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Inaccettabile per l’Italia il blocco dei fondi per il terremoto dell’Emilia

La notizia del blocco dei fondi europei per il terremoto dell’Emilia è arrivata come fulmine a ciel sereno nel pomeriggio di venerdì 9 novembre quando Germania, Olanda, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna avevano dato il loro “niet” all’erogazione. In serata giunse poi la notizia che Parlamento, Consiglio e Commissione Ue  avevano raggiunto un’intesa di principio per arrivare allo sblocco dei fondi che sarà formalizzata martedì prossimo quando riprenderanno i negoziati sui bilanci 2012 e 2013. Evidentemente la questione non è risolta…

In Italia è da poco conclusa la domenica di nubifragio quando è giunta  la notizia che il premier Mario Monti ha definito “inaccettabile” per l’Italia l’eventuale blocco dei fondi per il terremoto dell’Emilia conseguente al veto dei suddetti stati membri. Veto che, secondo il premier italiano, sarebbe  gravemente lesivo dei principi di solidarietà alla base della stessa Unione Europea.

Il fondo ammonta a circa 670 milioni di euro.

 

Scosse di terremoto lievi in provincia di Modena

Dopo la beffa degli sms solidali il cui ricavato, stimato intorno ai 15 milioni di Euro, non è stato ancora devoluto alla popolazione terremotata dell’Emilia, a Modena la terra torna a tremare.

Lievi scosse di terremoto di magnitudo compresa tra tra 2 e 2.8 sono state registrate nella notte nelle zone terremotate dell’Emilia, in provincia di Modena. Secondo i rilievi dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia):

  • la prima scossa, con epicentro alla già martoriata Finale Emilia, è stata registrata poco dopo la mezzanotte;
  • la seconda scossa di magnitudo 2.5, con epicentro in prossimità dei comuni di Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Medolla, Mirandola, San Possidonio e San Prospero, è stata registrata alle 03.36;
  • la terza scossa di  magnitudo 2.8 (la più forte delle tre), con epicentro in prossimità dei comuni di Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Medolla, Mirandola, San Possidonio e San Prospero, è stata registrata alle ore 3.42.

Non è stato registrato nessun danno a persone o cose.

Il riaffacciarsi del terremoto nelle terre emiliane incrementa l’indignazione per il ritardo della distribuzione del denaro raccolto con gli sms solidali alle popolazioni colpite, l’ultimo dei numerosi ritardi e negligenze che le istituzioni, pubbliche e private, di un Paese civile non potrebbero, nè dovrebbero permettersi.

Ritardi e negligenze di cui ancora fa le spese L’Aquila privata del suo centro storico.

Dopo un terremoto le parole che le popolazioni colpite dovrebbero sentire e vedere concretizzate sono soccorso, solidarietà, ricostruzione e rinascita, e le istituzioni dovrebbero farsi prime garanti affinchè nessuno debba dubitare, se non addirittura disperare, pensando al proprio futuro.

Purtroppo, ancora, non è così e lo confermano il centro storico aquilano “ancora” ridotto a cumulo di macerie  e i soldi “ancora” fermi degli sms solidali per i terremotati emiliani.

 

INCAZZATURA APOCALITTICA

Dopo aver dato ampia visibilità sul nostro blog agli sms solidali per i terremotati in Emilia, fiduciosi nella serietà dell’iniziativa, apprendiamo che nemmeno un euro è stato (ancora!) reso disponibile per far fronte ad un emergenza che (ancora!) resta drammatica. Sono 15 i milioni di Euro fermi. Una burocrazia miope tiene imbrigliata la solidarietà tempestiva degli Italiani. 

Lo Staff di Apocalittici esprime tutta la sua più sincera INCAZZATURA.

 

Dal Corriere.it…

Gli sms «solidali» erano stati inviati prontamente ma, in Emilia, il denaro non è ancora arrivato. Si tratta di oltre quindici milioni di euro donati da migliaia di italiani a favore delle popolazioni terremotate attraverso i telefoni cellulari e la rete fissa: due euro per ciascun messaggino al numero 45500, dal 29 maggio al 10 luglio scorsi. Com’è possibile che a oltre tre mesi dalla seconda violenta scossa non si sia ancora visto un euro, considerata l’urgenza della ricostruzione? Cioè, perché questa grande distanza fra lo slancio e la tempestività di chi versa pensando ai bisogni di una terra in ginocchio e la lentezza di chi quell’aiuto deve trasformarlo in moneta disponibile?

La risposta è una sola: burocrazia. «Purtroppo l’iter non si può comprimere più di tanto, se si vuole assicurare trasparenza», allarga le braccia Franco Gabrielli, capo della Protezione civile e, soprattutto, diretto interessato a una rapida soluzione della strana vicenda. Gabrielli ci ha infatti messo la faccia sulla campagna di raccolta fondi straordinaria, essendo la stessa il frutto di un accordo fra l’Emilia Romagna e la Protezione civile nazionale e avendola lanciata in termini chiari: «Il ricavato verrà versato sul nostro fondo», garantiva.

Dove sono finiti, dunque, quei quindici milioni? «Innanzitutto una precisazione sulla cifra – spiega un suoi tecnico – I 15 milioni non sono versamenti ma promesse di versamento. La differenza è sottile ma decisiva. Nel senso che i vari gestori (Tim, Vodafone, Wind eccetera) prima di versare alla Tesoreria dello Stato l’importo corrispondente agli sms, devono effettivamente incassare la cifra. Io posso anche inviare un messaggio ma se poi per qualche ragione non lo pago, il gestore non versa». I tempi si allungano, quindi, perché la riscossione è lenta. Al di là delle schede prepagate ci sono infatti contratti e bollette legati al buon fine dell’operazione. Cosicché al momento nelle casse di Bankitalia risultano depositati per l’Emilia poco più di 7 milioni di euro, nemmeno la metà di quelli ipotizzati. Che poi è il risultato della piccola odissea di quel semplice sms: gestore, centro fatturazione, smistamento, Banca d’Italia, dipartimento della Protezione civile e contabilità speciale del Commissario straordinario che nel caso dell’ultimo sisma sono i tre governatori interessati: Vasco Errani per l’Emilia, Roberto Formigoni per la Lombardia e Luca Zaia per il Veneto. Da qui verrà versato ai Comuni che hanno presentato i progetti prescelti. Insomma, un lungo cammino. «Ritengo però che questa procedura – cerca di rassicurare Gabrielli – anche temporalmente differita, garantisca scelte ponderate e ragionate sulle reali esigenze del territorio».

Ma cosa ne pensano i Commissari delegati che operano fra le macerie e non vedono i denari promessi, dopo aver deciso il piano di riparto (Emilia 95%, Lombardia 4,5% e Veneto 0,5%)? In Emilia Errani ha «delegato» la spiegazione ad Angelo Rughetti, direttore nazionale dell’Anci e responsabile dell’Ufficio di coordinamento istituzionale nell’ambito della struttura del Commissario: «A dire il vero Gabrielli è sempre stato molto esplicito: i tempi saranno medio lunghi perché c’è una cornice di buona riuscita che va garantita. Certo, si potrebbe studiare per il futuro una semplificazione in modo che i versamenti finiscano in un canale parallelo e diretto ma credo che si stiano facendo le cose per bene. Noi abbiamo già mandato alla Protezione civile un elenco di comuni con le varie esigenze. Tutti gli interventi finiranno in una database che si chiama Trasparenza donazioni, in modo che ci sia una tracciabilità totale dei versamenti e il Comune si impegna a seguire gli appalti rendicontando la spesa». Dal Veneto Zaia con il suo 0,5% è quasi disinteressato: «Per noi sono 75 mila euro, se permette sto pensando alla partita da 6 miliardi che ho in ballo col governo. In ogni caso, è scandaloso che ci sia burocrazia sulla solidarietà». Gabrielli non ci sta: «Si vuole evitare, come accaduto nel recente passato, che in alcuni comuni a natalità zero si realizzino degli asili».

Andrea Pasqualetto

Terremoto Emilia, Papa e Dalai Lama portano il loro sostegno spirituale

Il Papa e il Dalai Lama accorrono in Emilia per portare il loro sostegno spirituale alle popolazioni di una terra che non smette di tremare. Si sono registrate tra la tarda serata del 19  e la mattinata del 20 giugno una serie di scosse di assestamento la più forte delle quali ha raggiunto magnitudo 3.5.

Il primo ad arrivare sarà il Dalai Lama che domenica 24 giugno a Mirandola officierà una “preghiera speciale” per le vittime del sisma.

Il 26 giugno arriverà il Papa a Carpi dove incontrerà le autorità civili e religiose delle zone colpite. La durata della visita di Benedetto XVI sarà di circa tre ore.

 

Terremoto Emilia, fenomeno in attenuazione, ma è allarme caldo.

Lo sciame sismico che ha flagellato l’Emilia nelle ultime settimane sembra attenuarsi. Da molte ore non si registrano scosse oltre i tre gradi.

Ad allarmare adesso è il caldo. Scipione assedierà l’Italia approssimativamente per i prossimi dieci giorni e le temperature percepite in Emilia sfioreranno i quaranta gradi e complicherà esponenzialmente i disagi delle tendopoli.

Terremoto in Emilia, un’altra scossa nel cuore della notte.

Ancora paura in Emilia.  Una serie di otto scosse di terremoto hanno fatto tremare la notte delle quali  sette risultano comprese tra 2.1 e 3 gradi della scala Richter. La più forte, con epicentro nel comune mantovano di Moglia, è stata avvertita alle ore 3.48 ed ha fatto registrare una magnitudo di 4.8.

La scossa, che non ha provocato danni a persone o cose, è stata avvertita chiaramente nelle province di Mantova, Reggio Emilia e Modena.

 

 

Forte terremoto nel nord-est. Prosegue lo sciame sismico in Emilia.

Mentre prosegue lo sciame sismico in Emilia, che ha registrato alle ore 07.47 odierne (09 giugno) una movimento sismico di magnitudo 3 con epicentro nella zona di Finale Emilia (Modena),  una forte scossa di terremoto è stata avvertita tra la provincia di Pordenone e Belluno. Il sisma di magnitudo 4.5 con epicentro a Barcis, ha svegliato la popolazione nel cuore della notte, alle ore 4.07. odierne. Molte le persone allarmate  che si sono riversate in strada e decine le chiamate ai numeri di emergenza dai comuni interessati.Al momento, secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile, non si registrano danni a persone o cose, ad eccezione di qualche comignolo crollato a Chies d’Alpago.

Francesco Mele, sismologo dell’INGV, ha dichiarato a  SkyTg24 : “Non possono essere messe in relazione  le scosse concentrate sulle province di Ferrara e Modena, di cui ha parlato la Commissione grandi rischi, e quella di oggi“. Secondo Mele la scossa di oggi è caratterizzata da “una bassa profondità, circa 7 chilometri, e ha colpito un’area dove abbiamo avuto in passato grandi terremoti: si ricorda un sisma del decimo grado nel 1873 nel bellunese, e un altro nel 1890 nel Cadore. E’ un’area soggetta a terremoti, quello di oggi non ci sorprende

Due eventi separati dunque.

 

Terremoto in Emilia, nuove scosse ed effetti permanenti sul suolo

L’Emilia trema ancora. Alle 4.48 di oggi, venerdì 8 giugno, l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ha localizzato una scossa di magnitudo 2.9 tra il mantovano (comuni di Gonzaga e Moglia) e il Reggiano (comuni di Fabbrico e Reggiolo). La scossa ha segnato il picco massimo di una serie di 8 scosse che, a partire dalla mezzanotte, hanno registrato magitudo comprese tra 2.1 e 2.7.

Quest’ultima serie di movimenti sembra rispettare la legge di Omori, ma gli esperti non possono escludere il verificarsi di altri terremoti di magnitudo più elevate, anche prossime al grado 5.

Intanto si registrano effetti permanenti sul suolo. Il CNR (Consiglio Nazionale di Ricerca) ha counicato che le immagini rilevate dai satelliti mostrano un sollevamnto del suolo di 12 cm.

 

 

 

 

Per la legge di Omori in Emilia i terremoti cesseranno, ma il rischio di forti scosse persiste.

La legge di Omori dice che mediando sul lungo periodo, la sequenza deve mostrare un decadimento dell’energia. In termini concreti, qualche altra scossa forte potrà verificarsi, ma con il trascorrere delle settimane o dei mesi, l’energia a disposizione del sistema si attenuerà considerevolmente“. Lo afferma Warner Marzocchi, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Ci vuole tempo, quindi,  ma secondo il sismologo giapponese vissuto il secolo scorso, l’energia delle “repliche” è destinata ad esaurirsi.

Fin qui certamente una buona notizia, ma un brivido percorre la schiena quando il dirignete dell’INGV afferma anche che “siamo di fronte a una sequenza sismica importante, caratterizzata da un elevato numero di scosse, di cui le maggiori, con magnitudo compresa fra 5 e 6 Richter, sono finora sette. Considerato l’andamento della sequenza, non possiamo escludere che si ripetano, anche a distanza di tempo, scosse superiori a magnitudo 5“.

 

 

 

 

Vincere contro il Terremoto.

Ogni terremoto che si abbatte su un territorio mostra il deficit costruttivo di alcuni edifici. La furia con cui si presenta il sisma non è tale da giustificare le immagini che usualmente vediamo: fabbricati adiacenti di cui alcuni indenni e altri parzialmente crollati o completamente collassati su se stessi.

La progettazione di un edificio presuppone la conoscenza di una regola aurea: il calcestruzzo, composto da una matrice di cemento e acqua con l’aggiunta di materiale lapideo (sabbia, ghiaia o pietrisco), non è duttile.

La duttilità di un edificio  è proprietà essenziale nelle aree sismiche  che rende alcuni materiali in grado di “deformarsi” quando sono sottoposti ad una forza costante.

Per rendere duttile il calcestruzzo bisogna armarlo, in base a specifici calcoli, con barre e staffe d’acciaio tali da  assorbire, attraverso la loro deformazione, l’energia sprigionata dal terremoto preservando l’edificio dal collasso. E’ questo il famoso (e famigerato, per via di numerosi mostri ecologici)  cemento armato.

Il concetto può essere così semplificato: quanto più un materiale è duro, tanto più è fragile e soggetto a rotture improvvise e strutturali. Al contrario, quanto più un materiale è duttile, tanto più è in grado di deformarsi in maniera plastica.

Un edificio in cemento armato, se costruito a regola d’arte secondo le norme antisismiche, offre la possibilità ai suoi occupanti di “accorgersi” della rottura. In altre parole, un edificio in cemento armato ben costruito, anche se soggetto a magnitudo molto elevate, riesce a garantire quel margine di tempo prezioso per mettersi in sicurezza.

Mentre “alcune nazioni” sembrano non voler considerare la loro natura sismica, altre come il Giappone e la California, hanno imparato a convivere con il “nemico” avvalendosi di tecniche costruttive e tecnologie  che vanno ben oltre la semplice costruzione in cemento armato.

Cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici; uso di acciai superelastici, pilastri avvolti da fibra di carbonio che li rende estremamente  resistenti alle fratture; dissipatori, ossia una sorta di enormi molle  collocate tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio. Questi sono solo alcune delle tecnologie che, se applicate, consentono ad un edificio di resistere a scosse di magnitudo 7.

In Italia, invece, persiste un deficit  nella messa in sicurezza del territorio  che negli anni ha sedimentato negligenze e incurie che terremoti di magnitudo elevate  portano puntualmente e tragicamente alla luce.

E stiamo parlando di terremoti ben al di sotto della magnitudo 7.

 

In Emilia il terremoto si scatena ancora.

L’Emilia trema senza soluzione di continuità da due settimane. Alle 21.21 di domenica 3 giugno  l’ennesima forte scossa di  terremoto. L’INGV  ha registrat una magnitudo di 5,1 con epicentro fra Novi di Modena, Concordia e San Possidonio. Segnalati crolli in edifici già danneggiati. E’ crollato il campanile di Novi. Paura e qualche malore. Nessun ferito. Nelle prossime ore è attesa una forte pertubazione.

 

 

 


 

Mappa Sismica, dal 2003 l’Emilia è indicata zona a rischio magnitudo massima 6.2

Il ministro dell’ambiente Corrado Clini ha dichiarato che l’evento sismico degli ultimi 10 giorni rivela la necessità di “un piano nazionale per la sicurezza del territorio che duri il tempo che serve, almeno 15 anni, e che sia sostenuto da investimenti privati agevolati e da finanziamenti pubblici“,  sottolineando che  si tratta di “una priorità e una grande infrastruttura per la crescita del nostro Paese”.

La messa in sicurezza del territorio deve partire necessariamente dalla sua conoscenza. Per questo primo passo ci sono le leggi e ci sono gli strumenti, primo fra tutti la mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale preparata dall’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in vigore dal 2003.

Nell’ormai lontano 2003 nella quarta zona della Mappa compariva l’area emiliana con una probabilità sismica  indicata intorno ad una magnitudo massima di 6.2 della scala Richter.

Nessuna profezia, nessuna veggenza, solo scienza.

Nessuno può sapere dove e quando si scatenerà un terremoto, ma tutti possiamo sapere con certezza quali sono le zone a rischio.

La consultazione della Mappa è semplice e immediata.

Mappa Nazionale di Pericolosità Sismica, storia e prospettive.

L’Aquila e L’Emilia rientrano notoriamente in queste zone. La mappa di pericolosità sismica dell’INGV l’ha messo nero su bianco un decennio fa. Il ritardo nel percorso della messa in sicurezza di tutti gli edifici nei territori a rischio ha del clamoroso, soprattutto alla luce della stima dei tempi necessari  fatta dal ministro Clini.

Non si può perdere altro tempo prezioso e i 15 anni necessari dichiarati dal ministro devono essere considerati come una stima approssimata per eccesso.

Terremoto, il Governo aumenta di 2 centesimi la benzina.

Non sorprende affatto il decreto con cui il CdM ha deciso di aumentare di 2 centesimi di euro i carburanti. La solidarietà degli italiani verso le popolazioni colpite è già andata ben oltre e non accennerà a diminuire. Quello che continua a sorprendere è l’elemantarità delle proposte dei nostri supertecnici: il Terremoto fa danni? C’è la tassa sulle disgrazie.

La parola d’ordine dovrebbe essere, invece,  “riforme strutturali” (in tutti i sensi!), e mai come in questo momento se ne sente il disperato bisogno.

LE “NUOVE” COSTRUZIONI IN ITALIA DOVRANNO ESSERE RIGOROSAMENTE ANTISISMICHE, E SI DEVE INTERVENIRE SUL  “COSTRUITO” AFFINCHE’ LO DIVENTI.

SE NON ORA, QUANDO!