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Riassunto dell’ultimo dibattito tra Obama e Romney

Luca Funari

Barack Obama è andato all’offensiva sulla politica estera nel terzo e ultimo dibattito presidenziale accusando ripetutamente Mitt Romney di tergiversare sulle principali questioni internazionali, ma non riuscendo ad assestare un colpo mortale alla risorta campagna del suo avversario.

Mentre il presidente è emerso come il vincitore della notte, l’incontro, che è stato cordiale e in gran parte senza incidenti paragonato con i primi due dibattiti, è destinato a non avere un grande impatto sul risultato delle elezioni.

 Obama vs. Romney

Andando al dibattito alla Lynn University di Boca Raton, Florida, Obama aveva un vantaggio intrinseco in materia di politica estera e sicurezza. Come presidente, con accesso alle riunioni giornaliere dell’intellicence degli analisti, dei diplomatici e dei generali, Obama è sicuramente meglio informato in questi campi e lo ha dimostrato dominando Romney nella prima parte del dibattito.

Il candidato repubblicano è apparso incerto in alcune occasioni e alcune volte è inciampato sulle sue stesse parole come se facesse fatica a ricordare le proprie note informative. Ha iniziato a sudare appena Obama, aggressivo dall’inizio, ha avuto la meglio durante gli scambi su Iran, Iraq e Russia, così come sulla spesa militare degli Stati Uniti.

Obama ha descritto due volte il suo rivale come “wrong and reckless” (in errore e sconsiderato, ndt) e lo ha accusato di essere “all over the map” (impiegato su tutti i fronti, ma sottinteso, in modo leggero e sconsiderato, ndt) sulle sue posizioni di politica estera. Il presidente ha trattato una serie di temi sui quali ha detto che Romney si sbaglia: dal sostegno durante l’invasione dell’Iraq del 2003, al opposizione a fissare un calendario per il ritiro dall’Afghanistan.

“Quello che dobbiamo fare per quanto riguarda il Medio Oriente è una leadership forte e costante, non una debole e sconsiderata leadership che si vuole occupare di tutto”, ha detto Obama. ”E sfortunatamente questo è il tipo di idea che lei ha offerto per tutta questa campagna, e non è una ricetta per la forza americana, o per mantenere l’America sicura nel lungo periodo”.

Ma con una sensazione crescente, sul fronte repubblicano, che dopo tutto la Casa Bianca potrebbe essere a portata di mano, Romney è sembrato accontentarsi di una performance senza gaffe, nella quale il suo principale obiettivo era quello di rassicurare il pubblico americano di non essere un guerrafondaio.

Argomento dopo argomento, dalle sanzioni iraniane al ritiro dall’Afghanistan, c’era poca differenza tra la sua posizione e quella dell’amministrazione, ma Romney ha insistito che avrebbe manifestato una forza americana più efficace. “In nessun posto del mondo la nostra influenza è più grande di quanto fosse quattro anni fa”, ha detto Romney.

Ma mentre il dibattito si supponeva fosse solo di politica estera, gli affari interni non sono stati mai troppo lontani dalla superficie e i candidati hanno colto ogni opportunità per effettuare attacchi sull’economia e sulle tasse. La stessa cosa è valsa nel dopo dibattito, dove entrambi i team dei candidati hanno dispensato commenti e analisi sullo stato della corsa ad accaparrarsi il voto degli stati indecisi.

Uno dei momenti più importanti è stato quando Obama, in un lampo di arroganza repressa, ha trattato Romeny, a proposito degli affari militari, come se fosse un bambino. In risposta all’impegno di Romney di incrementare la spesa militare, e all’accusa che la marina possieda meno navi, Obama ha ribattuto con sarcasmo:

“Lei ha citato la marina, per esempio, e che possediamo meno navi di quante ne possedevamo nel 1917. Bene, governatore, abbiamo anche meno cavalli e baionette perché la natura del nostro esercito è cambiata. Abbiamo queste cose chiamate portaerei dove atterrano gli aerei. Abbiamo queste navi che vanno sott’acqua, sottomarini nucleari”, ha detto Obama.

Ma Romney non si è abbattuto e ha recuperato nella seconda parte, in particolare quando è riuscito a portare il dibattito sulle questioni economiche interne.

Sul Medio Oriente ha detto che un attacco all’Iran sarebbe l’ultima risorsa, e che è contro un diretto coinvolgimento dell’esercito americano in Siria. Ha cercato di neutralizzare il vantaggio che Obama gode grazie all’uccisione di Osama Bin Laden insistendo che la sua politica fosse qualcosa di più che “andare oltre ai cattivi”. “Non si può uccidere la nostra via d’uscita da questo pasticcio”, ha detto Romney.

Anche Romney è riuscito ad assestare qualche colpo ad Obama, accusandolo di aver condotto “un tour di scuse” in Medio Oriente all’inizio della sua presidenza, e che questo è stato percepito dai nemici dell’America come un segno di debolezza. “Signor Presidente, l’America non è stata il dittatore di altre nazioni, Noi abbiamo liberato le altre nazioni dai dittatori”, ha detto.

L’idea che Obama sia un apologeta per i valori americani risuona con forza tra i conservatori.

Obama ha risposto descrivendo il “tour di scuse” come “probabilmente la più grande fandonia che sia stata detta durante questa campagna”.

“Se dobbiamo parlare a proposito dei viaggi che abbiamo fatto”, ha detto Obama, riferendosi al criticato giro estivo della Gran Bretagna, Polonia e Israele, “Quando io ero un candidato, il primo viaggio fu per visitare le nostre truppe. E quando andai in Israele come candidato, non andai a cercare donatori. Non partecipai a raccolte di fondi… andai… al Museo dell’Olocausto, lì a ricordare a me stesso la natura del male e perché il nostro legame con Israele sarà indistruttibile”.

I sondaggi istantanei sono d’accordo sul fatto che Obama abbia vinto la notte. Public Policy Polling ha pubblicato un sondaggio che mostra che Obama ha vinto il dibattito 53% a 42%. Un sondaggio della CNN ha dato Obama per 48% a 40%.

Ma pochi credono che lo scontro abbia influenzato il risultato della corsa elettorale che entra nelle ultime due settimane, con Romney che continua a godere del suo trionfo contro uno svogliato Obama nel primo dibattito, a Denver il 3 di ottobre.

Obama poi vinse il secondo rimettendosi in corsa e adesso anche se ha vinto il terzo, la politica estera non è uno dei temi più importanti per i votanti, ed è improbabile che risulti in oscillazioni importanti dei sondaggi elettorali.

Gli scambi verbali hanno rivelato che ci sono poche differenze principali tra i due in termini del loro approccio sulla sicurezza e gli affari esteri. Sull’Iran entrambi hanno votato che non sarà permesso avere armi nucleari. Romney ha detto che introdurrebbe sanzioni più stringenti; Obama ha detto che esse sono già quanto più possibile rigorose.

Sorprendentemente non c’era quasi nulla sull’attacco al consolato di Benghazi. Dopo aver fallito due volte l’approccio all’argomento Romney ha deciso di non tornare a parlarne.

Obama ha deriso Romney a proposito della sua affermazione che la Russia piuttosto che Al-Qaeda sia il nemico numero uno dell’America. Romney ha detto di aver inteso che la Russia sia il più grande nemico geopolitico, mentre l’Iran il più grande problema di sicurezza.

Entrambi hanno convenuto che in Siria il presidente Bashar Assad non sopravviverà. Obama ha detto che non esiste alcuna differenza tra i due sulla politica nei confronti della Siria eccetto che Romney intende inviare armi pesanti ai ribelli.

Romney ha detto che l’America dovrebbe armare i “responsabili” ribelli. “La Siria è un’opportunità per noi”, ha detto Romney. “La Siria è l’unico alleato dell’Iran nel mondo arabo… quindi, vedere la Siria spodestare Assad è una priorità per noi… Dovremmo assumere un ruolo di primo piano”.

I due hanno discordato su chi fosse il più vicino a Israele, con Romney rimproverando Obama per non aver visitato Israele durante il suo giro in Medio Oriente.

Stuart Stevens, uno dei principali consiglieri di Romney, ha detto: “Più le persone vedono il governatore Romney, più si sentono a loro agio con lui”.

Ha criticato Obama per il sarcasmo che ha mostrato sulla marina ridotta: “Io non penso che questo tono e il modo di fare sia qualcosa che la gente possa trovare attrattivo”, ha detto Stevens.

David Plouffe, uno dei principali consiglieri di Obama, ha detto: “Il presidente è stato forte. Romney era instabile”.

FONTE: The Guardian


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