Crisi dei missili di Cuba, 50 anni fa il Mondo si affacciò alla soglia dell’Apocalisse

Alle 19.00 del 22 ottobre 1962, ora di Washington D.C., i programmi delle principali stazioni televisive americane si interruppero per mandare in onda un annuncio speciale da parte del trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy. In circa diciassette minuti, di fronte al crescente stupore dei suoi concittadini, Kennedy rivelò che gli Stati Uniti avevano scoperto che l’Unione Sovietica stava installando segretamente nell’isola di Cuba basi missilistiche in grado di lanciare missili con testate nucleari sul territorio americano. Un mondo ancora stordito dall’onda lunga delle bombe di Hiroshima e Nagasaki si trovò di fronte alla concreta possibilità di un conflitto nucleare tra le due Superpotenze che dalla fine della guerra si erano rese protagoniste di un’estenuante competizione per l’egemonia mondiale.

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Il 14 ottobre 1962, con il  volo sull’isola di Cuba effettuato dall’aereo-spia U-2 pilotato dal maggiore Richard Heyser, si apre “ufficialmente” la Crisi di Cuba. Le foto scattate ad alta quota dal velivolo furono immediatamente inviate al National Photographic Interpretation Center, dove furono messe a confronto con i dati raccolti e forniti dalla CIA nei mesi precedenti. Da questo raffronto fu possibile stabile nel giro di poche ore che gli impianti fotografati dall’U-2 erano ranpe di lancio per missili a raggio medio e intermedio in via di allestimento.

Il fatto rimase segreto fino all’annuncio televisivo di Kennedy e da quel momento in poi il mondo dovette assistere ad un’escalation della tensione i cui esiti non escludevano gli scenari più apocalittici. USA e URSS poggiavano i gomiti sull’isola di Cuba per sfidarsi in un braccio di ferro di portata mondiale. Se gli USA non potevano sopportare la minaccia di missili a testata nucleare sovietici a Cuba, per i sovietici erano inaccettabili gli arsenali di missili Jupiter dislocati il Turchia e in Italia. Se gli USA trovavano intollerabile l’officina socialista cubana a un passo da casa loro, per i sovietici lo era altrettanto la vetrina capitalista di Berlino Ovest.

Nikita Krusciev e J.F. Kennedy giocarono la più pericolosa partita a scacchi mai giocata sul mondo. Una partita a scacchi anomala poichè lo scopo non era vincere o perdere, ma la salvezza dell’intera scacchiera con tutti i pezzi sopra. Lo spettro di una guerra nucleare aleggiò su un mondo inconsapevole fino agli ultimi sei drammatici giorni. Il 28 ottobre 1962, dopo giorni di intensa e frenetica attività militare e diplomatica fu, quasi miracolosamente, la diplomazia a mostrarsi risolutiva. Quel giorno le navi sovietiche dirette verso Cuba, decise a sfidare la “quarantena” americana, invertirono la loro rotta. USA e URSS trovarono un accordo in base al quale la prima si impegnava  a smantellare i missili Jupiter in Turchia e a non interferire nella politica interna cubana per rovesciarne il regime, e la seconda si impegnò a rinunciare all’installazione di missili a Cuba e a smantellare le rampe esistenti.

In quell’ottobre di mezzo secolo fa il mondo si  è trovato ad un passo dall’Apocalisse, così vicino da poterla guardare negli occhi. Miliardi erano le vittime stimate solo per l’inizio di un conflitto impossibile da immaginare. Eppure, tutto questo orrore e la possibilità di vederlo concretizzato non è bastato. A cinquanta anni da quei drammatici giorni gli arsenali nucleari nel mondo sono aumentati e la potenza distruttiva degli ordigni stipati è cresciuta esponenzialmente.

 

IL DISARMO NUCLEARE DISARMA L’APOCALISSE

 

Fonti:

  • “I missili di ottobre” di Leopoldo Nuti, edizioni LED;
  • “Storia delle relazioni internazionali” di Ennio Di Nolfo, edizioni Laterza.

 

 

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