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Un po’ di tutto

Margherita Hack, la star del Pisa Book Festival

Pisa Book Festival: grande successo per l’incontro con Margherita Hack

Ieri (25 novembre 2012) accoglienza da stadio e pubblico record per Margherita Hack, dove l’astrofisica ha presentato il suo libro ‘Io credo. Dialogo tra un’atea e un preté (Nuova dimensione). L’auditorium del Palacongressi era gremito da centinaia di spettatori e per questo gli organizzatori hanno deciso di raddoppiare l’incontro con la Hack e riproporlo anche oggi alle 10. In sala, Margherita Hack e don Pierluigi Di Piazza, si sono confrontati sui grandi temi della vita e della scienza, ma anche sull’attualità politica.

“Dio è un’invenzione – ha detto l’astrofisica – perché sappiamo tutto sull’evoluzione dell’universo, ma non sappiamo perché l’universo esiste ed è un dato di fatto che qualcuno deve spiegarsi con la fede”. Per Di Piazza, prete di frontiera da vent’anni a contatto con i diseredati ma anche animatore culturale, dice che il trascendente non è uguale per tutti: “Io – ha spiegato il sacerdote – mi sento laico, umile, credente e anche prete. Sono invece ateo rispetto a un certo Dio, quello dei razzisti e di chi lo usa per fare le guerre”.

Al centro del dibattito anche il testamento biologico. “Io spero – ha detto Margherita Hack – che sia lasciata a una persona la libertà di decidere della propria vita”. E Di Piazza, un po’ a sorpresa, ha difeso la battaglia di Peppino Englaro: “Quella vicenda è la storia di un amore di un padre verso la figlia. Un Paese civile deve rispettare le persone che hanno fatto tutti i passaggi alla luce del sole prima di arrivare alla decisione estrema. Dio ci ha dato la vita ma anche la responsabilità per decidere”.

L’astrofisica ha auspicato un Paese che nel futuro immediato sappia destinare più fondi per la ricerca e la cultura e che riduca la burocrazia e le ruberie, mentre il sacerdote non ha risparmiato critiche al Governo Monti: “Da un esecutivo tecnico, in questo momento di difficoltà economiche, mi sarei aspettato un’immediata riduzione delle spese per gli armamenti e invece non l’ha fatto”. “E poi a che servono quei soldi? – ha replicato con battuta pronta la Hack – Per fare la guerra a chi? La verita è che Gesù è stato il primo socialista della storia, che si occupato prima dei popoli e poi di se stesso”.

 

Fonte: www.pisatoday.it

 

 

Piccolo Spazio Pubblicità: acqua pubblica, e bevi da protagonista.

ACQUA PUBBLCA, E BEVI DA PROTAGONISTA

Sull’acqua il massimo della trasparenza, questo è il nome della campagna informativa ideata da Coop e Federutility, la  federazione delle imprese energetiche e idriche, per rilanciare “l’acqua di casa“.

In 500 punti vendita Coop saranno esposte le tabelle contenenti i 9 parametri sulla qualità dell’acqua pubblica, quella che esce dai rubinetti delle nostre case,  e saranno distribuiti un milione di opuscoli descrittivi per leggere meglio le “etichette”.

 

 

Scaramanzia e Portafortuna.

Un oggetto, un gesto o anche la semplice ritualità. Secondo un sondaggio realizzato da NetBetCasino.it in collaborazione con LivePartners (su un campione di 4 mila giocatori di entrambi i sessi) l’86% dei giocatori italiani si rivela scaramantico.

A livello nazionale i portafortuna preferiti dai giocatori sono il cornetto rosso (22%), i riti scaramantici come ad esempio “incrociare le dita” o rispettare una determinata routine durante il gioco (19%), il ferro di cavallo (18%), il quadrifoglio verde (11%) o gli indumenti rossi (10%).

Ma ogni regione ha le sue preferenze in quanto a portafortuna da utilizzare al gioco. Ad esempio nel Lazio il cornetto rosso (52%) e il ferro di cavallo (30%) sono in assoluto i portafortuna più utilizzati, mentre in Lombardia i giocatori preferiscono il quadrifoglio verde (48%) e in Umbria i riti scaramantici (50%). Quello di munirsi di un portafortuna è un rituale molto diffuso in tutte le regioni d’Italia: solo il 14% degli italiani dichiara di non avere alcun talismano, di non fare uso di alcun amuleto, di non eseguire alcun rito scaramantico né di avere alcuna persona che porti fortuna.

«Non è vero, non ci credo, ma comunque non si sa mai» è la risposta data dalla maggior parte degli italiani. Da sempre l’uomo crede nei talismani che propiziano e attirano particolari benefici, negli amuleti che proteggono dalla sfortuna, nei gesti scaramantici quali ad esempio “toccare ferro,” uno dei gesti più diffusi fin dall’antichità perché a questo metallo venivano attribuite proprietà magiche e difensive molto potenti.

Così quando si tenta la fortuna si ricorre a qualsiasi oggetto e anche a persone speciali. Quanto di tutto ciò è veramente efficace? Secondo i dati raccolti chi ha un talismano o un amuleto quando gioca ha più fortuna, così come anche -tra i maschi- vince di più chi è in compagnia di una donna. I portafortuna funzionano soprattutto perché aumentano la fiducia in se stessi e la perseveranza. Insomma influenzano psicologicamente in positivo e quindi portano davvero fortuna ottimizzando le aspirazioni dei giocatori, i livelli di sforzo e più in generale la qualità del gioco.

 

Ed ecco, regione per regione, i portafortuna preferiti:

 

ABRUZZO

Riti scaramantici: 52%

Cornetto rosso: 35%

Quadrifoglio verde: 9%

 

BASILICATA

Cornetto rosso: 49%

Ferro di cavallo: 27%

Riti scaramantici: 15%

 

CALABRIA

Ferro di cavallo: 54%

Cornetto rosso: 22%

Riti scaramantici: 17%

 

CAMPANIA

Cornetto rosso: 57%

Ferro di cavallo: 28%

Riti scaramantici: 11%

 

EMILIA ROMAGNA

Indumenti rossi: 49%

Riti scaramantici: 32%

Ferro di cavallo: 16%

 

FRIULI VENEZIA GIULIA

Quadrifoglio verde: 47%

Cornetto rosso: 25%

Riti scaramantici: 19%

 

LAZIO

Cornetto rosso: 52%

Ferro di cavallo: 30%

Riti scaramantici: 13%

 

LIGURIA

Coccinella: 45%

Quadrifoglio verde: 28%

Indumenti rossi: 16%

 

LOMBARDIA

Quadrifoglio verde: 48%

Cornetto rosso: 26%

Riti scaramantici: 20%

 

MARCHE

Riti scaramantici: 46%

Cornetto rosso: 33%

Quadrifoglio verde: 12%

 

MOLISE

Ferro di cavallo: 47%

Cornetto rosso: 28%

Riti scaramantici: 18%

 

PIEMONTE

Indumenti rossi: 47%

Oggetti in oro: 26%

Coccinella: 18%

 

PUGLIA

Cornetto rosso: 50%

Ferro di cavallo: 32%

Riti scaramantici: 15%

 

SARDEGNA

Ferro di cavallo: 55%

Cornetto rosso: 30%

Riti scaramantici: 12%

 

SICILIA

Ferro di cavallo: 53%

Cornetto rosso: 29%

Riti scaramantici: 11%

 

TOSCANA

Oggetti in oro: 46%

Riti scaramantici: 28%

Ferro di cavallo: 17%

 

TRENTINO ALTO ADIGE

Quadrifoglio verde: 39%

Coccinella: 27%

Indumenti rossi: 16%

 

UMBRIA

Riti scaramantici: 50%

Oggetti in oro: 19%

Coccinella: 15%

 

VALLE D’AOSTA

Quadrifoglio verde: 34%

Coccinella: 33%

Indumenti rossi: 25%

 

VENETO

Oggetti in oro: 43%

Indumenti rossi: 40%

Riti scaramantici: 12%

 

Fonte: lastampa.it

Diabolik, la serie.

L’ombra non lascia tracce

Non commette errori

Non esita mai

Non ha legge

Non conosce limiti

Non ha identità

L’ombra ha mille volti

Ma un solo nome

httpv://www.youtube.com/watch?v=O4zmzfSpRKQ

Diabolik, il personaggio creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani che ha dato un’anima al fumetto più longevo nel panorama italiano, e che proprio quest’anno compie 50 anni, vivrà per la prima volta sul piccolo schermo.

Sky Cinema sta lavorando alla realizzazione della serie tratta dal fumetto cult, con 13 episodi fedeli alla linea tracciata dalle due autrici che saranno pronti non prima di due anni…

Diabolik nasce il primo novembre 1962 nell’Italia del boom economico: è un ladro inafferrabile, un killer spietato. La sua identità è celata da una maschera, divenuta la “firma” del fumetto. Ha una passione per i gioielli e le opere d’arte e prepara i suoi colpi in modo impeccabile, fuggendo a bordo della mitica Jaguar nera.

La serie (13 episodi da 50 minuti) farà calare lo spettatore nel mondo sospeso nel tempo di Diabolik. I personaggi principali, Eva, Ginko ed Altea, affiancheranno il protagonista e gli faranno vivere una nuova dimensione, non più solo eroe di carta.

Il progetto, che sta attirando l’interesse del mercato internazionale, sarà realizzato con la collaborazione di Mario Gomboli, che ha raccolto l’eredità delle sorelle Giussani e ne prosegue l’avventura, curando la pubblicazione dei fumetti attraverso la casa editrice Astorina.

 

Fonte: lastampa.it

 

 

Ecomondo, green economy per uscire dalla crisi

Settanta proposte per affrontare la crisi dell’Italia con un nuovo sviluppo in chiave verde da discutere in due giorni. Con questo obiettivo prendono il via a Ecomondo di Rimini gli Stati generali della green economy promossi dal ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese verdi. L’appello del presidente Napolitano, letto in apertura del summit è stato esortativo: “L’Italia può e deve, senza ulteriori esitazioni, colmare i ritardi rispetto agli standard europei e darsi più validi presidi nella difesa dell’ambiente e delle biodiversità, nella gestione sostenibile delle risorse naturali, nella valorizzazione del paesaggio e del territorio, nella generale adesione a comportamenti più sobri e rispettosi dell’ecosistema“.

 



Raggiungere standard europei è lo percorso che il governo sta portando avanti “concretamente“, ha spiegato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che si è detto “soddifatto” della rielezione di Obama. Che resti alla Casa Bianca per l’Italia “è un bene. Col suo staff abbiamo costruito un’ottima relazione“, ha aggiunto il ministro, “se non fosse stato eletto si sarebbe interrotto il percorso sulle energie rinnovabili. Abbiamo rapporti, per me anche personali, di lunghissima data con il gruppo che lavora con il presidente Obama – ha detto Clini -. Il percorso che hanno avviato sulla green economy è molto importante anche per l’Europa“.

Economia verde contro la crisi.Le imprese che hanno preparato gli Stati generali hanno risultati che dimostrano che la green economy in Italia è la chiave per uscire dalla crisi, ha spiegato Clini. “Oggi ci sono più di 1000 partecipanti ed è importante“, ha continuato il ministro sottolineando che “oggi e domani io e il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, faremo una riunione con le parti sociali più dinamiche dell’economia italiana ossia le imprese della green economy“. Perché il governo è “impegnato in questo settore” ha aggiunto il ministro. “Abbiamo messo in moto dei meccanismi concreti che rendano più semplici le procedure per fare non soltanto energie rinnovabili ma anche per risanare i siti contaminati industriali e promuovere investimenti in questo settore“. Inoltre, “abbiamo rafforzato le misure di incentivazione per l’efficienza energetica, abbiamo creato un fondo per l’occupazione giovanile nei settori della green economy e il credito di imposta per chi investe in ricerca e innovazione in campo ambientale“.

Fotovoltaico. Sotto le volte della Fiera di Rimini, l’edizione numero 16 di Ecomondo, si è alzato il sipario sull’impianto fotovoltaico realizzato da Green Utility e sviluppato sui 100mila metri quadri di copertura dei padiglioni. Una potenza di 4.332 kWp per rendere il quartiere autonomo sotto il profilo del fabbisogno energetico. “L’impianto si regge da solo – ha osservato Clini – senza incentivi che lo tengano in piedi. E’ la dimostrazione che si può fare“. Quello di oggi, ha sottolineato il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, è il “momento costitutivo della green economy italiana. Un mondo che finora si è mosso in misura frammentata e che qui creerà una piattaforma coordinata, una risposta corale alle aspettative del momento“.

Il programma.
Il percorso per arrivare agli stati generali  della green economy ha preso il via a marzo scorso con la formazione di 8 gruppi di lavoro ed è proseguito con otto assemblee nazionali programmatiche che hanno coinvolto più di 1000 esperti. Il programma per lo sviluppo di una green economy comprende 70 proposte relative a 8 settori: strumenti economici, eco innovazione, efficienza e risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili, materiali e riciclo dei rifiuti, servizi  degli ecosistemi, filiere agricole di qualità ecologica e mobilità sostenibile.

In Italia.
Nel 2011 l’ecoinnovazione made in Italy è in flessione rispetto al 2010. Secondo le rilevazioni di Eco-Is (Eco-Innovation Scoreboard, 2011) nell’Europa allargata l’Italia figura al sedicesimo posto contro il 12esimo del 2010. Il dato è contenuto nel “Rapporto sulla green economy” presentato oggi a  Rimini. L’Italia mostra comunque prestazioni positive, anche sopra la media europea: le certificazioni di sistemi di gestione ambientale, la produttività energetica, l’intensità delle emissioni di gas serra, lo sviluppo del lavoro nelle eco-industrie e il turn-over..Possibilità di significativi miglioramenti sono evidenti invece riguardo al valore totale degli investimenti “verdi”.

Esuberi Ilva.
I duemila esuberi non riguardano gli impianti oggetto della autorizzazione. Sono legati prevalentemente alla situazione attuale di mercato. E’ chiaro che nel momento in cui partono gli investimenti per la riqualificazione degli impianti dell’Ilva, questi esuberi potrebbero anche essere assorbiti. Se su questo sono ottimista? Sì, sono molto ottimista“, ha detto il ministro dell’Ambiente Clini. Il ministro ha già convocato i vertici dell’Ilva per venerdì a Roma: “Vogliamo verificare con loro il percorso che intendono seguire per rispettare quello che abbiamo prescritto con l’autorizzazione integrata ambientale. Gli investimenti nell’Ilva saranno un passo importante per la green economy italiana“. “Ilva ha avuto una autorizzazione che prevede un impegno dell’azienda per adeguare le tecnologie di produzione agli standard europei che entreranno in vigore nel 2016. Noi – ha detto il ministro- li facciamo partire subito“. Poi un monito: “Se l’Ilva s’illude di poter continuare a produrre senza aggiornare le tecnologie si sbaglia. Se altri si illudono di poter vietare all’Ilva di investire nelle tecnologie innovative si sbagliano pure“.

Rifiuti di Napoli.
Corrado Clini ha ribadito che ritiene “inaccettabile” che i rifiuti di Napoli o Roma siano smaltiti in Olanda e Germania e ha spiegato che il governo “sta lavorando a una norma che consenta, nel caso fosse necessario, di usare gli impianti che sono presenti in Italia“. “Stiamo creando una pressione molto forte nei confronti delle amministrazioni locali per aumentare la differenziata“, ha spiegato il ministro dell’Ambiente. “Non vogliamo che i rifiuti tornino nelle discariche mal gestite“, ha aggiunto. E, ha continuato, “se gli impianti del centro-nord lavorano a una capacità ridotta, questi impianti devono essere disponibili a contribuire a una soluzione dei problemi italiani“.

 

Fonte: Repubblica.it – Clicca QUI per accedere al sito ed usufruire di tutti gli approfondimenti disponibili

In arrivo i nuovi film della saga di Guerre Stellari

Per anni è sembrato che un altro film della saga di “Star Wars” fosse solo un sogno impossibile in una galassia lontana, molto lontana.

Ma sulla terra lo studio cinematografico della Walt Disney ha idee differenti, avendo annunciato, martedì, di avere in programma non uno ma almeno tre nuovi film della saga di “Star Wars”, da iniziare entro tre anni.

L’acquisizione da 4 miliardi di dollari, da parte della Disney, della Lucasfilm di George Lucas e del franchising multi miliardario “Star Wars” ha sorpreso gli investitori, e causato reazioni miste tra i fans del film, molti dei quali hanno poco voglia di altri Luke Skywalker e Jedi.

“La serie ha ristagnato in creatività. Questa cosa potrebbe essere positiva… O no”, ha commentato Chris Goodson su Facebook.

Un altro commentatore, Peter Campbell, ha espresso la sua incredulità chiedendo: “È tutto vero? Oh, per favore, basta con i film di Star Wars”.

Lucas, la cui immaginazione ha dato alla cultura popolare la Principessa Leia e la sua pazzesca pettinatura, l’antieroe Darth Vader e lo slogan “Che la Forza sia con Te”, ha insistito per anni che non avrebbe fatto più dei tre film originali e dei tre prequel.

Lucas ha spesso espresso frustrazione per le critiche venute da molti accaniti fans di “Star Wars” che hanno disapprovato i tagli apportati ai suoi film.

“Perché dovrei farne altri”, aveva detto Lucas, in gennaio, durante un’intervista al New York Times a proposito di “Star Wars”, “quando tutti ti rimproverano e ti dicono che terribile persona sei?”.

Ma sette anni dopo l’ultimo film, “La vendetta dei Sith”, la Disney ha detto che vede spazio per “Star Wars Episode 7”, nel 2015, con gli episodi 8 e 9 a seguire con due o tre anni di intervallo.

Alcuni fans hanno dato il benvenuto alla prospettiva di nuovi film. Nella pagina Facebook di Star Wars, David Schmoyer ha commentato: “Ci porta a sognare di nuovo nel posto dove molti di noi hanno iniziato a sognare”.

Alcuni sono meno felici. Andreas Pedersen l’ha definito “il peggior pesce d’aprile di sempre”, mentre un altro fan, Brandan Sullivan, ha detto: “Questa potrebbe essere la morte di Star Wars”.

“La gente non sembra voler riconoscere che togliere Star Wars dalle mani di George Lucas è la miglior cosa possibile per il franchising”, ha contro-argomentato Jesse Taylor su Twitter.

HAN SOLO, R2-D2, MICKEY E MINNIE

Oltre ai nuovi film, personaggi come Yoda e Obi-Wan Kenobi potrebbero trovare casa sul canale via cavo Disney XD, destinato ai più giovani.

Inoltre il direttore Esecutivo della Disney, Robert Iger, ha detto ai giornalisti in una video-conferenza che ci sono “ampie opportunità” per estendere il franchising nei parchi a tema Disney di tutto il mondo, trovando posto a R2-D2 e Han Solo accanto a Mickey Mouse e la Sirenetta.

“Entusiasta per un altro Star Wars ma non sono sicuro che mi piaccia che ci sia dietro la Disney”, ha commentato Janel Halstead su Facebook.

Il franchising di “Star Wars” ha guadagnato circa 4,4 miliardi di dollari nei box-office di tutto il mondo da quando il primo film è uscito nel 1977, risultando il terzo marchio del cinema di maggior successo dopo “Harry Potter” e “James Bond”.

Come il maghetto e l’agente segreto britannico, “Star Wars” ha anche generato un impero in libri, videogiochi e giocattoli così grande che viene spesso soprannominato “L’Universo Espanso”.

Ha anche inspirato una mini industria dedicata ad esaminare temi filosofici, spirituali e mitici derivati dal fatto che molti osservatori vedono Luke Slywalker come una reincarnazione di Gesù Cristo, mentre altri vedono Yoda come inspirato da un profeta Mormone.

Lucas, 68 anni, ha affarmato martedì, in un video postato nel sito web StarWars.com, di essere in possesso di bozze per gli episodi 7,8 e 9, che avrebbe consegnato al produttore Kathleen Kennedy da sviluppare in collaborazione con Disney.

Nello stesso video la Kennedy ha detto che la Disney è “la migliore compagnia possibile per portare Star Wars nel futuro”, e ha assicurato Lucas che sarebbe rimasta fedele alle sue creazioni.

“La cosa più importante è proteggere questi personaggi per essere sicuri che possano continuare a vivere nel modo in cui tu li hai creati”, ha detto la Kennedy.

FONTE: Reuters

2012 fine del mondo? No, fine della Lancia.

Premesso che qui su Apocalittici.it consigliamo sempre l’acquisto di una bicicletta resta sempre il fatto che la realtà è un mondo dove il mezzo di locomozione preferito dagli esseri umani è l’automobile. Dalla “carozza” che si muoveva da sola “senza cavalli” di strada ne è stata fatta. L’automobile ha attraversato i decenni del secolo scorso rinnovandosi e reinventadosi di anno in anno, e deve continuare a farlo all’insegna dell’ecosostenibilità nei decenni che rappresentano l’alba di questo nuovo millennio. In questo articolo, però,  voglio mettere da parte, non senza fatica, tutte le mie velleità ambientaliste, per tornare a guardare questo “oggetto” con gli occhi di quando ero bambino…

Lancia Delta HF Integrale 16v guidata da Miki Biasion

Sono stato bambino negli anni in cui Miki Biason vinceva tutto, ma la vera protagoniste delle gare non era il pilota. Era lei. La Lancia Delta HF Integrale.

In quegli anni mia madre, cattolica praticante, ogni domenica mi portava con lei a messa e io ero forse l’unico bambino contento di andarci. La chiesa era quella di un piccolo paese con la sua piazza e i suoi due bar dove le musiche di un flipper e un vedeogame facevano da sottofondo musicale al chiacchiericcio rumoroso del tressette, della passatella, e della morra.

A messa finita tutti i miei amici scappavano dalle madri per cambiare cinquecentolire di carta in sonanti centolire da investire in tre cannoncini al gioco del momento. Io preferivo il flipper, ma non correvo nel bar. Avevo altro da fare.

Parcheggiata in piazza dava bella e fiera mostra di sé una Lancia Delta HF integrale. E io non vedevo l’ora di attaccare il muso al suo finestrino per “guardarla dentro”. I sedili, il quadro, il cambio, tutto dentro quel sogno faceva vibrare le mie fantasie da pilota di rally. Non ho mai conosciuto il proprietario e per me era come se non lo avesse. Era come se ogni domenica la “mia” Lancia indossasse il suo vestito bianco per me. Per il nostro appuntamento. Ed era sempre puntuale.

Non era difficile per un bambino immaginare che una “macchina” potesse avere un cuore quando uno degli appuntamenti più attesi della televisione erano le repliche del disneyano  Herbie, il maggiolino tutto matto. E guarda caso nell’episodio dal titolo Herbie al rally di Montecarlo di chi va ad innamorarsi il magico maggiolino, tra Porsche, Ferrari e bolidi “femminili” varie? Di una Lancia. Non poteva essere altrimenti. Una splendida Lancia Beta Montecarlo.

httpv://www.youtube.com/watch?v=Co4waygzQLg

A questo punto è facile immaginare lo schiaffo dato a quel bambino affacciato al finestrino da queste parole:

Alfa e Maserati hanno grandi potenzialita. Lancia, dobbiamo essere onesti, ha un appeal limitato… Non ci si può illudere di ricreare la storica immagine della Lancia

Parole pronunciate da Sergio Marchionne, certamente estrapolate da un contesto la cui lettura integrale non varia minimamente il loro significato.

Non ci si può illudere di ricreare la storica immagine della Lancia soprattutto quando ci si è spesi con così costante dedidozione e abnegazione per distruggerla. Nessun marchio sarebbe sopravvissuto dopo i micidiali ganci al mento assestati dalla realizzazione della “Nuova Ypsilon” e della “Nuova Thema”.

Vincenzo Lancia inorridirebbe nel vedere il suo cognome, il suo marchio impresso su vetture del genere, distanti anni luce dalla filosofia che hanno fatto grande agli occhi del mondo la sua idea.

 

Nel mondo di Sergio Marchionne l’ “Idea” è una macchina da lasciare invenduta nei concessionari, Firenze è una povera piccola città, e Lancia  è un marchio senza appeal e chi sostiene il cotrario è un anti-italiano…

Il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi sulla Lancia Flaminia

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla Lancia Flaminia

 

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21 dicembre 2012, i Maya del Guatemala contro la celebrazione del Giorno del Giudizio

Per anni i Maya hanno combattuto contro il mito del “Giorno del Giudizio” che circonda la lettura errata del loro antico calendario. La data del 21 dicembre 2012 si avvicina causando una quantità crescente di disagio per le popolazioni indigene Maya, in particolare con la loro patria in Guatemala,  per essere trasformate in una attrazione turistica a basso costo per la prossima “Apocalisse“. Proprio questa settimana,  il popolo maya del Guatemala ha accusato il governo e i gruppi organizzati sponsorizzati dallo Stato di perpetuare il mito che il loro calendario prevede la Fine del Mondo al fine di  trarre un vantaggio economico dalle entrate turistiche. Il Ministero della Cultura del Guatemala sta ospitando, infatti, un evento di massa a Città del Guatemala, in cui si prevede la partecipazione di oltre 90.000 persone, il tutto promosso con il pretesto di una “Festa del Giorno del Giudizio“.

Felipe Gomez, leader della Maya Alliance Oxlaljuj Ajpop ha protestato insieme ad altri  Maya, sollecitando l’Istituto del Turismo ad un ripensamento sulla celebrazione del “Giorno del Giudizio”, giudicata come uno “spettacolo  irrispettoso per la cultura Maya“. Gomez ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP:  “Stiamo parlando contro l’inganno, le bugie e la torsione della verità e della nostra trasformazione in folklore a scopo di lucro. Essi non stanno dicendo la verità su cicli temporali “. Secondo  una dichiarazione rilasciata da Oxlaljuj Ajpop, la fine del calendario Maya significa semplicemente che “ci saranno grandi cambiamenti a livello personale, familiare e comunitario, in modo che ci sia armonia ed equilibrio tra uomo e natura“.

 

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Inondazione della Grotta di Lourdes, il diavolo ci ha messo lo zampino?

Don Michele Barone è il famoso sacerdote amico dei Vip da anni attivo a Medjugorje dove ha condotto pecorelle smarrite quali Claudia Kohl e Sara Tommasi. In un’intervista apparsa su Affaritaliani ha così commentato il recente allagamento della grotta di Lourdes:

Quest’allagamento verificatosi a Lourdes è un segno molto profondo, secondo me. Per il  semplice fatto che è capitato a distanza da un mese dall’incendio, avvenuto improvvisamente a Medjugorie nella notte tra il 1° e il 2 settembre, quando ha preso fuoco la collina delle apparizioni. Queste fiamme si sono protratte per 4-5 giorni, fin quasi a lambire il punto in cui è apparsa la Madonna. Mentre bruciava la collina, bruciava anche il monte Kirzvak, la montagna vicina le colline sulla quale c’è la croce messa dai croati nel 1933 come ringraziamento e che i fedeli scalano come in una sorta di Via Crucis. Hanno preso insomma fuoco i due luoghi che vengono percorsi dai fedeli che davvero vanno in pellegrinaggio a Medjugorje

A Lourdes non si è mai verificato, invece, un allagamento come quello che è accaduto nei giorni scorsi: questo perché il fiume Gave – che viene dai Pirenei, vicini a Lourdes – in passato ha avuto delle piene, ma mai è straripato in maniera così violenta. La Grotta delle apparizioni è stata sommersa da due metri d’acqua, basta guardare le foto o i video su internet. Fatto sta, che ha spazzato proprio tutto quello che si trovava nei pressi della grotta: se guardiamo la planimetria di Lourdes, vediamo un luogo enorme, immenso. Ma quando si è allagata la Grotta, dove c’è il cancello principale che dà accesso alla spianata di Lourdes, non è inondato. E la Grotta è il luogo più alto rispetto all’acqua: si sarebbe dovuta allagare la spianata e non la grotta!

E’ questa la parte più interessante dell’intervista  la cui versione integrale è disponibile cliccando QUI.

In pratica Don Michele Barone sostiene che l’allagamento della grotta ha del soprannaturale in quanto questa risulta situata in un punto più alto rispetto alla “spianata” il che,  secondo il sacerdote, costituisce la prova inconfutabile della natura demoniaca dell’inondazione.

Sarebbe interessante conoscere il parere di esperti al riguardo. La domanda è semplice:

L’allagamento della grotta di Lourdes nelle modalità in cui è avvenuto è un evento fisicamente e scientificamente spiegabile o no?

La domanda è indirizzata al CICAP, seguito sempre con rinnovato interesse dal nostro Blog, e a tutti coloro che hanno titoli e competenze necessarie a fornire una risposta chiara ed esauriente.

 

Femminicidio, l’apocalisse dell’altra metà del cielo.

Femminicidio è un neologismo reso necessario dalla cronaca. L’articolo che segue, firmato da Nicole Janigro, offre un’accurata analisi del fenomeno che partendo dagli agghiaccianti dati numerici ariva a individuarne le cause definite principalmente da aspetti antropologici, psicologici e sociologici.

A pugni e calci, a coltellate, con oggetti casalinghi utili alla bisogna: tra le pareti di casa si uccide così. La vittima è a terra, ha urlato e ha cercato di difendersi, l’esecutore è in fuga. I vicini accorrono, a volte c’è un bambino, a volte chi ha commesso il crimine cerca di suicidarsi. Sono delitti domestici dove il copione è sempre lo stesso: l’assassino è uomo, il cadavere è donna. Dall’inizio dell’anno sono 100, una morta quasi ogni due giorni. Brescia, Pavia, Enna, pochi giorni fa un quartiere elegante di Padova. La statistica forma una linea trasversale che attraversa le età (tra i 18 e i 77 anni) e le regioni, gli ambienti e le classi sociali. Il femminicidio avviene in privato ma ha un inevitabile significato pubblico.

 La cronaca racconta una scena del delitto che si ripete: si è appena mangiato, si è appena cambiato il pannolino, c’è appena stato un incontro amoroso. Poi la rottura violenta, spesso descritta come un raptus. Perché è difficile immaginare che il marito, l’ex marito, il partner, l’ex partner (è così nell’87% dei casi) possa diventare il nemico mortale. Che sia l’amore a diventare quell’odio che produce la distruzione dell’oggetto d’amore.

 In Italia gli omicidi sono in calo, un terzo rispetto a vent’anni fa. La violenza contro le donne segna invece un’escalation – 84 casi nel 2005, 127 nel 2010. L’Eurispes, nel rapporto Italia 2011, scende nel dettaglio: dei 103 omicidi (su 235 omicidi domestici) che hanno riguardato “innamorati”, “gli autori sono stati principalmente mariti o conviventi (63,1%), ma anche fidanzati/ex amanti (15,5%), fidanzati, amanti, rivali o spasimanti (13,6%) ed ex coniugi o conviventi (7,8%). Per quasi 6 autori su 10 il movente è stata “la gelosia, la non rassegnazione alla separazione o a un abbandono”. Aumentano gli stupri (dai 430 del 2010 ai 578 del 2011), gli episodi di stalking (da 932 a 1084). Ma anche le denunce che nel 40% dei casi sono arrivate prima del crimine.

 Il “sesso più bello” è bersaglio nel mondo intero. La violenza maschile costituisce la prima causa di morte al mondo per le donne tra i 16 ed i 44 anni. Una donna su quattro subisce violenza fisica nei paesi detti in via di sviluppo, il 10% è vittima di abusi sessuali. Ogni case study ha la sua tradizione, la sua religione, la sua spiegazione – in Sud Africa come in Congo, in Algeria come in Palestina. Delitti passionali in Occidente diventano delitti d’onore in Oriente.

 Femminicidio è un neologismo introdotto dalle sociologhe, antropologhe e criminologhe che si sono occupate di Ciudad Juàrez, località al confine naturale tra Stati Uniti e Messico, dove lo sfruttamento in fabbrica e il traffico di coca hanno esaltato il machismo, e i numeri degli omicidi sono quelli di una strage. La trasformazione da femmicidio, termine introdotto negli anni Settanta dalla femminista Diana Russell per definire l’uccisione della donna in quanto donna, in femminicidio è il segno, anche, di un cambiamento storico: il passaggio dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico e internazionale del delitto di genere. Il 25 giugno 2012, per la prima volta ai delegati di tutti i Paesi del Mondo, riuniti a Ginevra, nel Palazzo delle Nazioni Unite, al Consiglio dei Diritti Umani, è stato sottoposto un Rapporto tematico sugli omicidi basati sul genere. E il Comitato per l’attuazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne aveva già chiesto agli Stati – tra cui Messico e Italia (unico Paese europeo, nel 2011!) – di adottare misure specifiche per proteggere le donne dalla violenza, soprattutto domestica.

 La matrice è comune, il fenomeno planetario unisce la barbarie della tradizione (o l’invenzione della tradizione come in molte realtà del mondo musulmano) al rigetto della modernità. Una separazione, del regista iraniano Asghar Farhadi, racconta la storia di una coppia che ha ottenuto un visto per lasciare il paese. Nader però non vuole partire, così Simin chiede il divorzio, non accetta il ricatto degli affetti. Del litigio familiare diventano colpevoli tutte le altre donne. Il film, capace di rappresentare l’Iran attuale, è però anche una metafora universale: gli uomini barcollano, temono che la loro virilità si riveli superficiale, diventano carnefici perché si sentono vittime. Isolano e svalutano, segregano e umiliano, sentono che il “secondo sesso” non si sente più tale: non sono più gli uomini la motivazione vitale.

 In Europa le donne che subiscono una qualche forma di violenza sono, a seconda dei paesi e degli anni, tra il 20% e il 50%. È una guerra fredda tra i sessi che non è possibile esorcizzare perché non si concentra nei quartieri isole degli immigrati stranieri. Ogni dieci giorni nelle democrazie scandinave muore una donna, la metà delle donne svedesi sono state picchiate almeno una volta nella vita. Il film di Anders Nilsson, Racconti da Stoccolma, ha stupito per la sua crudezza proprio perché scaturito da una realtà emancipata, ed è ancora uno scrittore svedese, Richard Swartz, a essere stato attaccato dalle femministe per un libro il cui titolo può essere reso con Menzogne coatte – sei racconti dove l’Uomo e la Donna sono figure antropologiche che si ingannano in silenzio senza avere un nome, il maschile si vendica del disinteresse femminile trattando le partner come prostitute.

 Il caso jugoslavo, inesorabilmente europeo, può aiutare a riflettere. Come interpretare la violenza immane che colpisce la parte femminile della popolazione durante il conflitto degli anni Novanta del Novecento? Lo stupro di guerra era strategico – nel giugno 2008 la risoluzione 1820 del consiglio di sicurezza dell’Onu lo definisce un’arma di guerra – ma le forme diffuse di violenza contro le donne, tuttora numericamente significative (soprattutto in Serbia) riguardano la questione femminile. Perché in ex-Jugoslavia l’emancipazione femminile non era solo una facciata, formale e legislativa. Le donne guidavano i treni e i tram, dal secondo dopoguerra c’era la legge sul divorzio, c’era il diritto all’aborto, ma c’era dell’altro. Contrariamente ad altri paesi dell’allora Est, era una società molto meno puritana – secondo alcune studiose è proprio un legame perverso tra emancipazione e pornografia, tra controllo sul proprio corpo e sua esibizione che può spiegare l’“eccesso” dello spregio sfogato sul soggetto femminile.

 Chi oggi in Italia uccide reagisce alla velocità della trasformazione – da regno della mamma a paese con uno dei più bassi tassi di natalità del mondo. Spesso ha una storia traumatica alle spalle, sempre però si rivelano uomini che non sopportano di essere lasciati, uomini che non possono immaginare di rimanere senza quello che credono un loro possesso, uomini che se perdono la loro donna perdono la loro identità, uomini che devono uccidere e poi uccidersi perché insieme al corpo dell’altra hanno distrutto il proprio femminile. Se questi sono gli uomini del giornalista Riccardo Iacona (appena uscito da Chiarelettere editore) raccoglie le storie dei carnefici. Uomini che non conoscono più la legge del padre ma solo la sua trasfigurazione violenta. Uomini che odiano le donne perché queste riescono dove loro stanno fallendo, amano lavori e progetti, soffrono meno la disoccupazione e la perdita di status sociale. Uomini che perdono potere, devono diventare violenti per continuare a dominare, uomini senza compagnia che non sopportano che la donna sia mobile, che possa sfuggire a costrizioni e controlli e riesca in quello che per loro è più difficile: vivere soli.

 

Che non riescono più a imporre il Vuoi star zitta, per favore?, e allora devono chiudere loro la bocca per sempre.

 

Fonte: doppiozero.com

 

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La libertà di internet corre un pericolo apocalittico

Senza che troppi di noi ne siano abbastanza informati, è in corso una partita molto importante per il futuro della rete.

Oggi attraverso questo blog vogliamo esprimere una nostra profonda

Vint Cerf, Chief Evangelist di Google.

preoccupazione e, perché no, coinvolgervi nel dibattito che riguarda un tema caro a tutti noi.

Date le sconfinate possibilità che ci offre la rete, oggi potremmo infatti pensare di avere ancora davanti a noi un futuro fatto di opportunità e di accesso illimitato alla conoscenza o alle “conoscenze” possibili.

E invece uno spettro si aggira nel mondo digitale, ed è lo spettro della revisione delle regole di interconnessione tra operatori chiesta a gran voce da alcune compagnie telefoniche europee capeggiate da Telecom Italia.

Il problema è complesso da spiegare ma noi proveremo a farlo. In sostanza, c’è il rischio che in tema di gestione e differenziazione del traffico, i grandi fornitori di connettività decidano di tracciare i contenuti del web, con la motivazione “ufficiale” è  che così si potranno arginare problemi di picco del traffico e di congestione.

Ammesso che si verifichino problemi di congestione, questo significa che l’utente finale “vedrà” meglio quello che decideranno di fargli vedere meglio. Ci saranno quindi dei contenuti che verranno diffusi con una peggiore qualità. A netto svantaggio anche dei provider.

Invece di risolvere il problema – se di problema si tratta – di congestione ridimensionando correttamente la capacità del network (cosa che sarebbe anche più economica), si progetta di far subentrare nella Internet Governance attori terzi che strizzano l’occhio alle lobby.

Facendo così morire il concetto stesso di Internet. Che dovrebbe coincidere con libertà. Che non dovrebbe prevedere alcuna leadership o lobby al comando.

La nostra stessa preoccupazione è stata espressa con un comunicato dal Chief evangelist di Google, Vint Cerf: “La mia maggiore preoccupazione, e spero anche la vostra, è collegata all’introduzione di accordi governativi multilaterali, che sostengono di essere responsabili sia per gli standard che per la operatività della rete.

Mentre la leadership dell’ITU ripete continuamente che non c’è alcun interesse per il “controllo” di Internet, il testo delle proposte che vengono da diversi stati membri dell’ ITU indica una direzione diversa.”

Noi riteniamo questo scenario davvero inquietante. Su Facebook, che oggi con questo sistema forse non sarebbe mai nato, si direbbe: condividi.

Ecco, noi vi invitiamo a condividere il nostro articolo. E, se vorrete, il nostro già evidente dissenso a quanto potrebbe accadere.


 
Fonte: blog.seeweb.it – Clicca QUI per poter usufruire degli approfondimenti messi a disposizione nel sito

 

Femminicidio

L’ultimo episodio di cronaca nera che ha visto ancora una volta una donna uccisa da un uomo, o sarebbe meglio dire una femmina uccisa da un maschio, è quello che ha visto soccombere una giovane diciassettenne palermitana sotto le coltellate destinate alla sorella. Carmela ha difeso con il suo corpo sua sorella, rimasta gravemente ferita che era entrata nelle mire omicide del suo ex fidanzato

E’ una triste storia che tutti conosciamo. E’ la storia del coraggioso atto di amore  di Carmela.  E’ la storia dell’ insulza codardia di un esemplare maschio di animale umano meschino e non evoluto. E’ la storia di un femminicidio. Un’altro. L’ennesimo.

La violenza, sempre più “domestica“, che sfocia in femminicidio e in infanticidio è da considerarsi principalmente un atto di viltà in quanto  originata anche, se non soprattutto, dalla semplice differenza di forza fisica che la rende “facile” (in genere è l’uomo che “picchia” la donna, e sono gli adulti che “picchiano” i bambini).

 

Lo Staff di Apocalittici esprime sdegno e proclama la sua ferma e condanna per questo tipo di violenza.

FEMMINICIDIO: LO SPECIALE DI REPUBBLICA.IT

 

 

 

 

L’Aquila, condannati sette componenti della commissione Grandi rischi in carica nel 2009

Condannati a sei anni per aver dato ai residenti avvertimenti insufficienti del rischio sismico. Questa la sentenza per i sette componenti della commissione Grandi rischi, in carica nel 2009, che avrebbero rassicurato gli aquilani circa l’improbabilità di una forte scossa sismica, che invece si verificò alle 3,32 del 6 aprile 2009. L’accusa aveva chiesto quattro anni ma, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi, sono stati giudicati colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Nonostante la concessione delle attenuanti generiche, sono stati condannati anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Il giudice unico Marco Billi si è ritirato in Camera di consiglio alle 12,30 dopo l’ultimo intervento dell’avvocato difensore Antonio Pallotta, legale di Giulio Selvaggi. Gli imputati hanno aspettato quattro ore prima di avere il verdetto. Precisamente si contestava loro di aver dato “informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie” sulla pericolosità delle scosse registrate nei sei mesi precedenti al 6 aprile 2009. La difesa ha puntato sulla impossibilità di prevedere i terremoti, posizione sostenuta da ricercatori internazionali. “Una sentenza sbalorditiva e incomprensibile, in diritto e nella valutazione dei fatti“, ha commentato l’avvocato Marcello Petrelli, difensore del professor Franco Barberi, “non potrà che essere oggetto di profonda valutazione in appello“.

Mi ritengo innocente di fronte a Dio e agli uomini“, ha detto il professor Bernardo De Bernardinis, ex vicecapo della Protezione civile e attuale presidente dell’Ispra. “La mia vita da domani cambierà, ma se saranno dimostrate le mie responsabilità in tutti i gradi di giudizio – ha aggiunto – le accetterò fino in fondo“.

Nella sua replica il pm, prima che il giudice Marco Billi si chiudesse in Camera di consiglio, ha ricordato Guido Fioravanti, figlio di Claudio, avvocato e giudice tributario, oltre che una delle 309 vittime del sisma del 6 aprile. Morto nella sua casa in via Campo di Fossa, dietro alla Villa Comunale, crollata insieme a molte altre. “Noi crediamo alle persone offese –  ha detto il titolare dell’accusa in aula -. Questo processo nasce perché è venuto da me Guido Fioravanti e mi ha detto: ‘mio padre è morto perché ha creduto allo Stato’. Questo è stato il punto di partenza“.

Per Guido Fioravanti qiuello di oggi “non è stato un processo alla scienza“, ma a “ciò che ha detto la scienza e che ha mutato in noi aquilani l’approccio al terremoto“. Quella notte, Guido si era sentito con la madre verso le 23, subito dopo la prima scossa. “Mi ricordo la paura che usciva dalle sue parole. In altri tempi sarebbero scappati ma quella notte, assieme a mio padre, si sono ripetuti quello che avevano sentito dalla commissione Grandi rischi. E sono rimasti lì“.

 

Fonte: Repubblica.it – Clicca QUI per usufruire degli approfondimenti messi a disposizione dal sito

Ve fate ipnotisàr dal Pulcino Pio

In Italia c’è un casino e voi che cosa fate? Ve lo digo io: “Ve fate ipnotisàr dal Pulcino Pio”

C’avete il Vaticano che non paga l’Imu en nome de Dio e voi fate i cojones col Pulcino Pio…

C’avete il precariato, ocio che in sottofondo sento un lamentio. Scusate me sbagliavo è il Pulcino Pio…

httpv://www.youtube.com/watch?v=7NCX1vaOaCs

Los menager de Stato guadagnano milioni. E’ folle digo io. Vosotros fate i pirla col Pulcino Pio. El tetto dei stipendi è finito nell’oblio…

In Espagna stiamo male. Però c’ha in gran vantaggio sto paese mio che non ce consoliamo col Pulcino Pio…

C’avete gli evasori. Derubano lo Stato e poi dicono addio ma voi ve consolate col Pulcino Pio…

Non soy perchè esistate, non soy cosa aspettate per incazzarve un po’, per fare un gran casin e per tirare il collo a sto cazzo de pulcin…

C’avete la camorra, ma c’è il Pulcino Pio;

Se vendon le partite, ma c’è il Pulcino Pio;

Ve manca il lavoro, ma c’è il Pulcino Pio;

Ve taglian gli ospedali, ma c’è il Pulcino Pio;

Ve tagliano la scuola, ma c’è il Pulcino Pio;

Ve spellano con l’iva, ma c’è il Pulcino Pio;

Aumenta la benzina, ma c’è il Pulcino Pio;

Non so se si è capito, ma ve lo grido io:

VE STAN SODOMIZZANDO

COL PULCINO PIO!

Grazie Felix

Fino ad ora non lo ha fatto nessuno lo faccio io. Sinceramente mi aspettavo quanto meno l’attenzione degli admin verso un’impresa che ha dell’apocalittico. Un uomo che in caduta libera sfonda il muro del suono equivale ad oltrepassare una delle tante colonne d’ercole della nostra era.

Ogni limite oltrepassato offre allo sguardo nuovi orizzonti da raggiungere, e da oltrepassare.

httpv://www.youtube.com/watch?v=FHtvDA0W34I&feature=g-logo-xit

 

Grazie Felix.

Petrol from air, it’s possible.

Una piccola azienda britannica ha prodotto il primo “petrol from air” con una tecnologia rivoluzionaria che promette di risolvere la crisi energetica e contribuire a frenare il riscaldamento globale, eliminando l’anidride carbonica dall’atmosfera.

L’Air Fuel Synthesis di Stockton-on-Tees ha prodotto cinque litri di benzina dal mese di agosto, da quando ha messo in funzione  una piccola raffineria che produce benzina ricavandola da anidride carbonica e vapore acqueo.

L’azienda spera che entro due anni sarà possibile costruire un impianto più grnande  in grado di produrre  su scala commerciale una tonnellata di benzina al giorno. E’ prevista, inoltre,  la produzione di carburante verde destinato all’aeronautica per diminuire l’impatto ambientale dei viaggi aerei.

Tim Fox, responsabile “energia e ambiente” presso l’ Institution of Mechanical Engineers di Londra, ha dichiarato: “Sembra troppo bello per essere vero, ma è vero“.

Il processo è ancora nelle prime fasi di sviluppo e necessita di prendere elettricità dalla rete nazionale, ma la società ritiene che alla fine sarà possibile utilizzare energia da fonti rinnovabili, come impianti eolici o sbarramenti di marea.

Abbiamo preso l’anidride carbonica dall’aria e idrogeno dall’acqua e trasformato questi elementi in benzina“, ha detto Peter Harrison, amministratore delegato della società, che ha rivelato la svolta in una conferenza presso la Institution of Mechanical Engineers di Londra.

Non c’è nessun altro che lo fa in questo paese o addirittura all’estero, per quanto ne sappiamo. Sembra e puzza di benzina, ma si tratta di  un prodotto molto più pulito e più chiaro rispetto alla benzina derivata dal petrolio fossile“, ha detto Harrison a The Independent.

Non abbiamo nessuno degli additivi che si trovano nella benzina convenzionale, ma il nostro carburante può essere utilizzato nei motori attuali“, ha detto continuato Harrison, “Significa che la gente potrebbe andare a un distributore e mettere il nostro prodotto nella loro auto, senza dover installare batterie, o adattare il veicolo per le celle a combustibile o per montarci un serbatoio per l’idrogeno. Ciò significa che può essere utilizzata  per il trasporto l’infrastruttura esistente“.

Catturare l’anidride carbonica dall’aria, e così rimuovere efficacemente il principale  gas serra  derivante dalla combustione di combustibili fossili come il petrolio e il carbone, è stato il Santo Graal dell’emergente economia verde.

Che sia stato trovato?

Lettera al figlio che non avrò.

Fare i conti con il proprio futuro prima ancora che con il proprio passato è forse il primo accorgimento necessario per chi oggi oltre la soglia dei trent’anni è obbligato a gestire con adeguata calma le nevrosi e i disequilibri emotivi dati da un ambiente sociale decadente e restio al ricambio generazionale.

Linda Lê è una delle autrici più interessanti del panorama francese degli ultimi anni. Con Lettera al figlio che non avrò (Barbès editore, pp. 96, € 12. Traduzione di Tommaso Gurrrieri) del 2011 ha saputo sintetizzare e dare forma al principale fantasma di una generazione obbligata alla precarietà diffusa da un sistema che prima ancora che espellerla non ha mai contemplato la possibilità di un suo ingresso. L’assenza è la vera protagonista di un libro che ha certamente nella maternità il suo cuore, ma che, nel delineare l’esistenza come un insieme di scelte a priori piuttosto che come una serie di possibilità se non di preferenze, definisce l’amara e angosciante quotidianità delle nuove generazioni indotte a sostituire il futuro con un eterno presente accelerato.

 Sovrastata da un passato borghese e ricco, la voce narrante racconta con fulminante lucidità quanto è caro il prezzo per emanciparsi da un’illusione: l’illusione che sale dal passato e che pretende d’installarsi nel presente con un carico assurdo quanto vacuo di regole e indicazioni tutte false e ipocrite. Poste come fondamenta di una presunta epoca d’oro e già in passato profondamente disattese dai reali comportamenti delle persone, questa sorta di istruzioni che dalla famiglia borghese fanno discendere ogni ordine sociale non sono altro che il paravento ideologico di un consumismo affamato di feticci.

Ai margini di un tessuto sociale che propone come unico binario quello tra vincenti e perdenti, diviene normale vivere con l’assenza e con i suoi fantasmi quali unici possibili elementi reali di confronto e di crescita. L’illusione come la disillusione agiscono allo stesso modo sciogliendo in un diffuso e irrazionale malcontento ogni critica e ogni possibile forma di opposizione.

Ed è proprio la lucidità dell’autrice nel definire errori e soluzioni che più stupisce in una narrazione che, se parte affondando un po’ troppo nel terreno di una retorica grave e austera, poi cresce maturando una scrittura che supera di gran lunga il pamphlet per diventare letteratura in pagine di rara eleganza e passione. Secco breve e diretto, Lettera al figlio che non avrò è una dichiarazione di amore materno assoluto per quel figlio inesistente.

Andare contro natura è l’ultimo bene contrattabile, l’ultima possibilità di scambio per un futuro migliore; ma negare se stessi è anche una forma di compiacimento, tanto più drammatico in quanto segno di un necessario bisogno d’amore che non può più permettersi di trasformare un figlio in uno specchio. Linda Lê immagina le possibili variazioni di carattere e di aspetto che avrebbe avuto suo figlio e immagina le possibili discussioni che l’avrebbero coinvolta durante la sua crescita, ma smette d’immaginare poche righe prima della fine, quando una certezza attraversa le sue pagine, quella di un esclusivo e totale amore che prova, mutandola per sempre, per quel figlio privo di esistenza che non ha voluto e a cui ora scrive una lettera quale suo unico destinatario.

 

Fonte: articolo firmato da  Giacomo Giossi  e pubblicato su doppiozero.com

 

16 ottobre 2012. FAO, Giornata Mondiale dell’Alimentazione

httpv://www.youtube.com/watch?v=pu9o6Q09XTc

La sofferenza della fame, delle carestie, della mancanza di cibo per 87o milioni di persone nel mondo. Lo spreco e la distruzione di enormi quantità di cibo nelle società industrializzate. Due estremi di un problema finora irrisolto sulle risorse alimentari al centro della Giornata mondiale dell’Alimentazione che si celebra il 16 ottobre, anniversario della fondazione della Fao. Gli obbiettivi sono «sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della fame nel mondo, ma soprattutto incoraggiare la partecipazione delle popolazioni rurali, in particolare le donne e le categorie meno favorite, ai processi decisionali ed alle attività che influenzano le loro condizioni di vita e incoraggiare la cooperazione economica e tecnica tra i Paesi in via di sviluppo»

httpv://www.youtube.com/watch?v=KBm16cRCJO4&feature=relmfu

COOPERATIVE – Il tema di quest’anno è «Le cooperative agricole nutrono il mondo», scelto per «sottolineare il ruolo fondamentale che svolgono le cooperative per migliorare la sicurezza alimentare e per eliminare la fame nel mondo», come spiega la Fao sul suo sito. «Tutti abbiamo la responsabilità personale sociale e politica di ognuno di noi per il futuro del Pianeta attraverso una riflessione sull’alimentazione, il gesto più naturale che accompagna la nostra vita» ha detto Mario Monti, presidente del Consiglio, nel suo intervento al meeting internazionale sull’Expo 2015. Serve un «nuovo sviluppo sostenibile centrato sulle risorse del territorio e del paesaggio» e non sprecare cibo è un obiettivo «che va perseguito con determinazione, è un principio etico che accomuna ricchi e poveri, e che ci servirà nei decenni perché ci aiuterà ad imparare ad alimentarci correttamente».

RIDURRE LO SPRECO – Gli sprechi nella catena commerciale sono ingenti e spesso difficilmente contrastabili se non inserendo l’attività di recupero che può essere fatta da associazioni di volontari, come quelle che recuperano gli alimenti che le catene di supermercati tolgono dai banconi perché vicini alla scadenza ma non ancora scaduti. Il centro di ricerca sulla comunicazione Fabrica ha realizzato un video di sensibilizzazione proprio sul tema degli sprechi del cibo, che ha ottenuto il sostegno dell’ufficio europeo delle Nazioni Unite. Alcune cifre sul settore agricolo italiano, contenute nel «Libro nero dello Spreco: il Cibo» possono rendere l’idea. Nel 2011 il 3,2% della produzione agricola italiana è rimasta in campo, per complessive 15.128.702 tonnellate tra frutta e verdura. Due le ragioni, spiega il rapporto: la non convenienza da parte dell’gricoltore nel raccogliere il prodotto perché i prezzi di mercato non sono remunerativi e i difetti commerciali, dalle pezzature troppo grosse o troppo piccole, ai danneggiamenti da eventi atmosferici.

 

Fonte: Corriere.it

 

UNICEF, il 15 ottobre è la “giornata mondiale sulla pulizia delle mani”

“LAVATI le mani!”. E’ una delle prime regole che mamma e papà insegnano al bambino. Una frase che ripetono più volte al giorno, fino a diventare noiosi. Bastano acqua e sapone. Un piccolo gesto che è uno dei sistemi più economici per tenersi alla larga  dalle malattie: da quelle meno gravi e più diffuse, come il raffreddore, fino a quelle più complicate come il colera. Oggi, 15 ottobre, l’Unicef celebra la Giornata mondiale sulla pulizia delle mani . Un modo per mobilitare milioni di persone sull’importanza di questa regola di vita in 70 paesi e 5 Continenti. Nelle scuole più remote del Mondo, centinaia di migliaia di persone festeggeranno con bolle di sapone un’abitudine che aiuta a combattere le infezioni. Basta pensare che diarrea e polmonite uccidono tre milioni di bambini l’anno e oltre un terzo potrebbe non ammalarsi.

Sì perché se in alcune nazioni l’abitudine di avere ‘mani pulite’ è piuttosto diffusa, altrove non è così. “Lavare le mani con il sapone è una delle misure più efficaci ed economiche per prevenire le malattie diarroiche e le infezioni respiratorie acute, che ogni anno sono insieme responsabili di circa 3,5 milioni di decessi infantili, 500mila dei quali nella sola Africa occidentale e centrale” – segnala l’Unicef – . Ogni giorno, più di 5mila bambini sotto i 5 anni muoiono a causa di malattie diarroiche, provocate in parte dall’utilizzo di acqua contaminata e dalla mancanza di servizi igienici di base”.

In Italia. Tra le mamme italiane c’è massima l’attenzione. Segue questa pratica semplice l’80% delle madri, ma solo il 39% è consapevole del fatto che diarrea, infezioni ospedaliere, influenza e patologie respiratorie sono tutte patologie collegate al non corretto lavaggio delle mani, mentre una percentuale significativa (8%) è addirittura convinta che non ci siano legami tra questa regola d’igiene e le patologie. I dati emergono dalle risposte date dalle mamme italiane che hanno partecipato al questionario ‘Manine Pulite’, lanciato dalla campagna Crescere Protetti 2. L’iniziativa è stata promossa dalla Società italiana di pediatria (Sip), proprio in occasione della Giornata mondiale per la pulizia delle mani.

Il questionario. Alle domande hanno risposto oltre mille donne, prevalentemente con figli da 0 a 3 anni (52%). E’ emerso che il gesto della pulizia delle mani, è uno dei primi che una madre insegna al proprio figlio. Una convinzione radicata in più del 99% delle italiane. “E’ molto importante che il genitore abbia sviluppato una sorta di abitudine a lavare accuratamente le proprie mani e quelle dei bambini – afferma Alberto Ugazio, presidente Sip – e il pediatra non deve solo dispensare i giusti consigli e le evidenze scientifiche, ma deve soprattutto essere il primo a dare il buon esempio”.

I consigli. Ma come insegnare a un bambino a lavarsi le mani? Per il 41% delle mamme il segreto risiede nell’associare il lavaggio a un gioco. Mentre il 36%, soprattutto coloro che hanno figli più grandi, scelgono spiegazioni sull’importanza di una corretta pulizia. Di sicuro il metodo coercitivo è meno diffuso: solo il 2,6% delle persone intervistate lo adotta. Da segnalare, infine, il successo del sapone con antibatterico, usato da quasi il 40% delle famiglie, rispetto a quello tradizionale (32%).

 

Fonte: Repubblica.it