Archivi tag: guerra

Israele – Gaza, escalation “molto probabile”

L’escalation è “molto probabile”, concordano gli esperti. Mentre il botta-e-risposta tra Israele e Gaza è arrivato a quota 3 morti israeliani, 11 morti palestinesi e decine di feriti in meno di un giorno, si comincia a pensare a cosa accadrà nelle prossime ore. La memoria corre al 2008/2009 e all’operazione Cast Lead, l’ultimo massiccio intervento militare israeliano a Gaza costato la vita a 1400 palestinesi. Solo che allora la situazione regionale era parecchio diversa e i due storici nemici si confrontavano muro contro muro uno con l’altro (con Hamas, al potere a Gaza, privo del sostegno della metà palestinese facente capo a Fatah).

Oggi i palestinesi sono ancora divisi ma il presidente Abu Mazen, il partener negoziale d’Israele, è deluso dallo stallo dei negoziati e si prepara ad andare all’Onu il 29 novembre a chiedere il riconoscimento della Palestina. C’è poi la frontiera tra Gaza e Egitto che nel 2008/2009 era controllata da Mubarak e oggi dipende invece da quei Fratelli Musulmani dialoganti sì con Israele per quanto riguarda la sicurezza del Sinai ma anche legatissimi ad Hamas al punto da aver già richiamato l’ambasciatore egiziano da Tel Aviv (Israele ha fatto lo stesso). Infine c’è la crisi siriana con le alture del Golan già teatro di scambi di colpi (per la prima volta dal 1973) e il rischio di contagio nella tesissima Giordania (dove ci sono stati scontri per il costo della benzina) e in Turchia (con Erdogan pronto a premere il grilletto contro Damasco e i turchi pronti a premerlo contro di lui se dovesse trascinarli in una guerra che non vogliono).

Hamas risponderà come può alla raffica di raid israeliani (l’operazione è stata chiamata Colonna di fumo) utilizzando probabilmente tutto l’arsenale che ha giacché capisce che il momento è favorevole (fare fronte comune contro Israele ha sempre appianato sia pur temporaneamente le divergenze tra i vari popoli e i vari governi arabi). Dall’altro lato c’è il premier israeliano Natanyahu che guarda alle elezioni di gennaio e da un lato vuole evitare di arrivarci in guerra ma dall’altro non può mostrarsi più debole di quel che fu nel 2008/9 il suo predecessore e oggi possibile sfidante Olmert (Netanyahu ha poca voglia di intervenire con una operazione di terra a Gaza ma, dicono i vertici militari, dipenderà dalla reazione di Hamas).

Il punto non è tanto chi sia il comandante di Hamas ucciso, Ahmed Jabari, un uomo importante certamente, il sequestratore di Gilad Shalid nonché un super-ricercato da Israele (che ha tentato di ucciderlo più volte), ma pur sempre una figura che verrà rapidissimamente sostituita con un altro graduato delle Brigate Qassam. Il punto, spiega l’analista dell’International Crisis Group Nathan Trall, è piuttosto il momento storico in cui questa escalation avviene, un momento in cui qualcuno da Gaza fa filtrare la notizia che Hamas potrebbe anche colpire la centrale nucleare di Dimona (una sparata ovviamente, che però suggerisce il clima).

Fonte: articolo di Francesca Paci pubblicato su lastampa.it

Ancora esercitazioni di guerra, stavolta in Russia

Esercitazioni su grande scala sono state portate a termine dalla Strategic Nuclear Forces sotto il comando del Presidente Vladimir Putin, secondo il segretario di stampa della Presidenza Dmitri Peskov.

Peskov ha dichiarato che queste erano le prime esercitazioni nucleari su così vasta scala nella storia moderna della Russia.

Venerdì un missile balistico intercontinentale della serie Topol è stato lanciato con successo dal cosmodromo di Plesetsk nella regione di Arkhangelsk.

Sempre venerdì il sottomarino nucleare Svyatoy Georgiy Pobedonosets, della flotta del Pacifico, ha lanciato un missile balistico dal mare di Okhotsk al sito test di Chizha nel nord della Russia europea, mentre un bombardiere strategico Tupolev-95 e un Tupolev-160 hanno lanciato quattro missili nel sito test di Pemboi nella regione degli Urali.

Pemboi è anche diventato il sito dove le truppe russe per la prima volta sono riuscite con successo a colpire un missile cruiser con il sistema di artiglieria antiaereo terra-aria di ultima generazione Pantsir-S (SA-22 Greyhound).

Continuano quindi i test su vasta scala dopo le esercitazioni navali nello stretto di Hormuz di qualche settimana fa a cui hanno preso parte circa una trentina di nazioni.

FONTE: Voice of Russia

Crisi dei missili di Cuba, 50 anni fa il Mondo si affacciò alla soglia dell’Apocalisse

Alle 19.00 del 22 ottobre 1962, ora di Washington D.C., i programmi delle principali stazioni televisive americane si interruppero per mandare in onda un annuncio speciale da parte del trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy. In circa diciassette minuti, di fronte al crescente stupore dei suoi concittadini, Kennedy rivelò che gli Stati Uniti avevano scoperto che l’Unione Sovietica stava installando segretamente nell’isola di Cuba basi missilistiche in grado di lanciare missili con testate nucleari sul territorio americano. Un mondo ancora stordito dall’onda lunga delle bombe di Hiroshima e Nagasaki si trovò di fronte alla concreta possibilità di un conflitto nucleare tra le due Superpotenze che dalla fine della guerra si erano rese protagoniste di un’estenuante competizione per l’egemonia mondiale.

httpv://www.youtube.com/watch?v=P7YkJxQT_0Y

Il 14 ottobre 1962, con il  volo sull’isola di Cuba effettuato dall’aereo-spia U-2 pilotato dal maggiore Richard Heyser, si apre “ufficialmente” la Crisi di Cuba. Le foto scattate ad alta quota dal velivolo furono immediatamente inviate al National Photographic Interpretation Center, dove furono messe a confronto con i dati raccolti e forniti dalla CIA nei mesi precedenti. Da questo raffronto fu possibile stabile nel giro di poche ore che gli impianti fotografati dall’U-2 erano ranpe di lancio per missili a raggio medio e intermedio in via di allestimento.

Il fatto rimase segreto fino all’annuncio televisivo di Kennedy e da quel momento in poi il mondo dovette assistere ad un’escalation della tensione i cui esiti non escludevano gli scenari più apocalittici. USA e URSS poggiavano i gomiti sull’isola di Cuba per sfidarsi in un braccio di ferro di portata mondiale. Se gli USA non potevano sopportare la minaccia di missili a testata nucleare sovietici a Cuba, per i sovietici erano inaccettabili gli arsenali di missili Jupiter dislocati il Turchia e in Italia. Se gli USA trovavano intollerabile l’officina socialista cubana a un passo da casa loro, per i sovietici lo era altrettanto la vetrina capitalista di Berlino Ovest.

Nikita Krusciev e J.F. Kennedy giocarono la più pericolosa partita a scacchi mai giocata sul mondo. Una partita a scacchi anomala poichè lo scopo non era vincere o perdere, ma la salvezza dell’intera scacchiera con tutti i pezzi sopra. Lo spettro di una guerra nucleare aleggiò su un mondo inconsapevole fino agli ultimi sei drammatici giorni. Il 28 ottobre 1962, dopo giorni di intensa e frenetica attività militare e diplomatica fu, quasi miracolosamente, la diplomazia a mostrarsi risolutiva. Quel giorno le navi sovietiche dirette verso Cuba, decise a sfidare la “quarantena” americana, invertirono la loro rotta. USA e URSS trovarono un accordo in base al quale la prima si impegnava  a smantellare i missili Jupiter in Turchia e a non interferire nella politica interna cubana per rovesciarne il regime, e la seconda si impegnò a rinunciare all’installazione di missili a Cuba e a smantellare le rampe esistenti.

In quell’ottobre di mezzo secolo fa il mondo si  è trovato ad un passo dall’Apocalisse, così vicino da poterla guardare negli occhi. Miliardi erano le vittime stimate solo per l’inizio di un conflitto impossibile da immaginare. Eppure, tutto questo orrore e la possibilità di vederlo concretizzato non è bastato. A cinquanta anni da quei drammatici giorni gli arsenali nucleari nel mondo sono aumentati e la potenza distruttiva degli ordigni stipati è cresciuta esponenzialmente.

 

IL DISARMO NUCLEARE DISARMA L’APOCALISSE

 

Fonti:

  • “I missili di ottobre” di Leopoldo Nuti, edizioni LED;
  • “Storia delle relazioni internazionali” di Ennio Di Nolfo, edizioni Laterza.

 

 

“Fidel Castro è morto”, rimbalza la voce su internet.

Fidel Castro è morto“. La voce è partita dal noto giornalista cubano Alberto Muller che l’ha diffusa tramite il suo blog e su Twitter. Anche il quotidiano venezuelano “El Nacional” parla di “morte cerebrale” per il Líder Máximo. Fidel Castro, indifferentemente da che parte lo si guardi, rappresenta una figura fondamentale  della storia e degli equilibri geopolitici degli ultimi 50 anni. La crisi dei missili  nell’ottobre del 1962 portò il mondo ad affaciarsi concretamente alla soglia dell’Apocalisse. E, all’epoca non erano solo chiacchiere.

 

LE CONDIZIONI-Tutti chiedono, nessuno ha la certezza. La comunità cubana in esilio a Miami non si sorprende. «Ogni giorno si parla di questa ipotesi». Ma Muller che vive a Miami sembra convinto: «Da mesi la sindrome da demenza senile di Castro si è aggravata fino al punto che il leader rivoluzionario cubano non riesce neanche a sedersi a cenare con i suoi figli». E ancora: «Non riesce più a camminare».

A CUBA– Le notizie circolano all’estero. Ma a Cuba? Risponde la blogger Yoani Sanchez: «Non ho nessuna certezza, circolano solo voci…». Voci che lo vorrebbero, appunto, morto. È da mesi che Castro non parla in pubblico e, soprattutto «non si è congratulato con Hugo Chavez per il trionfo alle elezioni e che la sua presenza è sparita dalla stampa cubana». E una grave malattia intestinale lo ha costretto, nel luglio 2006, a delegare i poteri al fratello Raul, che formalmente ha assunto la presidenza di Cuba nel 2008.

fonte Corriere.it.

La Turchia colpisce obbiettivi in Siria dopo il colpo di mortaio che ha ucciso cinque persone

Mercoledì l’artiglieria turca ha colpito obbiettivi in Siria uccidendo alcuni soldati dopo che un colpo di mortaio sparato dalla Siria ha ucciso cinque civili turchi e ha spinto la NATO a chiedere l’immediata cessazione degli “atti aggressivi” della Siria.

Nella più seria escalation transfrontaliera in 18 mesi di rivolta in Siria, la Turchia ha risposto al fuoco a quella che ha definito “l’ultima goccia”, quando un colpo di mortaio è stato sparato verso un quartiere residenziale di Akcakale, città lungo il confine con la Siria.

Il Syrian Observatory for Human Rights ha dichiarato che alcuni soldati siriani sono stati uccisi durante il bombardamento turco di una postazione militare vicino la città siriana di Tel Abyad, poche miglia dalla frontiera con Akcakale. Non è stato comunicato quanti soldati sono morti.

La NATO ha invitato la Siria a mettere fine alle “flagranti violazioni del diritto internazionale”.

L’alleanza militare guidata dagli USA ha tenuto una riunione urgente a tarda notte in Brussels per discutere la questione, e più tardi, sempre mercoledì, a New York. La Turchia ha chiesto al Consigli di Sicurezza delle Nazioni Unite di prendere le necessarie misure per fermare l’aggressione della Siria.

In una lettera al presidente del Consiglio di Sicurezza delle 15 nazioni, l’ambasciatore turco all’ONU Ertugrul Apakan ha chiamato il colpo di mortaio “una flagrante violazione del diritto internazionale, nonché una violazione della pace e della sicurezza internazionale”.

I diplomatici dell’ONU hanno detto che i membri del Consiglio di Sicurezza sperano che giovedì possa essere emesso un comunicato non vincolante che condanni l’attacco di mortaio “nei più forti termini”, e chieda la fine alle violazioni della sovranità territoriale della Turchia.

I membri avevano sperato di poter emettere il comunicato già mercoledì, ma la Russia, un fedele alleato della Siria, che insieme con la Cina ha votato tre risoluzioni ONU condannando il governo del presidente Bashar al-Assad – ha chiesto di ritardare, hanno detto i diplomatici.

Non era chiaro chi avesse esploso il colpo di mortaio nel territorio turco, ma fonti della sicurezza hanno detto che la Turchia sta incrementando il numero di truppe lungo il confine.

Le nostre forze armate nella regione di confine hanno risposto immediatamente a questo abominevole attacco in linea con le loro regole d’ingaggio. Obbiettivi sono stati colpiti con fuoco di artiglieria contro siti in Siria identificati dal radar”, ha detto l’ufficio del Primo Ministro Tayyp Erdogan in un comunicato.

La Turchia non lascerà mai senza risposta tali tipi di provocazioni del regime siriano contro la nostra sicurezza nazionale”.

La Siria ha comunicato che sta investigando l’origine del colpo di mortaio e ha chiesto moderazione. Il Ministro dell’Informazione Omran Zoabi ha trasmesso le sue condoglianze al popolo turco dicendo che il suo paese ha rispettato la sovranità dei paesi limitrofi.

Il parlamento turco deve votare oggi per una proroga di cinque anni per poter effettuare operazioni transfrontaliere con i propri militari, un accordo originariamente destinato a consentire attacchi alle basi dei militanti curdi nel nord dell’Iraq.

Il voto potrebbe ora essere esteso per includere operazioni in Siria, ha detto un deputato del partito di governo alla televisione turca.

I residenti di Akcakale, radunati fuori dall’ufficio del sindaco locale, temono di tornare alle loro case a causa del fuoco di artiglieria che rimbomba per la città.

Non siamo riusciti a dormire nelle nostre case per 15 giorni, dobbiamo dormire nelle case dei nostri parenti più lontani dal confine, perché laggiù non è sicuro”, ha detto Hadi Celik, un negoziante di 42 anni padre di cinque figli che si trovava tra la folla fuori dall’ufficio del sindaco.

Washington vede la Turchia come un giocatore fondamentale nel sostenere l’opposizione contro la Siria e pianificare il dopo Assad. La Casa Bianca ha detto mercoledì di stare dalla parte del “nostro alleato turco”. Ma Ankara si è trovata sempre più isolata e frustrata da una mancanza di consenso internazionale su come terminare il conflitto.

Erdogan ha coltivato per lungo tempo buone relazioni con Assad ma è diventato un severo critico dopo che è iniziata la rivolta siriana l’anno scorso, accusandolo di aver creato uno “stato terrorista”. Erdogan ha permesso ai ribelli siriani di organizzarsi in suolo turco e ha spinto per ottenere una zona protetta in Siria.

Lunedì il Ministro degli Esteri della Siria ha accusato la Turchia, gli Stati Uniti, la Francia, l’Arabia Saudita e il Qatar di armare e rifornire i ribelli intenti a rovesciare Assad, un’accusa che Ankara ha ripetutamente negato.

PROSSIMI PASSI

 Lo spargimento di sangue della Siria si è avvicinato sempre di più al confine con la Turchia mentre la rivolta contro Assad scivola sempre più in una guerra civile.

Negli ultimo 20 o 25 giorni ci sono stati scontri molto pesanti dal lato siriano. Abbiamo sentito gli effetti di questo in Akcakale” ha dichiarato il Parlamento.

I residenti, infuriati per la crescente violenza in Siria, sono scesi in strada a protestare contro le autorità locali dopo il colpo di mortaio esploso in una zona residenziale che ha ucciso due donne e tre bambini.

Le persone qui sono in ansia, perché noi lo abbiamo già passato”, ha detto a Reuters Ahmet Emin Meshurgul, responsabile locale della Turkish Red Crescent. “ Le forze di sicurezza tentano di convincere la gente a lasciare il quartiere vicino al confine, ma adesso siamo stati colpiti proprio nel mezzo della città”.

Il Segretario Generale Delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha esortato la Turchia a mantenere tutti i canali di comunicazione con la Siria aperti. Più tardi ha emesso un comunicato “Il governo siriano deve rispettare l’integrità territoriale dei vicini così come deve porre fine alla violenza contro il popolo siriano”.

Il Segretario di Stato USA Hilary Clinton ha espresso indignazione per il colpo di mortaio dalla Siria e ha detto che Washington discuterà con Ankara quali dovrebbero essere i prossimi passi chiamando la diffusa violenza una “situazione molto, molto pericolosa”.

Il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha detto che Clinton lo ha rassicurato sul pieno appoggio da parte di Washington alle Nazioni Unite e alla NATO.

 

RIUNIONE NATO

La risposta militare turca contrasta con la sua relativa moderazione quando la Siria ha abbattuto un jet da ricognizione turco nel mese di giugno. Ankara ha incrementato la sua presenza militare lungo i suoi 900 km di confine con la Siria e ha chiesto una riunione della NATO.

Questa riunione è stata solo la seconda, nei 63 anni di storia della NATO, che i membri hanno convocato in base all’articolo 4 del suo statuto, che prevede consultazioni quando uno stato membro sente minacciata la propria integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza.

L’articolo è stato invocato per un incontro a Brussels degli ambasciatori della NATO mercoledì sera, dopo del quale è stato dichiarato che il bombardamento “costituisce una causa di grande preoccupazione, ed è fortemente condannato dagli alleati”.

L’alleanza continua a rimanere dalla parte della Turchia e chiede la immediata cessazione di tali atti aggressivi contro un alleato, ed esorta il regime siriano di mettere fine alle flagranti violazioni del diritto internazionale”, ha aggiunto un comunicato rilasciato dopo la riunione.

Lo stesso dice che i recenti atti di aggressione da parte della Siria sono un “chiaro e presente pericolo alla sicurezza di uno degli alleati (NATO)”.

Il vice Primo Ministro turco Bulent Arinc ha detto dopo l’attacco di mortaio: “ Questo ultimo incidente è l’ultima goccia. La Turchia è uno stato sovrano. Il suo proprio territorio è stato attaccato”.

Ci deve essere una risposta a questo in base al diritto internazionale”, ha detto, secondo la Cihan, agenzia di stampa turca.

Circa 30.000 persone sono state uccise in Siria, dicono gli attivisti, in un conflitto con crescenti toni settari che rischia di attirare forze sunnite e sciite.

La violenza in Siria si è intensificata mercoledì con tre attacchi di auto-bomba e una raffica di mortaio sparata in un distretto controllato dal governo che ospita un club di ufficiali militari, uccidendo 48 persone, secondo gli attivisti.

Gli sforzi per risolvere il conflitto alle Nazioni Unite sono stati bloccati da uno stallo nel Consiglio di Sicurezza tra potenze occidentali alla ricerca di una dura presa di posizione contro Assad, e Russia e Cina che temono che una risoluzione ONU contro la Siria possa essere il primo passo verso un intervento militare.

Anche un tentativo egiziano di riunire l’Egitto, la Turchia, l’Iran e l’Arabia Saudita per cercare una soluzione regionale alla crisi sembra non riuscire ad andare da nessuna parte dopo che l’Arabia Saudita si è mantenuta alla larga per due volte da un incontro tra i quattro paesi.

FONTE: Reuters

 

Il conflitto in Siria si avvicina pericolosamente al confine Turco

Un colpo di mortaio lanciato nello svolgersi del conflitto in Siria ha oltrepassato il confine uccidendo cinque persone tra cui una donna e i suoi tre figli. L’esercito Turco ha risposto immediatamente a quella che ha ritenuto essere una provocazione, con una ritorsione immediata che è andata a colpire obbiettivi sensibili in territorio siriano.

In un comunicato emesso dal Primo Ministro turco Tayyp Erdogan, dopo aver ammesso l’effettiva ritorsione, ha avvertito che le provocazioni siriane “non saranno mai senza risposta”. Nel comunicato si riferisce anche del contatto avvenuto con il Segretario Generale della NATO per convocare una riunione urgente dei suoi membri.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha poi avvertito il governo della Siria di rispettare l’integrità territoriale dei propri vicini, e ha fatto notare come lo spostarsi del conflitto fino al confine con la Turchia dimostri come lo stesso stia aumentando d’intensità.

Alcune fonti dichiarano che la Turchia stia ammassando carri armati, artiglieria e batterie missilistiche al confine con la Siria che nel frattempo tace.

Live Update sugli eventi in Siria su Reuters

Contesa tra Cina e Giappone per le isole Senkaku

 

Ultimi aggiornamenti della contesa tra Cina e Giappone per le isole Senkaku/Dyaoyu.

Jin Baisong, Chinese Accademy of International Trade, ha suggerito al governo cinese di effettuare un attacco ai bond giapponesi per mettere in ginocchio il paese finché questo non si deciderà a cambiare idea sulla nazionalizzazione delle isole Senkaku/Dyaoyu (La Cina è il maggior creditore del Giappone con 230 miliardi di dollari di bond detenuti).

Questa provocazione segue l’avvertimento del generale Xu Caihou, China’s Central Military Commission, rivolta a i militari cinesi di tenersi pronti per possibili scontri; e l’ingresso nelle acque delle isole contese da parte di sei navi di pattuglia della repubblica popolare contraria alla nazionalizzazione delle isole.

Il Segretario della Difesa americano Leon Panetta chiama alla calma i due stati e si dichiara neutrale, mentre Kurt Campbell, Assistant Secretary of State for East Asian and Pacific Affairs, ha ricordato che le isole sono incluse nel patto di difesa reciproca tra Usa e Giappone.

La Cina accusa gli Stati Uniti per le esercitazioni di questi giorni nelle isole Tinian e per gli investimenti e incoraggiamenti nei confronti della difesa del Giappone accusato infatti di voler costruire nelle isole una base per la difesa da missili balistici.

Il People’s Daily, giornale di propaganda del Partito Comunista Cinese, riporta l’ammonimento di Zhang Zhaozhong, professore militare del PLA National Defense University: “esercitazioni militari tra USA e Giappone ci sono tutti gli anni, ma questa è la prima volta che le esercitazioni si sono focalizzate sull’invasione di isole”.

Zhan Zhaozhong si era già messo in evidenza, nel novembre del 2011, per aver dichiarato che la Cina non avrebbe esitato ad allearsi con l’Iran in caso di attacco, e successivamente, all’inizio di quest’anno, per aver annunciato che avrebbe usato pescherecci caricati di esplosivo in attacchi suicida contro il nuovo cacciatorpediniere della Difesa USA per la strategia nel pacifico.

In mezzo a queste manovre politico/militari alcuni dissidenti cinesi iniziano ad affermare che la Repubblica Popolare stia dietro l’organizzazione di alcune delle proteste susseguitesi in questi giorni.

PER APPROFONDIRE:

*Le pagine qui elencate sono anche le fonti del presente articolo.

 

Venti di guerra in estremo oriente.

Manila e Pechino da tempo si disputano un pugno di isolotti di poco conto geografico, poco più di banchi di sabbia, che in realtà sono una base importante per raggiungere giacimenti di gas e petrolio. La regione subacquea è ritenuta la quarta al mondo per queste risorse naturali.

isola Huangyan (Scarborough)

 

Attraverso un editoriale del China Daily, ritenuto voce ufficiale del governo, si apprende che la Cina è pronta a scendere in guerra per far valere i suoi diritti sulla zona.

(da il Corriere.it, clicca qui per saperne di più)