del 21 dicembre 2012 si avvicina causando una quantità crescente di disagio per le popolazioni indigene Maya, in particolare con la loro patria in Guatemala,  per essere trasformate in una attrazione turistica a basso costo per la prossima “Apocalisse“. Proprio questa settimana,  il popolo maya del Guatemala ha accusato il governo e i gruppi organizzati sponsorizzati dallo Stato di perpetuare il mito che il loro calendario prevede la Fine del Mondo al fine di  trarre un vantaggio economico dalle entrate turistiche. Il Ministero della Cultura del Guatemala sta ospitando, infatti, un evento di massa a Città del Guatemala, in cui si prevede la partecipazione di oltre 90.000 persone, il tutto promosso con il pretesto di una “Festa del Giorno del Giudizio“.

Felipe Gomez, leader della Maya Alliance Oxlaljuj Ajpop ha protestato insieme ad altri  Maya, sollecitando l’Istituto del Turismo ad un ripensamento sulla celebrazione del “Giorno del Giudizio”, giudicata come uno “spettacolo  irrispettoso per la cultura Maya“. Gomez ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP:  “Stiamo parlando contro l’inganno, le bugie e la torsione della verità e della nostra trasformazione in folklore a scopo di lucro. Essi non stanno dicendo la verità su cicli temporali “. Secondo  una dichiarazione rilasciata da Oxlaljuj Ajpop, la fine del calendario Maya significa semplicemente che “ci saranno grandi cambiamenti a livello personale, familiare e comunitario, in modo che ci sia armonia ed equilibrio tra uomo e natura“.

 

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Inondazione della Grotta di Lourdes, il diavolo ci ha messo lo zampino?

Don Michele Barone è il famoso sacerdote amico dei Vip da anni attivo a Medjugorje dove ha condotto pecorelle smarrite quali Claudia Kohl e Sara Tommasi. In un’intervista apparsa su Affaritaliani ha così commentato il recente allagamento della grotta di Lourdes:

Quest’allagamento verificatosi a Lourdes è un segno molto profondo, secondo me. Per il  semplice fatto che è capitato a distanza da un mese dall’incendio, avvenuto improvvisamente a Medjugorie nella notte tra il 1° e il 2 settembre, quando ha preso fuoco la collina delle apparizioni. Queste fiamme si sono protratte per 4-5 giorni, fin quasi a lambire il punto in cui è apparsa la Madonna. Mentre bruciava la collina, bruciava anche il monte Kirzvak, la montagna vicina le colline sulla quale c’è la croce messa dai croati nel 1933 come ringraziamento e che i fedeli scalano come in una sorta di Via Crucis. Hanno preso insomma fuoco i due luoghi che vengono percorsi dai fedeli che davvero vanno in pellegrinaggio a Medjugorje

A Lourdes non si è mai verificato, invece, un allagamento come quello che è accaduto nei giorni scorsi: questo perché il fiume Gave – che viene dai Pirenei, vicini a Lourdes – in passato ha avuto delle piene, ma mai è straripato in maniera così violenta. La Grotta delle apparizioni è stata sommersa da due metri d’acqua, basta guardare le foto o i video su internet. Fatto sta, che ha spazzato proprio tutto quello che si trovava nei pressi della grotta: se guardiamo la planimetria di Lourdes, vediamo un luogo enorme, immenso. Ma quando si è allagata la Grotta, dove c’è il cancello principale che dà accesso alla spianata di Lourdes, non è inondato. E la Grotta è il luogo più alto rispetto all’acqua: si sarebbe dovuta allagare la spianata e non la grotta!

E’ questa la parte più interessante dell’intervista  la cui versione integrale è disponibile cliccando QUI.

In pratica Don Michele Barone sostiene che l’allagamento della grotta ha del soprannaturale in quanto questa risulta situata in un punto più alto rispetto alla “spianata” il che,  secondo il sacerdote, costituisce la prova inconfutabile della natura demoniaca dell’inondazione.

Sarebbe interessante conoscere il parere di esperti al riguardo. La domanda è semplice:

L’allagamento della grotta di Lourdes nelle modalità in cui è avvenuto è un evento fisicamente e scientificamente spiegabile o no?

La domanda è indirizzata al CICAP, seguito sempre con rinnovato interesse dal nostro Blog, e a tutti coloro che hanno titoli e competenze necessarie a fornire una risposta chiara ed esauriente.

 

Femminicidio, l’apocalisse dell’altra metà del cielo.

Femminicidio è un neologismo reso necessario dalla cronaca. L’articolo che segue, firmato da Nicole Janigro, offre un’accurata analisi del fenomeno che partendo dagli agghiaccianti dati numerici ariva a individuarne le cause definite principalmente da aspetti antropologici, psicologici e sociologici.

A pugni e calci, a coltellate, con oggetti casalinghi utili alla bisogna: tra le pareti di casa si uccide così. La vittima è a terra, ha urlato e ha cercato di difendersi, l’esecutore è in fuga. I vicini accorrono, a volte c’è un bambino, a volte chi ha commesso il crimine cerca di suicidarsi. Sono delitti domestici dove il copione è sempre lo stesso: l’assassino è uomo, il cadavere è donna. Dall’inizio dell’anno sono 100, una morta quasi ogni due giorni. Brescia, Pavia, Enna, pochi giorni fa un quartiere elegante di Padova. La statistica forma una linea trasversale che attraversa le età (tra i 18 e i 77 anni) e le regioni, gli ambienti e le classi sociali. Il femminicidio avviene in privato ma ha un inevitabile significato pubblico.

 La cronaca racconta una scena del delitto che si ripete: si è appena mangiato, si è appena cambiato il pannolino, c’è appena stato un incontro amoroso. Poi la rottura violenta, spesso descritta come un raptus. Perché è difficile immaginare che il marito, l’ex marito, il partner, l’ex partner (è così nell’87% dei casi) possa diventare il nemico mortale. Che sia l’amore a diventare quell’odio che produce la distruzione dell’oggetto d’amore.

 In Italia gli omicidi sono in calo, un terzo rispetto a vent’anni fa. La violenza contro le donne segna invece un’escalation – 84 casi nel 2005, 127 nel 2010. L’Eurispes, nel rapporto Italia 2011, scende nel dettaglio: dei 103 omicidi (su 235 omicidi domestici) che hanno riguardato “innamorati”, “gli autori sono stati principalmente mariti o conviventi (63,1%), ma anche fidanzati/ex amanti (15,5%), fidanzati, amanti, rivali o spasimanti (13,6%) ed ex coniugi o conviventi (7,8%). Per quasi 6 autori su 10 il movente è stata “la gelosia, la non rassegnazione alla separazione o a un abbandono”. Aumentano gli stupri (dai 430 del 2010 ai 578 del 2011), gli episodi di stalking (da 932 a 1084). Ma anche le denunce che nel 40% dei casi sono arrivate prima del crimine.

 Il “sesso più bello” è bersaglio nel mondo intero. La violenza maschile costituisce la prima causa di morte al mondo per le donne tra i 16 ed i 44 anni. Una donna su quattro subisce violenza fisica nei paesi detti in via di sviluppo, il 10% è vittima di abusi sessuali. Ogni case study ha la sua tradizione, la sua religione, la sua spiegazione – in Sud Africa come in Congo, in Algeria come in Palestina. Delitti passionali in Occidente diventano delitti d’onore in Oriente.

 Femminicidio è un neologismo introdotto dalle sociologhe, antropologhe e criminologhe che si sono occupate di Ciudad Juàrez, località al confine naturale tra Stati Uniti e Messico, dove lo sfruttamento in fabbrica e il traffico di coca hanno esaltato il machismo, e i numeri degli omicidi sono quelli di una strage. La trasformazione da femmicidio, termine introdotto negli anni Settanta dalla femminista Diana Russell per definire l’uccisione della donna in quanto donna, in femminicidio è il segno, anche, di un cambiamento storico: il passaggio dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico e internazionale del delitto di genere. Il 25 giugno 2012, per la prima volta ai delegati di tutti i Paesi del Mondo, riuniti a Ginevra, nel Palazzo delle Nazioni Unite, al Consiglio dei Diritti Umani, è stato sottoposto un Rapporto tematico sugli omicidi basati sul genere. E il Comitato per l’attuazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne aveva già chiesto agli Stati – tra cui Messico e Italia (unico Paese europeo, nel 2011!) – di adottare misure specifiche per proteggere le donne dalla violenza, soprattutto domestica.

 La matrice è comune, il fenomeno planetario unisce la barbarie della tradizione (o l’invenzione della tradizione come in molte realtà del mondo musulmano) al rigetto della modernità. Una separazione, del regista iraniano Asghar Farhadi, racconta la storia di una coppia che ha ottenuto un visto per lasciare il paese. Nader però non vuole partire, così Simin chiede il divorzio, non accetta il ricatto degli affetti. Del litigio familiare diventano colpevoli tutte le altre donne. Il film, capace di rappresentare l’Iran attuale, è però anche una metafora universale: gli uomini barcollano, temono che la loro virilità si riveli superficiale, diventano carnefici perché si sentono vittime. Isolano e svalutano, segregano e umiliano, sentono che il “secondo sesso” non si sente più tale: non sono più gli uomini la motivazione vitale.

 In Europa le donne che subiscono una qualche forma di violenza sono, a seconda dei paesi e degli anni, tra il 20% e il 50%. È una guerra fredda tra i sessi che non è possibile esorcizzare perché non si concentra nei quartieri isole degli immigrati stranieri. Ogni dieci giorni nelle democrazie scandinave muore una donna, la metà delle donne svedesi sono state picchiate almeno una volta nella vita. Il film di Anders Nilsson, Racconti da Stoccolma, ha stupito per la sua crudezza proprio perché scaturito da una realtà emancipata, ed è ancora uno scrittore svedese, Richard Swartz, a essere stato attaccato dalle femministe per un libro il cui titolo può essere reso con Menzogne coatte – sei racconti dove l’Uomo e la Donna sono figure antropologiche che si ingannano in silenzio senza avere un nome, il maschile si vendica del disinteresse femminile trattando le partner come prostitute.

 Il caso jugoslavo, inesorabilmente europeo, può aiutare a riflettere. Come interpretare la violenza immane che colpisce la parte femminile della popolazione durante il conflitto degli anni Novanta del Novecento? Lo stupro di guerra era strategico – nel giugno 2008 la risoluzione 1820 del consiglio di sicurezza dell’Onu lo definisce un’arma di guerra – ma le forme diffuse di violenza contro le donne, tuttora numericamente significative (soprattutto in Serbia) riguardano la questione femminile. Perché in ex-Jugoslavia l’emancipazione femminile non era solo una facciata, formale e legislativa. Le donne guidavano i treni e i tram, dal secondo dopoguerra c’era la legge sul divorzio, c’era il diritto all’aborto, ma c’era dell’altro. Contrariamente ad altri paesi dell’allora Est, era una società molto meno puritana – secondo alcune studiose è proprio un legame perverso tra emancipazione e pornografia, tra controllo sul proprio corpo e sua esibizione che può spiegare l’“eccesso” dello spregio sfogato sul soggetto femminile.

 Chi oggi in Italia uccide reagisce alla velocità della trasformazione – da regno della mamma a paese con uno dei più bassi tassi di natalità del mondo. Spesso ha una storia traumatica alle spalle, sempre però si rivelano uomini che non sopportano di essere lasciati, uomini che non possono immaginare di rimanere senza quello che credono un loro possesso, uomini che se perdono la loro donna perdono la loro identità, uomini che devono uccidere e poi uccidersi perché insieme al corpo dell’altra hanno distrutto il proprio femminile. Se questi sono gli uomini del giornalista Riccardo Iacona (appena uscito da Chiarelettere editore) raccoglie le storie dei carnefici. Uomini che non conoscono più la legge del padre ma solo la sua trasfigurazione violenta. Uomini che odiano le donne perché queste riescono dove loro stanno fallendo, amano lavori e progetti, soffrono meno la disoccupazione e la perdita di status sociale. Uomini che perdono potere, devono diventare violenti per continuare a dominare, uomini senza compagnia che non sopportano che la donna sia mobile, che possa sfuggire a costrizioni e controlli e riesca in quello che per loro è più difficile: vivere soli.

 

Che non riescono più a imporre il Vuoi star zitta, per favore?, e allora devono chiudere loro la bocca per sempre.

 

Fonte: doppiozero.com

 

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La libertà di internet corre un pericolo apocalittico

Senza che troppi di noi ne siano abbastanza informati, è in corso una partita molto importante per il futuro della rete.

Oggi attraverso questo blog vogliamo esprimere una nostra profonda

Vint Cerf, Chief Evangelist di Google.

preoccupazione e, perché no, coinvolgervi nel dibattito che riguarda un tema caro a tutti noi.

Date le sconfinate possibilità che ci offre la rete, oggi potremmo infatti pensare di avere ancora davanti a noi un futuro fatto di opportunità e di accesso illimitato alla conoscenza o alle “conoscenze” possibili.

E invece uno spettro si aggira nel mondo digitale, ed è lo spettro della revisione delle regole di interconnessione tra operatori chiesta a gran voce da alcune compagnie telefoniche europee capeggiate da Telecom Italia.

Il problema è complesso da spiegare ma noi proveremo a farlo. In sostanza, c’è il rischio che in tema di gestione e differenziazione del traffico, i grandi fornitori di connettività decidano di tracciare i contenuti del web, con la motivazione “ufficiale” è  che così si potranno arginare problemi di picco del traffico e di congestione.

Ammesso che si verifichino problemi di congestione, questo significa che l’utente finale “vedrà” meglio quello che decideranno di fargli vedere meglio. Ci saranno quindi dei contenuti che verranno diffusi con una peggiore qualità. A netto svantaggio anche dei provider.

Invece di risolvere il problema – se di problema si tratta – di congestione ridimensionando correttamente la capacità del network (cosa che sarebbe anche più economica), si progetta di far subentrare nella Internet Governance attori terzi che strizzano l’occhio alle lobby.

Facendo così morire il concetto stesso di Internet. Che dovrebbe coincidere con libertà. Che non dovrebbe prevedere alcuna leadership o lobby al comando.

La nostra stessa preoccupazione è stata espressa con un comunicato dal Chief evangelist di Google, Vint Cerf: “La mia maggiore preoccupazione, e spero anche la vostra, è collegata all’introduzione di accordi governativi multilaterali, che sostengono di essere responsabili sia per gli standard che per la operatività della rete.

Mentre la leadership dell’ITU ripete continuamente che non c’è alcun interesse per il “controllo” di Internet, il testo delle proposte che vengono da diversi stati membri dell’ ITU indica una direzione diversa.”

Noi riteniamo questo scenario davvero inquietante. Su Facebook, che oggi con questo sistema forse non sarebbe mai nato, si direbbe: condividi.

Ecco, noi vi invitiamo a condividere il nostro articolo. E, se vorrete, il nostro già evidente dissenso a quanto potrebbe accadere.


 
Fonte: blog.seeweb.it – Clicca QUI per poter usufruire degli approfondimenti messi a disposizione nel sito

 

Femminicidio

L’ultimo episodio di cronaca nera che ha visto ancora una volta una donna uccisa da un uomo, o sarebbe meglio dire una femmina uccisa da un maschio, è quello che ha visto soccombere una giovane diciassettenne palermitana sotto le coltellate destinate alla sorella. Carmela ha difeso con il suo corpo sua sorella, rimasta gravemente ferita che era entrata nelle mire omicide del suo ex fidanzato

E’ una triste storia che tutti conosciamo. E’ la storia del coraggioso atto di amore  di Carmela.  E’ la storia dell’ insulza codardia di un esemplare maschio di animale umano meschino e non evoluto. E’ la storia di un femminicidio. Un’altro. L’ennesimo.

La violenza, sempre più “domestica“, che sfocia in femminicidio e in infanticidio è da considerarsi principalmente un atto di viltà in quanto  originata anche, se non soprattutto, dalla semplice differenza di forza fisica che la rende “facile” (in genere è l’uomo che “picchia” la donna, e sono gli adulti che “picchiano” i bambini).

 

Lo Staff di Apocalittici esprime sdegno e proclama la sua ferma e condanna per questo tipo di violenza.

FEMMINICIDIO: LO SPECIALE DI REPUBBLICA.IT

 

 

 

 

Ve fate ipnotisàr dal Pulcino Pio

In Italia c’è un casino e voi che cosa fate? Ve lo digo io: “Ve fate ipnotisàr dal Pulcino Pio”

C’avete il Vaticano che non paga l’Imu en nome de Dio e voi fate i cojones col Pulcino Pio…

C’avete il precariato, ocio che in sottofondo sento un lamentio. Scusate me sbagliavo è il Pulcino Pio…

httpv://www.youtube.com/watch?v=7NCX1vaOaCs

Los menager de Stato guadagnano milioni. E’ folle digo io. Vosotros fate i pirla col Pulcino Pio. El tetto dei stipendi è finito nell’oblio…

In Espagna stiamo male. Però c’ha in gran vantaggio sto paese mio che non ce consoliamo col Pulcino Pio…

C’avete gli evasori. Derubano lo Stato e poi dicono addio ma voi ve consolate col Pulcino Pio…

Non soy perchè esistate, non soy cosa aspettate per incazzarve un po’, per fare un gran casin e per tirare il collo a sto cazzo de pulcin…

C’avete la camorra, ma c’è il Pulcino Pio;

Se vendon le partite, ma c’è il Pulcino Pio;

Ve manca il lavoro, ma c’è il Pulcino Pio;

Ve taglian gli ospedali, ma c’è il Pulcino Pio;

Ve tagliano la scuola, ma c’è il Pulcino Pio;

Ve spellano con l’iva, ma c’è il Pulcino Pio;

Aumenta la benzina, ma c’è il Pulcino Pio;

Non so se si è capito, ma ve lo grido io:

VE STAN SODOMIZZANDO

COL PULCINO PIO!

Grazie Felix

Fino ad ora non lo ha fatto nessuno lo faccio io. Sinceramente mi aspettavo quanto meno l’attenzione degli admin verso un’impresa che ha dell’apocalittico. Un uomo che in caduta libera sfonda il muro del suono equivale ad oltrepassare una delle tante colonne d’ercole della nostra era.

Ogni limite oltrepassato offre allo sguardo nuovi orizzonti da raggiungere, e da oltrepassare.

httpv://www.youtube.com/watch?v=FHtvDA0W34I&feature=g-logo-xit

 

Grazie Felix.

Lettera al figlio che non avrò.

Fare i conti con il proprio futuro prima ancora che con il proprio passato è forse il primo accorgimento necessario per chi oggi oltre la soglia dei trent’anni è obbligato a gestire con adeguata calma le nevrosi e i disequilibri emotivi dati da un ambiente sociale decadente e restio al ricambio generazionale.

Linda Lê è una delle autrici più interessanti del panorama francese degli ultimi anni. Con Lettera al figlio che non avrò (Barbès editore, pp. 96, € 12. Traduzione di Tommaso Gurrrieri) del 2011 ha saputo sintetizzare e dare forma al principale fantasma di una generazione obbligata alla precarietà diffusa da un sistema che prima ancora che espellerla non ha mai contemplato la possibilità di un suo ingresso. L’assenza è la vera protagonista di un libro che ha certamente nella maternità il suo cuore, ma che, nel delineare l’esistenza come un insieme di scelte a priori piuttosto che come una serie di possibilità se non di preferenze, definisce l’amara e angosciante quotidianità delle nuove generazioni indotte a sostituire il futuro con un eterno presente accelerato.

 Sovrastata da un passato borghese e ricco, la voce narrante racconta con fulminante lucidità quanto è caro il prezzo per emanciparsi da un’illusione: l’illusione che sale dal passato e che pretende d’installarsi nel presente con un carico assurdo quanto vacuo di regole e indicazioni tutte false e ipocrite. Poste come fondamenta di una presunta epoca d’oro e già in passato profondamente disattese dai reali comportamenti delle persone, questa sorta di istruzioni che dalla famiglia borghese fanno discendere ogni ordine sociale non sono altro che il paravento ideologico di un consumismo affamato di feticci.

Ai margini di un tessuto sociale che propone come unico binario quello tra vincenti e perdenti, diviene normale vivere con l’assenza e con i suoi fantasmi quali unici possibili elementi reali di confronto e di crescita. L’illusione come la disillusione agiscono allo stesso modo sciogliendo in un diffuso e irrazionale malcontento ogni critica e ogni possibile forma di opposizione.

Ed è proprio la lucidità dell’autrice nel definire errori e soluzioni che più stupisce in una narrazione che, se parte affondando un po’ troppo nel terreno di una retorica grave e austera, poi cresce maturando una scrittura che supera di gran lunga il pamphlet per diventare letteratura in pagine di rara eleganza e passione. Secco breve e diretto, Lettera al figlio che non avrò è una dichiarazione di amore materno assoluto per quel figlio inesistente.

Andare contro natura è l’ultimo bene contrattabile, l’ultima possibilità di scambio per un futuro migliore; ma negare se stessi è anche una forma di compiacimento, tanto più drammatico in quanto segno di un necessario bisogno d’amore che non può più permettersi di trasformare un figlio in uno specchio. Linda Lê immagina le possibili variazioni di carattere e di aspetto che avrebbe avuto suo figlio e immagina le possibili discussioni che l’avrebbero coinvolta durante la sua crescita, ma smette d’immaginare poche righe prima della fine, quando una certezza attraversa le sue pagine, quella di un esclusivo e totale amore che prova, mutandola per sempre, per quel figlio privo di esistenza che non ha voluto e a cui ora scrive una lettera quale suo unico destinatario.

 

Fonte: articolo firmato da  Giacomo Giossi  e pubblicato su doppiozero.com

 

16 ottobre 2012. FAO, Giornata Mondiale dell’Alimentazione

httpv://www.youtube.com/watch?v=pu9o6Q09XTc

La sofferenza della fame, delle carestie, della mancanza di cibo per 87o milioni di persone nel mondo. Lo spreco e la distruzione di enormi quantità di cibo nelle società industrializzate. Due estremi di un problema finora irrisolto sulle risorse alimentari al centro della Giornata mondiale dell’Alimentazione che si celebra il 16 ottobre, anniversario della fondazione della Fao. Gli obbiettivi sono «sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della fame nel mondo, ma soprattutto incoraggiare la partecipazione delle popolazioni rurali, in particolare le donne e le categorie meno favorite, ai processi decisionali ed alle attività che influenzano le loro condizioni di vita e incoraggiare la cooperazione economica e tecnica tra i Paesi in via di sviluppo»

httpv://www.youtube.com/watch?v=KBm16cRCJO4&feature=relmfu

COOPERATIVE – Il tema di quest’anno è «Le cooperative agricole nutrono il mondo», scelto per «sottolineare il ruolo fondamentale che svolgono le cooperative per migliorare la sicurezza alimentare e per eliminare la fame nel mondo», come spiega la Fao sul suo sito. «Tutti abbiamo la responsabilità personale sociale e politica di ognuno di noi per il futuro del Pianeta attraverso una riflessione sull’alimentazione, il gesto più naturale che accompagna la nostra vita» ha detto Mario Monti, presidente del Consiglio, nel suo intervento al meeting internazionale sull’Expo 2015. Serve un «nuovo sviluppo sostenibile centrato sulle risorse del territorio e del paesaggio» e non sprecare cibo è un obiettivo «che va perseguito con determinazione, è un principio etico che accomuna ricchi e poveri, e che ci servirà nei decenni perché ci aiuterà ad imparare ad alimentarci correttamente».

RIDURRE LO SPRECO – Gli sprechi nella catena commerciale sono ingenti e spesso difficilmente contrastabili se non inserendo l’attività di recupero che può essere fatta da associazioni di volontari, come quelle che recuperano gli alimenti che le catene di supermercati tolgono dai banconi perché vicini alla scadenza ma non ancora scaduti. Il centro di ricerca sulla comunicazione Fabrica ha realizzato un video di sensibilizzazione proprio sul tema degli sprechi del cibo, che ha ottenuto il sostegno dell’ufficio europeo delle Nazioni Unite. Alcune cifre sul settore agricolo italiano, contenute nel «Libro nero dello Spreco: il Cibo» possono rendere l’idea. Nel 2011 il 3,2% della produzione agricola italiana è rimasta in campo, per complessive 15.128.702 tonnellate tra frutta e verdura. Due le ragioni, spiega il rapporto: la non convenienza da parte dell’gricoltore nel raccogliere il prodotto perché i prezzi di mercato non sono remunerativi e i difetti commerciali, dalle pezzature troppo grosse o troppo piccole, ai danneggiamenti da eventi atmosferici.

 

Fonte: Corriere.it

 

UNICEF, il 15 ottobre è la “giornata mondiale sulla pulizia delle mani”

“LAVATI le mani!”. E’ una delle prime regole che mamma e papà insegnano al bambino. Una frase che ripetono più volte al giorno, fino a diventare noiosi. Bastano acqua e sapone. Un piccolo gesto che è uno dei sistemi più economici per tenersi alla larga  dalle malattie: da quelle meno gravi e più diffuse, come il raffreddore, fino a quelle più complicate come il colera. Oggi, 15 ottobre, l’Unicef celebra la Giornata mondiale sulla pulizia delle mani . Un modo per mobilitare milioni di persone sull’importanza di questa regola di vita in 70 paesi e 5 Continenti. Nelle scuole più remote del Mondo, centinaia di migliaia di persone festeggeranno con bolle di sapone un’abitudine che aiuta a combattere le infezioni. Basta pensare che diarrea e polmonite uccidono tre milioni di bambini l’anno e oltre un terzo potrebbe non ammalarsi.

Sì perché se in alcune nazioni l’abitudine di avere ‘mani pulite’ è piuttosto diffusa, altrove non è così. “Lavare le mani con il sapone è una delle misure più efficaci ed economiche per prevenire le malattie diarroiche e le infezioni respiratorie acute, che ogni anno sono insieme responsabili di circa 3,5 milioni di decessi infantili, 500mila dei quali nella sola Africa occidentale e centrale” – segnala l’Unicef – . Ogni giorno, più di 5mila bambini sotto i 5 anni muoiono a causa di malattie diarroiche, provocate in parte dall’utilizzo di acqua contaminata e dalla mancanza di servizi igienici di base”.

In Italia. Tra le mamme italiane c’è massima l’attenzione. Segue questa pratica semplice l’80% delle madri, ma solo il 39% è consapevole del fatto che diarrea, infezioni ospedaliere, influenza e patologie respiratorie sono tutte patologie collegate al non corretto lavaggio delle mani, mentre una percentuale significativa (8%) è addirittura convinta che non ci siano legami tra questa regola d’igiene e le patologie. I dati emergono dalle risposte date dalle mamme italiane che hanno partecipato al questionario ‘Manine Pulite’, lanciato dalla campagna Crescere Protetti 2. L’iniziativa è stata promossa dalla Società italiana di pediatria (Sip), proprio in occasione della Giornata mondiale per la pulizia delle mani.

Il questionario. Alle domande hanno risposto oltre mille donne, prevalentemente con figli da 0 a 3 anni (52%). E’ emerso che il gesto della pulizia delle mani, è uno dei primi che una madre insegna al proprio figlio. Una convinzione radicata in più del 99% delle italiane. “E’ molto importante che il genitore abbia sviluppato una sorta di abitudine a lavare accuratamente le proprie mani e quelle dei bambini – afferma Alberto Ugazio, presidente Sip – e il pediatra non deve solo dispensare i giusti consigli e le evidenze scientifiche, ma deve soprattutto essere il primo a dare il buon esempio”.

I consigli. Ma come insegnare a un bambino a lavarsi le mani? Per il 41% delle mamme il segreto risiede nell’associare il lavaggio a un gioco. Mentre il 36%, soprattutto coloro che hanno figli più grandi, scelgono spiegazioni sull’importanza di una corretta pulizia. Di sicuro il metodo coercitivo è meno diffuso: solo il 2,6% delle persone intervistate lo adotta. Da segnalare, infine, il successo del sapone con antibatterico, usato da quasi il 40% delle famiglie, rispetto a quello tradizionale (32%).

 

Fonte: Repubblica.it

L’Aquila non ha bisogno di rinascere, è già viva. L’Aquila ha bisogno di essere ricostruita.

Da quella notte del 6 aprile 2009 sono passati più di tre anni e “L’Aquila è ANCORA la città delle macerie, della zona rossa, delle new town”. Di tanto in tanto qualche “evento” accende i riflettori su quello che rimane del centro storico per dare l’idea della “RINASCITA”. Bella parola che inizia a puzzare di stantio. L’Aquila non ha bisogno di rinascere, è già VIVA. L’Aquila ha bisogno di essere RICOSTRUITA, e ricostruire non vuol dire solo “costruire il nuovo”, ma riportare all’antico splendore quello che è stato distrutto. Gli aquilani vogliono tornare a passeggiare sotto il loro portico. L’unico concerto che desiderano davvero sentire è quello del chiacchiericcio dello struscio, del tintinnio di bicchieri e cucchiaini che suonano i bar odorosi di caffè al mattino, della pioggia battente riparati dal loro portico. Ricostruire il centro storico dell’Aquila vuol dire ricostruire le emozioni della quotidianità della città, privandola delle quali la si condanna alla rinuncia della propria identità. Gli Aquilani che vivono nelle new town sono “Aquilani che vivono nelle new town“. Hanno bisogno di tornare a vivere la propria città per essere Aquilani e basta. Lo dice chiaramente nel suo articolo pubblicato su L’Hiffington Post la scrittice Samanta Di Persio: “L’Aquila non rinasce con un auditorium”.

 

L’Aquila è ancora la città delle macerie, della zona rossa, delle new town. Ogni volta che c’è la possibilità di riportare un po’ di vita nel centro storico dovrebbe essere una festa per tutti. Il 7 ottobre c’è stata l’inaugurazione dell’auditorium regalato dalla provincia autonoma di Trento e realizzato da Renzo Piano. L’opera è impeccabile, ma dove è stata realizzata? Davanti ad un monumento: il Castello cinquecentesco. La contrapposizione fra nuovo e vecchio è forte, da una parte una struttura funzionante, dall’altra un pezzo di storia abbandonato e in completo degrado, anzi per l’evento i selci divelti sono stati sostituiti dal catrame.

A suo tempo l’amministrazione comunale era stata contestata per la decisione del luogo e per la necessità dell’opera, forse è per questo che per l’inaugurazione ha deciso: duecento posti riservati per le autorità, mentre i cittadini comuni dovevano accontentarsi di un maxi schermo o di vedere il passaggio dei big da dietro le transenne. L’evento è stato organizzato con il massimo riserbo: grande dispendio delle forze di polizia e volontari della Protezione civile, presenza al concerto solo della stampa del Quirinale. Per chi si aspettava il passaggio pedonale del Presidente della Repubblica, si è visto passare davanti ben sei auto blu (alla faccia della spending review).

Roberto Benigni e Nicoletta Braschi hanno attraversato il percorso transennato rivolgendo saluti agli aquilani, i politici abruzzesi: la Sen. Pelino, l’On. Marini, sono passati in silenzio con il naso all’insù. Piccole contestazioni da parte del MoVimento 5 stelle sui privilegi della casta e dagli artisti perché la Regione Abruzzo ha tagliato i fondi alla cultura. In realtà l’amministrazione comunale ha proprio estromesso i cittadini dalla cultura, alcuni consiglieri comunali hanno rifiutato il biglietto in favore di cittadini che amano la musica.

È vero che gli intellettuali sostengono che la Cultura sia per pochi, ma quando si tratta di far tornare a vivere un pezzetto di città, ancora dilaniata dal terremoto, tutti dovrebbero avere la possibilità di partecipare. Dal maxi schermo era possibile ascoltare una melodia sublime eseguita dall’Orchestra Mozart diretta dal maestro Claudio Abbado. Molti cittadini erano incantati ad ascoltare quelle note, mentre chi era presente potrebbe esser stato distratto da altro: ad esempio Gianni Letta potrebbe essere stato impegnato a rispondere ad un messaggio di Berlusconi che gli chiedeva di nuovo fiducia incondizionata, la signora Pelino potrebbe essere stata impegnata a trovare lo specchietto per incipriarsi il naso e Giorgio Napolitano potrebbe essere stato distratto da un monito di Sallusti: “Ricordati di me”.

Gli aquilani non hanno bisogno di eventi con personaggi famosi, vorrebbero solo tornare alla normalità: vivere nelle loro case e la ricostruzione del centro storico.

Cerchi nel grano, a Poirino svelato il segreto.

I cerchi nel grano, o circle crops,  da tempo appassionano ed entusiasmano ufologi, apocalittici, sensitivi, e sedicenti esperti di varia natura  i quali fanno a gara nell’esibire l’interpretazione più arguta dei complicati e spettacolari pittogrammi che tanta farina tolgono ai mulini. Il 19 giugno 2011 Poirino, un ridente paesino in provincia di Torino, è salito agli onori della cronaca per un incredibile quanto misterioso cerchio nel grano che la maggioranza dei suddetti personaggi hanno immediatamente stabilito essere opera di tale EA/ENKI, abitante del pianeta Nibiru. Non sono mancati collegamenti alla Profezia dei Maya e, ovviamente, al 21 dicembre 2012, alla Fine del Mondo e all’Apocalisse. Ma il segreto che nasconde il cerchio nel grano di Poirino è davvero “apocalittico“, nel senso di incredibilmente “rivelatorio“…

 

Francesco Grassi, ingegnere elettronico e sperimentatore del CICAP, ha rivelato al XII Convegno Nazionale del Comitato che si è chiuso ieri a Volterra, di avere realizzato il famoso cerchio nel grano di Poirino 2011, conosciuto in tutto il mondo come il cerchio di Enki Ea, perché si credeva contenesse un messaggio lasciato dall’extraterrestre il cui nome è legato anche alla profezia della fine del mondo nel 2012. Nella notte fra il 18 e il 19 giugno 2011 Grassi, insieme ad altri sei ricercatori del CICAP, ha creato questa formazione con lo scopo di studiare le reazioni degli appassionati di cerchi nel grano ad una serie di indizi, in parte voluti, in parte casuali, presenti nel disegno.

L’esperimento è pienamente riuscito, infatti nessuno si è interrogato sull’origine del cerchio. In compenso in tutto il mondo sono fiorite le interpretazioni sui presunti messaggi che sarebbero contenuti nella formazione. Qualcuno ha suggerito dei collegamenti con il surriscaldamento globale, altri hanno collegato il numero dei ciuffi di vegetazione non abbattuti con le coordinate geografiche di una località somala afflitta dal problema della siccità. Qualcuno ha persino visto nel disegno una rappresentazione simbolica delle costellazioni. “Credo che questo esperimento dimostri bene il processo di costruzione della credenza circa l’origine non umana dei cerchi nel grano. Da questo punto di vista, l’esperimento continua” ha detto Grassi concludendo il suo intervento e invitando tutti a confrontare le interpretazioni passate e future del cerchio di Poirino 2011.

Tutti i dettagli sulla vicenda sono raccontati da Francesco Grassi nel libro Cerchi nel grano: Tracce d’intelligenza (STES Editore) in imminente uscita. Il sito dell’autore è www.francescograssi.com.

(fonte: CICAP)

 

Insomma, con buona pace di EA/ENKI, il cerchio nel grano di Poirino altro non è che un esperimento del CICAP, e più precisamente di Francesco Grassi. La sua realizzazione è servita a confezionare una gradita sorpresa per il  XII convegno nazionale del comitato, ed è stata ampiamente documentata nel libro “Cerchi nel grano: tracce di intelligenza“, scritto da Francesco Grassi e presto disponibile nelle librerie.

Seguendo il suggerimento dell’ing. Grassi la rivelazione risulta ancora più divertente se riletta alla luce di quanto ufologi, apocalittici, sensitivi, e sedicenti esperti di varia natura hanno affermato sul cerchio di Poirino, sulla loro origine e sui messaggi che contengono. A tal proposito ho selezionato tre video ed ho eseguito un’operazione semplicissima. Ho trascritto integralmente i messaggi contenuti nel video che, spogliati delle immagini e delle musiche vagamente suggestive, sono apparsi per quello che sono: un accozzaglia di frasi che, invece di colmare lacune di conoscenza, rivelano soltanto tragiche lacune di grammatica.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=n_SE7Tozq4o&feature=related

Questo video presenta semplicemente il cerchio.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=nrpPQOby_6E&feature=related

Questo video risulta essere ben più interessante del primo, poichè è attraverso di esso che “Ninki 777” ci spiega come sono andate le cose nel seguente modo:

Circa 5000 anni fa uomini molto simili a noi scesero sulla Terra… arrivarono da un pianeta enorme molto distante dalla Terra… NIBIRU. Uno di loro EA/ENKI decise di creare l’attuale razza umana: avevano bisogno di aiuto… grazie a lui sorsero le prime civiltà… e grazie a lui Noè e parte dell’umanità si salvò dal Diluvio Universale ma loro avevano una longevità eccezionale: potevano vivere migliaia di anni questo perchè il loro pianeta ha un orbita di 3600 anni. Quindi un loro anno equivale a 3600 dei nostri. Sono forse loro che vogliono comunicare con noi attraverso i cerchi nel grano? E’ possibile visto che appare il nome di EA/ENKI. Il cerchio di Porino (TO) del 20 luglio 2011 sembra voler indicare non solo il nome di EA/ENKIma anche alcune costellazioni. 23 cerchi intorno alle punte e 27 all’interno. Vuole forse indicare i 23° e 27′ dell’asse terrestre?

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=HXx-WaQLk14&feature=related

L’autore del terzo e ultimo video non lascia spazio a dubbi (del resto ha le sue fonti) e per rivelare la sua “sconcertante” verità  si serve di una sintassi “tendenzialmente” più attenta e di un lessico “tendenzialmente”più tecnico (in entrambi i casi “tendenzialemte” sta per “il ragazzo si è applicato ma…).

A Poirino a pochi chilometri da Torino è comparso uno spettacolare cerchio nel grano, un eptagramma di circa 40 metri. Un episodio avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 giugno, in corrispondenza con l’inizio del soslstizio d’estate. Un fenomeno simile si era registrato l’anno scorso e aveva suscitato molto clamore per la bellezza dell’opera. A prima vista il cerchio sembra ancora migliore di quello del 2010, che era riuscito a competere per bellezza con i crops inglesi più elaborati. Secondo i miei contatti, i Fratelli del Cosmo hanno voluto indicare la rosa dei ventia 7 punte indicando che tutto ciò che è legato al clima sta mutando e la bussola magnetica del pianeta si è ormai direzionata verso un altro polo. Se guardate bene in effetti il pittogramma centrale assomiglia alla famosa rosa dei ventiche di norma parte da una serie di raggi a 4 punte per indicare i principali venti direzionali. Vi sono anche rose dei venti a 8 punte, ma occorre considerare che questa rosa dei venti realizzata dai Fratelli ne ha sette. E’ forse probabile che avendo sette punte questo pittogramma che senza ombra di dubbio parla dei nostri venti sia stato realizzato dai nostri Fratelli delle Pleiadi? Probabilmente sì, ma questa è solo una mia interpretazione secondo ciò che io conosco con ciò non vorrei influenzare le altre ipotesi di altricommenti su altri siti ma per me non vi è ombra di dubbio. Il pittogramma indica una rosa dei venti di origine pleiadiana“.

Amir di Maya

 

Che dire… caro Amir di Maya, forse è il caso di cambiare contatti.

 

Quanto avete letto e visto è sufficiente ad evitarmi una noiosa coclusione  per questo lungo discorso sui cerchi nel grano lasciando spazio ai doverosi complimenti all’ing.  Francesco Grassi per la sua divertente e interessante iniziativa.

 

Scosse di terremoto lievi in provincia di Modena

Dopo la beffa degli sms solidali il cui ricavato, stimato intorno ai 15 milioni di Euro, non è stato ancora devoluto alla popolazione terremotata dell’Emilia, a Modena la terra torna a tremare.

Lievi scosse di terremoto di magnitudo compresa tra tra 2 e 2.8 sono state registrate nella notte nelle zone terremotate dell’Emilia, in provincia di Modena. Secondo i rilievi dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia):

  • la prima scossa, con epicentro alla già martoriata Finale Emilia, è stata registrata poco dopo la mezzanotte;
  • la seconda scossa di magnitudo 2.5, con epicentro in prossimità dei comuni di Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Medolla, Mirandola, San Possidonio e San Prospero, è stata registrata alle 03.36;
  • la terza scossa di  magnitudo 2.8 (la più forte delle tre), con epicentro in prossimità dei comuni di Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Medolla, Mirandola, San Possidonio e San Prospero, è stata registrata alle ore 3.42.

Non è stato registrato nessun danno a persone o cose.

Il riaffacciarsi del terremoto nelle terre emiliane incrementa l’indignazione per il ritardo della distribuzione del denaro raccolto con gli sms solidali alle popolazioni colpite, l’ultimo dei numerosi ritardi e negligenze che le istituzioni, pubbliche e private, di un Paese civile non potrebbero, nè dovrebbero permettersi.

Ritardi e negligenze di cui ancora fa le spese L’Aquila privata del suo centro storico.

Dopo un terremoto le parole che le popolazioni colpite dovrebbero sentire e vedere concretizzate sono soccorso, solidarietà, ricostruzione e rinascita, e le istituzioni dovrebbero farsi prime garanti affinchè nessuno debba dubitare, se non addirittura disperare, pensando al proprio futuro.

Purtroppo, ancora, non è così e lo confermano il centro storico aquilano “ancora” ridotto a cumulo di macerie  e i soldi “ancora” fermi degli sms solidali per i terremotati emiliani.

 

INCAZZATURA APOCALITTICA

Dopo aver dato ampia visibilità sul nostro blog agli sms solidali per i terremotati in Emilia, fiduciosi nella serietà dell’iniziativa, apprendiamo che nemmeno un euro è stato (ancora!) reso disponibile per far fronte ad un emergenza che (ancora!) resta drammatica. Sono 15 i milioni di Euro fermi. Una burocrazia miope tiene imbrigliata la solidarietà tempestiva degli Italiani. 

Lo Staff di Apocalittici esprime tutta la sua più sincera INCAZZATURA.

 

Dal Corriere.it…

Gli sms «solidali» erano stati inviati prontamente ma, in Emilia, il denaro non è ancora arrivato. Si tratta di oltre quindici milioni di euro donati da migliaia di italiani a favore delle popolazioni terremotate attraverso i telefoni cellulari e la rete fissa: due euro per ciascun messaggino al numero 45500, dal 29 maggio al 10 luglio scorsi. Com’è possibile che a oltre tre mesi dalla seconda violenta scossa non si sia ancora visto un euro, considerata l’urgenza della ricostruzione? Cioè, perché questa grande distanza fra lo slancio e la tempestività di chi versa pensando ai bisogni di una terra in ginocchio e la lentezza di chi quell’aiuto deve trasformarlo in moneta disponibile?

La risposta è una sola: burocrazia. «Purtroppo l’iter non si può comprimere più di tanto, se si vuole assicurare trasparenza», allarga le braccia Franco Gabrielli, capo della Protezione civile e, soprattutto, diretto interessato a una rapida soluzione della strana vicenda. Gabrielli ci ha infatti messo la faccia sulla campagna di raccolta fondi straordinaria, essendo la stessa il frutto di un accordo fra l’Emilia Romagna e la Protezione civile nazionale e avendola lanciata in termini chiari: «Il ricavato verrà versato sul nostro fondo», garantiva.

Dove sono finiti, dunque, quei quindici milioni? «Innanzitutto una precisazione sulla cifra – spiega un suoi tecnico – I 15 milioni non sono versamenti ma promesse di versamento. La differenza è sottile ma decisiva. Nel senso che i vari gestori (Tim, Vodafone, Wind eccetera) prima di versare alla Tesoreria dello Stato l’importo corrispondente agli sms, devono effettivamente incassare la cifra. Io posso anche inviare un messaggio ma se poi per qualche ragione non lo pago, il gestore non versa». I tempi si allungano, quindi, perché la riscossione è lenta. Al di là delle schede prepagate ci sono infatti contratti e bollette legati al buon fine dell’operazione. Cosicché al momento nelle casse di Bankitalia risultano depositati per l’Emilia poco più di 7 milioni di euro, nemmeno la metà di quelli ipotizzati. Che poi è il risultato della piccola odissea di quel semplice sms: gestore, centro fatturazione, smistamento, Banca d’Italia, dipartimento della Protezione civile e contabilità speciale del Commissario straordinario che nel caso dell’ultimo sisma sono i tre governatori interessati: Vasco Errani per l’Emilia, Roberto Formigoni per la Lombardia e Luca Zaia per il Veneto. Da qui verrà versato ai Comuni che hanno presentato i progetti prescelti. Insomma, un lungo cammino. «Ritengo però che questa procedura – cerca di rassicurare Gabrielli – anche temporalmente differita, garantisca scelte ponderate e ragionate sulle reali esigenze del territorio».

Ma cosa ne pensano i Commissari delegati che operano fra le macerie e non vedono i denari promessi, dopo aver deciso il piano di riparto (Emilia 95%, Lombardia 4,5% e Veneto 0,5%)? In Emilia Errani ha «delegato» la spiegazione ad Angelo Rughetti, direttore nazionale dell’Anci e responsabile dell’Ufficio di coordinamento istituzionale nell’ambito della struttura del Commissario: «A dire il vero Gabrielli è sempre stato molto esplicito: i tempi saranno medio lunghi perché c’è una cornice di buona riuscita che va garantita. Certo, si potrebbe studiare per il futuro una semplificazione in modo che i versamenti finiscano in un canale parallelo e diretto ma credo che si stiano facendo le cose per bene. Noi abbiamo già mandato alla Protezione civile un elenco di comuni con le varie esigenze. Tutti gli interventi finiranno in una database che si chiama Trasparenza donazioni, in modo che ci sia una tracciabilità totale dei versamenti e il Comune si impegna a seguire gli appalti rendicontando la spesa». Dal Veneto Zaia con il suo 0,5% è quasi disinteressato: «Per noi sono 75 mila euro, se permette sto pensando alla partita da 6 miliardi che ho in ballo col governo. In ogni caso, è scandaloso che ci sia burocrazia sulla solidarietà». Gabrielli non ci sta: «Si vuole evitare, come accaduto nel recente passato, che in alcuni comuni a natalità zero si realizzino degli asili».

Andrea Pasqualetto

Le minacce apocalittiche della Cyber War

“Dal phishing per rubare le carte di credito alle minacce apocalittiche di disastri nucleari. Una società basata sull’informatica corre rischi. Chi si difende e chi attacca”. 

SIAMO IN CYBERGUERRA

clicca sull’immagine per accedere all’inchiesta di Repubblica.it

 

LE CINQUE REGOLE PER NAVIGARE SICURI

E-CAT, il boiler di Sergio Focardi e la Fusione Fredda. Scetticismo della Scienza e interesse del Mercato.

Quando il fisico Sergio Focardi e l’imprenditore Andrea Rossi diciotto mesi fa hanno presentato il loro “energy catalizer” (E-Cat), sapevano di far resuscitare un termine quasi dimenticato, diventato un tabù nella comunità scientifica: “Fusione Fredda”.

L’E-CAT – L’E-Cat è una sorta di “boiler”: scalda acqua producendo vapore, cioèE-CAT, energy catalizer energia termica. Ma nessuna reazione chimica potrebbe giustificare tutta l’energia prodotta da questo marchingegno. La spiegazione, secondo Rossi e Focardi, è una sola: il reattore innesca una reazione ancora sconosciuta tra atomi di Nichel e Idrogeno detta Lenr, Low Energy Nuclear Reaction. Energia nucleare dunque, ma non radioattiva, poiché non c’è uso di materiale fissile né produzione di scorie…

LO SCETTICISMO – L’E-Cat non viene preso in considerazione dagli alti livelli scientifici, molto scettici nei confronti della “Fusione Fredda”, anche perché Rossi si rifiuta di svelare come funziona il suo reattore: «Non voglio far la fine di Meucci» – spiega lui – ma c’è chi lo accusa apertamente di essere un “venditore di fumo”. Tuttavia in questi mesi ha continuato a far parlare di sé annunciando nuovi clamorosi sviluppi, come “L’Hot Cat”, una centrale termo-elettrica ad alta temperatura che una volta accesa fornirebbe energia praticamente illimitata. Il suo terreno di gioco infatti non è l’ambito accademico-scientifico, ma il mercato. Detiene un brevetto italiano ed ha presentato domanda per quello internazionale: vuole produrre energia con i suoi E-Cat e, soprattutto, vuole essere il primo a venderli.

IL MERCATO – Ma vendere a privati cittadini una tecnologia sconosciuta di tipo “nucleare” si è rivelato assai difficile: troppi dubbi sul reale funzionamento e troppi problemi con le norme di sicurezza. Allora ha cambiato strategia puntando sugli impianti industriali che per legge devono essere gestiti da personale specializzato. La centrale termica da 1 Megawatt a bassa temperatura che Rossi dice di aver già venduto in ambito militare ha recentemente ottenuto la certificazione di sicurezza volontaria (valida per il prototipo) da parte della società svizzera Sgs. D’ora in poi sarà più facile produrla anche per l’industria civile.
Ecco dunque il paradosso: un’invenzione che si basa su teorie scientifiche ancora sconosciute, utilizzando principi negati dalla scienza ufficiale è però acquistabile sul mercato. Il costo? Circa un milione di euro, che passando alla produzione industriale, secondo Rossi, dovrebbe abbassarsi attorno ai 100.000 euro.

L’utopia dei precursori Fleischmann e Pons è sul punto di realizzarsi? Impossibile affermarlo con certezza. Era considerata la più grande bufala scientifica degli ultimi vent’anni, ma è un fatto che i test su nuove forme di energia che hanno origine dagli studi dei due elettrochimici americani hanno ripreso un impetuoso vigore.
Se si stia preparando una rivoluzione però è ancora presto per dirlo.

 

Fonte: articolo firmato da Paolo Soglia pubblicato sul Corriere.itClicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

Obama Vs Romney, il confronto in diretta

Alle ore 19,00 del 3 ottobre 2012 (ore 03.00 del o4.09 in Italia)  il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il candidato repubblicano, Mitt Romney, si troveranno face to face  sul palco allestito all’università di Denver per il primo dei tre confronti televisivi che precederanno le elezioni.

CLICCA SULL’IMMAGINE PER VEDERE IL CONFRONTO IN DIRETTA

Il dibattito, che può essere seguito in diretta anche su Youtube, sarà diviso in sei sezioni da 15 minuti ciascuna. In tre sezioni si parlerà di economia, nelle altre tre di sanità, governabilità e ruolo del governo federale. Il moderatore sarà Jim Lehrer, storico giornalista televisivo della PBS che ha già moderato 11 confronti tv tra candidati alla presidenza (segue una guida al dibattito).

 

Come vederlo
Negli Stati Uniti il confronto sarà trasmesso da tutti i principali canali televisivi: NBC, FOX, ABC, CBS, PBS, C-SPAN, Univision, CNN, CNBC, Fox News, MSNBC. Saranno disponibili anche molti streaming online, a cominciare dal sito del Wall Street Journal e da Youtube, che per la prima volta trasmetterà i dibattiti online. SkyTg24 e RaiNews24 trasmetteranno il dibattito in diretta e con traduzione simultanea in italiano.

Che cosa dicono i sondaggi
Versione breve: Obama è in vantaggio, Romney è in svantaggio. Versione lunga: dalla fine della convention in poi Obama ha guadagnato terreno praticamente dappertutto, stando ai sondaggi, ottenendo distacchi notevoli anche in diversi stati in bilico. Gli stati considerati in bilico sono in tutto dieci – Colorado, Florida, Iowa, North Carolina, New Hampshire, Nevada, Ohio, Pennsylvania e Virginia – ma alcuni di questi praticamente non lo sono più (vedi la Pennsylvania) e in diversi altri Obama ha un vantaggio difficile da colmare, salvo grandi sorprese. Il video girato di nascosto con Romney che accusa di pigrizia e vittimismo il 47 per cento del paese ha permesso a Obama di guadagnare terreno anche in alcuni stati che finora gli erano stati più ostili. Per questa ragione, i due candidati arrivano al dibattito con aspettative molto diverse: a Obama basta andare sul sicuro e assicurarsi che non succeda niente di grave; Romney invece deve tentare di stupire.

Che cosa tenere d’occhio
Da tempo si dice che il livello di preparazione degli staff e dei candidati sia così alto, in queste circostanze, da rendere molto complicato vincere o perdere nettamente un dibattito televisivo. Benché le sorprese siano improbabili, però, è importante tenere d’occhio che cosa accadrà nella prima mezz’ora. Come fa notare Politico, la fase iniziale del dibattito fisserà il tono e il ritmo dell’intero confronto. Se Romney andrà all’attacco con forza, Obama si troverà costretto a difendersi e rispondere; altrimenti le cose procederanno in modo più prevedibile e tranquillo.

Entrambi i candidati comunque hanno davanti un compito non facile. Obama vorrà continuare a dipingere Romney come un milionario fuori dalla realtà, come ha fatto con successo in queste settimane, ma parlare troppo male del suo avversario – in sua presenza, tra l’altro – potrebbe nuocere all’alto gradimento personale che gli americani hanno nei suoi confronti (anche quelli che si fidano poco delle sue proposte). Romney vorrà attaccare Obama soprattutto sull’economia ma non vorrà suonare disfattista o pessimista, dal momento che secondo i sondaggi la maggioranza degli americani pensa che l’economia degli Stati Uniti stia ripartendo.

Le questioni delicate
Ci sono due questioni piuttosto delicate che, sebbene non all’ordine del giorno, i due candidati potrebbero rivolgere all’altro nel tentativo di metterlo in difficoltà. Per Romney è il famoso discorso ripreso di nascosto nel quale accusa il 47 per cento degli americani – quelli che non pagano la tassa sul reddito, per la precisione – di essere pigri e vittimisti. Per Obama invece il tema delicato è quanto accaduto l’11 settembre in Libia, l’aggressione al consolato di Bengasi e l’uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens: è ormai opinione diffusa tra analisti e commentatori che quel giorno qualcosa con l’intelligence sia andato storto, e Romney ha già – goffamente – criticato in passato la reazione della Casa Bianca definendola debole e subalterna.

Il gioco delle aspettative
Un pareggio per zero a zero tra Inter e Frosinone è un pareggio, ma non ha lo stesso valore per entrambe le squadre. Per questo per entrambi gli staff è fondamentale abbassare le aspettative sul loro candidato, in questo momento, così da avere poi gioco più facile nel far passare un pareggio per una vittoria, o nel contenere eventuali sconfitte. Lo staff di Obama ha fatto notare come il presidente ha meno tempo del suo avversario per preparare il dibattito, dovendo fare appunto il presidente, e non ha affrontato l’impegnativa e lunghissima serie di dibattiti che hanno temprato Romney durante le primarie. Obama stesso ha detto che «Romney è uno bravo nei dibattiti, mentre io me la cavo e basta». David Plouffe, suo importante consulente, ha detto che Romney è «più preparato di qualsiasi altro candidato, forse nella storia, di certo della memoria recente». Lo staff di Romney ha risposto dicendo che Obama è “uno dei più grandi oratori dell’era moderna”. Una portavoce di Romney, Andrea Saul, ha detto che «è difficile immaginare che qualcuno possa battere Obama in un dibattito».

 

Fonte: ilpost.it

Marco Crotta, prepper italiano, risponde ad Aldo Grasso

Segue la lettera aperta con cui Marco Crotta, prepper italiano responsabile del sito www.prepper.it, risponde al commento sulla serie televisiva “Gli Apocalittici” di National Geographic che  Aldo Grasso, noto giornalista e critico televisivo, ha pubblicato sul Corriere (e che ho riportato all’attenzione di Apocalittici.it).

 

Gentilissimo Aldo Grasso

 Le scrivo in merito al suo ultimo articolo apparso oggi sulle pagine del Corriere della Sera / Spettacoli “Gli apocalittici: pazzi che divertono“.

Mi scuso se mi presento con una lettera aperta, ma non ho trovato modo di risponderle sulle pagine del sito del Corriere, non essendo prevista una funzione di feedback o commento, cosa a cui la rete, grazie al cielo, ci ha ormai abituato…

 Sono Marco Crotta, responsabile del sito www.prepper.it, e credo di aver sdoganato la “sub-cultura” del prepping in Italia. Non più tardi di martedì 25/9 lo stesso Corriere, nella cronaca di Milano, mi aveva concesso un piccolo spazio sullo stesso tema. Spero ora vorrà concedermi un umile ma, a mio avviso, legittimo diritto di replica.

Devo dire che non sono in disaccordo con lei, anzi. Ho più volte cercato di prendere le distanze con atteggiamenti esagerati come quelli presentati nella serie americana del National Geographic. Devo dire che è stato più difficile del previsto perché i suoi colleghi, che mi hanno intervistato e filmato, hanno più volte cercato di farmi dire e farmi fare appunto cose “da pazzi”: maschere anti gas, calarsi con le funi dai palazzi e via dicendo. E’ stato mio lo sforzo di riportare gli argomenti sul piano reale eliminando frottole tanto sensazionali quanto vendibili.

Siamo italiani, abbiamo cultura e storia, e non siamo portati per quel tipo di esagerazioni. Laddove gli americani temono per il loro futuro a causa delle antiche profezie o di improbabili cataclismi di ogni genere, gli Italiani vedono il loro futuro minacciato dalla situazione economica, politica ed ecologica. Se gli americani hanno paura della fine del mondo, molti Italiani hanno paura della fine del mese. E dove i sostenitori del secondo emendamento cercano di assicurare la loro sopravvivenza con armi e munizioni, noi che nel DNA abbiamo l’arte dell’arrangiarsi pensiamo ad imparare nuovi mestieri, a studiare nuovi metodi per risparmiare e per provvedere alle necessità delle nostre famiglie.

Insomma, se le sue considerazioni si limitano a quanto rappresentato in TV per la serie d’oltre oceano, sono d’accordo con Lei, ma la prego di non voler banalizzare e generalizzare, nè di tirare in mezzo i prepper italiani.

Giustamente Lei è (anche) un critico televisivo, e deve considerare il fenomeno così come viene messo in onda. Ma se ci fermiamo un momento e cerchiamo di andare un po’ più in profondità, credo ci si spegnerà il sorriso. Perché il prepping sta prendendo piede in Italia? Perché ci sono così tantti “pazzi” in questo mondo? Provo a darle la mia risposta: perché “il futuro non è più quello di una volta“, e le prospettive sono decisamente fumose se non preoccupanti. La generazione che è stata defraudata delle sue prospettive cerca risposte nelle istituzioni e nella politica, ma queste rispose, le rare volte in cui arrivano, sono a dir poco deludenti. Trovo normale allora che si provi a trovare le risposte da sè, a cercare di provvedere a sè stessi una volta che ci si trova abbandonati e senza prospettive. Rispetto a tutto questo il prepping ovviamente non è una risposta, però non si può negare che sia il sintomo di un bisogno che non viene soddisfatto e nè trova risposte. E mi permetta di dirle che in qusto non trovo nulla di comico.

Ma torniamo alla serie TV. A questo punto, dato quello che è stato mandato in onda (e, mi creda, il bello deve ancora venire!) mi rimane una speranza: essere riuscito a marcare le differenze ed aver dimostrato che i prepper italiani sono solo persone che hanno fatto propria la saggezza dei nostri nonni, che hanno imparato a risparmiare, ad essere previdenti, a prendersi cura della famiglia pensando al domani, e che sanno farsi carico di queste responsabilità, e anche di quelle che spetterebbero alle istituzioni.

 

La ringrazio molto. Cordialmente

Marco Crotta. www.prepper.it

 

PS: no, io non sopravvierò alla fine del mondo, che cmq non ci sarà.

Giornata Mondiale dell’Habitat

Come ogni anno dal 1995 il primo lunedì di ottobre è stato designato dalle Nazioni Unite Giornata mondiale dell’habitat. Quest’anno l’anniversario cade il 1° ottobre. L’Onu ha scelto il tema del 2012: Città in corso di trasformazione, opportunità di costruzione.

IL TEMA – Un tema che unisce due concetti: la costruzione di un nuovo concetto di città – basti pensare agli enormi agglomerati urbani asiatici e del Terzo mondo – e il nuovi sistemi per l’edilizia (per esempio le case a emissione zero) che stanno trasformando un settore ad alto impatto ambientale in un’industria sostenibile. L’idea delle Nazioni Unite è invitare a riflettere sullo stato delle nostre città e sui diritti basilari di tutti (per esempio quello dell’accesso all’acqua). La Giornata dell’habitat vuole ricordare all’umanità le sue responsabilità collettive per il futuro dell’ambiente, in quanto è proprio nelle città che si realizzano i sogni di un domani migliore.

HABITAT E CITTÀ – Molti sono infatti coloro che lasciano le zone rurali per inseguire i sogni di un futuro prospero in una grande città e l’esplosione delle zone urbane nei Paesi in via di sviluppo ne è una testimonianza inequivocabile. L’Onu, quindi, vuole sottolineare la necessità di un piano globale per le città, in quanto – come è stato più volte sottolineato in varie occasioni – città senza una pianificazione urbana portano a uno sviluppo caotico e senza futuro. Invece città con una seria pianificazione possono continuare a costituire buone opportunità per gli attuali e futuri residenti.

 

Fonte: Corriere.it. Clicca QUI per per accedere al sito e fruire di tutti gli approfondimenti a disposizione

Effetto Fukushima, paura del nucleare in India

New Delhi – Circa 3 mila pescatori indiani hanno oggi tentato di bloccare un porto sulla costa dello stato meridionale del Tamil Nadu per protestare contro l’attivazione di una centrale nucleare. Lo riferisce la Pti, la principale agenzia di stampa indiana. A bordo di circa 500 pescherecci hanno formato una barriera per impedire l’accesso delle navi nel porto di Tuticorin.

Vista della centrale di Kudankulam

E’ intervenuta la Guardia costiera che ha disperso le imbarcazioni. I dimostranti, insieme a gruppi di ecologisti, hanno poi organizzato un sit-in in acqua e una catena umana nel centro urbano. I pescatori chiedono di fermare i lavori nell’impianto di Kudankulam dove in questi giorni è iniziato il processo di caricamento di un reattore in seguito al via libera di un ente indiano competente per l’energia nucleare. Le proteste contro la centrale di Kudankulam, la più grande in India, realizzata con l’aiuto russo, erano riprese lo scorso mese dopo la ripresa dei lavori interrotti dopo la tragedia di Fukushima. Lo scorso 10 settembre un pescatore era morto in scontro con la polizia a Tuticorin. Il progetto da 2 miliardi di dollari, composto da due reattori da mille watt ciascuno forniti da Mosca, era nato nel lontano 1988 grazie a un’intesa tra l’allora primo ministro Rajiv Gandhi e il leader russo Mikhail Gorbachev. (ANSA).